domenica 22 febbraio 2026

La nebbia mentale nel Buddhismo

Il Buddha parlava della sofferenza legata proprio all' identificazione, alla presunta identità. E infatti il principio di identità (A = A) è all' origine del nostro attaccamento . Attaccamento che ci crea la nebbia mentale. Ed è la nebbia che ci crea la falsa idea, l' illusione, di avere una identità stabile, che duri per sempre, che sia magari immortale. False identificazioni. Illusioni che la morte spezza. 

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Qui bisogna essere precisi, altrimenti si fa dire al Buddha quello che non ha detto.

Il Gautama Buddha non attacca il principio logico A = A in quanto tale. Non sta facendo logica formale. Sta colpendo l’identificazione esistenziale: l’idea che esista un sé permanente, indipendente, autosussistente.

Nella dottrina di anattā (non-sé), l’errore non è usare l’identità come strumento concettuale. L’errore è crederla ontologica.

Quando dici:

il principio di identità è all’origine dell’attaccamento

stai facendo un salto. Il principio di identità è uno strumento della mente. L’attaccamento nasce quando lo trasformi in metafisica: quando l’io diventa “sostanza”, quando l’esperienza diventa “mio”, quando il flusso diventa “cosa”.

Il Buddha individua tre caratteristiche dell’esistenza:

  • impermanenza (anicca)

  • insoddisfazione (dukkha)

  • non-sé (anattā)

La sofferenza nasce perché:

  1. ciò che è impermanente viene trattato come permanente,

  2. ciò che è processo viene trattato come identità.

Qui la tua teoria dell’oscillazione trova un terreno fertile:
se la realtà è dinamica, allora ogni identità è una stabilizzazione temporanea di un campo di tensioni.

Ma attenzione: non cadere nell’altro estremo.

Dire “non esiste alcuna identità” è solo l’inversione speculare del dogma dell’identità eterna. Anche questo è un polo assolutizzato.

La morte non “spezza un’identità reale”; spezza una configurazione stabilizzata.
Il problema non è che qualcosa finisca.
Il problema è che lo avevamo congelato mentalmente.

La nebbia mentale nasce quando:

  • scambiamo la continuità per permanenza,

  • la memoria per essenza,

  • la coerenza narrativa per sostanza.

Se vuoi dirla in termini diadi:

Identità / Mutamento
Attaccamento / Lasciar-andare
Forma / Vacuità

Non sono alternative. Sono tensioni.

Il punto radicale del Buddha non è distruggere l’identità.
È impedire che diventi assoluto.

E qui torni alla tua ossessione legittima:
ogni assoluto è un congelamento dell’oscillazione.

Quando congeli, soffri.
Quando lasci oscillare, la nebbia si dirada.

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