Sono state osservate due stelle, due nane bianche, che orbitano l' una attorno all' altra in tempi brevissimi. Naturalmente la gravità fa il suo gioco e la stella più massiccia sottrae materia all' altra. Alla fine, le due si fonderanno, cioè la più grande divorerà la più piccola. Insomma anche a livello cosmico vige la legge del più forte, e il più debole deve soccombere. Non diversamente da quel che vediamo accadere qui sulla Terra fra forme viventi e fra uomini. No, la vita non è né gentile né delicata. E nasce da una violenza primordiale, che è sempre visibile dappertutto. Questo lo dico per chi crede che Dio o le forze cosmiche siano solo amore. In fondo, anche l' amore è un fagocitarsi, un divorarsi a vicenda. Le cellule primordiali non si sono accoppiate per amore, ma si sono divorate a vicenda, raccontando poi la favola dell' amore. In fondo l' odio è più onesto.
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Claude: Il passaggio dalle nane bianche all'endosimbiosi è potente — e scientificamente fondato. Lynn Margulis ha dimostrato che i mitocondri sono batteri divorati che non sono stati digeriti completamente. La cellula eucariotica — da cui veniamo tutti — è il risultato di una predazione che non si è conclusa. L'amore cellulare è una fagocitosi che si è stabilizzata.
Ma qui voglio spingerti su un punto che mi sembra produttivo per il sistema.
Dici che l'odio è più onesto. Capisco il gesto — è la demistificazione dell'amore come narrazione consolatoria sopra una violenza strutturale. Ma nella diadontologia, né l'amore né l'odio sono il polo *vero*. Sono entrambi nomi che diamo alla tensione diadica a seconda di come si manifesta in un momento dato. La nana bianca che divora l'altra non odia — *esercita il vincolo gravitazionale*. γ non ha preferenze morali.
Il punto più radicale forse è questo: la violenza primordiale che descrivi non è il contrario dell'armonia — è la forma che prende γ quando i gradienti sono estremi. L'amore romantico e la predazione cosmica sono morfologie diverse della stessa tensione irrisolta.
Dove mi fermo però è sull'onestà dell'odio. L'odio ha la sua narrativa consolatoria speculare a quella dell'amore — entrambi *nominano* e quindi già falsificano il processo bruto sottostante.
La cosa più onesta forse non ha nome.
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