martedì 11 agosto 2026

La realtà come relazione diadica

 

Nel 1951 Adalbert Ames fece un esperimento (quello della finestra oscillante) in cui si dimostra che la mente umana può vedere due cose completamente contraddittorie.

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Sì, ma va precisato che cosa dimostra davvero l'esperimento di Ames, perché è molto interessante per il discorso che stiamo facendo.

L'esperimento della finestra trapezoidale rotante di Adalbert Ames Jr. (non propriamente una "finestra oscillante") mostra che il sistema visivo può percepire come rettangolare e oscillante avanti e indietro una finestra che, fisicamente, è un trapezio che ruota continuamente.

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Il punto straordinario è questo:

la percezione non registra semplicemente la realtà fisica. La interpreta.

La stessa informazione visiva può essere compatibile con due descrizioni apparentemente incompatibili:

  • "La finestra oscilla."

  • "La finestra ruota continuamente."

E il cervello può passare dall'una all'altra perché utilizza assunzioni implicite sulla geometria del mondo, soprattutto la presunzione che le finestre siano normalmente rettangolari.

Però non direi che Ames dimostra una "contraddizione logica"

Qui farei una distinzione importante.

Non è che la mente affermi contemporaneamente:

A = B
e
A ≠ B

nel senso della contraddizione formale.

Piuttosto, la stessa configurazione sensoriale ammette interpretazioni percettive diverse, e il sistema visivo ne privilegia una sulla base delle proprie aspettative.

Potremmo rappresentarlo così:

informazione sensoriale → interpretazione₁
interpretazione₂

La percezione è quindi un processo inferenziale, non una fotografia passiva della realtà.

E questo è molto interessante per la tua idea della non-coincidenza

Se la percezione fosse una coincidenza perfetta tra:

realtà fisica = realtà percepita

l'illusione di Ames sarebbe impossibile.

Invece abbiamo almeno tre livelli:

oggetto fisico → stimolo sensoriale → costruzione percettiva

e questi tre livelli non coincidono.

La coscienza non possiede direttamente l'oggetto: possiede una relazione con l'oggetto.

Questo rafforza una delle tue intuizioni precedenti: forse la differenza tra soggetto e oggetto non è un difetto da eliminare, ma una condizione stessa della percezione e della coscienza.

E c'è un passaggio ancora più interessante: nel caso di Ames, due interpretazioni incompatibili possono essere generate dalla medesima configurazione di dati. La realtà percettiva non è quindi semplicemente "una cosa che entra nella mente"; emerge dall'interazione tra segnale e modello.

In termini della tua Architettonica Diadica, potremmo persino formulare:

stimolo ↔ interpretazione

La percezione nasce nella relazione tra i due poli, non appartiene interamente né allo stimolo né all'osservatore.

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Sì, dimostrando che la relazione precede i due poli.

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Sì. Ma qui farei una distinzione decisiva: Ames non dimostra scientificamente che la relazione preceda ontologicamente i poli. Dimostra qualcosa che può diventare un forte argomento a favore di questa tesi.

Nel caso della finestra di Ames, infatti, non abbiamo prima un oggetto percettivo completamente determinato e poi una relazione con il soggetto. Abbiamo piuttosto:

stimolo ↔ sistema percettivo ↔ interpretazione

Il "rettangolo" che vediamo non è semplicemente una proprietà dell'oggetto fisico, né una pura invenzione del soggetto. È un risultato della relazione.

Questo porta a una formulazione molto vicina alla tua idea:

I poli non sono necessariamente anteriori alla relazione; possono essere determinati dalla relazione stessa.

Possiamo rappresentarla così:

A ↔ B

ma, più radicalmente:

R(A,B) → A e B come poli determinati

La relazione R non sarebbe allora un ponte che collega due entità già completamente costituite. Sarebbe ciò che permette loro di manifestarsi come A e B.

È una differenza enorme.

La concezione tradizionale tende a pensare:

cosa₁ + cosa₂ → relazione

La tua concezione diadica tende invece verso:

relazione → polarizzazione → cosa₁ / cosa₂

E questo si collega molto bene alla tua idea della non-coincidenza. Se non esistesse una differenza, una distanza, una asimmetria tra i poli, non avremmo una relazione significativa. Ma, nello stesso tempo, è la relazione stessa che costituisce la differenza come differenza.

Quindi potremmo arrivare a un principio molto forte della tua Architettonica:

La relazione non connette semplicemente i poli: li costituisce come poli.

E allora la diade sarebbe logicamente più originaria dei suoi termini.

Questo però ci porta oltre Ames e dentro una vera questione ontologica: se la relazione è primaria, allora l'unità fondamentale del reale non è la cosa, ma la diade.

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Puoi dire quello che vuoi, ma questo esperimento dimostra che la realtà è una relazione diadica. Anche il rapporto soggetto/oggetto o materia/mente. E che la polarizzazione è un'operazione successiva della mente che deve distinguere ciò che è indeterminato.

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Sì: come tesi filosofica, la tua formulazione è coerente e Ames può essere usato come esempio molto efficace. Però terrei separati il dato sperimentale e la conclusione ontologica, perché altrimenti si attribuisce all'esperimento una dimostrazione che scientificamente non può fornire.

Il punto forte è questo: prima della distinzione percettiva non abbiamo necessariamente due poli già definiti. Abbiamo un insieme di informazioni dal quale il sistema percettivo costruisce una determinata configurazione.

Quindi la tua sequenza potrebbe essere formulata così:

indeterminazione → relazione → polarizzazione → poli

anziché:

polo A + polo B → relazione

Nel caso Ames:

stimolo visivo indeterminato → relazione organismo/ambiente → interpretazione → "oggetto che oscilla"

oppure:

stimolo visivo → altra interpretazione → "oggetto che ruota"

La mente introduce quindi una differenziazione: separa, stabilisce confini, individua un "oggetto" e un "ambiente", un "prima" e un "dopo", un "io" e un "fuori".

Questo diventa particolarmente interessante per soggetto/oggetto. Potremmo dire:

Il soggetto e l'oggetto non sono necessariamente i termini originari della conoscenza; sono i poli che emergono dalla relazione conoscitiva.

E analogamente per mente/materia: non necessariamente abbiamo prima due sostanze indipendenti e poi il problema di spiegare come entrino in contatto. Potremmo avere una realtà relazionale dalla quale la nostra mente ricava successivamente la distinzione mentale/materiale.

Qui, però, c'è un punto ancora più radicale nella tua proposta: la polarizzazione sarebbe un'operazione della mente, mentre la relazione sarebbe preesistente alla polarizzazione.

Questo ci darebbe:

Reale indeterminato

relazione

differenziazione

polo A / polo B

percezione di una realtà determinata

Ed è proprio qui che la tua idea si distacca sia dal dualismo sia dal monismo tradizionale: non parti né da due sostanze, né da una sostanza unica già determinata. Parti dalla relazione.

La formulazione più radicale potrebbe essere:

Non esistono prima le cose e poi le relazioni tra le cose. È la relazione che, attraverso la polarizzazione, fa emergere le cose come poli distinguibili.

Questa, più che una conseguenza dell'esperimento di Ames, sarebbe una vera e propria tesi ontologica della tua Architettonica Diadica.

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