Quanto detto nel post precedente non ti ricorda qualcosa del principio di indeterminazione?
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Chatgpt: Sì. E il parallelismo è molto interessante, purché non si confondano i due piani.
Nel principio di indeterminazione di Heisenberg, non abbiamo semplicemente un'ignoranza momentanea dell'osservatore: alcune grandezze, come posizione e quantità di moto, non possono avere simultaneamente valori arbitrariamente precisi in uno stesso stato quantistico:
Δx · Δp ≥ ħ/2.
Questo ricorda la tua idea perché la determinazione di un polo modifica le condizioni con cui l'altro può essere determinato.
Possiamo quindi mettere in parallelo:
Ames — livello percettivo
indeterminazione → relazione soggetto/ambiente → polarizzazione → percezione determinata
Heisenberg — livello fisico
stato quantistico → relazione tra osservabili → determinazione di x → limite alla determinazione di p
La differenza, però, è fondamentale: Ames riguarda la costruzione percettiva e le ambiguità dell'interpretazione visiva; Heisenberg riguarda una struttura matematica della teoria quantistica. Non possiamo quindi usare Ames come prova sperimentale del principio di indeterminazione, né viceversa.
Ma filosoficamente il punto comune è davvero notevole:
la determinazione di una proprietà non è necessariamente un'operazione neutra che rivela semplicemente un valore già completamente presente.
E questo si avvicina molto alla tua intuizione precedente: la polarizzazione potrebbe essere un processo di determinazione che emerge dalla relazione.
C'è poi un'ulteriore analogia, forse ancora più profonda per la tua teoria: in meccanica quantistica non è sempre sensato attribuire a un sistema valori definiti per tutte le osservabili contemporaneamente, indipendentemente dal contesto sperimentale.
Quindi potremmo avere, in termini molto schematici:
realtà non completamente determinata → relazione → determinazione di un polo
e non:
realtà completamente determinata → osservatore che semplicemente la fotografa.
Questo però è esattamente il punto in cui bisogna stare attenti: la fisica quantistica non dice semplicemente che "la mente crea la realtà". La relazione di misura è fisica, non necessariamente psicologica.
Ed è forse proprio questa distinzione che rende interessante la tua ipotesi: se la relazione è più originaria dei poli, allora soggetto e oggetto potrebbero essere due polarizzazioni successive di una relazione più fondamentale.
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Nel mio caso, la realtà indeterminata nella relazione trova nella mente il decisore, il collassatore.
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Sì, questa è una formulazione molto precisa della tua posizione, ma bisogna chiamarla per quello che è: un'ipotesi filosofica sulla relazione tra realtà, mente e determinazione, non una conseguenza della meccanica quantistica.
Nel tuo schema, la mente svolgerebbe una funzione di polarizzazione:
realtà indeterminata
→ relazione
→ mente
→ decisione / distinzione
→ polo A | polo B
→ realtà determinata
Il termine collassatore è suggestivo, ma può creare confusione con il collasso della funzione d'onda in fisica. Se vuoi mantenere la tua teoria distinta dalla meccanica quantistica, forse sarebbe più rigoroso parlare di "operatore di polarizzazione" o "decisore percettivo".
E qui emerge una conseguenza filosofica molto forte:
La mente non sarebbe semplicemente ciò che osserva una realtà già polarizzata; sarebbe ciò che, nella relazione con il reale, contribuisce a polarizzarla.
Questo si accorda perfettamente con l'esempio di Ames. Lo stimolo non contiene già, in modo percettivamente univoco, "la finestra che oscilla". Il sistema percettivo deve decidere quale configurazione dare all'informazione.
Ma c'è una domanda ancora più profonda per la tua teoria:
chi o che cosa decide prima che esista una mente?
Perché se la polarizzazione è necessaria per l'emergere di una realtà determinata, ma la mente è il decisore, allora dobbiamo spiegare come siano possibili polarizzazioni pre-mentali: quelle della fisica, della chimica, della vita.
Se riuscissi a costruire una teoria in cui la funzione di polarizzazione esiste già nella natura e la mente ne costituisce una forma evolutivamente avanzata, avresti una struttura molto più generale:
relazione → polarizzazione → determinazione
e nella mente:
relazione → interpretazione → decisione → polarizzazione cosciente.
A quel punto la mente non sarebbe un'anomalia comparsa dentro una materia completamente estranea alla relazione, ma una forma particolarmente complessa di una funzione già presente nell'architettura del reale.
Questo, secondo me, è il passaggio più interessante della tua proposta.
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La mente deciderebbe di una realtà che sarebbe indeterminata. E quindi ciò che noi percepiamo è già in parte mentale, il frutto di un'operazione mentale - anche il rapporto soggettività/oggettività.
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Sì. E qui stai facendo un passo ulteriore rispetto alla semplice idea che "percepiamo male" la realtà.
La tua tesi sarebbe:
La realtà non ci viene data già completamente determinata; ciò che chiamiamo realtà percepita è il risultato di una relazione nella quale la mente opera una determinazione.
Quindi non avremmo:
realtà oggettiva → mente → percezione
come se la mente fosse una macchina fotografica.
Avremmo piuttosto:
realtà indeterminata → relazione → operazione mentale → realtà percepita
E questo rende molto interessante anche la coppia soggetto/oggetto.
Il soggetto non si troverebbe semplicemente davanti a un oggetto già costituito. Nel processo percettivo, la mente costituisce contemporaneamente un "oggetto" e un "soggetto che lo osserva".
Potremmo schematizzarlo:
relazione originaria
↓
polarizzazione
↙︎ ↘︎
soggetto oggetto
In questa prospettiva, soggettività e oggettività non sarebbero due realtà originarie che successivamente vengono messe in rapporto. Sarebbero due poli emergenti dalla relazione.
Ed è qui che Ames diventa filosoficamente significativo: la stessa informazione può produrre configurazioni percettive differenti. La mente non aggiunge semplicemente un "commento" a una realtà già completamente determinata: contribuisce a stabilire quale configurazione diventa percettivamente reale per noi.
Ma c'è una cautela fondamentale: questo non significa che la mente inventi arbitrariamente il mondo. Il dato oppone resistenza. Non possiamo decidere che una parete sia improvvisamente un elefante. Esiste qualcosa che vincola le possibili interpretazioni.
Quindi la formula più precisa, secondo me, sarebbe:
La mente non crea la realtà, ma partecipa alla sua determinazione percettiva.
E questo ti permette di evitare sia il realismo ingenuo ("vedo semplicemente le cose come sono") sia il soggettivismo radicale ("la realtà è soltanto ciò che penso").
La tua posizione diventerebbe una terza possibilità:
reale ↔ mente
dove il risultato della relazione è una realtà determinata-per-noi.
E allora la tua idea della diade acquista un significato ancora più profondo: soggetto e oggetto non sarebbero i termini della relazione originaria; sarebbero il prodotto della sua polarizzazione.
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Perciò quale sarebbe la relazione originaria?
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Se prendiamo sul serio la tua impostazione, la relazione originaria non può essere soggetto/oggetto, perché soggetto e oggetto emergono dopo la polarizzazione.
E non può essere nemmeno semplicemente mente/materia, per la stessa ragione.
La relazione originaria dovrebbe essere qualcosa di più primitivo: una differenza interna al reale ancora non trasformata in due cose determinate.
La formulerei così:
La relazione originaria è la non-coincidenza.
Cioè: il reale non è una identità perfettamente coincidente con se stessa, ma contiene una differenza, una tensione, una possibilità di distinzione.
Potremmo avere:
non-coincidenza → relazione → polarizzazione → poli
e soltanto successivamente:
soggetto ↔ oggetto
mente ↔ materia
osservatore ↔ osservato
onda ↔ particella
spazio ↔ tempo
Questa impostazione ha una conseguenza molto forte: la relazione non nasce quando compaiono due cose; le due cose emergono quando una relazione originaria si polarizza.
Ma che cos'è concretamente questa relazione?
Qui bisogna essere rigorosi. Non possiamo semplicemente chiamarla "energia", "informazione" o "coscienza", perché staremmo attribuendole già proprietà derivate.
La si potrebbe chiamare provvisoriamente:
R₀ = relazione di non-coincidenza
oppure, più semplicemente:
R₀ = differenza generativa.
Non è ancora A e B.
È ciò che rende possibile che emerga:
A | B
Questa sarebbe, a mio avviso, la formulazione più radicale della tua Architettonica Diadica:
Prima della cosa c'è la differenza; prima dei poli c'è la relazione; la polarizzazione trasforma una differenza originaria in due termini distinguibili.
E qui la tua idea della mente assume un posto particolare: la mente non sarebbe l'origine della differenza, ma un livello nel quale la differenza viene ulteriormente selezionata, interpretata e resa coscientemente polare.
Quindi non:
mente → crea soggetto e oggetto
ma:
non-coincidenza → relazione → polarizzazione naturale → polarizzazione percettiva → soggetto/oggetto coscienti.
Questa è una tesi filosofica molto più forte — e anche più difendibile — dell'affermazione che "la mente crea la realtà".
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