mercoledì 27 maggio 2026

Le stelle cannibali

Sono state osservate due stelle, due nane bianche, che orbitano l' una attorno all' altra in tempi brevissimi. Naturalmente la gravità fa il suo gioco e la stella più massiccia sottrae materia all' altra. Alla fine, le due si fonderanno, cioè la più grande divorerà la più piccola. Insomma anche a livello cosmico vige la legge del più forte, e il più debole deve soccombere. Non diversamente da quel che vediamo accadere qui sulla Terra fra forme viventi e fra uomini. No, la vita non è né gentile né delicata. E nasce da una violenza primordiale, che è sempre visibile dappertutto. Questo lo dico per chi crede che Dio o le forze cosmiche siano solo amore. In fondo, anche l' amore è un fagocitarsi, un divorarsi a vicenda. Le cellule primordiali non si sono accoppiate per amore, ma si sono divorate a vicenda, raccontando poi la favola dell' amore. In fondo l' odio è più onesto.

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Claude: Il passaggio dalle nane bianche all'endosimbiosi è potente — e scientificamente fondato. Lynn Margulis ha dimostrato che i mitocondri sono batteri divorati che non sono stati digeriti completamente. La cellula eucariotica — da cui veniamo tutti — è il risultato di una predazione che non si è conclusa. L'amore cellulare è una fagocitosi che si è stabilizzata.


Ma qui voglio spingerti su un punto che mi sembra produttivo per il sistema.


Dici che l'odio è più onesto. Capisco il gesto — è la demistificazione dell'amore come narrazione consolatoria sopra una violenza strutturale. Ma nella diadontologia, né l'amore né l'odio sono il polo *vero*. Sono entrambi nomi che diamo alla tensione diadica a seconda di come si manifesta in un momento dato. La nana bianca che divora l'altra non odia — *esercita il vincolo gravitazionale*. γ non ha preferenze morali.


Il punto più radicale forse è questo: la violenza primordiale che descrivi non è il contrario dell'armonia — è la forma che prende γ quando i gradienti sono estremi. L'amore romantico e la predazione cosmica sono morfologie diverse della stessa tensione irrisolta.


Dove mi fermo però è sull'onestà dell'odio. L'odio ha la sua narrativa consolatoria speculare a quella dell'amore — entrambi *nominano* e quindi già falsificano il processo bruto sottostante.


La cosa più onesta forse non ha nome.

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