venerdì 8 aprile 2022

Un solo momento

 

Non è facile avere e mantenere la vera presenza mentale, perché, mentre siamo sicuri che il corpo è sempre presente quando ci sediamo in meditazione, la mente può essere altrove, lontana mille miglia. Quindi l’atto di sedersi in meditazione deve per prima cosa rivolgersi alla consapevolezza di essere lì in quel momento. “Io sono qui, io sto respirando, io sono vivo e io sono presente con il corpo e con la mente. Di solito ci si concentra sul respiro proprio per questo motivo, perché il respiro è sempre vivo e sempre presente, è un collegamento fra corpo e mente e può occupare per un istante la mente, scacciando ogni altro pensiero.

Inspirando ed espirando, sono consapevole che il respiro ha una certa qualità: è lento, è veloce, è tranquillo, è affrettato, è lungo, è breve… Non solo sono consapevole del mio respiro, ma sono concentrato e unificato. Per un momento sono libero da ansie e da paure, e posso rilasciare le tensioni, favorendo una certa calma. E la calma mi dà un senso di benessere.

Se ho qualche dolore, me ne posso liberare, almeno temporaneamente. E questo mi pone la questione dei miei pensieri, degli stati mentali, che influenzano enormemente la mia salute e la mia vita. Così divento più consapevole della mia situazione e posso lasciar andare atteggiamenti negativi per la mia serenità.

Un solo momento di consapevolezza o presenza mentale non serve ovviamente a modificare condizionamenti antichi, preoccupazioni derivanti dal passato o dal futuro e tensioni del presente, ma serve a farmi capire come esiste una possibilità di liberazione dalla sofferenza.

5 commenti:

  1. ...io intendevo proprio questo come resa...e facendo così, secondo me, non ripropone il passato...anzi, il momento presente è sempre fresco e nuovo e porta a nuove possibilità e ad una nuova consapevolezza che una lotta, la quale parte sempre da idee e convinzioni, quindi dalla mente, non avrebbe mai potuta vedere...
    ha descritto in modo meraviglioso ciò che è la meditazione...chi ha visto, anche un solo momento, che c'è questa liberazione dalla sofferenza, che esiste quel senso di calma e benessere, forse vede che a lottare è solo la mente e può farne a meno...
    Non so se intendiamo due cose diverse quando parliamo di resa e lotta??
    Grazie.
    Alexandra

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  2. Lei vede la meditazione come una resa e può avere ragione. Io la vedo come una lotta nono solo contro i nostri personali demoni (depressione, pessimismo, tristezza, illusioni, desideri impossibili o coercitivi, infelicità, convinzioni sbagliate, confusione, ignoranza, apatia, attivismo,ecc.) ma anche come unmezzo per una retta visione e per scoprire le verità.

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  3. capisco...grazie...e alla fine bisogna arrendersi a ciò che si manifesta come verità...come dice nel prossimo post, ci sono l'impermanenza, la morte, le paure...è inutile negare ma averne una visione chiara o retta come dice Lei...forse alla fine diciamo la stessa cosa...non crede però, che tante volte cambiare una parola può cambiare l'atteggiamento? Anzichè dire "è una prova" dire "è un esperienza"; anzichè dire "è un problema" dire "è una situazione", e appunto anzichè "lotta" dire "resa"...

    Di nuovo grazie...anche nel prossimo post facilita proprio la pratica della meditazione e la fa diventare una parte della vita reale, non una fuga sul cuscino di meditazione...così la via verso quello spazio interiore diventa facile e attuabile per tutti...
    Buona giornata.
    Alexandra

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  4. E' vero,dovremmo stare attenti a come usiamo le parole. Ma tenga presente che viviamo in un mondo dualistco, in cui ogni parola, ogni concetto, fa sorgere il suo contrario. Ecco perché la verità non può essere detta, ma solo intuita.

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  5. Giustissimo! Grazie per le sue parole preziose!
    Alexandra

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