Se tutti cerchiamo la felicità, vuol dire
che non ce l’abbiamo ancora – e mai l’avremo. Nonostante momenti di gioia,
tutti siamo interiormente insoddisfatti. Non c’è modo in questo mondo di
ottenere uno stato durevole di felicità. È nella natura delle cose. È nella
natura dello stato in cui ci troviamo, impermanente e transitorio. Ciò che noi
cerchiamo veramente è qualcosa che duri, non un alternarsi di stati d’animo. Ma
la nostra stessa esistenza è limitata e piena di sofferenze. A questo non
possiamo sfuggire.
Sappiamo di esistere, ma non sappiamo
perché. Ci siamo identificati con un certo corpo e una certa persona, sapendo
però che entrambi finiranno presto. È vero che siamo coscienti, ma sappiamo che
anche la nostra coscienza è destinata a finire. Non è una bella situazione.
Se meditiamo un po’, scopriamo che cerchiamo
qualcosa che sia al di là del tempo e della nostra stessa coscienza. Le
religioni intuiscono questa insanabile insoddisfazione e la attribuiscono ad
una caduta, ad un peccato originale. Ma il vero peccato originale è essere
nati.
In fondo, prima di nascere, non provavamo
nessun tipo di infelicità. Perché allora siamo usciti da quello stato? Qui sì
che c’è stato un errore basilare, un inopportuno soprassalto cosmico.
I cristiani celebrano proprio oggi la
nascita del loro Dio, che ci avrebbe salvati… non si sa da che. Tutti i grandi
religiosi ci hanno promesso cambiamenti, rivoluzioni, redenzioni, paradisi – e
inferni! Ma su questa terra non è cambiato niente. Si continua a soffrire e a
morire come sempre. Proprio oggi siamo nel pieno di una pandemia che sta facendo milioni di morti. Dove sono i salvatori divini?
La logica vorrebbe che si mettesse fine a
questo sbaglio cosmico e alle sue sofferenze. Ma gli uomini sono talmente assuefatti
allo stare male e sono talmente dipendenti dalle droghe naturali che non ci
pensano proprio. E allora continuiamo così, con le illusioni e le speranze
infondate.
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