martedì 20 marzo 2012

Impermanenza ed evoluzione

Quando ci si dice che tutte le cose sono impermanenti e che non bisogna attaccarsi ad esse, restiamo turbati. Noi siamo attaccati alle nostre sensazioni piacevoli, alle persone che amiamo, all'esistenza stessa, e sembra che l'impermanenza minacci tutte queste cose. Ma dobbiamo raggiungere una comprensione profonda del divenire. Se non ci fosse l'impermanenza, come potrebbe questo seme diventare un albero, come potrebbe questo bambino diventare un uomo?
Tutto è impermanente perché tutto deve cambiare, crescere ed evolversi.
Se rimaniamo attaccati, se non comprendiamo a fondo le leggi che reggono il mondo, non solo non le sposteremo di un millimetro, ma la sofferenza e la perdita prima o poi ci devasteranno.

domenica 18 marzo 2012

Uscire dalla sofferenza

Oggi sei disperato, sei angosciato, il mondo ti sembra un incubo - e non sai come uscirne? Niente paura; concentrati su questo istante presente, solo su questo.
In questo attimo, dov'è il tuo dolore?
In realtà non c'è. Perché il dolore è nel tempo, cioè nella mente che li unisce, ma non nei singoli attimi.
Certo un attimo sembra poco, sembra troppo breve. Eppure da lì puoi prendere un'altra strada per uscire dalla sofferenza.

Teologi

Ogni tanto leggo qualche libro di teologia. Voglio rendermi conto di come qualche ometto abbia la pretesa di parlare di Dio, abbia la pretesa di usare parole per circoscrivere ciò che non può essere detto - e neppure pensato. E mi metto a sorridere. Non si può parlare di ciò di cui non si ha esperienza. Prima, bisogna fare l'esperienza del divino. Ma, se non si smette di parlare e di pensare, questa esperienza è impossibile. Dunque...

sabato 17 marzo 2012

L'esercizio del silenzio

Non siamo prigionieri soltanto delle opinioni e dei valori sociali, ma anche delle convenzioni umane. Basti pensare che per noi, mettersi in relazione, significa parlare: se due o più persone s'incontrano, devono parlare. Se non comunichiamo attraverso le parole, ci sentiamo imbarazzati. Ma la vera comunicazione avviene al di là delle parole.
Facciamolo come esercizio. Incontriamoci e stiamo insieme senza parlare. Questo è un importante esercizio di meditazione.

Essere ed essere qualcuno

I nostri genitori ci spingono ad “essere qualcuno”, a farci strada nella vita – e per noi tutto questo è normale. Evidentemente, siamo convinti di non essere nessuno. Non basta insomma il fatto di essere; no, dobbiamo anche essere qualcuno, distinguerci. Eppure, il fatto di essere vivi, di essere sani, di essere qui e ora, è già un miracolo. Che cos'altro possiamo aggiungere?
Forse, un giorno, dopo aver tanto lavorato e lottato, dopo esserci fatti una posizione sociale, dopo essere diventati qualcuno, sentiremo il bisogno di ritrovare il nostro vero sé. Sì, perché ciò che siamo veramente non ha niente a che fare con lo status sociale.

La meditazione dell'attimo presente

Fate questo esercizio: cercate di rimanere il più a lungo possibile nell’attimo presente. Sembra facile, ma non lo è. Vi accorgerete che la mente tende inevitabilmente ad andare nel passato, nel futuro o comunque in qualche fantasticheria. In altri termini, la mente si distacca dal momento che vivete per evadere, per andare altrove. È lei la responsabile della vostra alienazione. L’esercizio per contrastare questa tendenza è cercare di rimanere nel presente, magari seguendo il respiro che è sempre, per forza di cose, attuale. Chiudete gli occhi, perché la vista tende a portarvi altrove. Non ripetete né parole né mantra perché si tratta comunque di attività mentali. Restate soltanto attenti al qui e ora, senza un oggetto preciso.
          L’esercizio in realtà consiste nel non-pensare, ossia nel non utilizzare le attività mentali, tranne quella dell’attenzione. Poiché i pensieri tendono dopo un po’ a ripresentarsi, voi diventatene semplici testimoni. Dovete infatti considerare la mente come un semplice strumento, uno strumento che tende a prendere il sopravvento. Non dovete farvi manovrare dalla mente. Voi siete i padroni della mente, e non viceversa. Voi siete i testimoni della mente.
          Ponetevi quindi nella posizione del testimone, anche delle attività mentali. Voi non siete la mente; voi siete al di là del corpo e al di là della mente.
          A che cosa serve questa meditazione? A riscoprire la vostra vera identità. Che non è quella del vostro status sociale e nemmeno quella del vostro stato terreno. Rimanendo il più a lungo in questa posizione, avrete accesso al Sé superiore, con le sue enormi riserve di energia, di comprensione e di auto-guarigione. 

Risvegliarsi dal sogno

Che differenza c’è fra sogno e realtà? Come distinguere l’uno dall’altra? È semplice. Sapete che siete vissuti in un sogno quando vi svegliate. È solo al risveglio che potrete capire se eravate in un sogno. Ebbene il risveglio può avvenire o attraverso la meditazione o attraverso la morte. Alla morte, infatti, ci sveglieremo dal sogno della vita e ci accorgeremo che l’esistenza, con tutte le sue gioie e i suoi dolori, non è stato che un sogno. Ma anche adesso potete capirlo.

venerdì 16 marzo 2012

Mezzi abili

Nei Vangeli si dice: “Siate semplici come colombe e astuti come serpenti”. Nel buddhismo questi si chiamano “mezzi abili”: sapersi adattare alla mentalità delle singole persone per penetrare oltre la loro corazza e colpire la loro mente o il loro cuore.

Respirare con consapevolezza

“Essere persi nei propri pensieri”: questa è un'espressione perfetta per spiegare il fatto che, quando ci si lascia trascinare u cullare dai propri pensieri, in realtà non si è presenti, non si è qui ed ora. Si è altrove, ovunque ci porti la mente.
In meditazione bisogna fare il contrario: smettere di perdersi dietro i propri pensieri e ritornare al presente. Per farlo ci si concentra per esempio sul respiro. Ma non si pensa al respiro; lo si percepisce, lo si osserva. Così si svuota la mente da ogni altro pensiero.

L'apertura mentale

Attaccarsi ai pregiudizi, ai preconcetti e alle fedi è sempre un errore, perché ci si chiude al nuovo e ci si comporta come il ricco mercante di una favola buddhista. Costui aveva un bambino e un giorno partì per un viaggio di affari. Ma il villaggio fu assalito dai predoni che rubarono tutti i beni e alla fine bruciarono le case. Quando il mercante tornò, trovò la casa bruciata e scoprì le ceneri di un bambino. Convinto che fosse suo figlio, lo pianse amaramente e poi raccolse le ceneri in uno scrigno che portava sempre con sé.
Il bambino però era solo stato rapito e, dopo qualche anno, riuscì a fuggire. Tornato alla casa paterna, che era stata ricostruita, bussò alla porta. “Chi è?” domandò il padre. “Sono io, tuo figlio.” “Impossibile, mio figlio è morto. Ho qui le sue ceneri. Perciò, tu sei un impostore. Vattene!”
Il bambino lo pregò a lungo, ma il padre fu irremovibile. Così il figlio se ne andò. E stavolta il mercante lo perse per sempre.
Lo stesso succede a chi crede di avere la verità in tasca e si chiude a ogni altra possibilità.
La vera spiritualità è esattamente il contrario: è apertura mentale, non chiusura nei dogmi.

giovedì 15 marzo 2012

Richiami alla consapevolezza

Dal maestro Thich Nhat Hanh viene la pratica delle “campane di consapevolezza”: ogni tanto, durante la giornata, viene suonata una campana al cui suono ci si deve fermare e si deve inspirare ed espirare consapevolmente. Il metodo è molto utile perché spesso tutti noi, presi dalle nostre attività, ci dimentichiamo di praticare, di tornare a noi stessi. Bastano poche ispirazioni ed espirazioni, pochi secondi. Si può anche ricorrere a sveglie opportunamente regolate, a orologi a pendolo, ad allarmi attivati sul computer o a qualunque altro suono; per esempio, ogni volta che squilla il telefono.

L'apertura mentale

Attaccarsi ai pregiudizi, ai preconcetti e alle fedi è sempre un errore, perché ci si chiude al nuovo e ci si comporta come il ricco mercante di una favola buddhista. Costui aveva un bambino e un giorno partì per un viaggio di affari. Ma il villaggio fu assalito dai predoni che rubarono tutti i beni e alla fine bruciarono le case. Quando il mercante tornò, trovò la casa bruciata e scoprì le ceneri di un bambino. Convinto che fosse suo figlio, lo pianse amaramente e poi raccolse le ceneri in uno scrigno che portava sempre con sé.
          Il bambino però era solo stato rapito e, dopo qualche anno, riuscì a fuggire. Tornato alla casa paterna, che era stata ricostruita, bussò alla porta. “Chi è?” domandò il padre. “Sono io, tuo figlio.” “Impossibile, mio figlio è morto. Ho qui le sue ceneri. Perciò, tu sei un impostore. Vattene!”
          Il bambino lo pregò a lungo, ma il padre fu irremovibile. Così il figlio se ne andò. E stavolta il mercante lo perse per sempre.
          Lo stesso succede a chi crede di avere la verità in tasca e si chiude a ogni altra possibilità.
          La vera spiritualità è esattamente il contrario: è apertura mentale, non chiusura nei dogmi.

martedì 13 marzo 2012

Universo e consapevolezza

Abbiamo sempre bisogno di un capo, di un leader, di un Dio. Proprio come i cani, abbiamo l'istinto gregario. Ma pensiamo a Internet: che cos'è la rete se non una capacità di comunicazione che non ha bisogno di un leader? Ognuno è un nodo, e quindi un centro, della rete. Così è per l'universo: ognuno è il centro, il centro è dappertutto. Il centro è ognuno di noi - purché consapevole.

Autoguarigione

Consapevolezza, presenza mentale e attenzione sono nomi diversi di funzioni che hanno lo stesso scopo: fare qualcosa con tutto il nostro essere. Dapprima possiamo concentrarci su noi stessi, rendendoci conto se siamo presenti in ciò che facciamo, pensiamo, osserviamo o sentiamo. Poi possiamo spostare l'attenzione alle persone che ci stanno intorno per capire i loro stati d'animo.
Un metodo semplice, ma potente, per ritrovare la propria presenza mentale è concentrarsi sul respiro. Restiamo consapevoli di quando inspiriamo e di quando espiriamo, dicendo per esempio “dentro” e “fuori” o “in” e “out”. In tal modo ritorniamo al qui e adesso, e recuperiamo la consapevolezza.
Una volta tornati a questa consapevolezza, esaminiamo se il corpo/mente è teso o disteso, contratto o rilassato, preoccupato o sereno. E scopriamone le cause.
Poiché la sofferenza è tensione, se siamo tesi, vuol dire che soffriamo. E di questa sofferenza dobbiamo diventare consapevoli riconoscendola e "abbracciandola". Tenendola al centro della nostra attenzione e abbracciandola con la consapevolezza, a poco a poco riusciremo a uscirne.

La meditazione analitica

Felicità e infelicità vanno prese non tanto come mete da raggiungere o da evitare quanto come cartine di tornasole della nostra condizione. Se siamo infelici, se soffriamo, vuol dire che siamo sulla strada sbagliata.
La meditazione analitica è la capacità do tornare in noi stessi per scoprire il nostro stato d'animo e per scoprirne le cause. Se siamo pieni di energia e di gioia siamo sulla strada giusta. Se siamo infelici dobbiamo comprenderne i motivi e, se possibile, eliminarli.
Ma la possibilità di auto guarigione dipende da questa nostra capacità di tornare a noi stessi e di analizzare gli stati d'animo.

domenica 11 marzo 2012

L'essenza

Nel campo della meditazione è venuto di moda prendersela con l’ego come se fosse la fonte di tutti i mali. In realtà, senza ego ci mancherebbe l’impalcatura per essere noi stessi, per avere un’identità. Ma dall’ego nascono tanti problemi, tutti imperniati sul fatto che l’ego si crede separato da tutti gli altri esseri e che vuole distinguersi, possedere e primeggiare. Bisogna allora meditare sul fatto che l’ego nasce da altri ego ed è in continuo rapporto con essi. Già alla nascita il nostro ego, come il nostro patrimonio genetico, si forma con parte di quello paterno e con parte di quello materno. E poi, attraverso gli scambi culturali ed affettivi, continua ad essere un nodo di una rete di relazioni, è relazione ed ha per scopo il relazionarsi con gli altri. In tal senso è composto da tanti altri ego e non può essere del tutto se stesso.
            Quando perciò dico “io” mi riferisco a un complesso di caratteristiche, molte delle quali non sono propriamente “mie”, ma sono parti di altri ego introiettati più o meno armoniosamente, ed alcuni in conflitto tra loro.
            Chi sono io? Sono tante persone, come una specie di sole intorno a cui girano molti pianeti – un sistema di ego. Ma noi puntiamo al centro. Scartando tutto ciò che è acquisito o periferico, cerchiamo quel nucleo, che è appunto l’essenza.
            Solo il buddhismo sostiene che non esiste un’anima. Ma anch’esso deve ammettere che qualcosa dovrà continuare a reincarnarsi fino a che non otterrà la liberazione ultima. Esiste dunque un’anima provvisoria. Questa provvisorietà, però, può durare per un numero incalcolabile di esistenze. E quindi…
            Forse un giorno ci riuniremo tutti nella grande Anima Universale e, perciò, non ci sarà più bisogno di individualità. Ma ci vorrà tempo – ancora molto tempo. E intanto… la vita continua.

giovedì 8 marzo 2012

Come in un film

Come credere ad un’altra vita?
Il fatto è che è come vedere la parte centrale di un film e rendersi conto che manca sia l’inizio sia il proseguimento. Doveva esserci un prima e deve esserci un dopo.

La meditazione camminata

Se fai due passi per le strade della tua città, tu puoi rendere conto che quasi tutti vanno in giro con la testa fra le nuvole; in altri termini non sono presenti nel loro stesso camminare, sono tutti presi dai loro pensieri. Tu non fare come loro; anzi, utilizza la passeggiata come mezzo di meditazione. Per prima cosa sii consapevole che basta poco per ritornare con la mente nel passato, quando ripensi a ciò che è accaduto, o per rimuginare sul futuro, quando pensi a ciò che potrebbe accadere o a ciò che vorresti che accadesse. La mente non è capace di rimanere sul momento presente, qui e ora, e va continuamente nel passato o nel futuro, con la conseguenza che corpo e mente sono scissi: mentre il corpo si muove qui, la mente è altrove. Ecco un esempio di perfetta alienazione.
            Tu renditi conto di tutto questo e ripromettiti di rimanere nel presente almeno per la durata di quella passeggiata. Ritorna coerente con te stesso, ri-sintonizza corpo e mente, esercita la tua presenza mentale, osserva ciò che ti sta intorno. Sarà un esercizio di terapia mentale, di sviluppo della consapevolezza: essere consapevole del tuo essere qui e ora.
            Per l'uomo moderno non è facile, perché in lui la mente è ipersviluppata e lavora sempre in eccesso. Soltanto quando fai il turista e passeggi in un luogo che non hai mai conosciuto, ti guardi intorno con interesse; è per questo che molti amano il turismo: permette loro di uscire per un po' dai pensieri ossessivi.

mercoledì 7 marzo 2012

La qualità dell'attenzione

La famiglia, d'accordo, è il fondamento della società. Ma se pensiamo che basti far parte di una stessa famiglia per comprendersi o essere compresi, per parlarsi veramente o anche solo per "vedersi", siamo degli illusi. Anche in questo caso è la qualità dell'attenzione che conta, non il semplice stare insieme. Serve a poco, dunque, far appello alla famiglia, come fanno i preti nostrani, tenuto anche conto che gran parte delle nevrosi e delle sofferenze degli individui nascono proprio da un ambiente famigliare malato. Ma chi insegna da noi la qualità dell'attenzione?

lunedì 5 marzo 2012

La capacità di trascendere

Vi sentite cristiani, ebrei, musulmani, ecc.? Lasciate perdere: si tratta di condizionamenti culturali, si tratta di strade preconfezionate che non portano da nessuna parte. Ciò che cercate, la realtà ultima, non è né cristiana né ebraica né musulmana, ecc. Il vostro scopo nella vita è essere voi stessi. Potete anche essere perfetti cristiani, perfetti ebrei, perfetti musulmani, ecc., ma siete soltanto dei conformisti che non hanno ancora sperimentato nulla.
La trascendenza si chiama così proprio perché trascende, perché è al di là di simili etichette. Si dice nel buddhismo: "Se incontri sulla tua strada il Buddha, uccidilo!"
Lasciate dunque perdere preconcetti e pregiudizi, lasciate perdere le fedi di massa e cercate la vostra strada, al di là delle parole e delle teologie. Dovete sentire dentro di voi che cosa è vero; dovete cercare dentro di voi la vostra strada; nessun altro può sostituirsi a voi, nessuno può fare esperienza per voi. "Se non sarò me stesso, chi lo sarà per me? E se non ora, quando?"

sabato 3 marzo 2012

L'albero e i frutti

Chi era Gesù? Poiché i Vangeli sono stati a lungo interpolati e accomodati da fanatici che volevano piegare il suo messaggio alle loro esigenze, non lo sappiamo. Abbiamo vari Gesù, alcuni in contraddizione fra loro, e quindi ognuno può ritagliarsi il suo. Ma se l'albero va giudicato dai frutti, chi poteva essere quell'uomo che ha dato vita a questa religione ipocrita, violenta e avida di potere?

La voce interiore

Tutti abbiamo una voce interiore che ci dice che cosa dobbiamo fare in verti momenti o che ci avverte sulla natura delle persone. Il problema è che, per sentirla, bisogna far tacere non solo il chiasso esteriore in cui sono immerse le nostre vite, ma anche il chiasso interiore dei nostri pensieri, dei nostri pregiudizi e delle nostre aspettative.

Conversioni religiose

In genere chi è squilibrato prima, è squilibrato anche dopo. Così, da secoli, la storia dei convertiti è sempre la stessa: prima si danno a ogni genere di vizi, di violenze e di peccati, poi vedono la luce e si convertono di colpo. Ma, poiché sono individui squilibrati, si danno a privazioni, povertà, castità e preghiere, tutte eccessive, e diventano fanatici sostenitori della religione. Insomma, passano da un estremo all'altro. Non conoscono che cosa sia la via di mezzo, l'equilibrio.
Le religioni sono fatte in gran parte da questi pazzoidi.
 Prendete san Paolo: prima gran persecutore dei cristiani e poi zelota senza dubbi di un uomo che non aveva nemmeno conosciuto. Insomma, fanatico prima e fanatico dopo. Del resto, basta leggere i suoi scritti per rendersi conto che abbiamo a che fare con un individuo che non sapeva cosa fosse l'equilibrio. Un santo? In ogni caso non un saggio.

Per una nuova spiritualità

L' uomo che, attraverso la pratica dell'osservazione, della consapevolezza e della calma, è capace di controllare l'ira e l'aggressività, ha già raggiunto una importante realizzazione in questa vita. Non solo vivrà un'esistenza migliore, più felice, ma contribuirà a migliorare il mondo, sempre più nevrotico. Questa sarà la spiritualità del terzo millennio. Non le vecchie religioni con i loro comandamenti e le loro coercizioni esteriori, ma una forza che proviene dall'interno dello stesso uomo.

lunedì 27 febbraio 2012

Senza corpo

Ormai abbiamo capito tutti che paradiso e inferno non sono luoghi fisici ma stati mentali, e che in ogni momento possiamo passare dall'uno all'altro, sempre e ovunque. C'è dunque necessità di curare con la massima attenzione la nostra anima.  È da lei che dipende in gran parte il nostro stato mentale. Se poi qualcuno credesse che l'anima è immortale e che sopravviverà alla morte del corpo come entità separata e autonoma, a maggio ragione tutto ciò che avremo imparato sul suo controllo qui sulla terra ci sarà indispensabile quando tutto dipenderà dallo spirito. Immaginatevi un corpo puramente spirituale, influenzato soltanto dagli stati d'animo. Qualunque accenno di odio, di ira, di noia, di tristezza, ecc., vi precipiterà istantaneamente in un vero inferno di sofferenza. E, viceversa, qualunque accenno di simpatia, di gioia e di amore vi innalzerà ad un vero e proprio paradiso. Imparate, dunque, finché avete un corpo fisico che vi ancora alla realtà e che controbilancia la mente, a non lasciarvi andare ai primi impulsi che provate. Addestratevi a vivere percependo l'anima.

sabato 25 febbraio 2012

Connettersi all'anima

Chi è attratto dalla meditazione prova un bisogno spirituale che le altre religioni non soddisfano. Nel Vedanta, per esempio, si dice che il centro dell'anima (atman) è il divino (brahman) e che possiamo accedervi entrando in contatto con il punto più profondo o più elevato del nostro essere. Siamo dunque sollecitati a fare esperienza della trascendenza attraverso metodi mentali e psicologici, cercando dentro noi stessi.
Questo significa che non sempre siamo in contatto con questa parte del nostro sé che per semplicità chiamiamo "anima". Per farlo, dobbiamo far tacere ogni altra attività esterna e interna e cercare di sentire questa parte di noi, che altrimenti rimane soffocata e oscurata. Per prima cosa dobbiamo dunque trovare la connessione con questa anima (e ci vuole un po' di tempo) e per seconda cosa dobbiamo rimanere allineati o sintonizzati su di essa.
Connettersi con l'anima significa risvegliare la consapevolezza, che è la parte più profonda o più elevata della coscienza normale. Non bisogna però mitizzare il concetto di anima. Il risveglio di questa parte di noi non si traduce in spettacolari visioni di angeli o di dei, ma in uno stato di benessere che si configura in vari modi: diminuzione di ansia, stress, depressione, confusione, senso di impotenza, senso di colpa, senso di vergogna, conflitto interiore e sfiducia nelle nostre capacità e aumento di chiarezza mentale, forza, energia, sicurezza, amore, compassione, ispirazione, appagamento, eccetera.
Jean-Jeaques Rousseau diceva che ogni uomo nasce con il compito di dimostrare "l'ipotesi dell'anima". Questo è dunque il prossimo salto evolutivo che aspetta l'uomo, senza il quale non avremmo nessuna possibilità di evoluzione.
Comunque, non c'è bisogno di concepire l'anima come qualcosa di immortale. Per ora, la sua presenza è riscontrabile negli stati d'animo quotidiani. Se ci sentiamo sereni, equilibrati, lucidi, comprensivi, calmi e aperti alle novità e agli altri vuol dire che siamo a contatto con l'anima, vuol dire che l'acqua della sua fonte fluisce in noi; se invece ci sentiamo irritati, ansiosi, depressi, egocetrici, ostinati, rigidi e chiusi, vuol dire che abbiamo perso tale contatto.

domenica 19 febbraio 2012

Collegamenti perduti

Il desiderio ha un duplice volto: è il desiderio di piaceri fisici ed emotivi, di ciò che conosciamo; ed è il desiderio di una felicità ancora inesplorata, di ignote regioni dello spirito. Sta a noi scegliere se ripetere sempre gli stessi schemi per trovare soddisfazione o se cercare soddisfazione nella sperimentazione del nuovo. Finché rimaniamo nel campo del noto (e del sicuro) si rimane nel campo del mediocre.
Sta a noi trovare il collegamento con la nostra anima.

Paradiso e inferno

È profondamente sbagliato pensare al paradiso come a un "luogo" esterno, collocato in cielo o chissà dove. Il paradiso è dentro di noi come "luogo" di infinite possibilità di felicità. E così anche l'inferno, come "luogo" di infinite sofferenze.
Tutto è sempre dentro di noi, qui e ora. Non altrove, in un futuro. Il paradiso è sempre presente. Sei felice? Sei in paradiso. Sei infelice? Sei all'inferno. E sarà sempre così, in qualsiasi altra vita.

sabato 18 febbraio 2012

Fuori dalla mischia

Quando vedo certe immagini di una partita di rygby, in cui i giocatori si scontrano in una mischia furibonda, gli uni contro gli altri, gli uni sopra gli altri, e tutti che lottano per afferrare il pallone, trovo che questa sia un'immagine perfetta della nostra vita sociale... dove tutti si scontrano, sgomitano, si contrappongono, si uniscono e si dividono in una continua lotta per l'accaparramento di ogni genere di beni: dal denaro al sesso, dalle proprietà ai privilegi, dalle cariche prestigiose agli status symbol. Ma l'uomo nella sua essenza è sempre lo stesso e non ha bisogno di tutti questi beni. Quando ha da mangiare e un tetto sopra la testa, non ha bisogno d'altro. E la sua felicità non dipende da ciò che ha accumulato, ma da suo stato d'animo. È questo che va curato, fortificato e conservato.
Usciamo dunque dalla mischia, tiriamo il fiato e diminuiamo la pressione sociale ad arrivare non si sa dove. Rendiamoci conto che la vita è breve e che le cose che contano sono già dentro di noi e non vanno strappate agli altri.

La qualità dell'attenzione

Se l'eternità è qualcosa cui si applica l'avverbio "sempre", allora l'attimo presente è quanto di più vicino ci sia ad essa, perché è sempre qui e ora. L'attimo presente è sempre presente ed è sempre diverso. Ma non bisogna trasformare l'attenzione in una forma di tensione, di concentrazione spasmodica; non dobbiamo sforzarci di diventare cani da guardia del presente. L'attenzione non è controllo, non è preoccupazione ansiosa; è piuttosto un atto di piacere, un sollievo, un fluire con la vita, una testimonianza silenziosa e amorosa.
L'attenzione non perde di vista il momento presente, ma non se ne fa neppure assillare. È come una madre che, mentre fa le sue cose, non smette di "sentire" il bambino che si muove in casa.
Ed è una presenza terapeutica, dato che noi possiamo guarire o aggiustare solo ciò che osserviamo, non ciò di cui non siamo consapevoli.

mercoledì 15 febbraio 2012

Il centro della calma

La nostra società è sempre più tesa, ansiosa, depressa o stressata. Colpa dell'organizzazione della famiglia, del lavoro, dello studio, degli organismi sociali; colpa dei valori, degli impegni e delle aspettative che ci siamo imposti. Risultato: tutti stanno male, anche quando non sono ammalati. Allora ricorrono ai tranquillanti, agli antidepressivi, agli psicoterapeuti, alla religione o alla meditazione. Così, per un po' riescono a ritrovare la serenità, ma poi, immersi in un mondo che non dà tregua, finiscono di nuovo per rodersi dalla preoccupazioni. È difficile trovare la tranquillità quando siamo continuamente bombardati da notizie di guerre, epidemie, omicidi, corruzione, disastri naturali e atrocità varie. Non si può essere calmi in un ambiente del genere.
In effetti, bisognerebbe allontanarsi dalla società. Forse, se vivessimo in un luogo remoto, lontano da tutti, senza televisione, radio, telefono e computer, potremmo ritrovare la pace e un ritmo naturale di vita. Ma dov'è questo luogo? E chi ci assicura che non ci porteremmo dietro, dentro di noi, tutti questi motivi di preoccupazione? E poi dovremmo stare soli, perché come potremmo non essere in ansia se le persone che amiamo stanno male?
L'unica via d'uscita è farsi interiormente un centro di calma, dove poterci rifugiare periodicamente quando le cose vanno male. Questo centro va individuato quando siamo tranquilli e poi va rivisitato sistematicamente, in modo da renderlo il più possibile resistente agli attacchi di un mondo senza pace.

Corpo e anima

Siamo convinti che il corpo sia una specie di macchina. Quando siamo malati andiamo dal medico o dal chirurgo e chiediamo qualche medicina o qualche intervento per aggiustare l'organo. Ma il nostro corpo, attraverso la mente, diventa la sede di emozioni, di aspirazioni, di sofferenze, di amore, di odio, di delusioni, di aspettative, ecc., di cui il medico non sa assolutamente nulla. Egli sembra ignorare che quel corpo è animato da una forza che lui non conosce. Possiamo dunque curare l'organo, ma, se è la mente che è ammalata, che soffre, ecc., come possiamo pretendere di guarirla curando un organo o il corpo? Dobbiamo capire noi, attraverso un attento ascolto, attraverso un'auto-auscultazione, perché la nostra anima soffra, perché abbia perso l'equilibrio, che cosa le manca, di che cosa ha bisogno. Dobbiamo osservarla attentamente e porci varie domande. Che cosa è successo? Che cosa ci ha colpito? Chi ci ha ferito? Quali speranze sono andate deluse?... Se non lo faremo, continueremo a curare la parte sbagliata e a rivolgerci al medico sbagliato.
Il corpo non è un insieme di organi e neppure una macchina. È l'organismo psico-fisico attraverso cui l'universo diventa consapevole di se stesso e cerca di evolversi.

Il potere della mente

Se credete che il cervello preceda la mente, provate a ricevere una brutta notizia, per esempio la morte di una persona cara. Che cosa succede? Di colpo la mente cambierà l'umore e scatenerà nel vostro cervello e nel corpo, attraverso messaggi bio-chimici, un'infinità di stimoli dolorosi che avranno effetti devastanti... come se vi fosse stato iniettato un potente veleno. Questo effetto può durare  giorni, mesi o anni e può farvi ammalare. Se vi viene un infarto, i medici diranno che avete avuto un attacco di cuore, ma in realtà avete avuto un "attacco di mente". Naturalmente avviene anche il contrario, quando ricevete una buona notizia: qui la mente trasmetterà al cervello e al corpo messaggi di benessere e di felicità.
Questo ci dice l'importanza di osservare, curare, riequilibrare e coltivare uno stato d'animo sereno, qualunque cosa capiti. Ma l'opera di meditazione va fatta in anticipo, come se fosse una cura preventiva.

lunedì 13 febbraio 2012

Portali di luce

Le porte d'ingresso sono infinite (concentrazione, amore, gioia, sofferenza, ecc.), ma a tutte si arriva attraverso un'unica via: una intensificazione della sensibilità.

Il separatore

La pretesa che qualcuno possa far da mediatore fra l'uomo e il divino, non è questo l'aspetto demoniaco delle caste sacerdotali? Una religione organizzata in un'istituzione, con dogmi, teologie e gerarchie, non è il capolavoro di Satana? Che ha un unico scopo: allontanare l'uomo dalla trascendenza, chiudergli le porte d'ingresso.

Vita e morte

Noi siamo abituati a pensare che la morte sia la fine della vita e che vivere significhi proprio resistere il più possibile alla morte. Però, se ci pensiamo bene, la morte non è qualcosa che si contrapponga alla vita, ma è qualcosa che fa parte della vita fin dal primo momento. Dunque, resistere alla morte è come resistere alla vita - un controsenso.
Il problema è che la nostra mente non è in grado di pensare i contrari, perché li mette in un rapporto di contrapposizione temporale. Se c'è la luce, non c'è il buio. Se c'è il bene, non c'è il male. E invece non è così. Gli opposti si mettono al mondo a vicenda, si sostengono a vicenda e nascono e muoiono nello stesso tempo.
Il giorno in cui moriremo, dunque, sparirà sì la vita, ma sparirà contemporaneamente anche la morte: di questo dobbiamo tener conto. Se ci sarà una nuova vita, ci sarà una nuova morte.

Grandi amori

Non credo ai grandi amori, credo ai grandi amanti. Che cosa voglio dire? Che ci sono persone capaci di amare molto e ci sono persone capaci di amare poco - tutto qui. Ci sono persone profonde e persone superficiali. Ci sono persone che hanno dell'amore un'idea ristretta e persone che comprendono di più. Ci sono persone che non riescono mai a uscire dal loro piccolo ego, tronfio e gonfio, e quindi fanno rientrare l'amore in ciò che appartiene loro e gratifica loro... tutto intorno e in funzione del loro io; e ci sono persone che capiscono che per amare bisogna abbassare le difese dell'ego.
"Che l'amore sia tutto quel che c'è, è tutto ciò che sappiamo dell'amore" diceva Emily Dickinson. Ma che cosa s'intende per "amore"? Per molti è soltanto ciò che provano per una persona, per altri è anche ciò che provano per tutto ciò che li appassiona, li interessa e li coinvolge. E quindi esistono numerose varietà di amore, non tutte presentabili... C'è gente per esempio che ha una passione per il gioco, per i soldi, per la pornografia o per certi particolari rapporti sessuali, e c'è gente che prova la passione per la cultura, per l'arte, per l'altruismo e per il sapere: non sono tutte forme d'amore?
L'amore è tutto ciò che attrae e unisce. Ma non è tutto rispettabile. C'è l'amore che fonda una famiglia e c'è l'amore che la distrugge. C'è l'amore che ti cambia positivamente e quello che ti abbatte. C'è l'amore che ti libera e quello che ti incatena. C'è l'amore per il bene e la pace e l'amore per il male e la violenza. Quando diciamo che l'amore è tutto, purtroppo includiamo anche ciò che da un certo punto di vista è negativo.

Ragione e sentimento

Non credo nel conflitto tra ragione e sentimento possa aver ragione quest'ultimo. Anche se, come diceva Pascal, il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce, è vero anche il contrario: la ragione ha delle ragioni che il cuore non conosce. Se, per esempio, mi innamoro di una persona ma la ragione mi dice che è la persona sbagliata, credo che alla fine abbia ragione la ragione. Oppure, se il mio cuore mi invoglia a mangiare una torta intera, e la ragione mi dice che mi farà male, quest'ultima avrà purtroppo ragione. Diciamo, piuttosto, che qualche volta noi preferiamo farci male pur di goderci subito qualcosa... ma la ragione sa che ci stiamo facendo male.

A favore del relativismo

La Chiesa si scaglia con parole di fuoco contro il relativismo, ossia contro l'idea che ogni idea sia relativa. Ma, come scrivono Sergio e Beda Romano in La Chiesa contro, Longanesi, 2012, il relativismo "è il solo atteggiamento che permetta di vivere, senza spargere sangue, con chi ha convinzioni diverse dalla nostre". Ed è per questo che oggi il peggior pericolo per la democrazia e la libertà dei popoli viene dall'assolutismo e dal fondamentalismo delle religioni.
Ha ragione Krishnamurti quando dice che "la forma più alta dell'intelligenza umana è osservare se stessi senza giudizio". È questo atteggiamento che ci permette di avere una mente aperta e di combattere il fanatismo in noi. È inoltre l'unico modo per giungere a una visione chiara e illuminata. Se osserviamo quietamente e con distacco le nostre stesse convinzioni, ci accorgiamo di come siano spesso forme di condizionamento ereditate dal passato. A quel punto siamo in grado di aprire la mente a tutti i punti di vista, a tutte le convinzioni, lasciando cadere l'istinto atavico di combattere chi la pensa diversamente.
L'osservazione non giudicante, l'essere testimoni delle nostre stesse esperienze e del lavorio della mente, è un momento di grande liberazione, in quanto facciamo un salto fuori dalla mente chiusa e asfittica e ci affacciamo alla mente universale.

Mente e cervello

Noi crediamo che la mente non possa esistere senza il cervello. Eppure, se ci sarà un aldilà, sarà esattamente questo: una pura mente senza corpo o con un corpo solo energetico, un corpo sottile. Come provarlo? Il fatto è che noi non siamo i veri creatori né dei nostri pensieri né dei nostri sentimenti. Siamo dei ripetitori. Sono io che penso, oppure c'è "qualcosa" che sta pensando attraverso di me? Quante sono davvero le idee mie? Quanti i miei sentimenti? Ci sono una idea o un sentimento che siano soltanto miei, che abbia soltanto io?
Quante persone sono in grado di pensare o di sentire in maniera originale e personale? Per generazioni e generazioni l'umanità è andata avanti sfruttando e ripetendo le idee che sono venute da pochi, da pochissimi indidividui. Avete mai pensato qualcosa di originale nel campo della fisica o della saggezza? Lo stesso vale per i sentimenti: non facciamo che ripetere schemi di esperienza che ci sono tramandati dal passato. Crediamo di essere originali, ma tutto ciò che pensiamo e proviamo non è che un adattamento personale di ciò che altri hanno già pensato e provato. Ecco perché siamo alienati e non ci troviamo mai. Ecco perché non siamo noi stessi, ma sempre qualcosa d'altro.
La verità è che c'è una specie di mente collettiva, non materiale, non visibile, ma molto potente, che si manifesta attraverso tanti cervelli e tante sensibilità e che li utilizza per evolversi. Già dunque in questa vita c'è una mente che è anteriore ai singoli cervelli e che li informa di sé. È vero che senza cervello non potrei captare quelle idee e quei sentimenti, ma è anche vero che esiste una mente collettiva che opera prima dei cervelli. Non possiamo quindi escludere che non sia il cervello a creare la mente, ma la mente a creare il cervello.

Nei panni di Dio

Ogni tanto mi metto nei panni di Dio e mi domando: "Non si poteva fare qualcosa di meglio?" E rispondo: "Sì, si poteva creare un mondo migliore, e forse è stato creato. Ma noi siamo ancora ai primi gradini, gradini che sono piuttosto rozzi, che hanno bisogno della materia. Se salissimo, scopriremmo che i gradini superiori sono migliori, e magari non hanno bisogno della materia grezza, che è così difficile da cambiare ed elevare.
Il problema è salire, è staccarsi dal mondo materiale.

La vera patria

La patria non è un luogo geografico, un paese specifico, tant'è vero che è sempre possibile cambiare nazione e trovare la felicità e la realizzazione altrove. La vera patria è un luogo dentro di noi, dove ci troviamo bene con noi stessi e siamo felici di tornare.

Ricercatori spirituali

Tutti dovremmo essere dei ricercatori spirituali, perché la vita è breve e abbiamo tutti una stessa sorte. Invece siamo come addormentati e ci accontentiamo delle poche idee che ci sono state inculcate da bambini. In questo senso non evolviamo mai, siamo dei tristi conservatori. Non cerchiamo nulla di nuovo, non sentiamo la ristrettezza delle prigione che ci siamo costruiti con le nostre stesse mani, con la nostra stessa mente. Peccato, perché alla fine resterà proprio l'energia che avremo messo nelle nostre ricerche. E a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.
Molti credono che sia inutile riflettere, ricercare e meditare, perché non si ottengono mai risposte. Ma ciò che conta è il livello di prondità, il livello di sensibilità, il livello di consapevolezza che avremo raggiunto... anche della nostra ignoranza. È a quel livello che prima o poi ci ritroveremo.

giovedì 9 febbraio 2012

Meditare i sentimenti

Quando ci si domanda perché i matrimoni siano in crisi, perché aumentino separazioni e divorzi, la risposta non può che essere una sola: perché non si meditano i sentimenti. Che cosa significa meditare i sentimenti? Significa custodirli dentro di sé, soppesarli, assaporarli e approfondirli. Perché il problema dell'uomo moderno è che fa tutto in fretta, tra un'occupazione e l'altra, tra un impegno e l'altro. E così i suoi sentimenti sono superficiali, immaturi, fragili; non hanno radici. E, quando non hanno radici, alla prima crisi, al primo vento colpo di vento, volano via. Anche l'amore rientra in questo quadro: il primo sentimento nasce spontaneamente e già si dà per scontato che sia un grande amore. Ma ancora non ci si conosce l'un l'altro e soprattutto non si conosce se stessi; e chi non conosce se stesso come può capire l'altro? Vivendo superficialmente, si ama superficialmente, come se l'amore fosse un bene di consumo, come se fosse facile trovarlo... magari al supermercato. E questa l'impressione che danno le grandi star internazionali che, dopo ogni rottura, nel giro di pochi giorni o di poche settimane, trovano un nuovo amore. Credetemi, non è possibile, perché l'amore non è governato dalle leggi del consumo e dello star system. L'amore è ancora governato da leggi ataviche, primordiali, è voluto più dal cielo che dalla terra. E dunque, una volta tanto, concentriamoci su questo raro prodigio, su questo fiore che sboccia spontaneamente dentro di noi. Meditiamolo a lungo, per apprezzarlo. Poi coltiviamolo, assistiamolo quando c'è la tempesta o la siccità. E serbiamolo nel cuore per farlo crescere robusto. Se il vero amore è riconoscere l'anima di un altro, siamo sicuri di poterlo fare tra il rumore e la confusione di tutti i giorni?

mercoledì 8 febbraio 2012

Al di là degli dei

Ogni tanto dico che, come sono scomparsi gli dei, così scomparirà l'idea di Dio. Ma in realtà queste realtà sottili non scompaiono veramente: si trasformano e si interiorizzano. Ciò che scompare è il culto, è la convinzione che realtà trascendenti si identifichino con realtà definite in termini concreti e fisici. Gli dei non sono scomparsi: si sono interiorizzati, e oggi rappresentano certe nostre esperienze profonde come la bellezza, l'amore, la guerra o l'odio. Lo stesso vale per Dio. Ciò che sta scomparendo è la sua immagine antropomorfa, l'illusione che possa essere identificato in qualche apparizione o persona terrena. Ma anche Dio vive in certe nostre esperienze profonde, come l'unità di tutte le cose o il campo unificato di coscienza. L'importante è capire che cosa si trovi sotto certe immagini mitologiche, che non nascono per caso ma dai nostri bisogni fondamentali.

Il potere delle fedi

Attenzione a ciò in cui credete. Fate in modo che le vostre fedi siano il più possibile elevate e comprensive, perché il vostro cammino dipende proprio da ciò in cui credete. Il prossimo stato in cui vi troverete dopo la morte non sarà qualcosa di oggettivo, come questo, ma un campo di coscienza, in cui voi proietterete tutto ciò desiderate e pensate. Potrebbe sembrarvi una bella cosa, ma se desiderete o penserete cose negative... sarete condannati a viverle. Non sarà facile condurre la barca della mente sottile. In un certo senso, questo è già avvenuto in passato quando abbiamo scelto di finire in questo mondo: noi tutti abbiamo fatto lo stesso sogno di una sostanza semi-solida - ed eccoci qua.
Attenti al prossimo sogno, dunque.
Per esempio, se nutrite la credenza in un Dio paterno, avrete quel Dio. Se credete in un Dio Madre, avrete quella Dea. Se credete in un Inferno e in un Paradiso, finirete in uno di questi due stati (e anche il Paradiso sarà un Inferno perché sarà una noiosa adorazione). Se credete in una unione con l'Anima universale, vi dimenticherete della vostra individualità. Se non credete in niente, non avrete niente, e così via. Questo è il grande potere delle nostre più profonde aspettative - che alla fine si realizzano.
Se credete che il viaggio dell'anima sia infinito, avrete un viaggio senza fine e infiniti livelli di consapevolezza. E questa idea mi sembra la migliore. Vi conviene dunque uscire dalle piccole credenze parrocchiali, dalle ristrette convinzioni religiose, dai catechismi e dalle teologie che tendono a ingabbiarvi la mente. Lasciate perdere il vostro abituale livello di coscienza. Rendetevi conto che potrete essere sempre di più i creatori del vostro mondo. Lavorate sul presente in modo approfondito se volete garantirvi un futuro luminoso. La vita non è separata dalla morte, il mondo non è separato dall'aldilà. Siamo noi che che separiamo esperienze che sono unitarie, espeerienze che incominciano altrove e proseguono altrove. Siamo noi che distinguiamo e dividiamo. Ma in questo istante, in questo mondo, su questo piano di realtà, qui ed ora, si trovano anche tutti gli altri livelli. Basta affinare la coscienza per coglierli.

martedì 7 febbraio 2012

Anima, bene e male

Il fatto che molte persone credano a Satana, il principe del male, ci fa capire come esista una volontà di non assumersi le responsabilità delle proprie azioni. Ma, a ben vedere, la stessa cosa vale per le molte persone che credono in un Dio. Si delega sempre a qualche potere cosmico il male e il bene che invece compiamo noi.
Un tempo si credeva che i fenomeni naturali e certi comportamenti umani dipendessero dagli dei. Ma poi è caduta questa fede, e nessuno la rimpiange. Gli dei sono spariti. Adesso tocca sparire ai Demoni e agli Iddii, ma ci vuole sempre un po' di tempo perché la verità si faccia strada nelle menti delle masse. È comunque l'evoluzione della coscienza che cancella lentamente simili figure mitologiche.
Solo gli antichi maestri del Vedanta capirono che bene e male dipendono dal nostro rapporto con l'anima, con il sé più profondo. Quando questo rapporto viene stretto, compare il bene: quando viene allentato, compare il male. Per esempio, quando siamo distratti, quando siamo immersi nei nostri pensieri, quando operiamo inconsapevolmene, quando siamo condizionati dalla paura e dall'ansia, quando siamo stressati, depressi o esaltati, quando ci facciamo dominare dai pregiudizi, dalla cultura dominante, dalle mode, dal vacuo vociferare, dal conformismo e dai valori convenzionali, ecc., scaviamo fosse dentro di noi che subito vengono colmate dall'ignoranza. Quando invece siamo ispirati dalla tenerezza, dalla gentilezza, dalla chiarezza, dal silenzio e dalla quiete, siamo centrati nell'anima, e dunque non sbagliamo.

lunedì 6 febbraio 2012

Sensibilità quotidiana

È vero che tutti cerchiamo e ricordiamo le vette della felicità, ma non dobbiamo dimenticare né trascurare lo stato quotidiano, il modo in cui ci alziamo al mattino e tiriamo aventi tutto il giorno: quel livello medio di benessere che ci permette di vivere bene, al di là degli alti e dei bassi dell'umore e del carattere. Sulle vette saliamo di rado; la maggior parte della nostra vita si svolge ad altezze inferiori. Lo stesso vale per le nostre speranze sull'aldilà. È bello pensare al Paradiso, ma è meglio cercare la positività dell'essere nella vita quotidiana. Tanto più che tutto in un certo senso è contemporaneo e che il Paradiso (nonché l'Inferno) lo si vede e lo si crea proprio nel momento presente. Non è qualcosa che ci capiterà senza preavviso, ma è qualcosa che, se affiniamo la sensibilità, sta già sviluppandosi qui e in questo istante.
Manutenzione quotidiana dell'anima.

sabato 4 febbraio 2012

Il potere dello spirito

Una delle grandi scoperte della fisica moderna è il rapporto esistente fra osservatore e osservato. In altri termini, il mondo che osserviamo dipende dal soggetto che lo osserva e da come lo osserva; le sue caratteristiche sono determinate dal tipo di conoscenza e di consapevolezza di chi lo apprende. Se l'osservatore fosse diverso, se il suo livello di coscienza fosse diverso, anche il mondo sarebbe diverso. La danza degli atomi viene ordinata in un certo modo dalla mente che la conosce.
Se esistessero osservatori diversi da noi, il loro mondo sarebbe differente dal nostro.
Perché allora non cercare di cambiare il mondo cambiando il nostro livello di osservazione? Se vi trovate in difficoltà, anziché sbattere la testa contro l'ostacolo, cercate di diventarne consapevoli in modo diverso. La grande creatrice di questo mondo è ciò che chiamiamo "mente". Proviamo a cambiare le sue coordinate, il suo punto di vista, scendiamo a un livello più profondo, e il mondo che abbiamo creato sarà differente.
Dobbiamo agire sulla consapevolezza se vogliamo vivere in un mondo nuovo.

Estasi

Che cos'è in fondo l'orgasmo sessuale se non un bisogno di uscire da se stessi attraverso un intenso godimento, attraverso una grande concentrazione? Che cos'è se non il superamento dell'isolamento dell'ego e un tentativo di fondersi con l'altro?
Ed è lo stesso impulso che sta alla base del processo di illuminazione... Fine improvvisa dell'identificazione con la mente e con l'ego abituale, sospensione dei pensieri estranei, massima concentrazione seguita distensione, da una liberazione che è una piccola estasi (ex-stasis).
Tutto sommato l'orgasmo è l'unico istante di liberazione a disposizione della maggior parte degli uomini. Ma loro non si rendono conto che è una ricerca spirituale. Credono che si tratti di un desiderio della carne.