La definizione letteraria più bella fu invece coniata nel 1924 da Thomas Mann, che ne La Montagna Incantata scrive: «Che cos’era dunque la vita? Era calore, prodotto calorifico di una inconsistenza che riceveva forma, febbre della materia di cui era accompagnato il processo di continua decomposizione e ricomposizione. Era l’esistenza di ciò che non può esistere, di questo bilanciarsi a gran fatica, fatica dolce e dolorosa insieme, sul punto dell’essere... Non era materia e non era spirito... Era qualcosa fra i due, un fenomeno, un portato della materia, simile all’arcobaleno sulla cascata, simile alla fiamma. Ma quantunque non materiale era sensuale fino al piacere e alla nausea, era la spudoratezza della materia diventata sensibile, era la forma impudica dell’essere. Era un agitarsi segreto e sensibile del gelo pudico dell’universo, un’impurità voluttuosa e nascosta di assorbimento del nutrimento e di escrezione...
La «febbre della materia»
Oggi sappiamo che questa «febbre della materia» iniziò circa 3,8 miliardi di anni fa sulla Terra, non appena il pianeta si raffreddò abbastanza, probabilmente non in pozze d’acqua bassa inondate dal sole - il «brodo primordiale» di cui scriveva già Charles Darwin - bensì nelle profondità oceaniche, in assenza di luce, in prossimità delle caldissime sorgenti idrotermali abissali. L’energia di innesco non venne dunque dal sole e dai fulmini, ma dalla Terra stessa. Gli ingredienti di base c’erano: zuccheri, grassi per fare le membrane, enzimi, aminoacidi. Forse i primi replicanti furono a base di Rna e solo successivamente emerse il Dna, molecola più stabile.
Il Premio Nobel per la Medicina del 2001 Paul Nurse di recente ha aggiornato la definizione di vita condensandola in tre principi molto efficaci:
1) vivere significa essere capaci di evolvere, cioè essere portatori di molecole informative (Dna, Rna e proteine) che siano al contempo fedeli nella copiatura e tolleranti verso errori e mutazioni;
2) essere entità fisiche delimitate e insieme comunicanti, in altri termini la vita è interazione (cioè scambio tra un interno e un esterno) e chiusura (avere una membrana);
3) infine, essere macchine fisiche, chimiche e informazionali, ovvero cellule. C’è informazione nel Dna, negli Rna, ma tantissima anche nelle proteine (grazie a come si avvolgono) e nella rete intricatissima dei segnali cellulari. La cellula è un sistema che si auto-regola, elabora input e output, usa le informazioni per prendere «decisioni». La vita è una rete di informazioni. Gli organismi viventi agiscono come un tutto, come un sistema integrato.
La vita è una rete di informazioni. Gli organismi viventi agiscono come un tutto, come un sistema integrato. Tutti gli esseri viventi sulla Terra sono imparentati fra loro
Forse però la magia più stupefacente della vita è un’altra ancora: non solo apertura e chiusura, non solo stabilità e mutamento, ma anche unità nella diversità. Tutti gli esseri viventi sulla Terra sono imparentati fra loro. In una cellula di lievito ci sono 40 milioni di proteine (un tumulto di attività chimiche che si svolgono con enorme velocità e precisione) e il lievito è ciò che di più diverso da noi possiamo immaginare. Eppure, con i lieviti noi abbiamo avuto un antenato comune, vissuto almeno un miliardo di anni fa, tant’è che condividiamo una parte dei nostri geni, per esempio quelli che presiedono alla divisione cellulare. Noi e il lievito, chi l’avrebbe mai detto. La vita è una grande avventura di esplorazione del possibile, un filo condiviso che tiene insieme umani, altri animali, piante e microbi.
Di Telmo Pievani
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Di nuovo una cascata di diadi per definire la dinamica della vita.
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