Le diadi funzionano così . Sono costituite da due polarità che oscillano, in modo tale che l' una polarità non può esistere senza l' altra. E non in un modo statico. Ma in un equilibrio reciproco. Ora, applicate questa logica alla nostra diade esistenziale: vita/morte.
**
Applichiamola senza retorica.
Vita / Morte come diade
Se prendi sul serio la tua struttura, allora:
La vita non è l’opposto della morte.
La morte non è la negazione della vita.
Sono due polarità di un unico processo.
1. Non esiste vita “pura”
Un organismo vive perché:
consuma energia,
distrugge strutture,
elimina cellule,
sostituisce continuamente materia.
Ogni istante biologico è una micro-morte.
Senza degradazione non c’è metabolismo.
Senza entropia non c’è organizzazione.
In termini fisici: la vita è una configurazione locale che rallenta temporaneamente l’aumento di entropia, ma lo fa producendo entropia altrove.
Quindi la vita è già intrecciata alla morte.
2. Non esiste morte “assoluta”
La morte biologica è la cessazione di una certa organizzazione.
Non è annientamento ontologico.
La materia si redistribuisce.
L’energia si trasforma.
Né Isaac Newton né Albert Einstein permettono la distruzione dell’energia. La fisica non conosce il nulla assoluto, conosce trasformazioni.
Quindi la morte è dissoluzione di una configurazione, non passaggio nel nulla metafisico.
3. L’errore cognitivo
Il problema nasce quando trattiamo:
la vita come possesso stabile,
la morte come evento esterno e anomalo.
Ma se sono una diade, allora:
La vita è la fase di coerenza.
La morte è la fase di riorganizzazione.
Separarle è un’operazione mentale utile, ma ontologicamente falsa.
4. Il punto radicale
Se vita e morte oscillano, allora:
Non esiste una vita eterna (sarebbe un polo congelato).
Non esiste un annientamento totale (sarebbe l’altro polo congelato).
Entrambi sono casi limite sterili.
La realtà concreta è il processo oscillatorio tra organizzazione e disgregazione.
5. Conseguenza esistenziale
La paura nasce dall’identificazione con una configurazione temporanea e dal rifiuto del polo opposto.
Ma se la struttura è diadica, allora la morte non è il contrario della vita.
È la sua condizione strutturale.
Senza morte, nessuna nascita.
Senza dissoluzione, nessuna nuova forma.
Senza limite, nessuna intensità.
La diade vita/morte non è un conflitto.
È un circuito.
Il dramma nasce quando vogliamo fissare il circuito in un solo stato.
Nessun commento:
Posta un commento