Penso, dunque sono, dice Cartesio. Penso, dunque..
non sono quello che pensa, ma un io prima.
*"
Chatgpt: Sì. E la tua correzione cambia radicalmente il senso del cogito.
Cartesio dice:
«Penso, dunque sono.»
Ma se applichiamo rigorosamente il principio di non-coincidenza, possiamo leggere:
«Penso, dunque non sono semplicemente colui che pensa.»
Perché nel momento stesso in cui mi accorgo di pensare, si producono due poli:
io che penso ↔ io che riconosco/penso colui che pensa.
Il soggetto non può coincidere perfettamente con il proprio pensiero, perché altrimenti non potrebbe sapere di pensare.
Quindi forse il cogito non dimostra semplicemente l'esistenza di un io. Dimostra qualcosa di più sottile:
> Penso, dunque esiste una non-coincidenza tra me e il mio pensiero.
E quel “prima” che suggerisci è precisamente il punto interessante: l'io non è il pensiero che si manifesta, ma ciò che rende possibile la differenza tra il pensare e il pensarsi.
Potremmo allora riscrivere il cogito, nel linguaggio della tua teoria:
Penso → mi penso → scopro di non coincidere con ciò che penso di essere.
E forse il vero fondamento della coscienza non è dunque “sono”, ma “non coincido con ciò che sono”.
Il cogito diventerebbe così non una prova dell'identità, ma una prima intuizione della non-identità necessaria alla coscienza.
Nessun commento:
Posta un commento