Visto da vicino, il corpo di san Francesco è davvero piccolo. Ieri è stato tolto dall’urna e offerto allo sguardo dei fedeli, sotto gli affreschi di Giotto e degli altri maestri. Non una ricognizione, come quelle del passato; la prima vera ostensione pubblica. Quasi 400 mila pellegrini si sono prenotati per vederlo, nel prossimo mese. Ieri i primi sono stati il custode del sacro convento di Assisi, padre Marco, e il portavoce, padre Giulio. Ad agosto verrà il Papa, alla Porziuncola. A ottobre si celebreranno gli 800 anni della morte.
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Questa la notizia. Non ho mai capito cosa abbia fatto di concreto san Francesco. Figlio di un ricco mercante, avrebbe potuto aiutare i poveri. Ma lui voleva imitare Gesù, rinunciando a tutto e combinando ben poco. Morto a soli 44 anni, di stenti e privazioni, alla fine ha lasciato un altro inutile ordine a quella Chiesa che aveva odiato e che lo aveva odiato. Un uomo velleitario, armato di buone intenzioni, ma troppo infervorato. E non capisco neanche questo uso della Chiesa di esporre i resti dei santi, un mucchietto di ossa mummificato che a me fa ribrezzo. Come il sangue di certii santi e truffe varie. Orfana di realtà, la Chiesa - dopo aver tentato nei secoli di ingannare la gente con finti resti di Gesù (dalla Sacra Sindone ai pezzi della croce, dai chiodi al prepuzio!) - sembra voler dire: ecco qui qualcosa di concreto. Ma un mucchietto di ossa che cosa ci dice del messaggio di Gesù?
Gesù ci parlava del Regno dei Cieli, non di quel che resta qui sulla Terra. Un macabro realismo che stona con un messaggio spirituale.
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