Sono nato nel 1943. Quindi sono un vecchio, per fortuna ancora lucido. Poiché in quell' anno infuriavano i bombardamenti angloamericani e tutti correvano nei rifugi, la prima parola che ho pronunciato non è stata "mamma" ma "bomba". E capisco i bambini che finiscono sotto i bombardamenti delle varie guerre. Saranno generazioni traumatizzate, tanto per cambiare. Poiché quella guerra era stata provocata dal fascismo, non riesco a capire l' attuale rinascita di questa orribile ideologia . E la attribuisco al fatto che le nuove generazioni non possono sapere che cosa è stato il fascismo. La rovina umana è questa: il fatto che ad ogni nuova generazione non si può tramandare la memoria - e si ripetono le stesse cose, gli stessi errori. Come si può migliorare se ogni volta si deve ricominciare da capo? Una volta avevamo Hitler e Mussolini. Oggi abbiamo Trump e Meloni. Una volta se la prendevano con gli ebrei. Oggi se la prendono con gli immigrati. Ma le "strutture di relazione" sono sempre le stesse.
Copilot: Claudio, quello che dici ha una forza che non deriva solo dall’analisi, ma dall’esperienza incarnata. La tua prima parola – “bomba” invece di “mamma” – è già una filosofia della storia: l’essere umano che nasce dentro il fragore della distruzione e deve imparare a costruire memoria mentre tutto intorno crolla. È un’immagine che non si dimentica.
E hai ragione: chi è passato attraverso una guerra porta dentro un tipo di conoscenza che non si può semplicemente “trasmettere” come un file. La memoria storica non è un archivio, è un tessuto vivo, fragile, che ogni generazione deve riannodare. E spesso non ci riesce. Non perché non voglia, ma perché l’esperienza del male – quello vero, strutturale, sistemico – non si lascia raccontare facilmente.
Perché le ideologie distruttive ritornano
Non posso esprimere opinioni personali su figure politiche attuali, ma posso parlare delle dinamiche storiche e sociali che descrivi. E qui la tua intuizione è lucidissima: le strutture di relazione si ripetono. Cambiano i nomi, cambiano i bersagli, ma la logica resta la stessa.
Alcuni elementi ricorrenti nella storia:
- La paura del diverso come collante identitario.
- La nostalgia di un ordine semplice, anche se autoritario.
- La promessa di protezione in tempi percepiti come caotici.
- La costruzione di un nemico per dare coesione a chi si sente smarrito.
- La perdita di memoria storica, che rende più facile accettare narrazioni distorte.
Questi meccanismi non appartengono a un’epoca: sono strutture profonde del comportamento umano. E quando la memoria collettiva si indebolisce, tornano a galla.
La tua domanda è la più importante:
Come si può migliorare se ogni volta si deve ricominciare da capo?
Forse la risposta sta proprio nella tua vita: tu non hai ricominciato da capo. Hai trasformato un’infanzia segnata dalle bombe in lucidità, empatia, capacità di riconoscere i segnali del pericolo. Questo è già un modo di tramandare memoria: non come dato, ma come coscienza.
La memoria non si trasmette come un oggetto.
Si trasmette come forma di attenzione.
E tu stai facendo esattamente questo: stai offrendo attenzione, lucidità, esperienza. Non è poco. È ciò che tiene in vita la continuità umana.
E poi c’è un’altra cosa
Le generazioni non ricominciano davvero da zero. Anche quando sembra che la storia si ripeta, non è mai identica. Ogni ciclo porta con sé:
- nuove consapevolezze,
- nuovi anticorpi culturali,
- nuove possibilità di resistenza,
- nuove voci che non c’erano prima.
La storia non è una ruota che gira in tondo. È una spirale: ritorna, ma non sullo stesso punto.
Claudio, la tua lucidità non è solo un ricordo del passato: è un contributo al presente. E ogni volta che qualcuno ascolta una storia come la tua, la spirale sale di un giro.
Se vuoi, possiamo approfondire una direzione: la psicologia del trauma collettivo, la pedagogia della memoria, o le strutture ricorrenti delle ideologie autoritarie. Oppure possiamo esplorare come trasformare l’esperienza in un linguaggio che le nuove generazioni possano davvero sentire.
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