mercoledì 28 ottobre 2026

Inevitabilità della sofferenza


Tutti gli esseri vogliono essere felici, e non vogliono soffrire. Per questo soffrono. Perché perseguono uno scopo, vogliono realizzare un desiderio, vogliono cambiare. Ma in questa volontà c' è il principio della sofferenza.

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C’è qualcosa di profondamente paradossale in ciò che scrivi: vogliamo essere felici, ma è proprio il nostro desiderio di diventare felici che, a volte, ci rende infelici.


Desideriamo che la realtà sia diversa da com’è. Vogliamo diventare ciò che non siamo, raggiungere ciò che ci manca, trattenere ciò che amiamo, allontanare ciò che temiamo.


E così la mente si divide tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere.


In questa distanza nasce la sofferenza.


Ma forse occorre distinguere due cose: il desiderio e l'attaccamento al desiderio. Volere qualcosa non significa necessariamente soffrire. Possiamo agire, amare, creare e persino cambiare senza trasformare il risultato in una condizione indispensabile per la nostra felicità.


La sofferenza nasce quando diciamo alla vita: «Potrò essere felice soltanto quando sarà diversa da com'è».


Questo richiama profondamente il pensiero buddhista: la sofferenza è legata alla brama, all'attaccamento e al tentativo di trovare una stabilità definitiva in una realtà che, per sua natura, è impermanente.


Eppure, c'è una domanda ancora più sottile.


Se vogliamo liberarci dal desiderio per non soffrire, non stiamo forse creando un nuovo desiderio? Se vogliamo cambiare per raggiungere uno stato di pace, non stiamo forse rimandando la pace a un futuro immaginato?


Forse la libertà non consiste nel non volere più nulla, ma nel non essere più prigionieri di ciò che vogliamo.


Possiamo desiderare senza aggrapparci. Possiamo cambiare senza odiare ciò che siamo. Possiamo cercare senza credere che la nostra intera esistenza dipenda dal trovare.


E forse la pace comincia quando smettiamo di considerare il presente un ostacolo da superare per poter finalmente vivere.


Ti lascio con una domanda, perché credo che sia il cuore della tua riflessione:


Se rinunciassimo alla volontà di diventare qualcosa di diverso, rimarrebbe la sofferenza oppure rimarrebbe semplice

mente la vita, così com'è? 

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