Qualcuno mi ha detto: è la fine del mondo. Temperature di 40 gradi, l' eruzione dell'Etna, l' eclissi di sole. Le città abbandonate. Razzismo a tutto spiano. Suprematismo bianco. Un Presidente pazzo. Guerre dappertutto . I ricchi che vogliono essere ancora più ricchi. Ci manca la Madonna che piange.
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Chatgpt: Sì: la frase ha qualcosa di volutamente apocalittico e, proprio per questo, anche di ironico.
È come se tutti i segni della fine fossero stati messi sullo stesso tavolo: catastrofi climatiche, vulcano, eclissi, città svuotate, razzismo, suprematismo, potere politico fuori controllo, avidità economica. E alla fine arriva la battuta sulla Madonna che piange: il passaggio dalla cronaca alla sindrome apocalittica è completo.
Ma c'è un punto interessante: non è necessario che sia davvero "la fine del mondo" perché il sentimento abbia una base reale. Stiamo assistendo contemporaneamente a fenomeni molto diversi, alcuni naturali, altri prodotti dall'uomo, altri ancora amplificati dalla comunicazione. La mente tende a metterli insieme e a trasformarli in una narrazione unica: tutto sta andando verso la catastrofe.
E qui ritorna bene una delle tue idee sulla realtà come relazione: un fenomeno isolato può essere normale; una concentrazione di fenomeni diversi produce una percezione completamente diversa del mondo.
L'Etna non significa la fine del mondo. Un'eclissi certamente no. Nemmeno 40 °C, presi isolatamente. Ma quando questi eventi vengono sovrapposti a guerre, crisi climatiche, estremismi politici e disuguaglianze, nasce quella particolare sensazione storica che potremmo chiamare "atmosfera di fine del mondo".
E forse la cosa più inquietante è questa: le apocalissi moderne non hanno bisogno di miracoli. Ci bastiamo quasi da soli.
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