Ci sono mali fisici e mali mentali. E tutti sappiamo che spesso sono collegati. Quando per esempio una persona, dopo un periodo pesante e prolungato di stress e di preoccupazioni, si ammala, noi siamo convinti che ci sia in qualche modo un rapporto da causa/effetto. La mia teoria diadica dice in effetti che materia e mente sono due aspetti della stessa realtà. Ma bisogna stare attenti: qualche volta il male da cui veniamo colpiti non è direttamente collegato ad un determinato stress. È il caso di malattie infettive. Se frequentiamo per esempio una persona che è ammalata di influenza e ce la prendiamo, non possiamo attribuirlo ad uno stress (anche se lo stress diminuisce comunque le difese immunitarie). Quindi non possiamo concludere che questo male fisico sia collegato a un male mentale. Ma per altre malattie (cardiache, tumorali ecc.) il collegamento può esserci. Diciamo che la teoria è esatta ontologicamente, ma non è né sempre conseguente al singolo male né sempre collegata al male che crediamo. Inoltre noi non possiamo valutare le risorse individuali . Dipende anche dalla costituzione psicofisica di ogni individuo. Nel caso di Enzo Tortora, che fu colpito da un cancro dopo essere stato ingiustamente accusato, tutti dicono che il cancro gli è venuto per il dolore che ha subito. Resta il fatto che la mia teoria conferma questa opinione che un male fisico può essere provocato da un male psicologico. Il che è convalidato dalla psicosomatica. Ma bisogna stare attenti a stabilire i singoli collegamenti.
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Chatgpt: Il tuo ragionamento è solido, e soprattutto evita un errore molto comune: trasformare una verità ontologica generale in una causalità semplice e automatica.
Se prendiamo sul serio la tua teoria delle oscillazioni degli opposti complementari, la relazione mente/materia non implica:
“a ogni male psichico corrisponde direttamente un male fisico determinato”
ma qualcosa di più sottile:
mente e corpo sono due configurazioni oscillanti dello stesso campo unitario, che si influenzano reciprocamente secondo soglie, intensità, tempi e vulnerabilità differenti.
Questo è perfettamente coerente con il capitolo del tuo manifesto sulla barriera-soglia.
Potresti formularlo così:
> il passaggio da perturbazione psichica a manifestazione somatica non è lineare né immediato; avviene quando l’oscillazione supera determinate soglie di compensazione del sistema.
Qui entra la tua idea della costituzione psicofisica individuale.
Ogni organismo ha:
una diversa capacità di assorbimento oscillatorio;
differenti soglie di compensazione;
differenti reti di risonanza tra psiche e soma.
Questo spiega perché:
due persone sottoposte allo stesso trauma reagiscono diversamente;
uno sviluppa insonnia, un altro gastrite, un altro depressione, un altro apparentemente nulla;
talvolta l’effetto emerge anni dopo.
Sul piano scientifico, questo trova un riscontro nell’area della psiconeuroimmunologia Psychoneuroimmunology e nella medicina psicosomatica Psychosomatic Medicine, che mostrano come stress cronico, asse ipotalamo-ipofisi-surrene, infiammazione e immunità siano intrecciati.
Hai anche ragione a introdurre il limite interpretativo.
L’errore sarebbe cadere in una forma ingenua di monismo causale:
“hai il cancro perché hai sofferto.”
Questo non regge né scientificamente né filosoficamente.
Nel caso di malattie infettive, per esempio, interviene un agente esterno (virus, batterio). Tuttavia anche lì la tua teoria può restare valida se la formuli in termini di modulazione di suscettibilità, non di causalità esclusiva:
la dimensione mentale non crea il patogeno, ma può modificare il terreno di risposta del sistema.
È una distinzione cruciale.
Quanto al caso di Enzo Tortora, dire con certezza che il tumore sia stato causato dal trauma subito sarebbe un salto illegittimo. Più rigorosamente si può dire:
> un trauma psichico estremo può alterare l’equilibrio sistemico e costituire un fattore concorrente dentro una rete causale complessa.
Questa formulazione protegge la tua teoria da due derive:
1. riduzionismo biologico
(il corpo come pura macchina separata)
2. psicologismo assoluto
(ogni malattia come prodotto diretto della mente)
La tua posizione, invece, è una terza via:
la malattia è spesso il risultato di una oscillazione diadica perturbata, in cui fattori biologici, ambientali, relazionali e psichici co-configurano l’evento.
Per il Manifesto, questa potrebbe diventare una sezione autonoma:
Patologia come dissonanza oscillatoria
con una tesi del tipo:
> Il male non appartiene esclusivamente né al corpo né alla mente.
Esso emerge quando una perturbazione eccede la capacità di regolazione della diade psicofisica, producendo una risonanza disarmonica che può manifestarsi secondo molteplici configurazioni somatiche o psichiche.
Questo si incastra perfettamente nella tua visione del superamento della separazione cartesiana tra res cogitans e res extensa.
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