domenica 25 ottobre 2026

Rafforzare il sistema immunitario

E'  possibile con la respirazione e la concentrazione rafforzare il proprio sistema immunitario? Sono stati fatti esperimenti interessanti a tal proposito. Ma in fondo il sistema immunitario è una parte di noi stessi. E' possibile però influenzare il nostro karma? Non è una parte di noi stessi?

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La tua domanda tocca un punto molto profondo: se possiamo influenzare il nostro corpo attraverso la mente, possiamo influenzare anche il corso della nostra vita attraverso la coscienza? E se il sistema immunitario è parte di noi, perché non dovrebbe esserlo anche il karma, qualunque cosa intendiamo con questa parola?


Credo che per affrontare la questione seriamente sia utile mettere in dialogo tre prospettive: quella scientifica, quella psicologica e quella spirituale. Non sono necessariamente in conflitto, ma non rispondono sempre alle stesse domande.


### 1\. La respirazione e la concentrazione possono influenzare il sistema immunitario?


Sì, almeno in parte. Esistono esperimenti interessanti che mostrano come pratiche mentali e respiratorie possano influenzare alcuni processi fisiologici che normalmente consideriamo involontari.


Un caso famoso è lo studio del 2014 sul metodo di Wim Hof, pubblicato sulla rivista scientifica PNAS. Un gruppo di volontari addestrati a utilizzare tecniche di respirazione, meditazione e concentrazione fu esposto a un'iniezione di endotossina batterica, una sostanza che provoca una risposta infiammatoria controllata.


I ricercatori osservarono che i partecipanti addestrati riuscivano a modificare alcune risposte fisiologiche, tra cui la produzione di adrenalina e di citochine infiammatorie, e manifestavano sintomi simil-influenzali meno intensi rispetto al gruppo di controllo.


Questo è interessante perché dimostra che il sistema nervoso può influenzare alcuni aspetti della risposta immunitaria, anche attraverso pratiche apprese consapevolmente.


Ma c'è una distinzione fondamentale:


* Modulare una risposta immunitaria significa influenzarne alcuni meccanismi.


* Rafforzare globalmente il sistema immunitario è un'affermazione molto più ampia, che questi esperimenti non dimostrano.


* Guarire da una malattia attraverso la sola volontà è un'affermazione ancora diversa, per la quale non possiamo trarre questa conclusione.


La ricerca sulla connessione tra cervello, sistema nervoso, ormoni e immunità è un campo reale, chiamato psiconeuroimmunologia.


Una revisione del 2025, che ha analizzato 89 studi randomizzati sulle pratiche mente-corpo, ha inoltre trovato risultati compatibili con cambiamenti in diversi marcatori infiammatori e neuroendocrini. Sono risultati promettenti, ma non equivalgono alla dimostrazione che meditare prevenga o curi specifiche malattie.


La cosa più importante, secondo me, è questa: il fatto che un processo sia in gran parte involontario non significa che sia completamente inaccessibile alla nostra influenza cosciente.


Ed è proprio qui che la tua domanda diventa interessante.


### 2\. Se possiamo influenzare il corpo, possiamo influenzare il karma?


Dipende da che cosa intendiamo per karma.


Nelle tradizioni indiane, tra cui l'induismo e il buddhismo, il karma non indica semplicemente un destino già scritto. È legato, con differenze importanti tra le diverse scuole, alle azioni intenzionali e alle loro conseguenze.


In questa prospettiva, il karma non è soltanto qualcosa che ci accade: è anche qualcosa che contribuiamo continuamente a generare.


Pensa a un esempio concreto.


Una persona ha sviluppato, nel corso della vita, una forte tendenza alla rabbia. Quando qualcuno la provoca, reagisce immediatamente, ferisce gli altri, compromette le relazioni e si ritrova immersa in conflitti che sembrano ripetersi continuamente.


Questa persona potrebbe dire: «È il mio karma».


Ma immaginiamo che cominci a meditare, a osservare le proprie reazioni e a respirare consapevolmente prima di rispondere.


All'inizio la rabbia compare ugualmente. Tuttavia, fra lo stimolo e la reazione si apre uno spazio. In quello spazio diventa possibile scegliere.


Col tempo, le sue azioni cambiano. Cambiano le relazioni, le conseguenze delle sue decisioni e, forse, anche il modo in cui interpreta gli eventi della vita.


Ha modificato il proprio karma?


Se intendiamo il karma come il processo attraverso cui le nostre intenzioni e azioni producono conseguenze, sì: possiamo influenzarlo concretamente.


Se invece intendiamo una legge cosmica che determina gli eventi in base ad azioni compiute in questa o in altre vite, non disponiamo di prove scientifiche che dimostrino che la meditazione possa modificarla.


È importante distinguere questi due significati, senza per questo liquidare la dimensione spirituale della domanda.


### 3\. Il punto più profondo: chi è che esercita l'influenza?


Qui arriviamo, credo, al cuore della tua intuizione.


Tu dici: il sistema immunitario è una parte di noi stessi. Possiamo influenzarlo attraverso la respirazione e la concentrazione. Ma anche il karma è una parte di noi stessi. Perché non dovremmo poterlo influenzare?


Proviamo a spingerci un po' oltre.


Il corpo


Una parte dei processi corporei avviene al di fuori della coscienza. Eppure, attraverso il respiro, l'attività fisica, il rilassamento e la gestione dello stress, possiamo influenzarne alcuni aspetti.


La mente


Anche pensieri ed emozioni possono sorgere spontaneamente. Ma allenando l'attenzione possiamo imparare a riconoscerli senza doverli necessariamente seguire.


Le nostre tendenze e il nostro karma


Abitudini, impulsi, convinzioni e reazioni condizionano le nostre scelte. Ma diventare consapevoli di questi condizionamenti può consentirci di interromperne alcuni e di costruire modalità nuove di agire.


In tutti e tre i casi emerge un elemento comune: un sistema può contenere processi che non controlliamo direttamente e, nello stesso tempo, possedere margini di autoregolazione.


Questo non significa che il corpo, la mente e il karma funzionino secondo le stesse leggi. Significa, più semplicemente, che essere parte di noi non equivale a essere completamente sotto il nostro controllo, ma neppure a essere del tutto impermeabili alla nostra influenza.


### 4\. Ma allora chi è che cambia il karma?


Qui si entra in una questione ancora più sottile, presente da secoli nella filosofia e nelle tradizioni contemplative.


Se sono condizionato dal mio passato, dalle mie esperienze, dal mio temperamento e dalle mie abitudini, in che senso sono libero di cambiare?


Anche il desiderio di cambiare, infatti, nasce da ciò che siamo.


Il buddhismo affronta questa difficoltà senza dover postulare necessariamente un io permanente, separato da ogni condizionamento. La pratica consiste anche nel riconoscere come pensieri, desideri e reazioni sorgano da condizioni mutevoli, anziché considerarli un'identità immutabile.


Da questa prospettiva, forse non è necessario immaginare un piccolo essere dentro di noi che comanda il corpo e la mente dall'esterno.


La consapevolezza stessa può diventare una nuova condizione all'interno del sistema.


Prima reagisci automaticamente. Poi impari a osservare la reazione. In seguito, l'osservazione modifica la probabilità che tu reagisca nello stesso modo. La nuova risposta produce conseguenze diverse, che a loro volta modificano le condizioni future.


Il cambiamento non richiede necessariamente un controllore separato dal sistema: può emergere dal sistema stesso.


Naturalmente, questa è una spiegazione plausibile dei cambiamenti psicologici e comportamentali, non una dimostrazione scientifica di una legge karmica universale.


### 5\. Il karma è modificabile, ma fino a che punto?


C'è un'ultima distinzione che considero essenziale.


Non possiamo scegliere tutte le condizioni della nostra esistenza. Non scegliamo la nostra nascita, molti aspetti del nostro patrimonio genetico, ogni evento che ci accade o tutte le conseguenze delle azioni altrui.


Anche una persona profondamente consapevole può ammalarsi, subire un'ingiustizia o attraversare una tragedia.


Perciò non sarebbe corretto concludere che ogni sofferenza sia il risultato del karma personale, né che basti meditare per evitarla. Una simile interpretazione rischierebbe di trasformare una ricerca spirituale in una colpevolizzazione di chi soffre.


Possiamo però influenzare, almeno in parte, il modo in cui rispondiamo a ciò che accade, le intenzioni che coltiviamo, le azioni che compiamo e le conseguenze che contribuiamo a produrre.


Se vuoi usare il linguaggio del karma, potresti dire che non siamo necessariamente padroni di tutte le condizioni che abbiamo ereditato, ma partecipiamo alla formazione di quelle che verranno.


E forse la pratica spirituale serve proprio a rendere questa partecipazione più consapevole.


### Ti lascio con una riflessione


Immagina che tu stia respirando lentamente, con piena attenzione. Il respiro cambia, il sistema nervoso risponde e alcuni processi fisiologici si modificano.


Ora immagina di mantenere la stessa attenzione mentre nasce un impulso di rabbia, di paura o di desiderio. Anche in questo caso qualcosa può cambiare: non necessariamente l'impulso stesso, ma il rapporto che hai con esso e ciò che decidi di farne.


Nel primo caso, la consapevolezza può influenzare alcuni processi del corpo. Nel secondo, può influenzare alcuni processi che contribuiscono a costruire il tuo futuro.


Forse il punto d'incontro tra la ricerca scientifica e quella spirituale non è che la mente possa controllare tutto, ma che la consapevolezza possa trasformare, almeno in parte, il modo in cui partecipiamo a ciò che siamo.


E vorrei porti una domanda, perché credo che la risposta cambi profondamente il senso della tua riflessione.


Quando parli di karma, a quale delle due idee ti riferisci maggiormente?


* Al karma come legge universale di causa ed effetto, che potrebbe comprendere anche conseguenze oltre la vita presente.


* Al karma come insieme di condizionamenti interiori, abitudini, impulsi e conseguenze che si ripetono nella nostra esistenza.


Oppure intendi qualcosa di ancora diverso: una sorta di destino che sentiamo già scritto dentro di noi, ma che forse una coscienza più profonda potrebbe trasformare?


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