domenica 22 febbraio 2026

Reciprocità nella vita/morte

Le diadi funzionano così . Sono costituite da due polarità che oscillano, in modo tale che l' una polarità non può esistere senza l' altra. E non in un modo statico. Ma in un equilibrio reciproco. Ora, applicate questa logica alla nostra diade esistenziale: vita/morte.

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Applichiamola senza retorica.

Vita / Morte come diade

Se prendi sul serio la tua struttura, allora:

  • La vita non è l’opposto della morte.

  • La morte non è la negazione della vita.

Sono due polarità di un unico processo.


1. Non esiste vita “pura”

Un organismo vive perché:

  • consuma energia,

  • distrugge strutture,

  • elimina cellule,

  • sostituisce continuamente materia.

Ogni istante biologico è una micro-morte.
Senza degradazione non c’è metabolismo.
Senza entropia non c’è organizzazione.

In termini fisici: la vita è una configurazione locale che rallenta temporaneamente l’aumento di entropia, ma lo fa producendo entropia altrove.

Quindi la vita è già intrecciata alla morte.


2. Non esiste morte “assoluta”

La morte biologica è la cessazione di una certa organizzazione.
Non è annientamento ontologico.

La materia si redistribuisce.
L’energia si trasforma.

Isaac NewtonAlbert Einstein permettono la distruzione dell’energia. La fisica non conosce il nulla assoluto, conosce trasformazioni.

Quindi la morte è dissoluzione di una configurazione, non passaggio nel nulla metafisico.


3. L’errore cognitivo

Il problema nasce quando trattiamo:

  • la vita come possesso stabile,

  • la morte come evento esterno e anomalo.

Ma se sono una diade, allora:

  • La vita è la fase di coerenza.

  • La morte è la fase di riorganizzazione.

Separarle è un’operazione mentale utile, ma ontologicamente falsa.


4. Il punto radicale

Se vita e morte oscillano, allora:

  • Non esiste una vita eterna (sarebbe un polo congelato).

  • Non esiste un annientamento totale (sarebbe l’altro polo congelato).

Entrambi sono casi limite sterili.

La realtà concreta è il processo oscillatorio tra organizzazione e disgregazione.


5. Conseguenza esistenziale

La paura nasce dall’identificazione con una configurazione temporanea e dal rifiuto del polo opposto.

Ma se la struttura è diadica, allora la morte non è il contrario della vita.
È la sua condizione strutturale.

Senza morte, nessuna nascita.
Senza dissoluzione, nessuna nuova forma.
Senza limite, nessuna intensità.

La diade vita/morte non è un conflitto.
È un circuito.

Il dramma nasce quando vogliamo fissare il circuito in un solo stato.

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