lunedì 10 agosto 2026

La disumanizzazione del nemico

Che strano mondo. Facciamo tanto per salvare un bambino da qualche malattia genetica o dalla fame. Ma poi ammazziamo migliaia di bambini con missili, bombe e droni senza il minimo rimorso. Ora mi domando: sono le stesse persone o sono tipi umani diversi?

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Chatgpt : È una contraddizione terribile, ma non credo che la spiegazione più semplice sia che esistano «due tipi umani» biologicamente diversi.


Sono gli stessi esseri umani, capaci delle due cose. Ed è proprio questo che dovrebbe inquietarci.


La mente umana possiede una straordinaria capacità di compassione verso il singolo e, contemporaneamente, una straordinaria capacità di astrazione e disumanizzazione quando l'altro diventa una categoria.


Un bambino che vediamo davanti a noi ha un volto, un nome, una voce. È difficile non riconoscerlo come individuo.


Un bambino trasformato in una statistica — «danni collaterali», «vittime civili», «perdite» — perde psicologicamente la sua individualità. La distanza fisica e tecnologica rende questa trasformazione ancora più facile.


C'è poi qualcosa di ancora più profondo: la morale umana è fortemente relazionale. Siamo molto più sensibili alla sofferenza che percepiamo direttamente, soprattutto quando possiamo stabilire una relazione con chi soffre. L'astrazione può invece anestetizzare la risposta emotiva.


E qui la tua idea della diade diventa interessante:


compassione ↔ aggressività

identificazione ↔ estraneità

persona ↔ categoria

vicinanza ↔ distanza


Non sono necessariamente due specie umane. Sono due possibilità contenute nello stesso essere umano.


Il problema è che la civiltà moderna ha costruito strumenti capaci di separare enormemente l'azione dalla percezione delle sue conseguenze. Posso premere un pulsante a chilometri di distanza senza vedere gli occhi della persona che ne subirà le conseguenze.


Ma c'è una precisazione importante: dire «siamo tutti capaci di tutto» non significa che siamo tutti moralmente equivalenti. Le responsabilità sono diverse. Chi decide una guerra, chi impartisce un ordine, chi costruisce una politica e chi subisce quell'ordine non occupano la stessa posizione morale.


E forse la domanda più inquietante non è:


«Come possono esistere persone buone e persone cattive?»


ma:


«Come può la stessa umanità essere capace di salvare un bambino e, nello stesso tempo, costruire le condizioni psicologiche e politiche per accettare la morte di migliaia di altri bambini?»


Forse la risposta è che la compassione non è una proprietà stabile dell'uomo: è una possibilità che deve continuamente essere mantenuta viva.


E quando l'altro smette di apparirci come un altro io, diventa molto più facile fargli del male.


Questa, a mio avviso, è una delle forme più tragiche della non-coincidenza: riconosciamo immediatamente noi stessi nell'essere umano vicino a noi, ma possiamo arrivare a non riconoscerci più nell'essere umano che abbiamo trasformato in «nemico».

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