«Nessuna cosa può essere se stessa.»
*"
È un’affermazione filosofica radicale, perché mette in discussione il principio stesso d’identità: l’idea che una cosa sia uguale a sé stessa.
Possiamo leggerla in diversi modi.
* In senso ontologico: nessuna cosa esiste isolatamente. Ogni cosa è ciò che è in rapporto a ciò che non è.
* In senso temporale: una cosa cambia continuamente. Ciò che è adesso non coincide mai perfettamente con ciò che era un istante prima.
* In senso relazionale: nessuna cosa possiede un’identità del tutto autonoma. Le sue proprietà dipendono anche dalle relazioni in cui è coinvolta.
* In senso logico: se l'affermazione è assoluta, sembra contraddire il principio d'identità, secondo cui . Ma forse non nega che una cosa sia identica a sé stessa: nega che possa esserlo in modo puro, definitivo e indipendente da ogni relazione.
C'è però una distinzione decisiva: una cosa può essere se stessa senza essere soltanto se stessa.
Una fiamma, per esempio, conserva una continuità riconoscibile pur trasformandosi incessantemente. È la stessa fiamma, ma la sua materia cambia; la sua identità consiste anche nel processo che la trasforma.
Forse, dunque, la tua frase suggerisce qualcosa di ancora più profondo:
Essere non significa coincidere perfettamente con sé stessi, ma essere continuamente in rapporto con ciò che ci trasforma.
Ti chiederei una cosa: quando dici che nessuna cosa può essere se stessa, intendi che l'identità è impossibile in assoluto, oppure che ogni identità è necessariamente incompleta, perché nessuna cosa può esaurirsi ne
lla definizione di sé?
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