Che cos'è la religione? Adorare qualche Dio mitologico o scoprire il senso della realtà?
Niente ci viene già dato. Il senso della realtà dobbiamo scoprircelo da soli.
Anzi, le religioni che si mettono in mezzo e che pretendono di servircene uno già confezionato, ci impediscono la nostra ricerca personale.
giovedì 21 novembre 2013
Fede e realtà
Le religioni esaltano tanto la fede perché non possono provare nulla di quello che dicono.
La realtà non ha bisogno di fede.
La realtà non ha bisogno di fede.
martedì 19 novembre 2013
Pietra su pietra
Gesù a un certo punto, indicando il magnifico Tempio di Gerusalemme, dice: "Verrà un tempo in cui di tutto questo non rimarrà nemmeno una pietra!"
Allora dobbiamo dire la stessa cosa di tutte le chiese, per esempio della basilica di san Pietro. Verrà un tempo...
Siamo pronti ad accettare questa verità e a non cercare il sacro in edifici costruiti dagli uomini, ma nell'unico vero tempio - la nostra interiorità?
Allora dobbiamo dire la stessa cosa di tutte le chiese, per esempio della basilica di san Pietro. Verrà un tempo...
Siamo pronti ad accettare questa verità e a non cercare il sacro in edifici costruiti dagli uomini, ma nell'unico vero tempio - la nostra interiorità?
Il pellegrinaggio
La gente deve muoversi, va avanti e indietro, si sposta da un luogo all'altro: è un bisogno fisico, e ha l'illusione di cambiare.
Ma, quando si tratta di spiritualità o di religione, che senso ha recarsi nei "luoghi santi", fare un pellegrinaggio verso questa o quella chiesa, verso questo o quel convento? Si cercano soltanto emozioni e si rimane sempre alla superficie delle cose.
In questo campo, l'unico valido pellegrinaggio è quello verso le profondità di se stessi.
Recita un detto zen: "Fissando la luna nel cielo, non vedi la perla nella tua mano".
Ma, quando si tratta di spiritualità o di religione, che senso ha recarsi nei "luoghi santi", fare un pellegrinaggio verso questa o quella chiesa, verso questo o quel convento? Si cercano soltanto emozioni e si rimane sempre alla superficie delle cose.
In questo campo, l'unico valido pellegrinaggio è quello verso le profondità di se stessi.
Recita un detto zen: "Fissando la luna nel cielo, non vedi la perla nella tua mano".
Dio e il male
Perché Dio permette il male?
Perché è il Grande Vuoto, il Nulla, che tutto permette, che a tutto dà vita.
Volete che il Tutto non dia accesso al male? Il Tutto dà accesso alla malattia, alla violenza, alla morte, alla bellezza, alla nobiltà e a tutto il resto.
Tutto ciò che è possibile, Dio non può non permetterlo. Ecco perché non ha senso pregarlo di favorire qualcuno. Se lo facesse, diventerebbe piccolo piccolo e non sarebbe più il Tutto, ma un parziale Qualcosa.
Perché è il Grande Vuoto, il Nulla, che tutto permette, che a tutto dà vita.
Volete che il Tutto non dia accesso al male? Il Tutto dà accesso alla malattia, alla violenza, alla morte, alla bellezza, alla nobiltà e a tutto il resto.
Tutto ciò che è possibile, Dio non può non permetterlo. Ecco perché non ha senso pregarlo di favorire qualcuno. Se lo facesse, diventerebbe piccolo piccolo e non sarebbe più il Tutto, ma un parziale Qualcosa.
Paure immaginarie
Quando ci risveglieremo, sapremo che tutte le cose che ci terrorizzavano sono fondamentalmente vuote, immagini della nostra mente o semplici riflessi. Ricordiamoci l'aneddoto indiano dell'uomo cui parve di vedere, tra le ombre della sua camera, un serpente. Rimase tutta la notte sveglio, in preda al terrore. Poi, la mattina, alle prime luci dell'alba, si accorse che si trattava di una corda.
In Cina si racconta la storia dell'uomo che si recò a cena da un uomo potente. Al momento del brindisi gli parve di vedere nella sua coppa un serpente velenoso. Non avendo il coraggio di non brindare, bevve il vino. Poi tornò a casa e si sentì male: gli sembrò di essere stato avvelenato. Si sentiva ormai in fin di vita quando venne a fargli visita l'uomo potente che, saputo dell'accaduto, gli disse: "Ti sei sbagliato: non era un serpente, ma il riflesso di un arco appeso alla parete".
Il poveretto guarì all'istante.
In Cina si racconta la storia dell'uomo che si recò a cena da un uomo potente. Al momento del brindisi gli parve di vedere nella sua coppa un serpente velenoso. Non avendo il coraggio di non brindare, bevve il vino. Poi tornò a casa e si sentì male: gli sembrò di essere stato avvelenato. Si sentiva ormai in fin di vita quando venne a fargli visita l'uomo potente che, saputo dell'accaduto, gli disse: "Ti sei sbagliato: non era un serpente, ma il riflesso di un arco appeso alla parete".
Il poveretto guarì all'istante.
lunedì 18 novembre 2013
Cristo e Buddha
Il cristianesimo ti spinge ad occuparti degli altri per uscire dall'egocentrismo. Ma poi crede ad un ego immortale. È la contraddizione di fondo. Il buddhismo, invece, ti spinge a non considerare importante la sopravvivenza dell'ego, proprio per per farti superare il narcisismo primario.
Per il cristianesimo Dio si rivela nella storia. Il buddhismo, al contrario, ci insegna a uscire dalla storia.
Nel cristianesimo ci si rivolge ad un Dio-Altro. Per il buddhismo, ognuno è Buddha.
Nella preghiera cristiana ci si rivolge ad un Altro: c'è dunque un'esperienza dialogica. "A te grido!" Nella meditazione c'è una percezione del presente come momento assoluto.
Per il cristianesimo si tratta di riconoscere il proprio Padrone. Per il buddhismo si tratta di acquisire padronanza di sé.
Per il cristianesimo Dio si rivela nella storia. Il buddhismo, al contrario, ci insegna a uscire dalla storia.
Nel cristianesimo ci si rivolge ad un Dio-Altro. Per il buddhismo, ognuno è Buddha.
Nella preghiera cristiana ci si rivolge ad un Altro: c'è dunque un'esperienza dialogica. "A te grido!" Nella meditazione c'è una percezione del presente come momento assoluto.
Per il cristianesimo si tratta di riconoscere il proprio Padrone. Per il buddhismo si tratta di acquisire padronanza di sé.
I falsi profeti
E’ importante “non lasciarsi ingannare dai falsi messia e non lasciarsi paralizzare dalla paura”, ha detto Papa Francesco in piazza San Pietro. “Anche oggi infatti - ha spiegato il Santo Padre - ci sono falsi “salvatori”, che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, anche stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani”.
Questa storia dei "falsi messia" va avanti da duemila anni, partendo proprio dal Gesù evangelico. Ma, a ben vedere, la polemica inizia già dal Dio biblico, che è gelosissimo e invidioso degli altri Iddii.
Certo, la concorrenza è forte, e, per ogni messia o Dio, gli altri sono falsi. Non escludo che tra poco la Chiesa faccia degli spot, da mettere tra un formaggino e un assorbente: "Il nostro è l'autentico Messia: diffidate delle imitazioni". E poi potrebbe apporre un marchio Doc.
Questa storia dei "falsi messia" va avanti da duemila anni, partendo proprio dal Gesù evangelico. Ma, a ben vedere, la polemica inizia già dal Dio biblico, che è gelosissimo e invidioso degli altri Iddii.
Certo, la concorrenza è forte, e, per ogni messia o Dio, gli altri sono falsi. Non escludo che tra poco la Chiesa faccia degli spot, da mettere tra un formaggino e un assorbente: "Il nostro è l'autentico Messia: diffidate delle imitazioni". E poi potrebbe apporre un marchio Doc.
Gli idoli
Questi Iddii della fede sono tutti uguali, intolleranti e accentratori. Sono gelosi e sospettosi. Vogliono essere i Capi assoluti e pretendono ubbidienza cieca.
Siamo sicuri che non siamo immagini costruite sui despoti di duemila anni fa, nonché su quelli di oggi?
Siamo sicuri che non siamo immagini costruite sui despoti di duemila anni fa, nonché su quelli di oggi?
La resurrezione dei corpi
È vero che gli uomini hanno sete di eternità, e non vorrebbero mai morire. Ma diciamo la verità: vorrebbero l'eternità qui sulla Terra, non in un aldilà disincarnato.
Il cristianesimo lo sa e propone, come massima aspirazione generale, la resurrezione dei corpi.
Ma perché, allora, tanta fatica: vivere e poi morire, e poi rivivere? Forse perché non tutti ce la faranno? Si tratta allora di una selezione delle anime.
Il cristianesimo lo sa e propone, come massima aspirazione generale, la resurrezione dei corpi.
Ma perché, allora, tanta fatica: vivere e poi morire, e poi rivivere? Forse perché non tutti ce la faranno? Si tratta allora di una selezione delle anime.
Il vero amore
A rigore, quando si parla di vero amore, dovremmo citare soprattutto quello dei genitori verso i figli (e viceversa), perché non viziato dal secondo fine della ricompensa sessuale. Ma la natura è astuta - e fa in modo che chi ama abbia comunque una ricompensa sensuale.
C'è sempre una piacevolezza nell'amare, che si ripercuote sull'intero organismo.
Per poter parlare di "vero amore", si dovrebbe poter amare senza provare nessun piacere. Ma questo non è possibile. E, dunque, l'amore puro non esiste: è solo un nome che noi diamo al piacere, un meccanismo sapiente della natura - che sa quel che vuole.
C'è sempre una piacevolezza nell'amare, che si ripercuote sull'intero organismo.
Per poter parlare di "vero amore", si dovrebbe poter amare senza provare nessun piacere. Ma questo non è possibile. E, dunque, l'amore puro non esiste: è solo un nome che noi diamo al piacere, un meccanismo sapiente della natura - che sa quel che vuole.
Il rosario
Anche la pratica del rosario è una forma di meditazione (presente d'altronde in varie religioni). Però si tratta pur sempre di cercare la benevolenza di qualcuno, ritenuto potente e superiore.
In meditazione, invece, non ti devi schierare, intruppare o far parte di una Chiesa. Non devi professare alcun tipo di sottomissione, non devi sottoporti ad alcun rituale di iniziazione.
La spiritualità non è un club, non è una massoneria; tutti vi possono aderire. Ognuno può meditare anche senza credere in una religione o in un Dio. Non devi cercare una grazia da parte di un Potente. Devi soltanto cercare uno stato d'animo.
Raccogliti, cerca la pace, stai tranquillo, stai in silenzio, isolati, rilassati - questo è il punto di partenza.
In meditazione, invece, non ti devi schierare, intruppare o far parte di una Chiesa. Non devi professare alcun tipo di sottomissione, non devi sottoporti ad alcun rituale di iniziazione.
La spiritualità non è un club, non è una massoneria; tutti vi possono aderire. Ognuno può meditare anche senza credere in una religione o in un Dio. Non devi cercare una grazia da parte di un Potente. Devi soltanto cercare uno stato d'animo.
Raccogliti, cerca la pace, stai tranquillo, stai in silenzio, isolati, rilassati - questo è il punto di partenza.
domenica 17 novembre 2013
Il Dio Tavor
Notizia di oggi:: "in una scatoletta le 'pillole' della fede, ossia un'immagine della Divina Misericordia, un rosario da portare sempre con sé e un bugiardino con le istruzioni, il tutto in una confezione che somiglia a quella di un farmaco. L'idea dei seminaristi polacchi è stata sponsorizzata da Papa Francesco all'Angelus: 'Fa bene al cuore'..."
L'ho sempre detto che la fede cristiana non è nient'altro che un tranquillante. Dio come Tavor.
L'ho sempre detto che la fede cristiana non è nient'altro che un tranquillante. Dio come Tavor.
Pregare Dio
Si prega Dio per ottenere protezione e, finché va tutto bene, ci si sente sicuri e si crede. Ma quando le cose vanno male, allora, per giustificare la mancata protezione, si pensa a qualche nostro peccato, oppure si introduce l'idea del sacrificio.
Tutto, pur di non ammettere che quel Dio non ci protegge.
Tutto, pur di non ammettere che quel Dio non ci protegge.
Dio e bisogno di protezione
Come nei cani, anche nell'uomo l'istinto gregario porta a desiderare la presenza di un capo-branco, di qualcuno che guidi il gruppo e che stabilisca precise gerarchie.
Se non ci fosse questo istinto gregario, non ci sarebbe il bisogno di Dio.
Se non ci fosse questo istinto gregario, non ci sarebbe il bisogno di Dio.
sabato 16 novembre 2013
I padroni della vita
Diceva una vignetta: "Ma possiamo tollerare che uno muoia quando serva a lui?"
Questo è il punto: per le religioni "levantine" (ebraismo, cristianesimo ed islam), sul principio individuale prevale il principio collettivistico, comunitario, sociale. La vita non è mia, non deve servire a me, ma è della collettività. Non sono io che ne devo disporre, ma lo Stato, la Chiesa, il Padrone, Dio... tutti, tranne me!
Ecco perché queste religioni sono nemiche della democrazia e del libero arbitrio.
Questo è il punto: per le religioni "levantine" (ebraismo, cristianesimo ed islam), sul principio individuale prevale il principio collettivistico, comunitario, sociale. La vita non è mia, non deve servire a me, ma è della collettività. Non sono io che ne devo disporre, ma lo Stato, la Chiesa, il Padrone, Dio... tutti, tranne me!
Ecco perché queste religioni sono nemiche della democrazia e del libero arbitrio.
venerdì 15 novembre 2013
"Sii te stesso"
Chi dice questa frase presuppone che noi non siamo noi stessi. Ma, se non siamo noi stessi, chi siamo? Siamo altri, siamo parti di altri.
È evidente che è così, anche perché il nostro Dna è una ricombinazione di altri Dna. Nessuno dunque è se stesso... finché non si sceglie, finché non dice: "Bello o brutto, autentico o falso, questo sono io!"
in inglese:
"Be yourself!"
Who says this phrase implies that we are not ourselves. But, if we are not ourselves, who we are? We are others, we are parts of others.
It is clear that this is so, because our DNA is a recombination of other DNA. So no one is himself ... until you choose, until you say: "Good or bad, true or false, this is me!"
È evidente che è così, anche perché il nostro Dna è una ricombinazione di altri Dna. Nessuno dunque è se stesso... finché non si sceglie, finché non dice: "Bello o brutto, autentico o falso, questo sono io!"
in inglese:
"Be yourself!"
Who says this phrase implies that we are not ourselves. But, if we are not ourselves, who we are? We are others, we are parts of others.
It is clear that this is so, because our DNA is a recombination of other DNA. So no one is himself ... until you choose, until you say: "Good or bad, true or false, this is me!"
L'immortalità
Certo, molti dicono di credere nell'aldilà. Ma notiamo due cose: prima, nessuno è felice di morire; e, seconda, tutti lavoriamo accanitamente per allungarci la vita, fosse pure di un'ora o di un giorno. Diciamo la verità: sotto sotto, vorremmo rendere eterna questa vita.
Evidentemente, non ci fidiamo dell'aldilà.
in inglese:
Immortality
Of course, many say they believe in the afterlife. But note two things: first, no one is happy to die, and, second, we all work tirelessly to stretch out the life, not even an hour or a day. Let's face it: deep down, we would like to make eternal this life.
Obviously, we do not trust the afterlife.
Evidentemente, non ci fidiamo dell'aldilà.
in inglese:
Immortality
Of course, many say they believe in the afterlife. But note two things: first, no one is happy to die, and, second, we all work tirelessly to stretch out the life, not even an hour or a day. Let's face it: deep down, we would like to make eternal this life.
Obviously, we do not trust the afterlife.
"La verità vi renderà liberi"
Purtroppo questa frase la dicono molti che raccontano menzogne.
"La verità vi renderà liberi"... questo vuol dire che siamo schiavi. Ma schiavi di chi?
"La verità vi renderà liberi"... questo vuol dire che siamo schiavi. Ma schiavi di chi?
Santa idiozia
San Pier Damiano condannò la forchetta ritenendola "strumento del Diavolo". Infatti, la forchetta veniva dall'Oriente bizantino, considerato corrotto.
Ci sono parecchi santi che andrebbero de-santizzati.
Ci sono parecchi santi che andrebbero de-santizzati.
Secolarismo
Il cristianesimo ha umanizzato troppo Dio, fino a farne una caricatura magnificata dell'uomo.
Oggi, bisogna de-umanizzare la Trascendenza.
Oggi, bisogna de-umanizzare la Trascendenza.
La benedizione della donna
I regimi islamici repressivi vorrebbero tenere la donna sempre reclusa in casa, magari coperta con un lungo velo che la nasconda completamente.
Evidentemente sono consapevoli della natura rivoluzionaria dell' "eterno femminino".
Anche da noi è stato a lungo così. "Non fu l'uomo" dice san Paolo "a trasgredire per primo, ma la donna"... Per fortuna.
Evidentemente sono consapevoli della natura rivoluzionaria dell' "eterno femminino".
Anche da noi è stato a lungo così. "Non fu l'uomo" dice san Paolo "a trasgredire per primo, ma la donna"... Per fortuna.
"Avere santi in paradiso"
In questa espressione c'è tutta la mentalità "raccomandatizia" con cui il cattolico - ben consapevole della sostanziale arbitrarietà e ingiustizia del Gran Capo - considera non solo l'aldilà, ma anche l'aldiqua.
La fede cattolica in fondo si riduce a questo: che ci si salva solo se si hanno buone conoscenze - conoscenze altolocate.
La fede cattolica in fondo si riduce a questo: che ci si salva solo se si hanno buone conoscenze - conoscenze altolocate.
giovedì 14 novembre 2013
Lo Stato della Chiesa
Abituàti come siamo ad essere un popolo di cortigiani, che si delizia di monarchi, di corti e di cerimonie fastose, non ci accorgiamo nemmeno dell'assurdità di avere una Chiesa-Stato.
Sappiamo tutti com'è nato questo Stato: i Papi erano feudatari come gli altri, con possedimenti terrieri, eserciti, ricchezze, donne, amanti, figli e naturalmente lotte per il potere. Questi feudatari non erano migliori degli altri: facevano guerre, giustiziavano la gente, avevano una polizia e facevano pagare tasse. Con l'opposizione dello Stato-Chiesa all'unità d'Italia e con l'occupazione di Roma da parte dell'esercito italiano (breccia di Porta Pia), il Papa si offese e si rinchiuse nei suoi palazzi. E chi risanò questa "ferita"? Guarda caso, Benito Mussolini, che con i Patti Lateranensi restituì alla Chiesa uno Stato, lo Stato del Vaticano.
Un dittatore, che aveva soppresso la democrazia, si sentì in dovere di ridare un territorio alla Chiesa, in cambio s'intende dell'appoggio del cattolicesimo al fascismo. E la Chiesa fu fascista.
Ma la domanda resta? Perché una religione deve avere uno Stato? Forse era a questo cui mirava Gesù duemila anni fa - costruire uno Stato con un esercito, una polizia, una banca, le galere, i giudici e quant'altro? Pensava così che si sarebbe attuato meglio il Regno di Dio?
Ovviamente non era così. Ma i cattolici non ci pensano neanche più. Per loro la religione è questa, non l'altra - quella di Gesù.
Sappiamo tutti com'è nato questo Stato: i Papi erano feudatari come gli altri, con possedimenti terrieri, eserciti, ricchezze, donne, amanti, figli e naturalmente lotte per il potere. Questi feudatari non erano migliori degli altri: facevano guerre, giustiziavano la gente, avevano una polizia e facevano pagare tasse. Con l'opposizione dello Stato-Chiesa all'unità d'Italia e con l'occupazione di Roma da parte dell'esercito italiano (breccia di Porta Pia), il Papa si offese e si rinchiuse nei suoi palazzi. E chi risanò questa "ferita"? Guarda caso, Benito Mussolini, che con i Patti Lateranensi restituì alla Chiesa uno Stato, lo Stato del Vaticano.
Un dittatore, che aveva soppresso la democrazia, si sentì in dovere di ridare un territorio alla Chiesa, in cambio s'intende dell'appoggio del cattolicesimo al fascismo. E la Chiesa fu fascista.
Ma la domanda resta? Perché una religione deve avere uno Stato? Forse era a questo cui mirava Gesù duemila anni fa - costruire uno Stato con un esercito, una polizia, una banca, le galere, i giudici e quant'altro? Pensava così che si sarebbe attuato meglio il Regno di Dio?
Ovviamente non era così. Ma i cattolici non ci pensano neanche più. Per loro la religione è questa, non l'altra - quella di Gesù.
Essere presenti
In tutta l'incertezza in cui ci troviamo, l'unica cosa certa è che non scambieremmo mai questo nostro stato, questa nostra consapevolezza, con nient'altro. È come se fossimo aggrappati a uno scoglio in un mare in tempesta: chi lo lascerebbe?
Come diceva Robert E. Burton, "quello che è nel presente potrebbe non essere sempre meraviglioso, ma è sempre meraviglioso essere presenti."
Come diceva Robert E. Burton, "quello che è nel presente potrebbe non essere sempre meraviglioso, ma è sempre meraviglioso essere presenti."
La vita oltre la morte
Si può sempre discutere su che cosa sia la vita e che cosa la morte e su che cosa significhi essere vivo o essere morto. Di solito diciamo che uno è vivo finché respira; quando smette di respirare lo dichiariamo morto. "Qui" è la vita e "là" è la morte.
Ma le cose non sono così semplici. Innanzitutto, vita e morte sono compenetrate e complementari, al punto che la morte inizia nel momento in cui incomincia la vita. È dunque la vita che dà inizio alla morte o è la morte che apre un passaggio alla vita? E, quando muore la vita, perché diciamo che incomincia la morte? A rigor di logica, dovrebbe finire anche la morte. Quello che c'è dopo non è la morte: è qualcosa d'altro. Non è vita e non è morte: che cos'è?
Una volta un tizio andò a trovare il Buddha tenendo un passero in mano e gli domandò: "Dimmi se questo passero che ho in mano è vivo o è morto". Il Buddha si alzò, si mise sulla porta della capanna in cui alloggiava e rispose: "Dimmi tu: sto entrando o sto uscendo?"
Ma le cose non sono così semplici. Innanzitutto, vita e morte sono compenetrate e complementari, al punto che la morte inizia nel momento in cui incomincia la vita. È dunque la vita che dà inizio alla morte o è la morte che apre un passaggio alla vita? E, quando muore la vita, perché diciamo che incomincia la morte? A rigor di logica, dovrebbe finire anche la morte. Quello che c'è dopo non è la morte: è qualcosa d'altro. Non è vita e non è morte: che cos'è?
Una volta un tizio andò a trovare il Buddha tenendo un passero in mano e gli domandò: "Dimmi se questo passero che ho in mano è vivo o è morto". Il Buddha si alzò, si mise sulla porta della capanna in cui alloggiava e rispose: "Dimmi tu: sto entrando o sto uscendo?"
mercoledì 13 novembre 2013
Padre Pio
Stanno annunciando in televisione le repliche di uno sceneggiato su Padre Pio.
Ci mancava anche questo per aumentare l'oscurantismo generale... Come se non ci fosse già abbastanza Medioevo in Italia!
Ci mancava anche questo per aumentare l'oscurantismo generale... Come se non ci fosse già abbastanza Medioevo in Italia!
Tao Te Ching
"Muori senza morire e vivrai per sempre" dichiara il Tao Te Ching. Ossia, muori senza prima essere morto in vita, e allora avrai l'eternità.
L'eternità si conquista rimanendo sensibili, attenti, consapevoli e interessati fino alla fine. Ma, se sei già morto in vita, in che cosa vuoi sperare?
in inglese:
"Die without dying and you will live forever," says the TaoTe Ching. That is, if you die without first being dead in life, then you'll have eternity.
Eternity is conquered remaining sensitive, alert, aware and interested until the end. But, if you're already dead in life, what you hope for?
L'eternità si conquista rimanendo sensibili, attenti, consapevoli e interessati fino alla fine. Ma, se sei già morto in vita, in che cosa vuoi sperare?
in inglese:
"Die without dying and you will live forever," says the TaoTe Ching. That is, if you die without first being dead in life, then you'll have eternity.
Eternity is conquered remaining sensitive, alert, aware and interested until the end. But, if you're already dead in life, what you hope for?
martedì 12 novembre 2013
Tomismo
Quando san Tommaso, verso la fine della sua vita, ebbe una sorta di illuminazione definì tutte le sue opere come "paglia". Perché allora utilizzare argomenti che il loro stesso autore aveva sconfessato?
Eppure, ancora oggi, ci sono teologi che si ispirano ai suoi ragionamenti.
Eppure, ancora oggi, ci sono teologi che si ispirano ai suoi ragionamenti.
Cercare Dio
L'atteggiamento del fedele è il meno rispettoso verso ciò in cui dice di credere. Egli infatti crede di sapere e, quindi, non cerca più; in tal senso è molto più "povero di spirito" di chi si pone dubbi e interrogativi.
Cercare Dio è molto più vicino a Dio del credere in Dio.
in inglese:
Looking for God
The attitude of the faithful is the least respectful of what he says he believes. In fact, he thinks he knows and, therefore, no longer seeks; in this sense is much more "poor in spirit" of those who put doubts and questions.
Seeking God is closer to God's believing in God.
Cercare Dio è molto più vicino a Dio del credere in Dio.
in inglese:
Looking for God
The attitude of the faithful is the least respectful of what he says he believes. In fact, he thinks he knows and, therefore, no longer seeks; in this sense is much more "poor in spirit" of those who put doubts and questions.
Seeking God is closer to God's believing in God.
Ladri di fede
Papa Francesco condanna coloro che rubano alla Stato per regalare alla Chiesa.
Ma chi ha concepito la legge sull'otto per mille, con cui si estorcono soldi anche a chi non ha scelto di sovvenzionare la Chiesa, non ha fatto esattamente questo?
Ma chi ha concepito la legge sull'otto per mille, con cui si estorcono soldi anche a chi non ha scelto di sovvenzionare la Chiesa, non ha fatto esattamente questo?
lunedì 11 novembre 2013
Il koan della vita e della morte
Se la vita e la morte sono le due facce di una stessa medaglia, qual è questa medaglia? Ecco un magnifico koan.
Se c'è un quid che ora si presenta vivo e ora si presenta morto, qual è?
A questa domanda, non possiamo rispondere con le parole, che per loro natura sono duali. E lo stesso vale per i nostri concetti. Ma possiamo avvicinarci il più possibile, fino all'orlo... Poi ognuno deve buttarsi giù da solo.
C'è sempre un attimo in cui bisogna incominciare a volare con le proprie ali.
Se c'è un quid che ora si presenta vivo e ora si presenta morto, qual è?
A questa domanda, non possiamo rispondere con le parole, che per loro natura sono duali. E lo stesso vale per i nostri concetti. Ma possiamo avvicinarci il più possibile, fino all'orlo... Poi ognuno deve buttarsi giù da solo.
C'è sempre un attimo in cui bisogna incominciare a volare con le proprie ali.
Il tempo della vita
D'accordo, i soldi sono indispensabili in questo mondo dove tutto ha un prezzo - ma non sempre un valore. Teniamo presente, però, che in realtà il denaro rappresenta il tempo della nostra vita che abbiamo impiegato a guadagnarlo. E la cosa peggiore in questo mondo è sprecare il tempo della vita.
Il tempo va conservato per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questa è la libertà. E, per essere il più possibile liberi, occorre condurre una vita sobria e semplice, sfrondando le attività inutili.
La vita è breve e ci scappa dalle mani: serve misura. Serve tener sempre d'occhio i prezzi e i valori. Non è questione di moralismo, ma di spreco di risorse.
Il tempo va conservato per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questa è la libertà. E, per essere il più possibile liberi, occorre condurre una vita sobria e semplice, sfrondando le attività inutili.
La vita è breve e ci scappa dalle mani: serve misura. Serve tener sempre d'occhio i prezzi e i valori. Non è questione di moralismo, ma di spreco di risorse.
domenica 10 novembre 2013
Meditazioni superiori
Anche se ci mancano le parole, tutto sommato riusciamo a comprendere la complementarità di sentimenti come amore e odio. Nell'amore, infatti, sperimentiamo qualche volta improvvise eruzioni di odio e nell'odio improvvise comparse di amore o, se non altro, di interesse. Capiamo come sotto l'uno ci sia subito l'altro. E questo vale per tutti i sentimenti contrapposti e anche per i concetti etici come bene e male. Quante volte da un male nasce un bene e da un bene un male?
Ma per il rapporto essere/non-essere a che cosa possiamo fare riferimento? Ebbene, pensiamo alla musica o al parlare. Nel primo caso sperimentiamo concretamente il rapporto complementare e dialettico tra suono e silenzio, tra vuoto e pieno, tra pausa e note e così via. E anche nel parlare è lo stesso: le pause e i silenzi sono sì vuoti, ma vuoti pieni di significato, vuoti che consentono un significato.
È molto bello pensare che il rapporto essere/non-essere possa essere espresso con sensazioni e concetti di tipo musicale. Potremmo perfino dire che la complementarità essere/non-essere è una forma di musica o si svolge in modo analogo alla musica: un'armonia complessa di vuoti e di pieni, di vita e di morte.
Ed, ora, eccoci di fronte ad un'altra scoperta: la vita/morte come esperienza e concetto unico, la dimostrazione che fra i due non vi è separazione e che c'è una realtà superiore che supera i nostri limitati concetti dualistici.
Noi per esempio pensiamo che vita e morte siano contrapposti: dove c'è l'una non può esserci l'altra. Ma, se meditiamo un po', capiamo anche che non può esserci vita senza morte e morte senza vita. Dunque, le due si spalleggiano a vicenda: sembrano combattersi ed escludersi a vicenda, ma in realtà si sostengono a vicenda. Pensiamo allora al loro insieme: la vita/morte. Non ha più senso quindi domandarsi cosa ci sia dopo o prima della morte - c'è il tutto della vita/morte!
Esercitarsi a sentire e a pensare in questo modo: ecco una forma di meditazione cui non siamo abituati. Quando ci si affida al respiro per l'inizio della meditazione, sperimentiamo concretamente il rapporto pieno/vuoto, e addestriamoci ad andare al di là, a comprendere l'insieme.
Ma per il rapporto essere/non-essere a che cosa possiamo fare riferimento? Ebbene, pensiamo alla musica o al parlare. Nel primo caso sperimentiamo concretamente il rapporto complementare e dialettico tra suono e silenzio, tra vuoto e pieno, tra pausa e note e così via. E anche nel parlare è lo stesso: le pause e i silenzi sono sì vuoti, ma vuoti pieni di significato, vuoti che consentono un significato.
È molto bello pensare che il rapporto essere/non-essere possa essere espresso con sensazioni e concetti di tipo musicale. Potremmo perfino dire che la complementarità essere/non-essere è una forma di musica o si svolge in modo analogo alla musica: un'armonia complessa di vuoti e di pieni, di vita e di morte.
Ed, ora, eccoci di fronte ad un'altra scoperta: la vita/morte come esperienza e concetto unico, la dimostrazione che fra i due non vi è separazione e che c'è una realtà superiore che supera i nostri limitati concetti dualistici.
Noi per esempio pensiamo che vita e morte siano contrapposti: dove c'è l'una non può esserci l'altra. Ma, se meditiamo un po', capiamo anche che non può esserci vita senza morte e morte senza vita. Dunque, le due si spalleggiano a vicenda: sembrano combattersi ed escludersi a vicenda, ma in realtà si sostengono a vicenda. Pensiamo allora al loro insieme: la vita/morte. Non ha più senso quindi domandarsi cosa ci sia dopo o prima della morte - c'è il tutto della vita/morte!
Esercitarsi a sentire e a pensare in questo modo: ecco una forma di meditazione cui non siamo abituati. Quando ci si affida al respiro per l'inizio della meditazione, sperimentiamo concretamente il rapporto pieno/vuoto, e addestriamoci ad andare al di là, a comprendere l'insieme.
venerdì 8 novembre 2013
Le due saggezze
Esiste una saggezza "laica" che insegna a vivere nel mondo, evitando i danni maggiori. Ma il problema è il mondo.
Ecco perché esiste anche una saggezza spirituale che insegna a liberarsi dal mondo.
Esiste una saggezza che è moderazione, lucidità, calma, misura, sobrietà, equilibrio e prudenza. Ed esiste una saggezza che è rottura degli schemi, spontaneità, naturalezza, improvvisazione, coraggio di dire la verità (anche quando è scomoda), sovvertimento delle convenzioni, leggerezza, spirito e "follia".
L'una non esclude l'altra. O, almeno facciamo in modo che l'una non escluda l'altra. Non trasformiamoci né in santini della saggezza, né in pazzi furiosi che si autodistruggono. C'è un tempo per ogni cosa.
Ecco perché esiste anche una saggezza spirituale che insegna a liberarsi dal mondo.
Esiste una saggezza che è moderazione, lucidità, calma, misura, sobrietà, equilibrio e prudenza. Ed esiste una saggezza che è rottura degli schemi, spontaneità, naturalezza, improvvisazione, coraggio di dire la verità (anche quando è scomoda), sovvertimento delle convenzioni, leggerezza, spirito e "follia".
L'una non esclude l'altra. O, almeno facciamo in modo che l'una non escluda l'altra. Non trasformiamoci né in santini della saggezza, né in pazzi furiosi che si autodistruggono. C'è un tempo per ogni cosa.
mercoledì 6 novembre 2013
Conoscere se stessi
Certo, non ci si conosce mai completamente. Ma tra conoscere tutto e non conoscere niente, c'è una vasta gamma di possibilità.
A fondo, però, non si conosce nessuno, né se stessi, né gli altri.
Non possiamo conoscerci a fondo perché il nostro sé non è un ente isolato, ma è interconnesso con gli altri. E come potremmo conoscere tutti quanti?
"Per quanto tu possa camminare, non potrai mai trovare i confini dell'anima, tanto profondo è il suo logos"
Eraclito
A fondo, però, non si conosce nessuno, né se stessi, né gli altri.
Non possiamo conoscerci a fondo perché il nostro sé non è un ente isolato, ma è interconnesso con gli altri. E come potremmo conoscere tutti quanti?
"Per quanto tu possa camminare, non potrai mai trovare i confini dell'anima, tanto profondo è il suo logos"
Eraclito
martedì 5 novembre 2013
L'arresto mentale
Di arresto mentale si parla in tutte le tradizioni meditative, per esempio nelle Upanishad, negli Yogasutra di Patanjali e nel buddhismo. Nella Chandogya Upanishad si legge: "Quando si è profondamente addormentati in una calma totale, senza sogni, allora questo è l'atman; è l'immortalità, la felicità, il brahman".
Due sono gli elementi da sottolineare: la calma e il sonno profondo. Si parla di sonno profondo per indicare il sonno senza sogni, ossia il sonno in cui cessano tutti i pensieri. Per averne un'idea, si pensi ad un pisolino diurno, quando ci si addormenta per un po' e non si sogna. Il fatto di non sognare sottolinea che anche l'attività dell'inconscio (che è comunque una parte della mente) deve cessare. Ovviamente, è necessaria la calma.
La calma presuppone e rafforza l'assenza o il rallentamento dell'attività mentale. Quando infatti siamo agitati, siamo pieni di pensieri. Nel sonno senza sogni, come quello del pisolino, si raggiunge una grande calma e un arresto della mente; rimangono attive solo quelle parti del cervello che controllano le funzioni corporee.
In meditazione si tende ad uno stato analogo. Perché? Perché la mente umana, con la sua coscienza duale, pur essendo di fondamentale importanza, non è la realtà ultima - è una realtà fortemente limitata e condizionata. Inutile cercare la verità ultima con la mente, con la solita mente che elabora pensieri, sensazioni, reazioni e impulsi. Bisogna riuscire a entrare nella non-mente, ossia nel vuoto mentale. Lì è l'accesso.
Due sono gli elementi da sottolineare: la calma e il sonno profondo. Si parla di sonno profondo per indicare il sonno senza sogni, ossia il sonno in cui cessano tutti i pensieri. Per averne un'idea, si pensi ad un pisolino diurno, quando ci si addormenta per un po' e non si sogna. Il fatto di non sognare sottolinea che anche l'attività dell'inconscio (che è comunque una parte della mente) deve cessare. Ovviamente, è necessaria la calma.
La calma presuppone e rafforza l'assenza o il rallentamento dell'attività mentale. Quando infatti siamo agitati, siamo pieni di pensieri. Nel sonno senza sogni, come quello del pisolino, si raggiunge una grande calma e un arresto della mente; rimangono attive solo quelle parti del cervello che controllano le funzioni corporee.
In meditazione si tende ad uno stato analogo. Perché? Perché la mente umana, con la sua coscienza duale, pur essendo di fondamentale importanza, non è la realtà ultima - è una realtà fortemente limitata e condizionata. Inutile cercare la verità ultima con la mente, con la solita mente che elabora pensieri, sensazioni, reazioni e impulsi. Bisogna riuscire a entrare nella non-mente, ossia nel vuoto mentale. Lì è l'accesso.
lunedì 4 novembre 2013
Utilizzare la stanchezza
In tempi di crisi, può sembrare che la meditazione sia una pratica da accantonare, in quanto urgono problemi pratici. Niente di più sbagliato. La nostra società è più ansiogena che mai, e più ti preoccupi più stai male e meno combini.
La gente non sa rilassarsi, questo è il problema. Detto così, sembra una scemenza. Ma sotto questa frase c'è uno dei segreti della vita.
La vita, infatti, come la corrente elettrica, ha una propria tensione, che in tempi di crisi può diventare talmente forte da minare il corpo e la mente, facendoci perdere la salute. Più stress, più tensione; più tensione, meno salute, meno equilibrio, meno lucidità di mente e più problemi.
Come fare a uscirne, a riprendere in mano il bandolo della matassa? Riposandosi. Più ci si riposa, più migliora la salute psico-fisica, e più migliora la salute psico-fisica, più diventiamo lucidi e più riusciamo a risolvere i nostri problemi. Ma qui c'è un grosso scoglio. Noi siamo abituati a far tutto con uno sforzo di volontà. Invece, per rilassarsi, bisogna lasciar perdere ogni sforzo.
Più mi sforzo, più mi stresso. Non posso ottenere lo stato meditativo con uno sforzo di volontà: è un controsenso.
Com'è possibile allora "volere" il riposo? Sfruttando i cicli vitali (circadiani) che già ci offrono periodi di attivismo alternati a periodi di rilassamento.
Questo tipo di riposo può non aver niente a che fare con il riposo notturno, in cui la mente (inconscia) rimane comunque in azione con tutte le sue ansie e le sue preoccupazioni.
Il riposo meditativo di cui parliamo è un sono senza sogni, un sonno in cui la mente si ferma. Il vuoto della mente, la non-mente, è possibile. Noi possiamo appurarlo.
Dopo ogni pasto, per esempio, ci sono due periodi favorevoli, in cui il corpo e la mente si rilassano. Utilizziamoli fino in fondo. Saltiamo su questa barca che passa e mettiamoci comodi.
Utilizziamo la stanchezza come un saggio consiglio della natura, come un invito a lasciarsi andare.
La parola d'ordine dovrebbe essere "lasciar andare", "lasciar cadere", ma sono parole. Non possiamo lasciar cadere impegnandoci, concentrandoci e sforzando la volontà. Dobbiamo ottenere il riposo senza sforzare la volontà, altrimenti ricadiamo nello stess: questo è il paradosso.
Nel momento in cui sentiamo che l'organismo psico-fisico tende a mollare, tende a rilassarci, non contrastiamolo. Inseriamoci in questo andamento lasciandoci andare ancora di più, rallentando mente e corpo. Può darsi che ci si addormenti per un po'. Lasciamo pur stare. Ci accorgeremo che dormiremo senza sogni, senza immagini, senza pensieri - ecco un esempio di non-mente. Quando ci risveglieremo, saremo più freschi e lucidi di prima, molto più capaci di affrontare le sfide della vita.
La meditazione serve alla vita di tutti i giorni, tanto più nei momenti di crisi.
Però, nel riposo c'è anche la spiritualità. Non si parla, per esempio, di "riposo eterno"? Certo, è la morte, ma una morte in cui ci risvegliamo dal sogno della vita.
In meditazione, dobbiamo morire a noi stessi. E il sonno senza sogni, il rilassamento è quanto di più vicino ci sia a questo stato.
"Né Apollo sta sempre con l'arco teso"
Orazio, Odi
La gente non sa rilassarsi, questo è il problema. Detto così, sembra una scemenza. Ma sotto questa frase c'è uno dei segreti della vita.
La vita, infatti, come la corrente elettrica, ha una propria tensione, che in tempi di crisi può diventare talmente forte da minare il corpo e la mente, facendoci perdere la salute. Più stress, più tensione; più tensione, meno salute, meno equilibrio, meno lucidità di mente e più problemi.
Come fare a uscirne, a riprendere in mano il bandolo della matassa? Riposandosi. Più ci si riposa, più migliora la salute psico-fisica, e più migliora la salute psico-fisica, più diventiamo lucidi e più riusciamo a risolvere i nostri problemi. Ma qui c'è un grosso scoglio. Noi siamo abituati a far tutto con uno sforzo di volontà. Invece, per rilassarsi, bisogna lasciar perdere ogni sforzo.
Più mi sforzo, più mi stresso. Non posso ottenere lo stato meditativo con uno sforzo di volontà: è un controsenso.
Com'è possibile allora "volere" il riposo? Sfruttando i cicli vitali (circadiani) che già ci offrono periodi di attivismo alternati a periodi di rilassamento.
Questo tipo di riposo può non aver niente a che fare con il riposo notturno, in cui la mente (inconscia) rimane comunque in azione con tutte le sue ansie e le sue preoccupazioni.
Il riposo meditativo di cui parliamo è un sono senza sogni, un sonno in cui la mente si ferma. Il vuoto della mente, la non-mente, è possibile. Noi possiamo appurarlo.
Dopo ogni pasto, per esempio, ci sono due periodi favorevoli, in cui il corpo e la mente si rilassano. Utilizziamoli fino in fondo. Saltiamo su questa barca che passa e mettiamoci comodi.
Utilizziamo la stanchezza come un saggio consiglio della natura, come un invito a lasciarsi andare.
La parola d'ordine dovrebbe essere "lasciar andare", "lasciar cadere", ma sono parole. Non possiamo lasciar cadere impegnandoci, concentrandoci e sforzando la volontà. Dobbiamo ottenere il riposo senza sforzare la volontà, altrimenti ricadiamo nello stess: questo è il paradosso.
Nel momento in cui sentiamo che l'organismo psico-fisico tende a mollare, tende a rilassarci, non contrastiamolo. Inseriamoci in questo andamento lasciandoci andare ancora di più, rallentando mente e corpo. Può darsi che ci si addormenti per un po'. Lasciamo pur stare. Ci accorgeremo che dormiremo senza sogni, senza immagini, senza pensieri - ecco un esempio di non-mente. Quando ci risveglieremo, saremo più freschi e lucidi di prima, molto più capaci di affrontare le sfide della vita.
La meditazione serve alla vita di tutti i giorni, tanto più nei momenti di crisi.
Però, nel riposo c'è anche la spiritualità. Non si parla, per esempio, di "riposo eterno"? Certo, è la morte, ma una morte in cui ci risvegliamo dal sogno della vita.
In meditazione, dobbiamo morire a noi stessi. E il sonno senza sogni, il rilassamento è quanto di più vicino ci sia a questo stato.
"Né Apollo sta sempre con l'arco teso"
Orazio, Odi
domenica 3 novembre 2013
Missione impossibile
Pare che la Chiesa, con Papa Francesco, sia molto impegnata a salvare se stessa dalla corruzione e dallo sfacelo morale.
Malinconica fine per una istituzione che pretendeva di salvare il mondo.
Malinconica fine per una istituzione che pretendeva di salvare il mondo.
venerdì 1 novembre 2013
Santi e saggi
Oggi è la festa di Ognissanti.
Che brutto giorno quello in cui furono preferiti i santi ai saggi.
I santi sono campioni di squilibrio e di fanatismo, i saggi di equilibrio e di buon senso.
Quando si istituirà la festa di Ognissaggi, quello sarà un mondo migliore.
Che brutto giorno quello in cui furono preferiti i santi ai saggi.
I santi sono campioni di squilibrio e di fanatismo, i saggi di equilibrio e di buon senso.
Quando si istituirà la festa di Ognissaggi, quello sarà un mondo migliore.
Taoismo, buddhismo e cristianesimo
Quando il buddhismo arrivò in Cina fu considerato una setta del taoismo. Ma ben presto ci si accorse delle differenze: mentre i taoisti cercavano un corpo immortale, i buddhisti tendevano a liberarsi di tutte le forme corporee; mentre i taoisti riducevano al minimo la respirazione e cercavano di agire sulla circolazione e sulla trasformazione del respiro interiore per ottenere la longevità e l'immortalità, i buddhisti cercavano il controllo della respirazione e il distacco dalle funzioni corporee - e non erano interessati all'immortalità del corpo.
I taoisti ricorrevano a pratiche alchemiche e a metodi per rafforzare l'energia interiore che avevano lo scopo di rendere il corpo immortale. Una volta ottenuto questo risultato, erano convinti di potersi innalzare fino al cielo e di vivere per sempre.
Queste idee ci ricordano quelle del cristianesimo, non solo nell'ascesa al cielo di Gesù, ma anche nella fede sulla resurrezione e dunque sull'immortalità dei corpi.
San Paolo e i primi cristiani credevano proprio che un bel giorno sarebbe arrivato Gesù e che tutti si sarebbero innalzati al cielo. "Ecco, io vi annuncio un mistero" scrive san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: "non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati."
Naturalmente si tratta di leggende, di favole e di miti; ma anche nei miti si trova un fondo di verità. In fondo l'ideale dei taoisti e dei cristiani è quello puerile di tutti gli uomini: non morire mai o, per lo meno, ricuperare un giorno il proprio corpo, reso finalmente incorruttibile e immortale.
Un bel sogno, non c'è che dire. Rovinato da un particolare: che tutti dobbiamo morire, spesso dopo una vecchiaia che ci distrugge a poco a poco il corpo e la mente. Ma la speranza è l'ultima a morire ed ecco allora l'idea di un corpo almeno spirituale e perfetto.
Solo il buddhismo afferma che anche questa è una pretesa infantile e che la liberazione finale è proprio il distacco non solo dal proprio corpo ma anche dal proprio io. Chi avrà visto più lontano?
I taoisti ricorrevano a pratiche alchemiche e a metodi per rafforzare l'energia interiore che avevano lo scopo di rendere il corpo immortale. Una volta ottenuto questo risultato, erano convinti di potersi innalzare fino al cielo e di vivere per sempre.
Queste idee ci ricordano quelle del cristianesimo, non solo nell'ascesa al cielo di Gesù, ma anche nella fede sulla resurrezione e dunque sull'immortalità dei corpi.
San Paolo e i primi cristiani credevano proprio che un bel giorno sarebbe arrivato Gesù e che tutti si sarebbero innalzati al cielo. "Ecco, io vi annuncio un mistero" scrive san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: "non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati."
Naturalmente si tratta di leggende, di favole e di miti; ma anche nei miti si trova un fondo di verità. In fondo l'ideale dei taoisti e dei cristiani è quello puerile di tutti gli uomini: non morire mai o, per lo meno, ricuperare un giorno il proprio corpo, reso finalmente incorruttibile e immortale.
Un bel sogno, non c'è che dire. Rovinato da un particolare: che tutti dobbiamo morire, spesso dopo una vecchiaia che ci distrugge a poco a poco il corpo e la mente. Ma la speranza è l'ultima a morire ed ecco allora l'idea di un corpo almeno spirituale e perfetto.
Solo il buddhismo afferma che anche questa è una pretesa infantile e che la liberazione finale è proprio il distacco non solo dal proprio corpo ma anche dal proprio io. Chi avrà visto più lontano?
giovedì 31 ottobre 2013
La laicità della Turchia
Dunque, la Turchia ha abbandonato il principio di laicità e per la prima volta quattro donne si sono presentate in Parlamento con il velo islamico.
Sei notazioni:
1) Non si tratta di una questione religiosa, ma di un mezzo per utilizzare la religione come strumento di pressione e di raccolta del consenso: infatti è il partito del premier Erdogan che, per ottenere voti, decide di revocare il divieto di indossare il velo negli edifici pubblici .
2) Le religioni, come al solito, si prestano volentieri ad essere strumentalizzate, perché il potere politico le ricompensa con prebende e appoggi economici.
3) Le religioni sono pezzi di antichità che minano le democrazie ed hanno il cuore rivolto alle dittature e ai sistemi totalitari. E, in questo senso, nessuna è migliore delle altre.
4) Purtroppo le donne, nonostante il femminismo, sono sempre l'avanguardia della sottomissione politico-religiosa. Che ce l'abbiano nel Dna?
5) I simboli religiosi (veli, crocifissi, ecc.) non sono per niente aspetti folcloristici, ma quasi l'essenza stessa delle religioni.
5) Di questo passo, la Turchia diventerà come l'Iran... grazie a Dio.
Sei notazioni:
1) Non si tratta di una questione religiosa, ma di un mezzo per utilizzare la religione come strumento di pressione e di raccolta del consenso: infatti è il partito del premier Erdogan che, per ottenere voti, decide di revocare il divieto di indossare il velo negli edifici pubblici .
2) Le religioni, come al solito, si prestano volentieri ad essere strumentalizzate, perché il potere politico le ricompensa con prebende e appoggi economici.
3) Le religioni sono pezzi di antichità che minano le democrazie ed hanno il cuore rivolto alle dittature e ai sistemi totalitari. E, in questo senso, nessuna è migliore delle altre.
4) Purtroppo le donne, nonostante il femminismo, sono sempre l'avanguardia della sottomissione politico-religiosa. Che ce l'abbiano nel Dna?
5) I simboli religiosi (veli, crocifissi, ecc.) non sono per niente aspetti folcloristici, ma quasi l'essenza stessa delle religioni.
5) Di questo passo, la Turchia diventerà come l'Iran... grazie a Dio.
Yoga della mente
"Solo ciò che è finito, non ha fine" scrive Friedrich Hebbel.
In effetti, solo il finito mi permette di pensare all'infinito, e viceversa. Siamo nel dualismo, nel loop dei concetti contrapposti: yang e yin.
Siamo capaci di pensare il finito-infinito o l'infinito-finito? Solo in tal caso, intuiamo qualcosa.
Dobbiamo esercitarsi a pensare in questo modo, ai limiti del paradosso, ai limiti della mente umana, se vogliamo comprendere la realtà uscendo dalle trappole del dualismo mentale. Prima di applicare la nostra limitata logica ai grandi problemi, dobbiamo essere capaci di pensare con una mente superiore. Anche la matematica ha superato le tre-quattro dimensioni e ormai ragiona in termini di dieci-undici. Ma noi, con la nostra logica, siamo ancora al balbettìo dell'infante. E vorremmo parlare di Dio...!
In effetti, solo il finito mi permette di pensare all'infinito, e viceversa. Siamo nel dualismo, nel loop dei concetti contrapposti: yang e yin.
Siamo capaci di pensare il finito-infinito o l'infinito-finito? Solo in tal caso, intuiamo qualcosa.
Dobbiamo esercitarsi a pensare in questo modo, ai limiti del paradosso, ai limiti della mente umana, se vogliamo comprendere la realtà uscendo dalle trappole del dualismo mentale. Prima di applicare la nostra limitata logica ai grandi problemi, dobbiamo essere capaci di pensare con una mente superiore. Anche la matematica ha superato le tre-quattro dimensioni e ormai ragiona in termini di dieci-undici. Ma noi, con la nostra logica, siamo ancora al balbettìo dell'infante. E vorremmo parlare di Dio...!
mercoledì 30 ottobre 2013
Amare gli altri
A Gesù che predicava: "Ama il prossimo tuo come te stesso" un tizio, che aveva scarsa stima di sé, rispose: "Se amassi il prossimo come me stesso, non gliene verrebbe niente di buono".
Ecco perché è necessario, prima di tutto, conoscere e stimare se stessi.
... E nel caso in cui uno stimi troppo se stesso?
Be', un narcisista il prossimo neanche lo vede: ha un ego così grande che non vede nessun altro oltre a se stesso.
Ecco perché è necessario, prima di tutto, conoscere e stimare se stessi.
... E nel caso in cui uno stimi troppo se stesso?
Be', un narcisista il prossimo neanche lo vede: ha un ego così grande che non vede nessun altro oltre a se stesso.
L'argomento ontologico
Se Dio è l'Essere perfetto, non può non avere l'attributo dell'esistenza: così argomentava sant'Anselmo d'Aosta.
Ma siamo sicuri che l'esistenza sia il massimo della perfezione? A me sembra una cosa abborracciata.
Se proprio vogliamo usare la logica, il Non-essere precede l'Essere. Il Nulla è perfetto, l'Essere un po' di meno.
"Poiché Dio ha creato il mondo dal nulla, il nulla vi occupa sempre il posto più alto"
Friedrich Hebbel
Ma siamo sicuri che l'esistenza sia il massimo della perfezione? A me sembra una cosa abborracciata.
Se proprio vogliamo usare la logica, il Non-essere precede l'Essere. Il Nulla è perfetto, l'Essere un po' di meno.
"Poiché Dio ha creato il mondo dal nulla, il nulla vi occupa sempre il posto più alto"
Friedrich Hebbel
martedì 29 ottobre 2013
Siamo liberi?
Se esiste un Dio etico, un Dio del bene e del male, noi non siamo molto liberi.
Abbiamo una sola scelta.
Troppo poco.
Abbiamo una sola scelta.
Troppo poco.
I "follower" del Papa
Il Papa ha raggiunto su Twitter dieci milioni di "follower". Però, dalle statistiche risulta che i cattolici nel mondo siano più di 1 miliardo.
Mancano dunque all'appello 990 milioni.
Se fossi il Papa, mi preoccuperei.
Mancano dunque all'appello 990 milioni.
Se fossi il Papa, mi preoccuperei.
lunedì 28 ottobre 2013
Il flusso del karma
Il senso della continuità delle esistenze può far parte delle nostre esperienze se solo consideriamo che ognuno di noi nasce da un flusso di vite che risalgono alla notte dei tempi. Ognuno di noi è qui perché ci sono state tante esistenze prima di lui, perché ci sono state tante "reincarnazioni"... comprese quelle degli animali, degli insetti, dei pesci, dei batteri, eccetera eccetera. Tante forme di vita si sono passate il testimone per giungere qui... a ciascuno di noi. Non sono io che mi sono reincarnato, ma qualcosa si è reincarnato innumerevoli volte per dar vita al mio io, a questo uomo che può dire: "Io sono".
Nonostante le differenze, ogni essere è tutti gli esseri che lo hanno preceduto, ogni essere è tutti gli esseri, ogni essere è l'essere - un essere che contiene già in sé la coscienza come elemento fondamentale.
Il karma non è nient'altro che la continuità delle esistenze, una continuità che fa sì che io occupi un posto e non un altro, che io abbia un destino e non un altro.
Ci sono naturalmente tante linee evolutive, come in un fiume ci sono tante correnti e tanti mulinelli. Ma tutti fanno parte di un unico flusso d'acqua.
Quando si dice che il Buddha ottenne, con l'illuminazione, la conoscenza delle vite anteriori, si dice questo. Ma chiunque può ottenerla, solo che ci pensi un attimo.
"Noi non abbiamo troppo intelletto e troppa poca anima, ma troppo poco intelletto nelle cose dell'anima"
Robert Musil
Nonostante le differenze, ogni essere è tutti gli esseri che lo hanno preceduto, ogni essere è tutti gli esseri, ogni essere è l'essere - un essere che contiene già in sé la coscienza come elemento fondamentale.
Il karma non è nient'altro che la continuità delle esistenze, una continuità che fa sì che io occupi un posto e non un altro, che io abbia un destino e non un altro.
Ci sono naturalmente tante linee evolutive, come in un fiume ci sono tante correnti e tanti mulinelli. Ma tutti fanno parte di un unico flusso d'acqua.
Quando si dice che il Buddha ottenne, con l'illuminazione, la conoscenza delle vite anteriori, si dice questo. Ma chiunque può ottenerla, solo che ci pensi un attimo.
"Noi non abbiamo troppo intelletto e troppa poca anima, ma troppo poco intelletto nelle cose dell'anima"
Robert Musil
domenica 27 ottobre 2013
Amor vincit omnia
Noi abbiamo un'idea zuccherosa e unilaterale dell'amore: crediamo che si tratti di una forza rivolta al bene, all'unione, all'armonia, alla costruzione, alla tenerezza, alla compassione... E non è sbagliato. Ma è solo la metà di questa immensa forza. Perché esiste anche l'amore per il male, per la divisione, per il contrasto, per la distruzione, per la durezza, per l'egocentrismo...
Crediamo che la passione per il comando, per il potere, per la supremazia, per il denaro, per la trasgressione, per il sesso sfrenato o "deviato", per il successo, per gli onori, per il rischio, per la violenza, ecc., non sia una delle tante forme dell'amore? Non si parla anche di "amor di sé" o di "libidine del potere"?
Impariamo dunque a guardare bene, e rivediamo le nostre idee sul bene e sul male.
"Se l'amore è la primissima tra le passioni, è perché le blandisce tutte"
Honoré de Balzac
Crediamo che la passione per il comando, per il potere, per la supremazia, per il denaro, per la trasgressione, per il sesso sfrenato o "deviato", per il successo, per gli onori, per il rischio, per la violenza, ecc., non sia una delle tante forme dell'amore? Non si parla anche di "amor di sé" o di "libidine del potere"?
Impariamo dunque a guardare bene, e rivediamo le nostre idee sul bene e sul male.
"Se l'amore è la primissima tra le passioni, è perché le blandisce tutte"
Honoré de Balzac
L'energia divina
L'idea che esista un Dio che se ne sta "in cielo", al di sopra del cosmo, è ancora un vecchio modo di vedere legato alle antiche concezioni pagane degli dei. Il fedele prega Dio credendolo lassù, in alto, al di sopra di sé e del mondo, in un aldilà. L'uomo è "aldiqua" e Dio è "aldilà": tipico dualismo mentale, come se "aldiqua" e "aldilà" fossero separati e distinti. Ma si tratta di due facce di un'unica medaglia.
Che cosa c'era prima che Dio "creasse" il mondo? Ovviamente, niente. Il Non-essere. Perché lo spazio e il tempo non esistevano. Non c'era un Dio che se ne stava solo soletto. E, adesso, non esiste un "cielo" al di sopra del mondo, perché non c'è un al di là o un al di fuori del cosmo.
Dio è Energia evolutiva che non è separata dal cosmo, ma che ne è il motore.
Perfino il mito cristiano lo dice chiaramente. Dio entra nel mondo per sacrificarsi e morire. Muore nel senso che si scioglie nel mondo; è il cosmo, è l'universo intero, al di fuori del quale non c'è nulla.
Quindi non ha più senso pregare un Dio in cielo. Alla preghiera va sostituita la meditazione, come capacità di scoprire in sé questa Energia evolutiva, come capacità del "frammento" divino di riscoprire il Tutto, ovvero il Divino che è dappertutto.
Sollevate una pietra, dice il Vangelo di Tomaso, e là troverete Dio; spezzate un pezzo di legno, e là è Dio. Più chiaro di così...
Che cosa c'era prima che Dio "creasse" il mondo? Ovviamente, niente. Il Non-essere. Perché lo spazio e il tempo non esistevano. Non c'era un Dio che se ne stava solo soletto. E, adesso, non esiste un "cielo" al di sopra del mondo, perché non c'è un al di là o un al di fuori del cosmo.
Dio è Energia evolutiva che non è separata dal cosmo, ma che ne è il motore.
Perfino il mito cristiano lo dice chiaramente. Dio entra nel mondo per sacrificarsi e morire. Muore nel senso che si scioglie nel mondo; è il cosmo, è l'universo intero, al di fuori del quale non c'è nulla.
Quindi non ha più senso pregare un Dio in cielo. Alla preghiera va sostituita la meditazione, come capacità di scoprire in sé questa Energia evolutiva, come capacità del "frammento" divino di riscoprire il Tutto, ovvero il Divino che è dappertutto.
Sollevate una pietra, dice il Vangelo di Tomaso, e là troverete Dio; spezzate un pezzo di legno, e là è Dio. Più chiaro di così...
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