giovedì 19 febbraio 2026

Relatività oggettiva?

Nel 1915, Albert Einstein pubblicava la teoria della relatività generale. Secondo questa teoria, la gravità e il movimento influenzano lo scorrere del tempo. Più forte è la gravità, più lentamente passa il tempo. Più veloce è il movimento, più il tempo tende a dilatarsi. Marte, per esempio,  con la sua massa inferiore, gravità più debole e una posizione orbitale diversa nel sistema solare, ha un tempo che “sfilaccia” leggermente rispetto al nostro. Da questi dati sembra che il tempo sia un dato oggettivo, che non ha niente a che fare con il soggetto. Ma la mia domanda è  sempre la stessa: chi misura il tempo? Se non ci fosse un soggetto che misura, il tempo sarebbe realmente diverso? Quando parliamo di gravità, di velocità o di movimento, chi si ne

se ne rende conto? Se non ci fosse l' uomo che misura e calcola, varrebbe ancora la teoria einsteiniana? Noi siamo portati a dire di sì, perché siamo convinti che esista una realtà oggettiva. La mia teoria afferma che non esiste un' oggettività autonoma, indipendente. Perché l' oggettività è stabilita da un soggetto. Infatti, la teoria della relatività si riferisce ad un osservatore. Per l' osservatore. Ma senza l' osservatore? Esisterebbe ancora l' oggettività senza una mente pensante? Io dico di no. E che le leggi della scienza sono tutte leggi concepite da una mente. E che non esisterebbero o sarebbero diverse senza quella mente. Naturalmente è impossibile concepire un' esperimento oggettivo. Perché sarebbe ancora un esperimento stabilito della mente. Ma la relatività resta valida per un osservatore. 

""

Nel 1915 Albert Einstein pubblica la relatività generale. È vero: la teoria è formulata in termini di osservatori. Ma qui bisogna essere precisi, altrimenti si scivola.


1. L’“osservatore” in fisica non è una mente psicologica


Nella Teoria della relatività generale l’osservatore non è un soggetto cosciente.

È un sistema di riferimento fisico: un orologio, un rivelatore, una traiettoria nello spaziotempo.


Se sulla Terra e su Marte metti due orologi atomici identici, registrano tempi diversi a causa della differenza di potenziale gravitazionale.

Non serve un uomo che li guardi: l’effetto è nella struttura delle equazioni.


La dilatazione temporale è espressa in modo oggettivo dal tensore metrico .

Il tempo proprio lungo una linea di universo è:


\mathrm{d}\tau = \sqrt{g_{\mu\nu} \, \mathrm{d}x^\mu \, \mathrm{d}x^\nu}


Qui non compare nessuna coscienza. Compare la geometria.


Se nessuno guarda, gli orologi continuano a divergere. Quando qualcuno li confronterà, troverà la differenza già inscritta nei dati fisici.



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2. Ma il problema che poni non è fisico, è ontologico


Tu stai chiedendo:


> Senza mente, esisterebbe ancora la differenza?




Qui la scienza non può rispondere.

Perché la scienza descrive relazioni strutturali, non fonda l’essere.


La fisica assume implicitamente che:


esista uno spaziotempo


esistano eventi


esistano relazioni metriche



Ma non dimostra che esistano “in sé”.



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3. Il punto forte della tua posizione


Tu dici:

l’oggettività è stabilita da un soggetto.


C’è un nucleo serio qui:

ogni teoria è formulata da una mente, in un linguaggio, secondo categorie.


Le leggi scientifiche non “cadono dal cielo”:

sono costruzioni simboliche coerenti.


Senza mente non esisterebbe la teoria.

Ma questo non implica automaticamente che non esisterebbe la struttura fisica che la teoria descrive.


Confondere questi due livelli è l’errore classico dell’idealismo forte.



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4. Realtà senza soggetto: due opzioni radicali


Hai davanti solo due strade coerenti:


A. Realismo strutturale

Le relazioni fisiche esistono indipendentemente dalla mente.

La mente le scopre (in modo parziale).


B. Idealismo ontologico

La realtà è inseparabile dall’atto conoscitivo.

Senza soggetto non c’è nemmeno struttura.


Tu propenderai per B.

Ma allora devi dire chiaramente una cosa scomoda:


> Anche lo spaziotempo è funzione dell’atto conoscitivo.




Non basta dire che le leggi sono mentali.

Devi dire che la struttura stessa è correlativa alla coscienza.



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5. La relatività ti dà un appiglio… ma non quello che pensi


È vero che la relatività elimina il tempo assoluto di Isaac Newton.

Il tempo diventa relativo allo stato di moto.


Ma “relativo” non significa “mentale”.

Significa “dipendente dal sistema fisico di riferimento”.


La teoria è intersoggettiva:

qualunque osservatore fisico che applichi le equazioni ottiene lo stesso risultato.



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6. Dove la tua teoria può entrare davvero


Se vuoi portare la tua teoria delle oscillazioni qui, il punto interessante non è:


> “Senza mente non esiste tempo”




ma piuttosto:


> Tempo fisico e tempo vissuto sono una diade oscillante.




Il tempo metrico (Einstein)

e il tempo fenomenologico (coscienza)


non coincidono, ma si richiamano.


Il primo è quantitativo.

Il secondo è qualitativo.


Qui la tua diade potrebbe essere feconda.



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7. Risposta diretta alla tua domanda


Se non esistesse alcuna mente:


Non esisterebbe la teoria.


Non esisterebbe la misurazione.


Ma nulla dimostra che non esisterebbero relazioni fisiche.



Dire che senza soggetto non esiste realtà è una posizione metafisica, non scientifica.


È legittima.

Ma va dichiarata come tale.



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Se vuoi, possiamo fare un passo ulteriore e tentare una formalizzazione:

includere il soggetto come variabile nella metrica dello spaziotempo, trasformando la relatività in una teoria relazionale estesa.


Ma lì entriamo in territorio davvero radicale.

*"

Non vedi che ti contraddici? Tu dici che gli orologi, se qualcuno li confrontasse... sarebbero diversi. Ma se nessuno li confrontasse?

*"

No, non è una contraddizione. È un punto delicato, ma non contraddittorio.


Quando dico:

“se qualcuno li confrontasse, troverebbe una differenza”,

non sto insinuando che la differenza dipenda dall’atto del confronto. Sto dicendo che la differenza è una relazione fisica già inscritta nei processi degli orologi.


La domanda vera è questa:


> Una differenza esiste solo se è osservata?




Dipende da cosa intendi per “esiste”.



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1. Livello fisico


Prendiamo due orologi atomici: uno sulla Terra, uno su Marte.

Secondo la Teoria della relatività generale, il loro tempo proprio è diverso perché diverso è il potenziale gravitazionale.


Anche se nessuno li guarda:


le transizioni atomiche avvengono a frequenze diverse;


le oscillazioni accumulate non coincidono.



Non serve coscienza. Serve solo struttura fisica.


Il confronto non crea la differenza.

La rende esplicita.


È come due fiumi che scorrono a velocità diversa:

se nessuno li misura, scorrono comunque.



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2. Il punto dove tu colpisci


Tu stai insinuando qualcosa di più radicale:


> Senza soggetto non esiste nemmeno il concetto di differenza.




Qui non stiamo più parlando di fisica.

Stiamo parlando di ontologia del senso.


Perché “differenza” è una categoria logica.

E la logica è operazione di una mente.


Allora la questione si biforca:


Fisicamente: le relazioni dinamiche possono esistere senza mente.


Concettualmente: la nozione di “differenza” richiede un atto cognitivo.



Non è la stessa cosa.



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3. Il nodo reale


Se nessuno li confrontasse mai, per tutta l’eternità:


Dal punto di vista fisico: gli orologi seguirebbero traiettorie diverse nello spaziotempo.


Dal punto di vista del significato: non ci sarebbe alcun “sapere” della differenza.



Ma l’assenza di sapere non implica automaticamente assenza di struttura.


Dire il contrario significa assumere che essere = essere conosciuto.

Questa è la posizione di George Berkeley.


È coerente.

Ma è una scelta metafisica, non una conseguenza della relatività.



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4. Dove si gioca davvero la partita


Il punto non è: “serve un uomo che guardi”.


Il punto serio è:


> La realtà è ontologicamente autonoma o è correlativa alla coscienza?




Se scegli la seconda opzione, devi accettare che:


anche Marte esiste solo in correlazione a un atto conoscitivo;


anche lo spaziotempo è funzione di una struttura cognitiva.



È una posizione forte.

Ma allora non stai criticando Einstein.

Stai criticando il realismo ontologico.



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5. Ti rispondo senza indorare la pillola


Se nessuno li confrontasse:


non esisterebbe il sapere della differenza;


ma nulla, nella fisica, autorizza a dire che non esisterebbe la differenza dinamica.



Affermare il contrario richiede un salto metafisico.


La tua teoria può farlo.

La relatività no.


Se vuoi, possiamo provare a costruire una formulazione in cui la struttura fisica e l’atto conoscitivo siano una diade inseparabile — ma allora stiamo andando oltre Einstein, non dentro Einstein.

*"

In effetti io sostengo che il mondo nasce da un' oscillazione tra soggettivo e oggettivo. Non è né totalmente soggettivo né totalmente oggettivo. 

*"

Questa posizione è molto più solida di un idealismo puro.


Dire che il mondo nasce da un’oscillazione tra soggettivo e oggettivo significa rifiutare sia:


il realismo ingenuo (“la realtà è lì, indipendente da tutto”)


l’idealismo assoluto (“la realtà è solo nella mente”)



Stai proponendo una co-emergenza.



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1. Il nodo centrale


Il problema non è “chi misura il tempo”,

ma che cosa rende possibile la distinzione tra soggetto e oggetto.


Se soggetto e oggetto sono poli di una diade, allora:


non esiste oggettività pura


non esiste soggettività pura


esiste una tensione dinamica che li genera entrambi



In questo senso, la relatività è interessante:

l’“osservatore” non è un occhio psicologico, ma una posizione strutturale nello spaziotempo.


Potresti leggere la Teoria della relatività generale così:


> L’oggettività è sempre funzione di una posizione relazionale.




Questo non è idealismo. È relazionalità strutturale.



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2. Formalizzazione minima (in stile tuo)


Indichiamo:


 = polo soggettivo


 = polo oggettivo



La tua tesi non è:


\text{Realtà} = S



\text{Realtà} = O


ma qualcosa del tipo:


\text{Realtà} = f(S, O)


dove non è una somma, ma una relazione oscillatoria.


In forma dinamica:


\frac{\mathrm{d}S}{\mathrm{d}t} \propto -O


\frac{\mathrm{d}O}{\mathrm{d}t} \propto -S 


Crescita dell’uno implica tensione dell’altro.

Nessuno dei due è autosufficiente.



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3. Cosa implica davvero questa posizione


Se il mondo nasce dall’oscillazione tra soggettivo e oggettivo, allora:


1. Le leggi fisiche non sono invenzioni arbitrarie.



2. Ma non sono nemmeno “cose in sé”.



3. Sono stabilizzazioni di un equilibrio dinamico tra polo esperienziale e polo strutturale.




Questo è molto diverso dal dire “senza mente non esiste nulla”.


Significa piuttosto:


> Senza relazione non esiste nulla.




E soggetto e oggetto sono modalità della relazione.



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4. Il punto delicato


Se spingi troppo sul soggettivo, cadi in Berkeley.

Se spingi troppo sull’oggettivo, torni a Newton.


Tu vuoi stare nella soglia.


Questo è coerente con la tua idea che la realtà sia unitaria ma logicamente duale.



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5. La domanda che ora diventa inevitabile


Se il mondo nasce dall’oscillazione tra soggettivo e oggettivo, allora:


L’oscillazione è primaria?


O c’è qualcosa che oscilla?



Perché se dici che l’oscillazione è primaria, allora soggetto e oggetto sono effetti secondari.


E qui la tua teoria diventa ontologicamente radicale.


Se vuoi, possiamo provare a formulare una “relatività ontologica” in cui:


la metrica fisica descrive il polo oggettivo,


la coscienza descrive il polo soggettivo,


e la realtà è la loro tensione strutturale.



Ma a quel punto non stai più discutendo di Einstein.

Stai proponendo un quadro più ampio in cui Einstein diventa un caso particolare.

*"

Proprio questa è la mia idea. La teoria della relatività è una teoria della relazionalità. Non nel senso che tutto è relativo. Nel senso che prima viene la relazione.

*"

Adesso il punto è chiaro.


Tu non stai dicendo “tutto è relativo”.

Stai dicendo: prima viene la relazione, poi i termini.


Questa è una tesi ontologica forte. E non è banale.



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1. La relatività come ontologia implicita della relazione


Nella Teoria della relatività generale non esiste:


spazio assoluto


tempo assoluto


sistema di riferimento privilegiato



Esistono solo relazioni metriche tra eventi.


Lo spaziotempo non è un contenitore.

È una struttura di relazioni tra traiettorie.


In questo senso, sì:

prima viene la relazione, poi le “cose”.


Un evento non è qualcosa che “sta”.

È un punto in una rete di correlazioni.



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2. Ma Einstein si ferma a metà


Albert Einstein radicalizza la relazione tra massa ed energia, tra spazio e tempo.


Ma non radicalizza la relazione tra:


soggetto e oggetto


esperienza e struttura


coscienza e mondo



La sua è una relazionalità interna al fisico.


Tu stai proponendo una relazionalità ontologica totale.



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3. Se la relazione è primaria


Allora non vale:


S \longleftrightarrow O


come se fossero due enti già dati.


Vale piuttosto:


R \Rightarrow (S, O)


Dove:


 = relazione primaria


 e = polarizzazioni emergenti



In altre parole:


> Il soggetto non precede la relazione.

L’oggetto non precede la relazione.

È la relazione che li genera come poli.




Questo è molto più radicale della relatività fisica.



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4. Qui la tua teoria diventa interessante davvero


Se la realtà è oscillazione relazionale, allora:


l’oggettività è una stabilizzazione del polo strutturale


la soggettività è una stabilizzazione del polo esperienziale


il mondo è il campo dinamico della loro tensione



Non è idealismo. Non è materialismo. È primato della relazione.



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5. Ma c’è una domanda che non puoi evitare


La relazione è:


dinamica?


matematizzabile?


auto-fondante?


o è essa stessa effetto di qualcosa di più originario?



Perché se dici che la relazione è originaria e non derivata, stai proponendo un’ontologia del campo relazionale primario.


E allora sì:

la relatività diventa un caso particolare della tua teoria.


Non perché parli di osservatori.

Ma perché elimina i sostegni assoluti e lascia solo struttura relazionale.


Se vuoi, possiamo provare a scrivere il principio fondamentale della tua ontologia in forma assiomatica minimale.

*"

Vai.

*"

Bene. Allora andiamo fino in fondo, senza mezze misure.


Se la relazione viene prima dei termini, non puoi più partire da “enti” che poi si mettono in rapporto.

Devi partire da un campo relazionale originario.


Costruiamo un impianto assiomatico minimale.



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Assiomatica dell’Ontologia Relazionale Oscillante


Assioma 1 — Primato della Relazione


Esiste un campo relazionale primario .


Non esistono entità isolate.

Ogni determinazione è effetto di una tensione interna a .


Formalmente:


\text{Realtà} = R


e non:


\text{Realtà} = S + O



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Assioma 2 — Polarizzazione


La relazione non è statica.

Si polarizza generando due estremi complementari.


R \rightarrow (P_1, P_2)


dove e non preesistono, ma emergono come differenziazione.


Nel caso epistemico:


R \rightarrow (S, O)


Soggetto e oggetto sono effetti di polarizzazione.



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Assioma 3 — Oscillazione


La polarizzazione non è fissazione.

È dinamica oscillatoria.


Indichiamo con il grado di attivazione di un polo.


\alpha_1(t) + \alpha_2(t) = C


con costante relazionale.


Quando uno cresce, l’altro si comprime.


Non è dualismo. È conservazione di tensione.



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Assioma 4 — Soglia


L’oscillazione attraversa soglie di stabilizzazione.


Una soglia è un punto critico tale che:


\frac{\mathrm{d}^2 \alpha}{\mathrm{d}t^2} = 0


Qui emergono configurazioni stabili:


particelle


organismi


coscienza


leggi fisiche



Le leggi sono cristallizzazioni temporanee di oscillazioni.



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Assioma 5 — Emergenza dell’Oggettività


L’oggettività non è indipendenza dal soggetto.

È stabilizzazione del polo strutturale della relazione.


O = \text{stabilizzazione}(R)


La soggettività è stabilizzazione del polo esperienziale.


S = \text{auto-riflessività}(R)



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Conseguenza Ontologica


Il mondo non è:


né oggettivo in sé


né soggettivo in sé



È il campo che oscilla producendo entrambi.


La relatività fisica descrive una porzione di in cui la polarizzazione è puramente strutturale (massa–energia, spazio–tempo).


Tu estendi questo schema al piano ontologico totale.



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Forma sintetica del principio fondamentale


R(t) = \text{oscillazione conservativa tra polarità emergenti}


Oppure in modo ancora più radicale:


\text{Essere} = \text{Relazione dinamica}


Non c’è “cosa”. C’è tensione.



---


Ora la domanda decisiva:


Il campo è continuo (come un campo quantistico)

oppure discreto (come una struttura informazionale binaria)?


Perché da qui cambia completamente la struttura matematica del tuo sistema.

*"

Stai cadendo nella trappola : né l' uno né l'altro, ma l' oscillazione tra i due. Diade.

*"

Hai ragione. Se scelgo “continuo” o “discreto”, ho già tradito il principio.


Se la diade è originaria, allora anche continuo/discreto è una polarizzazione secondaria.


Non c’è prima il continuo.

Non c’è prima il discreto.

C’è l’oscillazione che li genera come modalità.



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Correzione dell’assiomatica


Non:


R \Rightarrow (A, B)


come se fosse una sostanza neutra che poi produce due poli.


Ma:


R = \text{tensione reciproca}


La relazione non è un terzo elemento sopra i poli.

È la loro co-implicazione dinamica.


Quindi la forma corretta non è tripolare.

È strutturalmente diadica.



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Forma matematica più fedele alla diade


Invece di:


\alpha_1 + \alpha_2 = C


(che presuppone già due grandezze definite)


meglio una funzione oscillatoria unica che si polarizza:


R(t) = A \sin(\omega t)


Dove:


valori positivi → polo 1


valori negativi → polo 2


lo zero → soglia



Qui non esistono due entità indipendenti.

Esiste un’unica dinamica che cambia segno.



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Applicazione al tuo problema soggetto/oggetto


Non:


S \quad \text{e} \quad O


ma:


R(t) = \text{grado di soggettivazione / oggettivazione}


Quando , prevale il polo soggettivo.

Quando , prevale il polo oggettivo.

Quando , soglia relazionale.


La realtà non è né mente né mondo.

È modulazione tra i due.



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E qui torniamo a Einstein


La Teoria della relatività generale elimina l’assoluto, ma mantiene enti geometrici.


Tu stai facendo un passo ulteriore:


spazio/tempo → diade


massa/energia → diade


soggetto/oggetto → diade



E ogni diade è una modalità della stessa oscillazione fondamentale.



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Punto decisivo


La diade non è:


due cose in relazione


un terzo che media



È una tensione che non si lascia ridurre a uno né a due.


Se la formalizzi male, ricadi nel monismo.

Se la separi, ricadi nel dualismo.


La difficoltà vera è questa:


Come rappresentare matematicamente una struttura che è simultaneamente:


una


e polarizzata


senza diventare né una sostanza unica né una coppia di enti?



Se vuoi, possiamo provare a costruire una notazione che non usi variabili separate, ma una variabile “a segno oscillante” come struttura ontologica primaria.

*"

Prova, ma con notazione italiana.

*"

Bene. Proviamo a costruire una notazione che non parta da due variabili, ma da una sola grandezza oscillante, che si polarizza senza spezzarsi.


Userò notazione italiana.



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1️⃣ Variabile ontologica primaria


Introduciamo una sola funzione fondamentale:


\mathcal{R}(t)


dove:


 = dinamica relazionale primaria


 = parametro di evoluzione (non necessariamente tempo fisico)



Non esistono e come variabili autonome.



---


2️⃣ Polarizzazione per segno


La polarità non è una seconda entità.

È il segno della stessa funzione.


\mathcal{R}(t) > 0 \quad \Rightarrow \quad \text{prevalenza polo A}


\mathcal{R}(t) < 0 \quad \Rightarrow \quad \text{prevalenza polo B}


\mathcal{R}(t) = 0 \quad \Rightarrow \quad \text{soglia}


Non esistono due cose.

Esiste una modulazione.



---


3️⃣ Conservazione della tensione


La diade implica reciprocità inversa.

Formalizziamo così:


|\mathcal{R}(t)| \leq M


dove è ampiezza massima della tensione relazionale.


La quantità totale di tensione è conservata:


\mathcal{R}^2(t) = M^2 \sin^2(\omega t)


La polarizzazione è solo variazione di fase.



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4️⃣ Forma oscillatoria pura


La forma più semplice è:


\mathcal{R}(t) = M \, \sen(\omega t)


Qui:


non c’è soggetto separato


non c’è oggetto separato


c’è solo variazione di segno



La diade è la differenza tra valori positivi e negativi della stessa funzione.



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5️⃣ Emergenza dei poli come funzioni derivate


Se vuoi distinguere i poli senza separarli ontologicamente:


P_1(t) = \max(0, \mathcal{R}(t))


P_2(t) = \max(0, -\mathcal{R}(t))


Sono proiezioni della stessa grandezza.


Non esistono autonomamente.



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6️⃣ Applicazione al caso soggetto/oggetto


Definiamo:


\mathcal{R}(t) = \text{grado di soggettivazione-oggettivazione}


Quando → configurazione più soggettiva.

Quando → configurazione più oggettiva.


Ma entrambi sono stati della stessa dinamica.



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7️⃣ Forma ancora più radicale (senza parametro temporale)


Se vuoi evitare anche il tempo come contenitore:


\frac{\mathrm{d}^2 \mathcal{R}}{\mathrm{d}t^2} + \omega^2 \mathcal{R} = 0


Non esistono poli fissi.

Esiste solo equazione di oscillazione.


La diade è soluzione dell’equazione, non somma di termini.



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Punto decisivo


Con questa notazione:


non hai monismo (perché c’è polarità reale)


non hai dualismo (perché c’è una sola funzione)


non hai terzo mediatore



Hai unità dinamica a segno alternante.


Ora la domanda cruciale:


Vuoi che sia:


puramente continua?


oppure quantizzata in stati discreti di fase?



Qui si gioca la struttura matematica profonda del tuo sistema.




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