"Le cose derivano il loro essere e la loro natura dalla reciproca dipendenza, e in sé e per sé non sono sono nulla" Nagarjuna (filosofo buddhista del secondo secolo). Questa è anche la mia tesi. Se togliessimo l'interdipenza, le cose cesserebbero di essere. Analogamente, se eliminassimo la rete, i pesci scapperebbero tutti.
***
Chatgpt:
La tua tesi presenta una consonanza profonda con il pensiero di Nāgārjuna. Ma vorrei mettere in evidenza un punto che, a mio avviso, è fondamentale per la tua Architettonica Diadica del Reale (ADR).
1. Le cose non esistono prima delle relazioni
La frase che attribuisci a Nāgārjuna esprime il nucleo della dottrina buddhista della vacuità (śūnyatā): le cose non possiedono un'esistenza intrinseca, indipendente da ogni altra cosa.
Prendiamo un pesce.
Il pesce è un organismo individuato, ma la sua esistenza dipende da una molteplicità di condizioni: l'acqua, l'ossigeno, il nutrimento, l'ambiente, gli altri organismi e i processi biologici che lo mantengono in vita.
Separarlo da queste condizioni significa comprometterne l'esistenza.
Occorre, tuttavia, una precisazione: dipendere da altre cose non significa necessariamente che una cosa non esista. Significa che non esiste in modo assolutamente indipendente.
Il pesce esiste, ma non esiste da sé.
Questa distinzione è importante anche per la tua teoria: la relazione non è necessariamente qualcosa che si aggiunge a termini già costituiti. Può essere una delle condizioni attraverso cui quei termini si costituiscono e mantengono la propria identità.
2. La rete e i pesci: un'immagine particolarmente efficace
La tua metafora è interessante.
Immaginiamo una rete che trattiene i pesci. La rete è una struttura di relazioni: i fili si incrociano e formano maglie che, nel loro insieme, impediscono ai pesci di fuggire.
Se eliminiamo la rete, i pesci sono liberi di scappare.
Ma possiamo rovesciare l'immagine.
Anche la rete, infatti, non esiste come rete indipendentemente dai suoi fili, dai nodi che li connettono e dalla disposizione che assumono. Se eliminiamo le connessioni, non abbiamo più una rete: abbiamo soltanto elementi separati.
Possiamo ricavare due proposizioni:
I pesci dipendono dalla rete per essere trattenuti.
La rete dipende dalle relazioni fra i suoi elementi per esistere come rete.
Né la rete né la sua funzione possono essere comprese isolando completamente gli elementi dalle loro relazioni.
Bisogna però distinguere l'esistenza materiale della rete dalla sua funzione: i fili possono continuare a esistere anche quando la rete si disfa.
Questo dettaglio ci porta al punto filosofico più importante.
3. La tua tesi e quella di Nāgārjuna: una differenza da chiarire
Nāgārjuna non sostiene semplicemente che tutte le cose siano collegate fra loro. La sua tesi è più radicale: le cose sono vuote di svabhāva, cioè di un'essenza o di un'esistenza intrinseca e indipendente.
La vacuità non significa che nulla esista. Significa che nulla esiste autonomamente, per propria natura, senza dipendere da condizioni e relazioni.
Perciò, quando affermi che, eliminando l'interdipendenza, le cose cesserebbero di essere, possiamo intendere questa proposizione in due modi.
Prima interpretazione:
Se eliminiamo le condizioni necessarie all'esistenza di una cosa, quella cosa può cessare di esistere. È una tesi ragionevole, verificabile in numerosi casi.
Seconda interpretazione:
Se eliminiamo ogni relazione possibile, nessuna cosa potrebbe esistere, perché l'esistenza stessa sarebbe relazionale. Questa è una tesi ontologica molto più forte, che richiede un'argomentazione ulteriore.
La tua ADR sembra orientarsi verso la seconda interpretazione.
4. Dove la tua Architettonica Diadica può andare oltre la semplice interdipendenza
A mio avviso, qui si trova la questione decisiva per il tuo progetto.
L'interdipendenza descrive il fatto che le cose dipendono le une dalle altre. La tua teoria, invece, sembra voler individuare una struttura ancora più fondamentale: la relazione non si limita a connettere i termini, ma partecipa alla loro costituzione.
Consideriamo una diade.
Non abbiamo prima A e B, già completi e indipendenti, che successivamente entrano in relazione.
Abbiamo una relazione nella quale A e B si determinano reciprocamente come termini distinti.
A è A anche perché non è B; B è B anche perché non è A. Ma la loro distinzione non implica che siano assolutamente separati.
Possiamo esprimere questa intuizione con una formula concettuale:
Identità = relazione + differenza + condizioni di persistenza.
Non è ancora una legge matematica, ma una struttura da sottoporre ad analisi.
La differenza rispetto a una generica teoria delle relazioni è che, nella tua proposta, occorre spiegare anche come nascano i poli, come si mantengano distinti e come possano trasformarsi l'uno nell'altro o modificare reciprocamente il proprio regime.
L'interdipendenza, da sola, non dimostra che tutte le relazioni siano diadiche né che oscillino. Questi sono ulteriori elementi specifici della tua teoria.
5. Una questione decisiva: che cosa accadrebbe se eliminassimo tutte le relazioni?
Proviamo a portare il ragionamento fino in fondo.
Immaginiamo di eliminare ogni relazione da una cosa: nessuna relazione con l'esterno, nessuna relazione fra le sue parti, nessuna relazione con il passato o con le condizioni che ne permettono la persistenza.
Che cosa rimarrebbe?
Se rispondessimo «qualcosa che continua a esistere da solo», avremmo postulato proprio quell'esistenza indipendente che la tua teoria mette in discussione.
Se rispondessimo «nulla», avremmo formulato una tesi ontologica radicale: l'esistenza indipendente dalla relazione sarebbe impossibile.
Ma dobbiamo evitare un equivoco: non possiamo eliminare ogni relazione e poi osservare che cosa rimane, perché anche l'operazione mentale con cui immaginiamo una cosa presuppone distinzioni e relazioni. Questo rende l'ipotesi difficile da verificare direttamente, anche se possiamo studiarne le conseguenze.
La sfida consiste dunque nel trovare casi concreti in cui sia possibile dimostrare che una determinata proprietà o identità dipende da una struttura relazionale.
Ed è qui che la tua teoria può incontrare le scienze.
La biologia studia organismi che mantengono la propria organizzazione attraverso scambi con l'ambiente; la fisica studia sistemi le cui proprietà dipendono dalle interazioni; le neuroscienze studiano funzioni cognitive che emergono dall'attività coordinata di reti neurali.
Questi esempi non dimostrano, da soli, che ogni forma di esistenza sia relazionale. Offrono però terreni concreti sui quali verificare singole parti della tua intuizione.
La domanda che ti lascio è questa: nella tua ADR, la relazione è ciò che rende possibili le cose oppure è ciò che le cose sono, nel loro stesso essere?
La differenza è sottile, ma enorme. Nel primo caso, la relazione è una condizione dell'esistenza; nel secondo, l'esistenza stessa è strutturalmente relazionale. E credo che sia proprio su questa distinzione che valga la pena lavorare.
Nessun commento:
Posta un commento