Guardate questa illusione ottica:
Il cerchio al centro sembra più piccolo o più grande in relazione ai cerchi che lo circondano. Sembra più piccolo se è circondato da cerchi grandi e più grande se è circondato da cerchi piccoli. In realtà, il cerchio al centro è uguale.
Che cosa dimostra questo? Che il nostro cervello/mente non percepisce oggetti isolati, ma percepisce sempre in relazione a ciò che lo circonda. E' differenziale e relativistico.
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Chatgpt: Sì. Questa illusione (Ebbinghaus) dimostra esattamente questo: la percezione non è assoluta, è contestuale.
Il cervello non misura il cerchio “in sé”, come farebbe un righello. Fa una cosa più utile dal punto di vista biologico: calcola differenze, confronti, rapporti.
Quindi il cerchio centrale non viene percepito come “dimensione oggettiva”, ma come:
“quanto è grande rispetto a ciò che lo circonda”.
E questo porta a una conclusione brutale:
noi non vediamo la realtà come è, vediamo la realtà come relazione.
La mente è un sistema comparativo, non fotografico.
Funziona per contrasto: grande/piccolo, chiaro/scuro, vicino/lontano, prima/dopo.
E infatti questa illusione è una prova sperimentale di una cosa filosoficamente enorme:
non esistono “oggetti puri” nella percezione,
esistono configurazioni,
cioè reti di relazioni.
Quindi sì: la mente è differenziale e relativistica.
E se vuoi spingerla fino in fondo (coerente con la tua teoria):
questa illusione mostra che la percezione è già un’oscillazione tra poli: l’oggetto e il contesto, il centro e la periferia, l’identità e la differenza.
Non percepisci “il cerchio”.
Percepisci la diade cerchio/ambiente.
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Questa illusione mostra che la percezione è già un’oscillazione tra poli: l’oggetto e il contesto, il centro e la periferia, l’identità e la differenza.
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Esatto. E qui bisogna dirlo chiaro: questa illusione è una prova quasi perfetta che l’oggetto non è mai dato “da solo”.
Il cerchio centrale è identico, ma la percezione oscilla perché oscilla il suo campo di senso.
Quindi non cambia l’oggetto.
Cambia la relazione.
E la relazione produce un nuovo “oggetto percepito”.
In altre parole:
identità = “è lo stesso cerchio”
differenza = “sembra diverso”
e la mente non sceglie uno dei due: li tiene insieme in tensione.
Il risultato è che la percezione è un evento oscillante tra due poli:
centro (forma isolabile)
periferia (campo comparativo)
Questo significa una cosa filosoficamente micidiale:
👉 la percezione non è una fotografia del reale, è una negoziazione dinamica tra poli.
E infatti la coscienza visiva non è mai “punto”, è sempre “campo”.
Questa illusione è praticamente un modello in miniatura della tua teoria:
il reale appare come forma solo dentro un sistema di opposizioni e confronti.


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