sabato 13 febbraio 2016

Il gioco illusionistico

Diamo talvolta l’impressione che meditare sia una questione di postura, di respirazione, di concentrazione o uno smettere di pensare. In realtà, si tratta di uno spostamento dell’attenzione.
In questo momento siamo tutti presi dalla nostra esperienza nel mondo.
Ma dobbiamo fare un passo indietro, verso il Testimone di questa attività. E non una sola volta, ma in continuazione.
È come se fossimo al cinema, immersi nello spettacolo e, ad un certo punto, spostassimo lo sguardo dallo schermo alla sala, al fascio di luce, alla platea, al proiettore, al proiezionista e all’intero gioco illusionistico che sta avvenendo e a cui partecipiamo.

Quando diventiamo consapevoli del gioco, l’illusione scompare e rimane la realtà.

Le interferenze dei vescovi

Cambiano i Papi, ma le interferenze della Chiesa sulla politica italiana non cambiano mai, anzi si intensificano.
Ormai, i vescovi non solo ci dicono che cosa il Parlamento italiano dovrebbe votare, ma anche come dovrebbe votare - per esempio col voto segreto, in modo che i clericali di ogni partito possano tradire nell’ombra lo Stato italiano per seguire le direttive dello Stato del Vaticano.
Una Chiesa che ha sempre protetto i preti pedofili, una Chiesa in cui ogni giorno si scoprono preti, vescovi e cardinali che sfruttano le offerte per far denaro personalmente e per darsi alla bella vita, una Chiesa che propone all’adorazione delle folle santi imbalsamati col silicone, questa Chiesa vorrebbe insegnarci che cosa è bene e che cosa è male, vorrebbe ergersi a maestra di moralità.
Nel film Il caso Spotlight, si racconta come negli Stati Uniti per decenni molti sacerdoti compirono abusi sessuali e “spirituali” su minori, all’interno di un sistema di pedofilia seriale.
Fu l’arcivescovo Bernard Francis Law a insabbiare le inchieste su più di 70 sacerdoti pedofili. Alla fine si dimise. Ma dove finì?
A Roma, arciprete dal 2004 al 2011 della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Come sappiamo, questi casi di pedofilia si ripeterono uguali in vari paesi del mondo, a riprova che non si trattava di qualche mela marcia, ma di un sistema protetto e ben consolidato.

E, quanto ai preti che si appropriano dei beni dati in beneficenza, basta leggere le cronache di questi giorni. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

venerdì 12 febbraio 2016

La natura della verità.

La verità non è cristiana, musulmana, induista, ebraica o buddhista.
La verità è al di fuori delle nostre ideologie, dei nostri schemi mentali. Altrimenti, sarebbe un’interpretazione.
La verità è.

Non dobbiamo compiere sforzi per trovarla.
Non appena facciamo uno sforzo, ce ne allontaniamo consolidando la mente interprete.


La verità non è un concetto. È uno stato dell’essere, un assetto che dobbiamo trovare.

Cercare la verità

Cerchiamo la verità?
Ma se lo siamo già!
Siamo come il tizio che cerca gli occhiali che ha già sul naso.

Siamo confusi, siamo smemorati.
Cerchiamo di ricordare!

La ricerca del sé

Crediamo di dover andare chissà dove e di trovare chissà che cosa per cercare la verità, Dio, l’illuminazione o il sé.
In realtà siamo sempre stati qui, come testimoni di ultima istanza.

Occorre dunque fare un passo indietro, volgerci a ciò che viene sempre prima, fino ad esserlo, fino a perdere la vecchia identificazione con l’ego e a trovare la nuova e antica identità.

giovedì 11 febbraio 2016

La gabbia e la libertà

Non siamo abituati alla libertà. Siamo come cani senza padrone. Assomigliamo a quel pappagallo cui il padrone aveva insegnato a ripetere: “Voglio essere libero! Voglio essere libero!”
Un giorno qualcuno, passando da lì e sentendo quella frase, pensò di esaudire il desiderio del pappagallo e gli aprì la gabbia.
Ma il pappagallo era così intento a gridare: “Voglio essere libero! Voglio essere libero!” che non si accorse che lo sportello della gabbia era aperto.

O forse se ne era accorto, ma si era così assuefatto a stare in prigione che non ebbe il coraggio di volare via.

La dimensione del silenzio

Dobbiamo essere distaccati, calmi, privi di tensione, trasparenti… per permettere al silenzio di manifestarsi.
Dobbiamo esercitare un’attenzione delicata, non reattiva, non giudicante, per consentire al suono del silenzio di venire in primo piano.

Questo suono, questa dimensione, è quella del sé.

Ritrovare il sé

Ognuno di noi si sente di essere un individuo, una determinata persona, e questa “sensazione” fondamentale occupa l’intera scena della nostra coscienza – portando spesso con sé un senso di sofferenza o di disagio. I confini dell’io, infatti, sono contrassegnati per lo più da malessere. In sostanza, siamo tanto più coscienti di essere quanto più ci sentiamo male o anche solo tesi. Essere è spesso mal-essere.
Ora proviamo a fare un passo indietro – cerchiamo cioè di renderci conto di questa sensazione di essere. Come ci sentiamo? Qual è la sensazione che ci domina?
E qual è la mente che ne è consapevole? Nel far questo, ci spostiamo in una spazialità più vasta e più profonda.
È come passare dalla visione di un film alla visione del proiettore.
Questo significa fare un passo indietro dalla visione dell’io alla visione del sé.
Il sé è colui che osserva, il testimone. E, a differenza dell’io, è distaccato dalle sensazioni che questo ultimo prova.
Eseguiamo questo esercizio di spostamento varie volte nel corso della giornata, in modo da essere consapevoli di come ci “sentiamo essere”, del nostro stato d’animo di base.

Lo scopo è posizionarci in una condizione di calma e di trasparenza. Mentre l’io è sempre coinvolto, e prova sentimenti che vanno dal piacere alla sofferenza, la nuova posizione ci permette di guardare questi sentimenti con distacco, come se appartenessero ad un film che viviamo ma che è solo una rappresentazione, un’illusione, un sogno, uno spettacolo illusionistico.

mercoledì 10 febbraio 2016

Trasparenza

Quando parliamo tutto il giorno, è poi difficile trovare lo spazio per restare in silenzio.
Quando pensiamo tutto il giorno, è poi difficile andare al di là del pensiero, verso la quiete mentale.

Per la mente umana, è impossibile concepire una vera trasparenza. C’è sempre una cortina opaca che le si frappone nei confronti della realtà.

Religione e liberazione

Noi cerchiamo la libertà, la spontaneità, non l’autorità.
Come possiamo liberarci se accettiamo dogmi, credenze, fedi o religioni?
La religione, come indica la sua etimologia (res – ligare), è qualcosa che ti lega, non qualcosa che ti libera.
C’è una religione che ti lega e una che ti libera.

Ma, se parti da una religione della tradizione, parti condizionato.

La natura originale

Non puoi pretendere che la tua natura originale abbia una condizione oggettiva. Neanche fosse un oggetto.
Già devi escludere la soggettività, perché non è una persona.
Non c’è nessuno che faccia piani e decida. Tutto accade spontaneamente.
Essendo la natura originale, fa tutto naturalmente, senza premeditazione. È libertà e spontaneità.
All’origine non c’è un pianificatore incallito.
C’è trasparenza, presenza, silenzio, fluida leggerezza e creatività.

Per la mente, è vuoto. Ma per sé è espressione di sé.

La ricerca spirituale

Nella ricerca spirituale, ciò che si cerca è il luogo da cui proviene la domanda. Quello è il sé, quello sei tu.
Lo chiamiamo “luogo”, ma in realtà è lo stato dell’essere.

Quando ti poni la domanda: “Chi sono io?”, cerchi questo stato dell’essere.

martedì 9 febbraio 2016

"Chi sono io?"

C’è una domanda cui non si può rispondere né con parole né con concetti. Ma solo cercando di esserla.
Qual è?
“Chi sono io?”
Poiché l’ “io”è il soggetto, nessun concetto della mente, nessuna presunta oggettività potrà contenere la risposta.
La risposta alla domanda “chi sono io?” è l’uscita dall’ombra e la presentazione in piena luce del soggetto che la pone.

Non è la mente che può rispondere. Ma ciò che osserva la domanda, il testimone. Il sé.

Saper vedere

Noi crediamo di vedere il mondo così com’è.

In realtà vediamo il mondo così come siamo noi.

Il sé e l'io

Di solito si usano varie metafore per indicare la differenza fra il sé-consapevolezza e l’ego-mente.

1)   Il sé è il vasto mare, mentre la mente è costituita dalle onde dei pensieri e delle preoccupazioni.
2)   Il sé lo spazio sconfinato, mentre la mente è il vento con le sue raffiche e folate. Lo spazio può esistere senza il vento, ma il vento non può esistere senza lo spazio.
3)   Il sé è il cielo incontaminato, mentre l’ego è rappresentato dalle nuvole dei pensieri che lo oscurano.
4)   Il sé è lo specchio, mentre la mente è costituita dalle immagini che vi si riflettono.


Ma tutti questi non sono che semplici espedienti di una mente che non può comunque comprendere il sé. Solo l’intuizione, con un salto logico, può non tanto comprendere quanto essere il sé.

lunedì 8 febbraio 2016

Per essere felici

Dicono i saggi che, per essere felici, non c’è bisogno di nulla.

Per essere infelici, invece, c’è sempre bisogno di qualcosa.

Essere nessuno

Se dici a qualcuno: “Non sei nessuno, sei una nullità,” lui si offenderà.

Per l’illuminato, invece, sarebbe un complimento.

Il sé impersonale

Se del sé più profondo, che è la nostra natura originale, non si può dire che sia una persona, perché è qualcosa di impersonale, figuriamoci di Dio.
Eppure il cristianesimo ha fatto di Dio la Persona suprema.
In realtà Dio è presenza, testimonianza, consapevolezza, senza un’identità.
Come avvicinarci ad esso?

Prestando attenzione alla nostra stessa consapevolezza, proprio quando l’io, l’identità, è assente.

La pazienza

Prima ci lamentiamo della siccità, poi delle alluvioni.
Prima ci lamentiamo per il freddo, poi per il caldo… e così via.
Basta aver pazienza, e tutto avviene. Anche nella nostra vita.
La pazienza è la chiave di tutto. Basta aspettare e, prima o poi, le condizioni cambiano.

Peccato che talvolta si debba aspettare alcune vite. 

Scoprire

Per essere ciò che già siamo, non dovremmo far nulla; anzi, tutto ciò che facciamo, ci allontana ancora di più dalla purezza di ciò che siamo.
Più che altro, dovremmo togliere, scoprire. Scoprire significa proprio questo: togliere qualcosa a ciò che è coperto.
Ma anche scoprire sembra essere un “fare” che si sovrappone all’essere: ecco perché l’operazione di scoperta della nostra natura originale, il sé, non è semplice.
Più che fare, dobbiamo non fare.

Più che ragionare, dobbiamo intuire.

domenica 7 febbraio 2016

Il ruolo dell'osservazione

Non è detto che la comprensione debba avvenire tutta d’un colpo, come nella classica illuminazione della mitologia orientale. È più probabile che avvenga gradualmente, a poco a poco, giorno dopo giorno, vita dopo vita.
È il percorso della vita-morte che dovrebbe portarci a comprendere sempre di più. Che cosa?
Che il mondo è un’illusione. Che è come una proiezione cinematografica di luci, ombre, suoni, colori, parole, pensieri, stati d’animo, eventi, tragedie, commedie, ecc.
Niente di tutto questo è duraturo, niente è reale, tanto meno il senso confuso e ansioso dell’io personale, che è sempre instabile e doloroso. L’unica cosa che esista è la vastità dell’essere, da cui e in cui tutto viene proiettato, come in un film.
Non ha senso dunque identificarci con la mente-corpo-io, ma con questo senso dell’essere, impersonale e sconfinato: il sé, la consapevolezza universale. Questa è la natura ultima della realtà.

Una natura ultima con cui possiamo identificarci già da adesso, staccandoci con l’osservazione dalle peripezie dell’io.

La ricerca della ricchezza

A che cosa serve essere ricchi?
A rilassarsi e a vivere in pace.
Ma ci impedisce di farlo adesso?
Abbiamo già la pace che cerchiamo… e che distruggiamo con lo sforzo di essere ricchi, potenti, famosi, ecc.

Ci sono però persone che non lo capiscono e continuano ad accumulare ricchezze per un impulso nevrotico. Non saranno mai felici. Sono gli avidi.

sabato 6 febbraio 2016

Il vuoto creativo

Crediamo che il vuoto sia niente e che non conti nulla.

Non capiamo il fatto che, come diceva Nagarjuna, “poiché tutto è vuoto, tutto è possibile.”

Vivere nella paura

Di quante cose abbiamo paura? Facciamone un elenco.
La paura ci paralizza, ci impedisce di esprimerci, blocca la nostra evoluzione.

Come diceva il Buddha, “viviamo nella paura, ed è così che non viviamo.”

Indagare se stessi

Anche quando ci si confessa, è la nostra mente che giudica, perché l’elenco dei peccati che abbiamo in mente è ancora quello codificato dalla religione.
Ma di quanti nostri peccati non siamo neppure consapevoli?
E sappiamo che il più grande peccato è proprio quello di non essere consapevoli?

La cosa più importante non è dunque la confessione, ma l’auto-indagine, la continua indagine di se stessi.

Il risveglio del sé

Quando ci si risveglia, l’ego si ritiene sconfitto.
Non può più tessere le sue trame e le sue illusioni.

Non può più proiettare i suoi sogni evanescenti.

La religione dei cadaveri

“Lasciate in pace i morti” saremmo tentati di dire di fronte all’esposizione dei resti di Padre Pio, trascinati a Roma.
C’è qualcosa di volgare, addirittura di osceno, in questo spettacolo. Un cadavere svuotato, mummificato e plastificato che viene esposto all’adorazione di masse di fedeli che vogliono vedere e toccare, perché evidentemente non credono a niente che non sia materiale. Un tempo si faceva così anche in Russia con il cadavere di Lenin.
In tutto il Medioevo, le città si contendevano e si rubavano pezzi di reliquie dei santi, più o meno autentiche. Qualcuno sosteneva anche di possedere il santo prepuzio dell’ebreo Gesù o i chiodi della Croce.
Nessun altra religione è più materialista del cattolicesimo, nessun’altra crede meno nello spirito e nell’anima.
Orfani di realtà, i fedeli vogliono vedere e toccare qualcosa, fosse pure una reliquia falsa, come la “sacra sindone” di Torino o come un cadavere mummificato.

Pensiamo a quale violenza venga fatta ad un uomo quando non si permette che il suo corpo venga consegnato alla pace eterna e venga esposto per scopi politico-religiosi. Feticismo della carne.

venerdì 5 febbraio 2016

Propaganda religiosa

Un tempo, quando nel paese si dovevano prendere importanti decisioni politico-sociali, la Chiesa portava in giro la Madonna pellegrina per influenzare l’elettorato. Oggi si fa lo stesso con le spoglie di Padre Pio.
Ma una Chiesa che ricorre ai morti è morta essa stessa.

D’altronde, che cosa aspettarsi da una religione che ha per simbolo un cadavere?

La natura originale

Se credi di essere il tuo corpo-mente, che è una formazione evanescente, effimera e impermanente, ti identifichi con il nulla.
Questa tua identità psico-fisica c’è ora, ma poi sparirà.
Non identificarti con essa. Identificati con la tua natura originale, che non cambia mai.

La natura originale c’era prima che tu nascessi e ci sarà dopo che sarai morto.

Attaccamento e avversione

Attaccamento e avversione sono le due facce di una stessa medaglia. Ci attacchiamo alle cose piacevoli e avversiamo le cose spiacevoli.
Si tratta comunque di due movimenti disperati, perché sempre destinati alla sconfitta.
Meglio mantenersi nel mezzo.

Se vuoi vedere le cose così come sono, non provare né attaccamento né avversione, né amore né odio.

Pensiero e corpo

Siamo convinti che il pensiero sia una specie di secrezione del cervello.
In realtà si pensa con tutto il corpo, si sente con tutto il corpo: pancia, cuore, fegato, ecc. E si risuona con tutto il corpo.

Perciò anche la meditazione deve essere fatta con tutto il corpo, non è un fatto solo mentale. Ecco perché è importante la postura fisica.

Il tempo per meditare

Qualcuno pensa di non aver tempo per meditare.
Però, sono sicuro che ha tutto il tempo per pensare e per essere preoccupato.

E, se ha il tempo per pensare e per preoccuparsi, ha anche il tempo per essere consapevole.

Essere consapevoli

Non c’è bisogno di chiese, non c’è bisogno di religioni.
La nostra chiesa è la mente, la nostra religione è essere consapevoli.

Credi che si possa essere consapevoli in un altro posto che in te stesso?

giovedì 4 febbraio 2016

Unioni civili

In tema di unioni omosessuali, alcuni pediatri non escludono effetti negativi per bambini senza padre o madre. Ma, a parte il fatto che talora la vita (anzi la morte) ci priva del padre o della madre, si possono escludere effetti negativi per i bambini che hanno un padre e una madre regolamentari?

I maestri occulti

Cerchiamo di resistere alla tentazione di diventare famosi. A noi sembra che diventare famosi sia un obiettivo positivo.
Ma già Lao-tzu notava che, in campo spirituale, i più grandi maestri erano quelli di cui non si conosceva nemmeno il nome. In ogni caso, ognuno è maestro di se stesso, ognuno ha il maestro nel proprio sé, e dunque i nostri maestri sono tutti ignoti.
“Vivi nascosto” diceva Epicuro.
La fama non ci permette di essere autentici. A poco a poco introduce in noi un sottile veleno: la sopravvalutazione di noi stessi, un eccesso di autostima. E diventiamo dei palloni gonfiati di ego.
I maestri che sono famosi sono in realtà nostre interpretazioni. Forse ci hanno indicato la via, ma il lavoro dobbiamo farlo noi.

Cerca di essere te stesso, senza attaccarti al tuo io: questo è il problema.

Religione e istituzione

Quando una religione nasce è un movimento spirituale non organizzato.

Poi nasce l’esigenza di organizzarlo. E, per farlo, si crea un’istituzione. Ma gli effetti prodotti da questa istituzione porteranno all’irrigidimento e all’inautenticità del messaggio spirituale, e dunque al crollo della religione.

Il senso della vita

Quando cerchiamo il risveglio, vuol dire che, da una parte, abbiamo il sentore di un’altra dimensione, ma, dall’altra, siamo ancora immersi nell’illusione.
Ci illudiamo infatti che questa dimensione non sia adatta al risveglio e siamo dominati dal desiderio di fuggire il presente.

Ma il risvegliato vive sempre nella dimensione del presente, bella o brutta che sia. Non evade.

Lo spirito del risveglio

Quando cerchiamo il risveglio, vuol dire che, da una parte, abbiamo il sentore di un’altra dimensione, ma, dall’altra, siamo ancora immersi nell’illusione.
Ci illudiamo infatti che questa dimensione non sia adatta al risveglio e siamo dominati dal desiderio di fuggire il presente.

Ma il risvegliato vive sempre nella dimensione del presente, bella o brutta che sia. Non evade.

mercoledì 3 febbraio 2016

Trasparenza

In realtà siamo già connessi con l’intero universo.
Ma ecco che sorge una cortina, un velo che si frappone tra noi e la realtà. È la nostra mente con il suo mondo interiore.
Il nostro mondo interiore ci crea una separazione fra il dentro e il fuori, fra noi stessi e il mondo.

Se però riusciamo a calmarci, a calmare la mente, allora il velo si assottiglia fino a diventare trasparente. E di nuovo si palesa l’unità.

Fluire

Tutto cambia e non possiamo farci niente. Anche le montagne si sgretolano.
Come possiamo allora resistere alla corrente che ci trascina via?
Evidentemente non possiamo.

Ma, se di fronte al marasma, siamo padroni di noi stessi, abbiamo trovato l’assetto giusto, non per opporci al cambiamento, ma per fluire con esso.

L'osservatore e il distacco spirituale

Quando odiamo qualcuno, tutto il nostro essere è impregnato di questo stato d’animo. Ne siamo letteralmente invasi e ne diventiamo schiavi. La mente e il corpo sono impegnati a odiare e non possiamo liberarci di questa morsa.
Ma lo stesso avviene con l’amore. Anche quando amiamo qualcuno siamo posseduti da questo stato d’animo. Sarà magari piacevole, ma ne siamo comunque schiavi.
In meditazione cerchiamo la liberazione da simili schemi di reazione. Che cosa possiamo fare? Rinunciare a provare sentimenti? Sembra piuttosto squallido: è come rinunciare alla vita.
La soluzione consiste allora nell’assumere un assetto spirituale in cui il sé osserva tutto questo scenario dell’ego, restandone però distaccato.
Mentre l’ego pena o si esalta, il sé rimane tranquillo e limpido.

Come diceva Hui Neng, “la vera assenza di pensiero è pensare a tutte le cose senza farsene condizionare.”Da una parte l’ego che vive e partecipa, e dall’altra il sé che osserva tutto come uno spettatore.

martedì 2 febbraio 2016

Il puro sé

La cosa più straordinaria della vita è che, da una parte, sappiamo di essere un prodotto dell’interdipendenza, della totalità delle cose, e, dall’altra, possiamo insediarci in noi stessi, quasi come esseri separati.
Siamo connessi all’universo, ma possiamo essere indipendenti e dire: “Io”.

Questo “io,” però, non è più l’ego che conosciamo, ma il sé depurato di ogni condizionamento.

Sii te stesso, senza essere attaccato al tuo ego.

Il confronto

Per tutta la vita ci confrontiamo con gli altri: scrutiamo se sono più belli, più forti, più fortunati, più ricchi, più liberi, ecc. È una gara continua.
In realtà il valore che attribuiamo a noi stessi dipende da questo tipo di confronto e di giudizio.
In meditazione la sfida è tutta qui: vederci per quel che siamo in noi stessi, nel nostro sé, non in rapporto a qualcun altro.
Pensa di perdere tutto, come se stessi per morire.

Trova il tuo valore come persona in sé.

Insediarsi nel sé

Tutti i nostri pensieri sono condizionati dal passato. Noi stessi siamo prodotti del passato, nostro e altrui.
Siamo sempre abitati da altri, non siamo mai interamente noi stessi.
Qualunque pensiero, qualunque sensazione, qualunque stato d’animo è condizionato, ossia è prodotto da cause e condizioni precedenti.
Scopo della meditazione è farci uscire dal condizionamento, per quanto possibile. Ma già questo desiderio è un prodotto del condizionamento.
Come fare allora? Dovremmo smettere di pensare, di agire e anche di volere?
In realtà dobbiamo trovare un assetto diverso. Anziché identificarci con i prodotti della mente, dobbiamo metterli sotto osservazione, lasciandoli apparire e scomparire senza restarci impigliati.

Dobbiamo identificarci non con l’ego, ma con il sé. E questo può essere fatto in qualunque momento della giornata, non solo nella meditazione formale.

Barzellette religiose

Crisi delle vocazioni e monasteri vuoti? “Sono disperato” dichiara Papa Bergoglio.
Ma non gli viene in mente che questa lotta feroce della Chiesa contro ogni cambiamento e contro la modernità sia all’origine della crisi?
Una religione basata solo su dogmi e tradizione, bandiera di ogni movimento reazionario, a chi può interessare? Giusto ai politici ipocriti e ottusi che sono apparsi al Family Day.
Perché opporsi alle donne prete, all’eutanasia, alle unioni civili e agli omosessuali? Siamo sicuri che Gesù farebbe lo stesso?

Oggi arriva un nuovo elenco aggiornato dei peccati, fra cui la visita ai siti porno e i falsi profili su Facebook. Ma che cos’è, una barzelletta?

lunedì 1 febbraio 2016

Il tabù del sesso

La trasmissione televisiva di Riccardo Iacona, “Il tabù del sesso”, sulle difficoltà che incontra l’insegnamento della sessualità nelle scuole italiane, ha subito incontrato la prima difficoltà – ed è stata spostata dopo le ventidue per paura che turbasse il pubblico di prima serata.
C’è da ridere o c’è da piangere?

Non è proprio questo il pubblico che avrebbe bisogno dell’educazione sessuale?

Il vero sé

Quando vedo masse di fedeli che partecipano a manifestazioni organizzate o seguono riti precostituiti, mi viene in mente l’espressione di una maestro zen, Sawaki roshi: “ottusità di gruppo”.
L’ “ottusità di gruppo” non riguarda solo coloro che seguono le “verità” dogmatiche delle religioni, ma anche coloro che si adeguano inconsapevolmente a stili di vita che vanno per la maggiore.
Non c’è autenticità nelle loro vite. Sono dei replicanti, che non hanno cercato il loro vero sé.

La ricerca del vero sé non può mai essere una ricerca di gruppo, perché ognuno ha il suo.

I maestri

Quando mai gli uomini capiranno che cercare il vero maestro è cercare il proprio sé?

La via e la vita

Il problema dei seguaci delle religioni è sempre lo stesso. Si sforzano di adorare qualcuno, anziché perseguire la propria via.
Cercano in altri termini di sottomettersi a qualche modello precostituito e tramandato in modo dogmatico.
Ma, così facendo, non sono mai se stessi, non sviluppano mai il proprio sé.
Perseguire il proprio sé non è un fatto astratto, perché si tratta in realtà di perseguire la propria vita.

È come se si accontentassero di guardare una fotografia della realtà, anziché la realtà stessa. È come se guardassero con occhi altrui, anziché con i loro.

L'idea di Dio

Gli uomini credono di parlare di Dio.
In realtà, poiché non sperimentano nessun Dio, parlano di una loro idea di Dio.

Ma come può un cerchio più piccolo comprendere un cerchio più grande?