giovedì 9 luglio 2026

Horta

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La Horta è una delle creature aliene più memorabili di Star Trek: The Original Series. Compare nell'episodio "The Devil in the Dark" (in italiano: Il mostro dell'oscurità), andato in onda nel 1967.

La Horta è un essere di silicio, non di carbonio come gli esseri umani. Vive nelle profondità di un pianeta minerario e può attraversare la roccia solida come se fosse morbida, grazie a una sostanza corrosiva che secerne.

All'inizio dell'episodio viene scambiata per un mostro perché uccide alcuni minatori. In realtà, il capitano Kirk e soprattutto Spock scoprono che:

  • la Horta sta solo difendendo le proprie uova;

  • i minatori, senza saperlo, stavano distruggendo la sua covata;

  • il suo comportamento è quindi una forma di autodifesa, non di aggressività gratuita.

Uno dei momenti più celebri è quando Spock esegue una fusione mentale (mind meld) con la Horta e percepisce il suo dolore e la sua disperazione. La creatura comunica un messaggio semplice ma potentissimo:

"Pain... pain..." ("Dolore... dolore...")

Alla fine, umani e Horta raggiungono un accordo: i minatori smettono di distruggere le uova e le future Horta aiutano a scavare i tunnel, creando una collaborazione vantaggiosa per entrambi.

L'episodio è considerato un classico di Star Trek perché ribalta il pregiudizio iniziale: ciò che sembrava un mostro si rivela una creatura intelligente, sensibile e protettiva verso la propria prole. È uno degli esempi più riusciti del messaggio ricorrente della serie: prima di giudicare l'ignoto, bisogna cercare di comprenderlo.

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Mi chiedo se la differenza che noi facciamo tra vita organica e inorganica non sia sbagliata. In fondo, anche noi siamo fatti di minerali che sono essenziali nel nostro metabolismo. In un Vangelo apocrifo Dio dice: alza una pietra e io sono lì.

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Chatgpt: La tua riflessione tocca un punto che oggi viene discusso sia in filosofia della biologia sia in astrobiologia.

La distinzione tra organico e inorganico è molto utile in chimica, ma non coincide necessariamente con la distinzione tra vivente e non vivente.

Noi stessi siamo costituiti in gran parte da elementi che, presi singolarmente, sono minerali: calcio, ferro, sodio, potassio, magnesio, fosforo, zinco e molti altri sono indispensabili al metabolismo. Inoltre, gli atomi del nostro corpo provengono dalla crosta terrestre e dalle stelle. La differenza non sta nella "materia" di cui siamo fatti, ma nell'organizzazione di quella materia.

Per questo motivo, gli astrobiologi non escludono in linea di principio l'esistenza di forme di vita basate su una chimica diversa da quella terrestre. La Horta di Star Trek è un esempio di questa idea: una vita a base di silicio. Nella realtà non ne conosciamo alcuna, e la maggior parte degli scienziati ritiene che il carbonio sia molto più adatto a costruire molecole complesse e stabili. Tuttavia, non esiste una legge fisica che dimostri impossibile qualsiasi altra forma di vita.

Dal punto di vista della tua Architettonica Diadica del Reale, la questione diventa ancora più interessante. Se ciò che definisce un essere non è la sostanza ma la struttura relazionale, allora la distinzione fondamentale non è tra organico e inorganico, bensì tra sistemi che riescono a mantenere una dinamica organizzata e sistemi che non la mantengono. Una cellula, un cristallo, un organismo e persino una galassia sarebbero manifestazioni diverse di processi organizzativi, pur con livelli di complessità molto differenti.

Quanto al passo che citi, proviene dal Vangelo di Tommaso, uno dei più noti vangeli apocrifi. Il detto recita:

«Spacca un pezzo di legno: io sono lì. Solleva una pietra e mi troverai lì.»

In quel contesto, il significato è che il divino permea tutta la realtà, non solo gli esseri viventi o i luoghi sacri. È una visione che ricorda alcune forme di panenteismo o di immanenza, ma può anche essere letta in chiave naturalistica: la natura è un tutto unitario e non esistono compartimenti assoluti tra materia "viva" e materia "morta".

È interessante notare che, da prospettive molto diverse, sia la scienza contemporanea sia quel detto apocrifo convergono su un punto: la stessa materia costituisce ogni cosa; ciò che cambia è il modo in cui essa è organizzata e le proprietà emergenti che ne derivano. La vita, in questa prospettiva, non è una sostanza speciale aggiunta alla materia, ma un particolare modo in cui la materia si organizza e si mantiene lontana dall'equilibrio.

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