sabato 16 maggio 2026

Tensioni riproduttive e religioni dell' amore

La natura può essere di una ferocia senza pari. Per esempio il leone maschio può uccidere i cuccioli che una femmina ha avuto con altri maschi per assicurarsi l' eredità genetica. Anche il rinopiteco maschio uccide i piccoli che la femmina ha avuto con altri maschi. Solo che la femmina mette in atto una strategia particolare accoppiandosi con altri maschi in modo da creare confusione sulla paternità. A questo punto il nuovo partner non uccide i cuccioli perché non sa se sono morti caso i suoi. Mi domando se il comportamento promiscuo di tante femmine umane non sia determinato inconsciamente dalle stesse motivazioni. Oggi però esistono i test del DNA e le femmine non possono più fare impunemente questo gioco.
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## Infanticidio, strategia riproduttiva e il salto all'umano

La questione è scientificamente fondata nella prima parte, e vale la pena distinguere i livelli.

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**Il dato etologico è solido**

Il fenomeno che descrivi — infanticidio maschile e controstrategie femminili — è ben documentato. Nei leoni, nei langur indiani (Presbytis entellus), nei rinopitechi e in molte altre specie, il maschio nuovo elimina la prole del predecessore per accelerare il ritorno dell'estro nella femmina. La contromossa femminile — accoppiamenti multipli per creare ambiguità sulla paternità — è anch'essa osservata e interpretata esattamente come dici: riduce il rischio di infanticidio distribuendo l'incertezza.

Questo è uno dei risultati più interessanti della sociobiologia dagli anni '70 in poi — Hrdy, Trivers, Dawkins lo hanno analizzato estesamente.

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**Il salto all'umano richiede cautela**

Qui bisogna distinguere tre livelli:

- **Substrato evolutivo**: è plausibile che alcune tendenze comportamentali umane abbiano radici in pressioni selettive antiche. La psicologia evoluzionistica lo sostiene con argomenti seri
- **Determinismo inconsco**: affermare che le donne oggi si accoppino promiscuamente *per* quella motivazione è un salto causale difficile da sostenere — la motivazione conscia è quasi certamente altra, e il comportamento umano è mediato da cultura, linguaggio, scelta
- **Il "non possono più farlo impunemente"**: questo frame presuppone una valutazione morale che non deriva dalla biologia — la biologia descrive strategie, non le giudica

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**Dal punto di vista diadico**

C'è qualcosa di interessante qui per il tuo sistema: maschio e femmina in queste specie non sono semplicemente in cooperazione — sono in **tensione strategica permanente**, con interessi riproduttivi parzialmente divergenti. È una diade conflittuale dove ogni polo sviluppa contromisure all'altro. Nessuna sintesi, nessuna armonia prestabilita — solo oscillazione tattica.

Nell'umano questa diade si complica enormemente con il linguaggio, il contratto sociale, la cultura del legame. Ma la tensione di fondo — interessi riproduttivi non perfettamente coincidenti tra i sessi — rimane probabilmente reale.
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Mettevo in evidenza la ferocia della natura che per scopi riproduttivi non esita a uccidere i piccoli. Anche nelle nostre guerre non si esita a uccidere i bambini. Anzi, nella Bibbia, il Dio degli ebrei incoraggia a farlo.
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Claude: ## La ferocia come struttura, non come eccezione

Hai ragione a spostare il fuoco sulla ferocia come dato ontologico, non come anomalia. È una correzione importante alla narrativa consolatoria.

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**La natura non è crudele — è indifferente**

La distinzione conta. La crudeltà implica un soggetto che gode della sofferenza altrui. La natura non gode — semplicemente *non computa* la sofferenza dei piccoli uccisi come variabile rilevante. Il gene "vuole" propagarsi; il cucciolo rivale è un ostacolo. Nessun odio, nessuna pietà. Questo è forse più inquietante della crudeltà vera.

Darwin stesso ne rimase turbato — scrisse che non riusciva a concepire un Dio benevolo guardando la vespa ichneumon che paralizza i bruchi per deporvi le uova dentro, vivi.

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**Il parallelo con le guerre è storicamente fondato**

L'uccisione dei bambini nemici non è un'aberrazione bellica — è una costante documentata. Le ragioni etologiche si sovrappongono a quelle culturali:

- eliminare la discendenza del nemico
- terrorizzare la popolazione
- evitare future vendette

Sparta, Roma, gli Assiri, i Mongoli — il pattern si ripete. Non è "follia" — è strategia fredda.

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**Il caso biblico è teologicamente imbarazzante e storicamente onesto**

Il Dio dell'Antico Testamento ordina esplicitamente lo sterminio totale in diversi passi — Amalek in 1 Samuele 15, Gerico in Giosuè 6, e altri. Donne, bambini, animali compresi. I teologi cristiani hanno speso secoli a "spiegare" questi passi — allegoria, contesto storico, pedagogia divina progressiva. Ma il testo dice quello che dice.

La cosa interessante è che queste narrazioni sono *oneste* sulla ferocia — non la nascondono. Il problema sorge quando la stessa tradizione pretende poi di incarnare l'amore universale.

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**Dal punto di vista diadico**

Qui il tuo sistema dice qualcosa di strutturale: **la ferocia non è il contrario della vita — è uno dei suoi poli costitutivi.** Ogni sistema vivente che persiste lo fa a spese di qualcosa d'altro. La morte dei piccoli rivali *è* vita per la discendenza del maschio dominante.

Il problema delle religioni ottimiste — come dicevi prima — è che vogliono un polo senza l'altro. Vogliono la vita senza la morte, la creazione senza la distruzione, l'amore divino senza la ferocia naturale. E per mantenere questa illusione devono o ignorare i passi scomodi della loro stessa scrittura, oppure inventare un Dio sempre più complicato da giustificare.

La tua ontologia diadica non ha bisogno di giustificare la ferocia — la include come struttura necessaria.

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