domenica 8 ottobre 2017

Problemi di vista

C’è sempre un rapporto fra vista e cervello. Quando si indebolisce la vista è il cervello che ha dei problemi.

Quando immobilizziamo lo sguardo su qualcosa di bello, fermiamo lo scorrere del tempo e la confusione della mente, ci riempiamo di gioia ed entriamo in ciò che potremmo chiamare “l’eternità”.

Il Demonio

In fondo il Demonio non è che la rappresentazione del Grande Nemico interiore, il Limite che non possiamo superare.

Il respiro divino

Non possiamo essere sicuri in alcun modo che il Big Bang sia stato un atto creativo.
Non possiamo essere sicuri in alcun modo che non sia stato un disastro cosmico.
Non possiamo essere sicuri in alcun modo che l’essere sia migliore della vacuità, di quel perfetto nulla in cui non c’era il minimo conflitto.
O forse si tratta di due momenti del respiro cosmico che alterna inspirazione ed espirazione.

Resta il fatto che tutto possiede questo ritmo divino, compresi il nostro respiro e la vita-morte.

sabato 7 ottobre 2017

L'unico cristiano

“Gesù ci chiede: siamo cristiani di facciata o di sostanza?” si domanda Ermes Ronchi su Avvenire.it.

Ci fu un unico cristiano – rispose Nietzsche – e morì lassù sulla croce… Anche perché la religione e la Chiesa cattolica sono già istituzioni di facciata, che hanno tradito l’essenza del messaggio del poveretto.

IL valore del silenzio

Quando parliamo della vita, la vita è già altrove.
Quando parliamo dell’io, l’io è già cambiato.
Delle cose reali non si può parlare. Non solo perché non riusciamo a coglierle nell’istante presente, ma anche perché, come diceva Wittgenstein, non possiamo pensare cose per cui non abbiamo le parole. “I limiti del mio linguaggio sono i limiti della mia mente.”

Bisogna allora stare zitti, in un nobile silenzio di parole e di pensieri.

Il volto nudo

Nelle nostre società tutti indossano una maschera, dietro la quale nascondono la loro vera natura – talvolta ignota anche a loro stessi: non sanno chi sono e si affidano ad un ruolo per illudersi di avere un'identità. Ora, chi fa meditazione deve capire una cosa: che può prendere in giro chiunque, ma non se stesso. Non è insomma un prete o un monaco che si presentano come tali solo perché indossano una tonaca o parlano in un certo modo.
Noi, meditando, ci domandiamo che cosa ci sia sotto quella tonaca e quelle parole.
        Chi fa meditazione non deve portare nessun vestito esteriore, nessun segno di riconoscimento, perché non deve comunicare con altri, ma solo con se stesso. Non può fare l'ipocrita, come tanti religiosi, a meno che non voglia auto-ingannarsi. E, se inganna se stesso, semplicemente fallisce nella sua pratica. Se non è autentico, in meditazione non ottiene nulla.
        Chi fa meditazione non deve convincere nessuno, non deve vendere nulla, non deve predicare nulla. È scoperto, nudo, se la vede solo con se stesso. E, se ha qualche paludamento, lo deve gettare via. O è autentico o non è nulla.
Finché si recita una parte, sia pure quella dell'uomo spirituale, non si sta meditando.

        E la pratica meditativa consiste proprio in questo: liberarsi dei ruoli e delle maschere - e ritrovare la propria vera natura.

venerdì 6 ottobre 2017

Sacro e sacrifici

In certe feste religiose dell’antichità, i fedeli giungevano a sacrificare i propri figli all’idolo adorato, in cambio di qualche grazia e di protezione. “Io ti do questo perché tu mi dia quell’altro.” I profeti ebraici e i cristiani stigmatizzavano tutto ciò con orrore. Salvo poi presentarci il duo Abramo-Isacco come il supremo esempio di fedeltà al Signore venerato. E la passione di Gesù come l’atto con cui Dio sacrifica il proprio figlio.
No, la religione tradizionale – quella con un Signore, un profeta, un Salvatore e gli adoratori che cercano protezione – nasconde sempre l’etica sacrificale, che è poi l’etica dello scambio. Anche la Messa cristiana è la rappresentazione e l'esaltazione del sacrificio. Sebbene Gesù dicesse: "Misericordia voglio, non sacrifici" (Mt 9, 13).

Rozze religioni per uomini rozzi.
Meditate anziché fare sacrifici.

La meditazione naturale

In un certo senso, la meditazione è senza fine e accompagna ogni momento dell'esistenza. Ogni esperienza, dalla più terribile alla più piacevole, può essere oggetto di un atto di consapevolezza ed è comunque l'agente di una meditazione inconsapevole.
Volenti o nolenti, maturare significa meditare. Ma, se a tale assorbimento naturale, aggiungeremo una pratica consapevole, approfondiremo sempre di più il senso di questo nostro esistere.
“Sono qui e in questo istante, e questa è la mia esperienza…”.

Talvolta ci purifichiamo nella solitudine consapevole.

giovedì 5 ottobre 2017

Meditare zen

Se volessimo interpretare la vita solo con la logica, non ci riusciremmo. L’unico modo per affrontare l’esistenza è l’esperienza.
Lo stesso succede nella meditazione, che non vuole interpretare o spiegare, ma esperire direttamente.
Utilizzare solo la razionalità sarebbe separarsi dalla vita, usare solo una dimensione anziché l’intero ventaglio delle possibilità.
La realtà pone domande la cui risposta è la pratica.
Sbaglieremmo anche a vedere noi stessi come semplici individui, divisi e isolati dal contesto universale. L’io in tal senso è una riduzione, una schematizzazione e dunque qualcosa di artificiale. Dobbiamo tener conto di tutto l’insieme e rispondere alla realtà con la nostra intera realtà.
Questo è risvegliarsi, non altro.
Ma non dobbiamo concettualizzare anche questo. Dobbiamo sederci e praticare.
Il nostro sbaglio è cercare di cogliere mentalmente una realtà irriducibile al solo mentale. Comportandoci così, facciamo semplice filosofia. Restiamo all’esterno dell’esperienza.
Non dobbiamo solo osservare, contemplare o capire, ma essere. In meditazione, dobbiamo lasciar andare ogni tentativo di spiegazione per fluire con il mondo.


L'esperienza viva

Il conformismo è oggi certamente il massimo ostacolo alla ricerca spirituale e ad ogni tipo di ricerca. Già il buddhismo, parlando dei vari legami che vincolano l'uomo, indicava in particolare l'attaccamento alle opinioni e alle idee, nonché l'attaccamento ai riti e alle cerimonie. Chi crede che la verità possa essere prefabbricata o rivelata, non è spinto a cercare di persona.
«Per molto tempo» dice il Buddha «ho cercato il costruttore di questa prigione e, infine, ho scoperto il suo nome: "Illusione"».
E, per combattere le opinioni comuni, i rituali, il conformismo e l'illusione, non c'è che da sedersi in meditazione, con la ferma intenzione di «vedere» di persona come stanno le cose.

Portare l'uomo di fronte a se stesso, senza tante mediazioni, è già un primo grande risultato della meditazione. Il secondo è fargli capire che la più pericolosa mediatrice è la sua stessa mente, e che la verità non va cercata in qualche teoria o in qualche concetto, ma in un 'esperienza viva della realtà.

mercoledì 4 ottobre 2017

Il carattere imperfetto del tutto

Qualcosa si fa strada lentamente, faticosamente. Qualcosa emerge tra mille tentativi, sforzi, errori, ripensamenti, violenze e sofferenze… No, Dio non è ancora nato.

Questo non è un universo perfetto nato da una mente perfetta. Ci sono evidenti sbagli e cose fatte male. Sono venute come sono venute, alla bell’e meglio. Ma, a poco a poco, miglioreranno... se ci impegneremo.

IL fattore illuminante della consapevolezza

La pratica della consapevolezza va coltivata in ogni momento della giornata, ed è utilissima a sviluppare la nostra
capacità di «ascolto
» ... dell'ambiente, del corpo, della mente, dell'essere. Si registrano le emozioni che gli avvenimenti
producono in noi
, si annotano le influenze mentali e, anziché reagire in maniera condizionata, si introduce «il
fattore d
'illuminazione» della presenza mentale.
Quando incominciamo a distrarci, quando facciamo una cosa ma ne pensiamo un'altra o quando la nostra lucidità si appanna, possiamo darci il comando: «Presenza mentale!». Questo ci permette di tornare padroni della situazione, di toglierci sia da un'immersione totale nell'ambiente sia dal prevalere di qualche settore abnorme della mente.

Consapevolezza non vuol dire infatti accentramento egoico, ma il suo esatto contrario: ogni sensazione pura, ogni atto di attenzione nuda, è liberazione dall' ego; è semplicità, immediatezza, non controllo soffocante

martedì 3 ottobre 2017

Due forme di concentrazione

L'atto del controllare non si addice allo stato meditativo, che non è una volontà di repressione o di esclusione,
ma una forma di attenzione consapevole che include anche gli opposti. Anche il termine «concentrazione» può indurre qualche equivoco: non si tratta infatti di focalizzare il pensiero in un unico punto,
come spesso si sente dire, bensì di con-centrarsi, ossia di trovare un nuovo centro dell'attività psichica.
Tra i due tipi di concentrazione corre la stessa differenza che esiste fra chi si concentra, per esempio, per studia-
r
e una materia indifferente o sgradita - e quindi si sforza con la volontà e cerca di escludere tutto il resto - e chi, essendo assorbito in qualcosa di estremamente interessante e piacevole, non deve esercitare nessuno sforzo di volontà.
Questo secondo tipo di concentrazione, nella meditazione, è sollecitato da una sensazione di piacevolezza che
scaturisce dal profondo. In tal senso si è «centrati in sé», non più nel vecchio e piccolo ego. Si tratta dunque di compiere un salto interiore, come un elettrone che passi da un'orbita bassa a una più elevata.

Ma la meditazione ha un'altra caratteristica: nella sua fase finale non è una forma di esclusione della comune attività mentale, bensì è un essere presenti, un vivere non-mentale, in cui si è in rapporto con il mondo senza l'interposizione della mente centrata sull' ego. Questo stato non è artificiale, non è il prodotto di chissà quali operazioni; sarebbe uno stato naturale, uno «stato di grazia» spontaneo, se non venisse continuamente oscurato proprio dall'attività conoscitiva consueta: idee, immaginazioni, pulsioni di ogni genere, princìpi acquisiti, fedi, reazioni condizionate, ricordi, «modi di pensare» convenzionali ... insomma tutta l'eredità del passato, il karma condizionante.

lunedì 2 ottobre 2017

Il principio di inclusione

Ognuno di noi è un individuo, in quanto distinto dagli altri. Ma, nello stesso tempo, fa parte di un tutto unitario, in quanto non potrebbe esistere senza la presenza degli altri.
       È come il rapporto che esiste fra la mano e le dita. Ogni dito è distinto ed ha caratteristiche proprie. Ma le cinque dita fanno parte di un insieme che si chiama mano.
Questo esemplifica il rapporto fra l’individuo e l’insieme da cui proviene e che gli permette di esistere.
Ancora una volta scopriamo l’insufficienza del principio logico di identità: A è A e nello stesso tempo non è A.
Il principio di contraddizione, ovvero di complementarità, si applica a tutti gli opposti, che non si escludono a vicenda, ma sono interdipendenti.
Siamo e non siamo nello stesso tempo una cosa e il suo contrario. Le cose apparentemente contrapposte sono e non sono i loro contrari.
Vuoto è forma, forma è vacuità. Samsara è nirvana, nirvana è samsara. Qua è là, là è qua. Dentro è fuori, fuori è dentro. L’uno è il tutto, il tutto è l’uno. Vita è morte, morte è vita…
Il principio di non contraddizione è superato dal principio di contraddizione. Adesso possiamo riformulare la logica.
Quanto all’esperienza, questo lo sapeva già. Bene è male, male è bene. Amore è odio, odio è amore. Crescere è diminuire, diminuire è crescere. Vivere è morire, morire è vivere.

Adesso riformuliamo le grandi domande della vita – e diamo risposte non più basate sul principio di non contraddizione, ma su quello di inclusione.

domenica 1 ottobre 2017

La natura della coscienza

Pensiamo alla condizione paradossale dell’uomo. Da una parte definisce se stesso l’essere che è dotato di coscienza. Ma dall’altra parte non sa che cosa sia la coscienza. È qualcosa che… non sa cosa sia. Sa di non sapere, ma non sa che cosa sia.
Ogni essere in realtà è cosciente, pur se a livelli diversi. Non esiste insomma un’unica coscienza, ma tante coscienze, ad altezze differenti. E nulla fa pensare che l’uomo sia al massimo; è possibile che qualche altro essere, che non conosciamo, sia più cosciente di lui, magari su qualche altro pianeta o in qualche altra dimensione.
Ora, l’essenza del processo di meditazione è ricercare che cosa sia questo “essere cosciente” e domandarsi senza tregua “chi sono ?”, “che cos’è la coscienza?”.
Però la risposta non può venire da una definizione concettuale, ma da un’esperienza che sarebbe una specie di salto.
È come trovarsi sull’orlo di un burrone e vedere poco più in là l’altro ciglio. Se vogliamo andare al di là, dobbiamo spiccare un salto. Ma non sappiamo se abbiamo abbastanza coraggio e abbastanza energia e se ce la faremo. Potremmo anche precipitare in basso e schiantarci.

Sì, la condizione umana è paradossale. E pericolosa.

sabato 30 settembre 2017

La rana nel pozzo

Il problema è che noi viviamo – come la fatidica rana nel pozzo – in un ambito limitato, ristretto, parziale, soffocante. E da laggiù non possiamo vedere che una piccola porzione di cielo.
Quello che ci manca è vedere la realtà nel suo insieme, avere una visione d’insieme.

La verità-realtà non è questa o quella, ma la visione d’insieme, il poter vedere non come la rana nel pozzo, ma come l’uccello che vola alto. Più saliamo in alto, più vediamo.
Questa sia la nostra meditazione. Affrancarci dal limitato, sollevarci più in alto, rialzare la testa, e osservare il più possibile e nello stesso tempo possibile, come in una sintesi universale, come se avessimo un occhio divino.

venerdì 29 settembre 2017

Il surriscaldamento terrestre

Il mondo si surriscalda, non c’è dubbio. Materialmente e mentalmente.
Troppi rifiuti, troppe attività, troppe ambizioni, troppi desideri, troppe disuguaglianze, troppe religioni, troppa aggressività… poca consapevolezza, poco autocontrollo…
Ecco perché il mondo è in fiamme.

Ma lo diceva già il Buddha 2500 anni fa. E non è cambiato niente. Solo che gli uomini, con la loro tecnica, sono diventati più nocivi e più numerosi.

I due tempi

Quando diventiamo anziani, la nostra immagine di noi stessi resta a lungo la stessa: ci pensiamo ancora giovani perché non riusciamo a vedere il nostro graduale invecchiamento. Ma, in realtà, per gli altri la nostra immagine è cambiata.
Il fatto è che il cambiamento avviene giorno per giorno, mentre le nostre immagini interiori rimangono a lungo le stesse. C’è una discrepanza fra ciò che siamo e ciò che pensiamo di essere. L’aggiornamento mentale avviene molto lentamente e a scatti, magari dopo anni.
La realtà, invece, cambia di continuo, momento per momento.

Si tratta di due tipi differenti di tempo.

Cambiare il mondo

La meditazione, per ora, non è un atto magico della mente che ci permetta di cambiare direttamente la realtà. La sua capacità è mediata.
Ci permette di vedere il mondo in modo diverso, per esempio contemplando e contemperando gli opposti. Una cosa non esclude l’altra.
Invece, la nostra visione è sempre unilaterale: o… o…
Meditare significa andare al di là, al di là del nostro abituale modo di vedere e di giudicare, al di là dei pregiudizi e di ogni immagine precostituita della realtà e di noi stessi.

Guardando in modo diverso il mondo, mettiamo in opera comportamenti diversi… che cambiano a loro volta la realtà.

Alla ricerca dell'origine

La coscienza come epifenomeno del cervello o il cervello come creazione di una coscienza? È nato prima l’uovo o la gallina? È chiaro che, se dalla materia nasce la coscienza, e se non vogliamo immaginare un Essere che ad un certo punto infonde la coscienza nella materia inerte, all’inizio ci deve essere qualcosa che è entrambe le cose, un quid che è sia coscienza sia materia.

All’inizio c’è dunque una materia cosciente, che a poco a poco si sviluppa. Forse anche l’elettrone è in qualche modo cosciente.

Meditare sull'attimo presente

Siamo talmente condizionati dai nostri pensieri che essere consapevoli di essere qui e ora è diventato difficile. Eppure, proprio questa è l’occasione per una pratica di meditazione.
In qualunque posizione ci troviamo, qualunque cosa facciamo, qualunque cosa pensiamo, fermiamoci per un attimo e concentriamo l’attenzione sull’attimo presente, un attimo che non si ripeterà mai più: è unico. Usciamo dai pensieri e dalle attività e proviamo a fare esperienza del qui e ora.
Ne sono consapevole? Sento me  stesso? Come mi sento? Quanto e dove sono stato via con la mente?
Ci accorgeremo con sorpresa che siamo quasi sempre assenti.
Non pensiamo al passato, non pensiamo al futuro. Ricordiamoci di essere qui in questo preciso momento. E basta.
Non desideriamo, lasciamo perdere le aspettative. Ritorniamo a casa, dopo esserci allontanati per tanto tempo.
Il momento presente è tutto ciò che abbiamo. Anche questo respiro è unico e non si ripeterà mai più.

Ecco un esercizio di risveglio dal pesante sonno in cui viviamo di solito.

mercoledì 27 settembre 2017

Il film della vita

Tutto ciò che vediamo è illusione, nel senso che ha la consistenza di un film, di uno spettacolo di luci e di ombre.
Ad un certo punto il film finisce e si accende la luce in sala.
Non c’è una realtà oggettiva. Tutto è soggettivo, tutto dipende da come guardiamo il film.

È da come usiamo la mente che dipende il film della nostra vita. Perciò, attenti… In fondo, vediamo ciò che noi stessi abbiamo proiettato, perché noi siamo anche i registi,  gli sceneggiatori e i proiezionisti.

Libertà religiosa

Dobbiamo difendere la libertà religiosa.

Ma, soprattutto, la libertà dalla religione.

Falsa fiducia

Potete credere nella religione che volete.
Ma resta il fatto che la vita sulla Terra è un esperimento. E non è detto che tutti gli esperimenti abbiano successo. Qualcuno fallisce.
Non c’è nessun Dio che ne garantisca il buon esito.

Solo il nostro impegno può assicurarne il successo. Ma tutti questi uomini che si fanno la guerra e che si minacciano di distruzione, ne sono consapevoli?

martedì 26 settembre 2017

Mantenere il distacco

Prima dobbiamo addestrarci in meditazione ad essere distaccati da pensieri, da emozioni, da desideri e dal nostro stesso ego. Poi dobbiamo imparare a praticare il distacco nella vita di tutti i giorni. Il che non significa non pensare e non provare desideri e sentimenti, ma osservarli con distacco, scegliendo quelli opportuni, quelli che ci danno felicità e chiarezza.
Nella vita quotidiana non è facile. Ma la sfida è proprio questa. Dobbiamo sempre essere consapevoli che viviamo in un mondo di apparenze.
La meditazione, lentamente, giorno dopo giorno, ci trasforma e ci cambia la vita, tra mille prove e fallimenti. Impariamo a non reagire solo in base agli istinti o ai meccanismi acquisiti.
Maturiamo differenti risposte, più responsabili, più libere.

Ciò che un tempo ci sembrava naturale, ora ci appare un semplice condizionamento, genetico, sociale o psicologico. Così prendiamo le distanze e cresciamo.

lunedì 25 settembre 2017

IL regno dei desideri

La prima “nobile verità” enunciata dal Buddha è che la sofferenza è onnipervadente. Difficile smentire, perché non si può negare che nascita, vecchiaia, malattia e morte siano fonti di dolore; e lo stesso succede quando ci tocca stare con chi non ci piace o essere separati da chi amiamo. Ma la verità è che il divenire stesso è fonte di sofferenza. Noi non siamo mai soddisfatti, abbiamo sempre un desiderio che ci tormenta e qualcosa che ci manca.
Affermare però che tutto è sofferenza e che c’è una via per uscirne è esagerato. Piuttosto sarebbe meglio dire che tutto è un misto di gioia e dolore, in quantità variabili. Si tratta infatti di due opposti che sono inseparabili e complementari. Se c’è l’uno c’è l’altro.
Secondo il Buddha, per vincere la sofferenza, dovremmo rinunciare ai desideri, ad ogni rapporto e magari ritirarci in una foresta. Ma anche qui saremmo colpiti da vecchiaia, malattia, morte e da desideri.
Non possiamo insomma liberarci né dalla sofferenza né dal desiderio. Anche il desiderio di non soffrire è un desiderio.
La via, dunque, sta più in una saggia visione della realtà (che capisce l’interrelazione fra gioie e dolori) e in una saggia discriminazione dei desideri, nella consapevolezza che non potremo mai eliminare del tutto la sofferenza.
In ogni caso, c’è un notevole spazio di manovra essere trascinati da qualsiasi desiderio e riuscire a discriminare tra desideri negativi e inutili e desideri benefici e necessari.

Questo è lo spazio di manovra della saggezza.

domenica 24 settembre 2017

Essere attenti

O si controlla la propria mente o si è controllati da essa.
Noi però siamo la nostra mente. La siamo mentre la utilizziamo - e ne siamo utilizzati.
Ma possiamo semplicemente essere coscienti, osservando e osservandola senza usare il pensiero discriminante.
Fra l’altro, questa operazione elimina la spaccatura dell’essere, dato che la nostra coscienza abituale si basa su una divisione mentale.
Essere attenti e presenti, e basta.

Meditando, riunifichiamo il diviso.

Realizziamo ciò in cui crediamo

Perché mai la verità metafisica dovrebbe essere una sola? Perché questa dittatura del significato in un universo pluridimensionale?
Ognuno avrà la sua verità, e finirà sul suo piano di realtà. Attenti quindi a ciò in cui credete. C’è chi avrà il Buddha, Gesù, Allah o Brahman… ognuno avrà il suo Dio.
Chi si trova in questo mondo, su questo piano di realtà, ci è arrivato perché ha creduto in qualche modo ad esso.  

Attenti a ciò in cui credete, perché lo avrete!

sabato 23 settembre 2017

I benefici della meditazione

Al di là della meditazione più avanzata, che cerca la liberazione spirituale, stare 10-15 minuti in silenzio, rilassati, osservando i pensieri, ma non facendosi coinvolgere, procura vari benefici, appurati dalle ricerche scientifiche: fa rilassare i muscoli, rallenta la respirazione, abbassa la pressione, diminuisce lo stress e rafforza il sistema immunitario, e insegna la calma e il distacco.
Inoltre crea una familiarità con il nostro mondo interiore che non è per niente scontata. Conoscere se stessi è la base di ogni saggezza.

Perciò, anche senza raggiungere i risultati maggiori, i benefici creati dalla meditazione non sono da buttar via. Ci si può dunque fermare a questi benefici o procedere oltre, alla ricerca di ciò che veramente vogliamo. Si tratta di insistere giorno dopo giorno.

venerdì 22 settembre 2017

Cogliere la realtà

Quando vediamo qualcosa nascere, la nostra mente si dimentica della morte. Quando vediamo qualcosa morire, la nostra mente si dimentica della vita. In tal modo separiamo le due realtà, che invece sono un tutt’uno.
Il saggio vede le cose come fantasmi o sogni, ma non le sottovaluta e non le separa. E sa che tutto ciò che incontra lo incontra una sola volta nella vita, perché, un attimo dopo, non è più lo stesso.
Siamo talmente pieni di preconcetti e di pregiudizi che non riusciamo a vedere la realtà. È come se avessimo sempre davanti agli occhi lenti deformanti e divisive.
L’unico modo per cogliere la realtà senza deformazioni e senza divisioni è smettere di nutrire opinioni preconcette, fare il vuoto mentale. Solo così possiamo incontrare le cose direttamente, senza intermediari.
Quando diciamo che la meta è l’estinzione, non diamo un messaggio nichilista. Non dobbiamo morire per risvegliarci. Basta estinguere le opinioni, i preconcetti, le fedi, le aspettative, le visioni dualistiche e i giudizi.

Prima di dire che un fiore è bello o brutto, cogliamolo nella sua realtà, così com’è.

giovedì 21 settembre 2017

I reverendi pedofili

Perfino il Papa confessa che “la coscienza della Chiesa è arrivata un po’ tardi” ad affrontare il problema della pedofilia tra i preti.
Sì, un ritardo di qualche secolo.

Ma il fatto è la Chiesa ha sempre favorito l’obbedienza e la sottomissione, mai lo sviluppo della coscienza individuale. 

Il bacio dell'ampolla

Anche Di Maio è stato sorpreso a baciare l’ampolla di san Gennaro. Niente da dire: abbiamo una lunga tradizione di baciapile superstiziosi o di politici ipocriti che vogliono conquistare il voto dei credenti.

Ma ci aspettavamo dai “rivoluzionari” dei Cinquestelle qualcosa di nuovo. E invece… tutto vecchio, tutto già visto.