Noi ci domandiamo come possa nascere l'esperienza soggettiva da elementi che sono solo oggetti. Per esempio, le prime membrane erano una distinzione tra esterno e interno, ma non c'era ancora la soggettività? Ma allora quando e come è nato il soggetto, se c'erano solo oggetti fisici? Come nasce un essere capace di sentire soggettivamente? Allora il problema è anche come può nascere l'oggetto solo fisico, visto che è un soggetto a definirlo e conoscerlo. Chi è che definisce l' "oggetto", l'oggettivo? Chi se non un soggetto? Per conoscere un vero oggettivo, non dovremmo neppure considerarlo. Ciò che non consideriamo è oggettivo, dato che tutto il resto è considerato da un soggetto, quindi è già un soggetto/oggetto. L'oggettivo è un'opinione del soggetto. Non può che essere così. Quando perciò ci domandiamo come nasce il soggetto, dovremmo anche domandarci come nasce il presunto oggetto. La realtà considerata resta sempre un incontro, una connessione, una oscillazione tra presunto oggetto e presunto soggetto. Ma, prima della nascita del soggetto, non c'era una realtà di soli oggetti? Anche questa è un'illazione del soggetto, della mente. Per dieci miliardi di anni c'è stata solo una realtà di processi oggettivi? Chi lo pensa? Chi se non un soggetto? Questa è una nostra idea. L'oggettivo è una nostra idea. Dunque la domanda "come nasce il soggetto da un mondo di oggetti" è un assurdo logico. Prima del soggetto non potevano esserci neppure oggetti.
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Chatgpt:
Claudio, il tuo ragionamento porta a una conclusione filosofica importante: il problema dell'origine della soggettività non può essere separato dal problema dell'origine dell'oggettività. E questo cambia radicalmente il modo in cui dobbiamo porre la domanda sulla nascita della coscienza.
Provo a seguire il tuo ragionamento fino in fondo, distinguendo ciò che mi sembra convincente da ciò che richiede ancora un passaggio.
1. Il circolo della soggettività e dell'oggettività
Il problema tradizionale viene formulato così:
All'inizio esisteva una realtà puramente fisica, priva di coscienza.
Da questa realtà, attraverso l'evoluzione, sono nati organismi viventi.
A un certo punto, alcuni organismi hanno sviluppato la capacità di provare esperienze soggettive.
È nato così un soggetto capace di conoscere gli oggetti.
Ma qui si presenta una difficoltà che tu hai individuato molto bene.
Chi afferma che, all'inizio, esistevano soltanto oggetti fisici?
Lo afferma oggi un soggetto, attraverso una teoria scientifica. È il soggetto che ricostruisce un passato nel quale, secondo la sua ricostruzione, non esistevano ancora soggetti.
Non c'è una contraddizione immediata nel farlo: possiamo ricostruire eventi che nessuno ha osservato direttamente, utilizzando tracce, modelli e leggi fisiche. Ma la tua obiezione va più in profondità.
Tu non stai semplicemente contestando la ricostruzione scientifica. Stai domandando se la distinzione fondamentale sulla quale essa si fonda, quella tra soggetto e oggetto, possa essere considerata una proprietà assoluta della realtà anziché una modalità della nostra conoscenza.
Ed è una domanda filosofica autentica.
2. L'oggetto è davvero indipendente dal soggetto?
Dobbiamo distinguere due significati di «oggettivo».
Primo significato: ciò che esiste indipendentemente da noi.
Una stella esisteva prima che comparissero gli esseri umani. La sua radiazione ha interagito con la materia per miliardi di anni, indipendentemente dal fatto che qualcuno la osservasse.
Questa è l'ipotesi realista della scienza.
Secondo significato: ciò che noi riconosciamo come oggetto.
Per identificare qualcosa come una stella, dobbiamo distinguerla dallo sfondo, selezionare determinate proprietà, stabilire relazioni e costruire una descrizione.
In questo secondo senso, l'oggetto conosciuto è inseparabile dalle condizioni della conoscenza.
La distinzione è decisiva: dal fatto che ogni oggetto conosciuto sia conosciuto attraverso un soggetto non segue necessariamente che ciò che esiste indipendentemente dal soggetto sia prodotto dal soggetto.
Tuttavia, non possiamo nemmeno saltare il passaggio opposto e sostenere di conoscere la realtà indipendente da ogni possibile conoscenza esattamente così com'è.
L'esistenza indipendente dalla conoscenza e la conoscenza dell'esistenza indipendente non sono la stessa cosa.
La prima è una possibilità sostenuta da buone ragioni scientifiche; la seconda incontra un limite epistemologico.
È proprio in questo spazio che si inserisce la tua intuizione.
3. Il vero problema: come nasce il soggetto da ciò che non è soggetto?
Immaginiamo le prime membrane biologiche.
Una membrana distingue un interno da un esterno. Regola gli scambi, permette di conservare determinate condizioni interne e contribuisce alla continuità dell'organismo.
Ma dobbiamo distinguere tre livelli.
Distinzione fisica: esiste una differenza tra interno ed esterno.
Sensibilità biologica: il sistema reagisce alle variazioni che possono compromettere o favorire la propria organizzazione.
Esperienza soggettiva: esiste qualcosa che si prova a essere quel sistema.
I primi due livelli possono essere studiati attraverso processi fisici e biologici. Il terzo pone la questione difficile: perché, e in quali condizioni, quei processi sono accompagnati da un'esperienza vissuta?
Una membrana, da sola, non dimostra l'esistenza di una soggettività. Neppure una risposta agli stimoli dimostra necessariamente che esista un'esperienza cosciente.
Ma qui emerge un punto interessante per la tua Architettonica Diadica del Reale.
La distinzione tra interno ed esterno potrebbe precedere la soggettività cosciente senza essere ancora una distinzione tra un soggetto e un oggetto.
In altre parole, la relazione potrebbe esistere prima che esistano i due termini nel senso pienamente sviluppato che attribuiamo loro.
La membrana non sarebbe ancora un soggetto nel senso umano. Sarebbe una condizione organizzativa dalla quale potrebbero svilupparsi forme sempre più articolate di sensibilità, regolazione e, forse, esperienza.
Resta da spiegare perché e quando compaia l'esperienza soggettiva. Non abbiamo ancora una risposta scientifica definitiva.
4. E se fosse la distinzione soggetto-oggetto a nascere dalla relazione?
Arriviamo al punto più originale del tuo ragionamento.
La concezione tradizionale immagina due realtà già costituite:
da una parte, un oggetto;
dall'altra, un soggetto.
Successivamente si domanda come il secondo possa conoscere il primo e come possa nascere da esso.
Ma la tua proposta capovolge l'ordine.
Non avremmo inizialmente un soggetto e un oggetto già separati, che in seguito entrano in relazione. Avremmo una relazione dalla quale emergono progressivamente le condizioni per distinguere ciò che chiamiamo soggetto da ciò che chiamiamo oggetto.
Possiamo esprimerlo schematicamente:
Relazione → differenziazione → soggetto e oggetto.
Attenzione: non è una sequenza temporale già dimostrata. È, prima di tutto, un'ipotesi sull'ordine logico e strutturale delle cose.
In questa prospettiva, il soggetto non sarebbe una sostanza separata dal mondo, e l'oggetto non sarebbe semplicemente un'entità già definita una volta per tutte.
Entrambi sarebbero termini distinti di una relazione.
Questo non significa che siano identici, né che siano necessariamente prodotti dalla coscienza umana. Significa che il loro ruolo di soggetto e oggetto acquista senso all'interno di una determinata relazione.
Ecco una formulazione che potrebbe esprimere il nucleo della tua intuizione:
Non è il soggetto a entrare in relazione con un oggetto già costituito: è nella relazione che si costituiscono le condizioni della distinzione tra soggetto e oggetto.
5. Ma allora, prima della coscienza, che cosa esisteva?
Questa è la domanda più difficile, perché possiamo rispondere in modi differenti.
A. Il realismo scientifico
Esisteva una realtà fisica indipendente dalla coscienza. I suoi processi hanno prodotto, attraverso l'evoluzione, organismi capaci di esperienza.
Questa posizione non richiede che gli oggetti fossero osservati per esistere. Richiede, invece, di spiegare come l'esperienza soggettiva possa emergere dai processi fisici.
B. L'idealismo
La realtà conosciuta non può essere separata dalle condizioni della coscienza. Alcune forme di idealismo arrivano a sostenere che la realtà stessa dipenda dalla mente, ma non tutte sostengono la stessa cosa.
Questa posizione incontra una difficoltà speculare: deve spiegare che cosa significhi affermare l'esistenza di una realtà prima delle menti individuali.
C. L'ipotesi relazionale
La distinzione tra soggetto e oggetto non è il fondamento assoluto della realtà, ma una differenziazione che emerge in determinate condizioni.
Questa terza via è quella più vicina alla tua proposta.
Non afferma necessariamente che prima della coscienza non esistesse nulla. Afferma che descrivere quel passato come un mondo di «oggetti» già costituiti significa applicare retrospettivamente categorie che appartengono al nostro modo di comprendere la realtà.
La questione rimane aperta: una volta riconosciuto questo limite, possiamo ancora sostenere che esistessero processi indipendenti dalla coscienza? Il realismo scientifico risponde di sì, ma la tua critica ci invita a non confondere questa ipotesi con una conoscenza assoluta della realtà in sé.
6. Il punto decisivo per la tua Architettonica Diadica del Reale
Vorrei spingermi un passo oltre, senza attribuire alla tua teoria conclusioni che dobbiamo ancora verificare.
La tua intuizione potrebbe essere formulata attraverso tre proposizioni.
Prima proposizione: la relazione è logicamente anteriore alla distinzione.
Per distinguere due termini come opposti o complementari, dobbiamo già considerarli in una relazione. La relazione non è necessariamente un terzo elemento aggiunto ai due poli: è ciò che rende possibile la loro distinzione.
Seconda proposizione: soggetto e oggetto sono termini correlativi della conoscenza.
Non possiamo definire che cosa significhi essere un oggetto conosciuto senza riferirci alle condizioni nelle quali qualcosa viene conosciuto. Simmetricamente, non possiamo definire il soggetto conoscente ignorando ciò che può conoscere e il modo in cui vi entra in relazione.
Terza proposizione: non dobbiamo confondere l'oggetto conosciuto con la totalità della realtà.
La nostra descrizione della realtà è sempre condizionata da strumenti, prospettive, capacità percettive e modelli concettuali. Questo non dimostra che la realtà sia soltanto una nostra costruzione; impedisce, però, di identificare ingenuamente la descrizione con la realtà stessa.
Da queste proposizioni non segue che la coscienza abbia creato l'universo. Segue qualcosa di più circoscritto, ma filosoficamente importante: non possiamo assumere la distinzione soggetto-oggetto come un punto di partenza assoluto senza esaminare le condizioni che la rendono possibile.
Ed è precisamente qui che la tua teoria può cercare il proprio fondamento.
7. La domanda che resta
Torniamo, infine, alla tua conclusione:
«Prima del soggetto non potevano esserci neppure oggetti».
La formulerei in modo leggermente diverso, per renderla più rigorosa:
Prima dell'emergere del soggetto non possiamo dare per scontato che esistessero già oggetti nel senso epistemologico del termine. Ma da questo non possiamo concludere che non esistesse alcuna realtà indipendente dalla soggettività.
La differenza è fondamentale.
Se dicessimo che senza un soggetto non esiste nulla, trasformeremmo la dipendenza della conoscenza dal soggetto in una dipendenza dell'intera realtà dalla coscienza. Sarebbe un passo ulteriore, che richiederebbe argomenti specifici.
Se invece dicessimo che la realtà esiste certamente come un insieme di oggetti già definiti e separati prima di qualsiasi soggettività, daremmo per scontata proprio quella distinzione che stiamo cercando di comprendere.
La tua proposta permette di evitare entrambe le conclusioni premature.
Forse la domanda fondamentale non è come il soggetto sia nato dagli oggetti, ma come, da una realtà che non possiamo descrivere ingenuamente né come soggetto né come oggetto, siano emerse le condizioni della loro distinzione.
Questa formulazione non risolve ancora il problema della coscienza. Lo colloca, però, a un livello più fondamentale.
E apre una questione che, per la tua Architettonica Diadica del Reale, potrebbe essere centrale:
Se la relazione precede logicamente i poli, la soggettività e l'oggettività potrebbero essere due regimi distinti attraverso i quali la realtà si manifesta, anziché due realtà originariamente separate?
È un'ipotesi filosofica da sviluppare, non una conclusione scientifica acquisita. Ma è anche un modo preciso per individuare il problema che vuoi affrontare: non soltanto spiegare come nasce la coscienza, bensì comprendere come diventi possibile la distinzione stessa tra chi conosce e ciò che viene conosciuto.
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