Tutti vorremmo conoscere la verità,
perché sentiamo che senza di essa non abbiamo né la pace né una base solida, nemmeno
per il nostro comportamento nella vita di tutti i giorni. Ma, per conoscere la
verità, dobbiamo prima di tutto riconoscere che non sappiamo niente, che siamo
ignoranti. Ciò che noi riteniamo conoscenza è un’espressione dell’ignoranza
primaria.
Questa ammissione ci mette in uno stato
di disperazione e di sconforto. È il periodo più buio dell’anima. Abbiamo
abbandonato ogni appiglio e brancoliamo nel vuoto.
Da questo buio vuoto non si esce però,
come nella mistica tradizionale, cercando una luce o qualcuno che ci illumini,
ma riconoscendo che è quello il nostro stato originale. All’origine c’è proprio
quel buio, là dove non ci sono né individualità né coscienza, ma dove non manca
niente.
Quando sono nati l’essere e la coscienza
con il loro dualismo, è venuto al mondo l’errore. Anzi, il mondo è proprio l’errore.
E adesso la nostra mente, frutto di quell’errore, vorrebbe conoscere la verità.
Ma la verità, in quanto semplice concetto,
non può risolvere il nostro dilemma, non può darci pace.
Dobbiamo invece riconoscere la confortante
profondità di quel buio. Nella luce ci troviamo adesso e non siamo felici.
Perché siamo come scarafaggi abbagliati da un chiarore cui non potranno
abituarsi mai.
“Venire alla luce”, “dare alla luce”… ma
noi siamo creature delle tenebre! Questa è la verità.
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