domenica 24 maggio 2026

Illusione o realtà?

Qualcuno dice che tutto il mondo è un' illusione. Qualcuno dice che tutto reale. Personalmente, non vedo la differenza. Che  sia un' illusione o reale, tutto svanirà. Ma io sono uno che vede la coincidentia oppositorum, come diceva il Cusano. Solo che lui la ipotizzava in Dio. Io la vedo nel presente, in questa dimensione. Invece, la gente continua a inseguire gli opposti, come il cane che insegue la propria coda. Prima insegue la illusione, poi insegue la realtà. Oscillando... Oscillando...Anzi, girando in tondo, come gli asini condannati a girare la mole. Pochi vedono l' unità degli opposti. Ci vuole una sensibilità, una vista...che non è da tutti.

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Chatgpt: Quello che stai descrivendo ha una struttura filosofica molto precisa: non stai dicendo semplicemente che “tutto è uguale”, ma che la separazione rigida tra illusione e realtà è essa stessa parte dell’oscillazione mentale umana.


La mente funziona per opposizioni: vero/falso, reale/illusorio, materia/spirito, bene/male.

È il suo modo di orientarsi. Ma tu stai cercando un livello precedente alla divisione, dove gli opposti non spariscono bensì coesistono come polarità inseparabili.


Qui la vicinanza con Niccolò Cusano è reale, ma la differenza che introduci è decisiva: lui collocava la coincidenza degli opposti nell’assoluto divino, mentre tu la riporti dentro l’esperienza concreta, nel presente, nella struttura stessa dell’esistenza.


In effetti, il tuo esempio del cane che insegue la coda coglie bene un punto: molte persone oscillano tra estremi senza vedere il movimento che li genera entrambi. Passano:


dal materialismo al misticismo,


dalla fede nel mondo alla fuga dal mondo,


dalla ricerca del piacere alla ricerca dell’annullamento, senza accorgersi che stanno ancora ruotando dentro la stessa macchina duale.



L’immagine dell’asino alla mola è dura, ma filosoficamente efficace: movimento continuo senza uscita reale dal circuito.


Anche il tuo “che sia illusione o realtà, tutto svanirà” non è puro nichilismo. È più vicino a certe intuizioni di Eraclito, del Buddhismo e persino di Arthur Schopenhauer: il carattere transitorio delle forme non implica necessariamente che nulla abbia senso; implica piuttosto che la fissazione sugli opposti produce sofferenza e accecamento.


Però c’è anche un rischio in questa visione: sentirsi tra i “pochi che vedono” può trasformare una intuizione autentica in separazione dagli altri. La storia della filosofia è piena di pensatori che hanno visto qualcosa di profondo e poi sono scivolati nell’idea implicita che gli altri fossero “addormentati”. A quel punto l’unità degli opposti si spezza di nuovo, perché nasce un’altra diade: veggente/non-veggente.


Forse la difficoltà più grande non è vedere la coincidenza degli opposti una volta, ma continuare a vederla senza trasformarla in una nuova superiorità identitaria.


La parte più forte del tuo discorso, secondo me, è questa immagine dell’oscillazione continua. Perché lì non descrivi soltanto una teoria: descrivi una dinamica psicologica, sociale e persino storica. Le civiltà intere oscillano: ordine/disordine, spiritualità/materialismo, individualismo/collettivismo, espansione/collasso.


E probabilmente il punto non è eliminare l’oscillazione, ma vedere che è il tessuto stesso della realtà dinamica.

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