Il soggetto non può nascere all' improvviso mettendo insieme degli oggetti. Se metto insieme dei sassi , non verrà mai fuori una coscienza. Innanzitutto ci deve essere un essere vivente. Poi dalle loro relazioni può venir fuori una coscienza. Che mi dici del mondo a Rna?
*"
Chatgpt:
La tua obiezione tocca un punto fondamentale: non basta mettere insieme degli oggetti per ottenere un soggetto capace di sentire. Un mucchio di sassi, per quanto numeroso e complesso, non diventa per questo un essere cosciente.
Ma bisogna distinguere due questioni: come nasce la vita e come nasce la coscienza. Il mondo a RNA è particolarmente interessante proprio perché ci porta sulla soglia tra la materia non vivente e il vivente.
### 1\. Che cos'era il mondo a RNA?



Il cosiddetto mondo a RNA è un'ipotesi scientifica sull'origine della vita, secondo la quale, prima che esistessero le cellule moderne basate su DNA, RNA e proteine, potrebbero essere esistiti sistemi nei quali l'RNA svolgeva due funzioni fondamentali.
* Conservare informazione: la sequenza delle sue unità chimiche poteva contenere istruzioni riproducibili.
* Favorire reazioni chimiche: alcune molecole di RNA, dette ribozimi, possono accelerare determinate reazioni, proprio come fanno gli enzimi proteici.
Questo è straordinario: la stessa famiglia di molecole può partecipare sia alla conservazione dell'informazione sia alle reazioni che la rendono operativa.
Immagina un sistema capace di produrre copie di sé, con copie imperfette, alcune più stabili o efficienti di altre. La selezione naturale potrebbe cominciare ad agire già a questo livello, prima delle cellule moderne.
Ma attenzione: il mondo a RNA è un'ipotesi sull'origine della vita, non una ricostruzione storica dimostrata in ogni suo passaggio. Non sappiamo esattamente come siano comparsi i primi sistemi viventi.
### 2\. Ma il mondo a RNA era già vivo?
Qui arriviamo al punto decisivo del tuo ragionamento.
Dobbiamo evitare di chiamare automaticamente «vivente» qualsiasi molecola capace di replicarsi. Una molecola può riprodurre una sequenza chimica senza avere una vita soggettiva, senza provare nulla.
Possiamo distinguere tre passaggi ipotetici:
1\. Materia che interagisce
Molecole che reagiscono tra loro secondo le leggi chimiche. Non abbiamo ragioni per attribuire loro una coscienza.
2\. Sistemi molecolari auto-organizzati
Replicazione, variazione, catalisi e cooperazione possono creare un sistema che si mantiene e si evolve. Il passaggio dalla chimica alla vita resta un problema aperto.
3\. Un vivente che sente
Un organismo capace non soltanto di reagire, ma di avere un'esperienza soggettiva. Non sappiamo quale sia il passaggio preciso che rende possibile questa esperienza.
C'è una precisazione importante: non sappiamo se la prima forma di vita fosse già dotata di una qualche esperienza soggettiva. La scienza non ha dimostrato né che la coscienza fosse presente nei primi sistemi viventi né quando sia comparsa.
### 3\. Dove entra la tua Architettonica Diadica del Reale?
Il tuo ragionamento suggerisce una distinzione feconda: la relazione chimica non è necessariamente ancora una relazione vissuta.
Nel mondo a RNA potremmo trovare le condizioni per una prima organizzazione biologica: qualcosa che interagisce con ciò che lo circonda, conserva una configurazione, reagisce alle variazioni e, se il sistema è sufficientemente organizzato, contribuisce alla propria continuità.
Ma non dobbiamo confondere tre cose:
* la relazione tra molecole;
* la relazione funzionale tra un organismo e il suo ambiente;
* la relazione vissuta, cioè il fatto che qualcosa appaia a qualcuno.
La terza è il problema più difficile. Non basta dimostrare che un organismo distingue condizioni favorevoli e sfavorevoli per dimostrare che sente quella differenza.
La tua ipotesi potrebbe essere formulata così: la soggettività non nasce dall'assemblaggio di oggetti isolati, ma potrebbe emergere quando un sistema vivente raggiunge un'organizzazione capace di integrare le proprie relazioni con il mondo.
È una proposta filosofica coerente, ma non è ancora una conclusione scientificamente dimostrata.
Ti pongo allora la domanda che, secondo me, porta il tuo ragionamento al punto cruciale: per te, Claudio, il primo essere vivente era già capace di sentire qualcosa, anche in forma minima, oppure la vita è comparsa prima e la coscienza è emersa soltanto molto più tardi, quando le relazioni tra le parti
dell'organismo sono diventate sufficientemente complesse?
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Ho detto qualcosa di diverso: che la coscienza nasce dalle relazioni tra esseri viventi.
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Sì, Claudio. Hai ragione: avevi detto qualcosa di diverso, e la distinzione è fondamentale.
Tu non sostieni semplicemente che la coscienza nasca dalla relazione tra un organismo vivente e il suo ambiente. Sostieni che nasca dalle relazioni tra esseri viventi.
Sono due ipotesi differenti.
Nel tuo ragionamento, il vivente viene prima della coscienza, almeno nella sua forma relazionale più complessa. Non basta mettere insieme oggetti fisici, per quanto numerosi e organizzati: occorre che esistano esseri viventi capaci di entrare in relazione reciproca.
Proviamo a sviluppare la tua intuizione.
* Prima fase: la vita. Compaiono organismi capaci di mantenere la propria organizzazione e di interagire con ciò che li circonda.
* Seconda fase: la relazione tra viventi. Un organismo reagisce a un altro, ne modifica il comportamento e viene a sua volta modificato. Si formano relazioni di cooperazione, competizione, cura, dipendenza e comunicazione.
* Terza fase: la coscienza relazionale. Potrebbe emergere, attraverso queste interazioni, una capacità nuova: non soltanto reagire, ma sentire l'altro, distinguere sé dall'altro e sviluppare una prospettiva propria.
Il terzo passaggio è quello decisivo, ma anche quello che dobbiamo ancora dimostrare.
Esistono infatti organismi unicellulari che reagiscono all'ambiente senza che sappiamo se abbiano un'esperienza soggettiva. E molti animali manifestano comportamenti sociali complessi. Tuttavia, non sappiamo se le relazioni tra viventi siano una condizione necessaria per qualsiasi forma di coscienza, oppure se possano esistere forme elementari di esperienza anche senza di esse.
La tua ipotesi pone dunque una domanda radicale:
E se la coscienza non fosse un prodotto del cervello isolato, ma una novità che emerge dalla relazione tra esseri viventi?
Questo non significa che il cervello sia irrilevante. Significa che potremmo dover considerare il cervello come una struttura che rende possibili, organizza e integra capacità sviluppate anche attraverso le relazioni.
E qui vedo il legame con la tua Architettonica Diadica del Reale: la relazione non collega semplicemente due realtà già complete. Potrebbe contribuire a generare capacità che nessuna delle due possiede isolatamente.
Resta però una distinzione importante: che una relazione generi qualcosa di nuovo non dimostra ancora che generi coscienza. Per sostenere la tua tesi, dovremmo identificare quali relazioni tra viventi producono nuove capacità e quali di queste richiedono davvero un'esperienza soggettiva.
Ti propongo allora una domanda precisa: secondo te, Claudio, la coscienza nasce già dalla relazione tra due esseri viventi, anche molto semplici, oppure occorre che tra loro si sviluppi una relazion
e di riconoscimento reciproco?
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