L'idea che il paradiso e quindi Dio siano in un posto preciso, nei cieli, è dura da morire. E anche gli scienziati ogni tanto ci cascano. Del resto sono tutti uomini, bisognosi di conforto, di trovare qualcosa di definito cui appoggiarsi. Ma l'idea che, dopo la morte, lo spaziotempo continui ad operare mi sembra bislacca e cozza contro l'idea che proprio l'abolizione dello spaziotempo possa essere una condizione paradisiaca, così come quella della separazione tra soggetti. Altrimenti, come potrebbe verificarsi il "tutto in tutti" dei mistici? Per la mia teoria, la diade vita/morte assicura una continuità della "vita", di una nuova vita. Ma non in un altro mondo, bensì sempre qui, l'unico posto dove possa esistere uno spaziotempo. Però non so dirvi quanto può durare lo stato di bardo. Comunque, non ne avete abbastanza del vostro io? Volete essere in eterno voi stessi ? Non vi piacerebbe cambiare?
di
Salvo Privitera
23/02/2026, ore 11:05
Il paradiso potrebbe avere una posizione precisa nello spazio? È la domanda che ha incendiato il dibattito scientifico dopo un intervento pubblico di Michael Guillén, ex docente di fisica ad Harvard e noto divulgatore.
In un saggio d’opinione, Guillén ha proposto un’idea audace: ciò che molte religioni chiamano “cielo” potrebbe trovarsi oltre l’orizzonte cosmico, il limite ultimo dell’universo osservabile, a una distanza inimmaginabile dalla Terra... dove si troverebbe Dio.
Il ragionamento parte da concetti solidi della cosmologia moderna, come la legge di Hubble e l’espansione dello spazio, che fanno sì che le galassie lontane si allontanino sempre più velocemente. Spingendo questa logica fino al confine di ciò che possiamo osservare, Guillén suggerisce che oltre quella soglia — dove la luce non può più raggiungerci — potrebbe iniziare una sorta di “regno altro”, evocando immagini bibliche con il linguaggio della fisica.
La reazione della comunità scientifica non si è fatta attendere. Secondo Alex Gianninas, l’orizzonte cosmico non è un luogo fisico, ma un limite imposto dal tempo e dalla velocità della luce. L’universo, spiega, ha 13,8 miliardi di anni: semplicemente non possiamo vedere regioni da cui la luce non ha avuto il tempo di arrivare. Questo non significa che lo spazio finisca lì, né che oltre si trovi qualcosa di “divino”.
Altri scienziati leggono il caso come il segno di un confine sempre più sfumato tra scienza e metafisica. Il fisico Michael Pravica sottolinea che concetti come il paradiso, se esistono, apparterrebbero semmai a dimensioni diverse, non misurabili con strumenti scientifici. E anche se l’idea stimola l’immaginazione, resta fuori dal metodo scientifico: senza previsioni verificabili, non può essere dimostrata né smentita.
Intanto un fisico sostiene di aver trovato Dio nello spazio, a 439 miliardi di trilioni di chilometri.
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