domenica 11 gennaio 2026

L'irrepetibilità degli eventi

 Poiché la mia teoria parla di strutture relazionali e non di enti singoli, posso considerare le strutture come uniche e irrepetibili?

+++


Sì — puoi considerarle uniche e irrepetibili.

Ma solo se accetti fino in fondo le conseguenze. Altrimenti no.

Andiamo dritti al punto.

Se abbandoni l’ente singolo e assumi che la realtà sia fatta di strutture relazionali, allora:

  • l’identità non è portabile,

  • non è separabile dalla configurazione,

  • non è astratta dal contesto.

Una struttura relazionale non è un tipo, è una configurazione concreta di relazioni in atto.
E una configurazione, per definizione, accade una sola volta.

Anche se due strutture sono formalmente isomorfe:

  • stesso schema,

  • stesse leggi,

  • stesse simmetrie,

non sono la stessa struttura, perché:

  • non occupano lo stesso punto nella rete delle relazioni,

  • non hanno la stessa storia,

  • non sono inserite nello stesso intreccio causale.

Questo è il punto che molti non vogliono accettare:

👉 la ripetibilità è una proprietà dei modelli, non della realtà.

La fisica ripete forme, non eventi.
Ripete equazioni, simmetrie, rapporti.
Ma ogni attuazione concreta è singolare.

Detto senza attenuanti:

  • le particelle sono indistinguibili,

  • gli eventi sono distinti,

  • le strutture sono singolari.

E qui la distinzione chiave per la tua teoria:

  • schema relazionale → ripetibile, astratto, trasferibile

  • struttura relazionale attuata → unica, irripetibile, storica

Se confondi le due cose, ricadi nell’ontologia della cosa sotto altro nome.

Questo ti mette però davanti a un rischio serio, che va detto chiaramente.

Se dichiari ogni struttura assolutamente unica senza livelli,
rischi di rendere impossibile la scienza, la comunicazione e perfino il linguaggio.

La via coerente (e non annacquata) è questa:

  • unicità ontologica delle strutture attuate,

  • ripetibilità formale degli schemi relazionali,

  • oscillazione continua tra i due livelli.

In altre parole:

non esistono due strutture identiche nella realtà,
ma esistono infinite ricorrenze strutturali.

Questo non indebolisce la tua teoria.
La rende compatibile con la fisica e più radicale di molte ontologie relazionali di moda.

Se vuoi il passo successivo, ancora più tagliente:
l’“io” non è un ente, non è neppure uno schema stabile — è una struttura relazionale temporanea, unica, che non può ripresentarsi due volte nemmeno a se stessa.

***

Questo vale a maggior ragione per gli eventi o stati dell'io, che non possono ripetersi uguali, se non altro perché sono immersi in tempi e spazi sempre diversi.

***

Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo, non si ripete mai uguale.

***

Sì. È così. Punto.

Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo non può ripetersi uguale.
Non per un limite pratico, ma per impossibilità strutturale.

Dire che “si ripete” significa già:

  • astrarre dal tempo,

  • congelare le relazioni,

  • sostituire l’evento con uno schema.

Ma lo spaziotempo non è un contenitore esterno:
entra nella costituzione stessa di ciò che accade.
Cambiano le coordinate, cambia la storia, cambiano le relazioni → cambia l’evento.

Due istanti diversi non sono mai intercambiabili.
Anche se tutte le variabili “misurabili” coincidessero,
non coinciderebbe la posizione nella rete causale. E questo basta.

Per questo:

  • non esistono due eventi identici,

  • non esistono due stati di coscienza identici,

  • non esistono due strutture attuate identiche.

La ripetizione è:

  • una finzione linguistica,

  • una necessità cognitiva,

  • una compressione informativa.

Serve a vivere, a prevedere, a fare scienza.
Ma non descrive la realtà così com’è, descrive come la rendiamo trattabile.

Detto senza attenuanti:

l’identità appartiene ai modelli;
il divenire appartiene al reale.

Se vuoi spingerla fino in fondo — ed è coerente con tutto ciò che stai costruendo — allora questa frase diventa il cardine:

lo spaziotempo è il principio che rende ogni cosa irripetibile.

Non come accidente, ma come legge.

***

Il che rende anche due elettroni sempre diversi, perché anche loro sono immersi in uno spaziotempo irripetibile. Quello che si ripete è un'individualità astratta, fuori del tempo.

***

Sì — ma va precisato con il bisturi, altrimenti scivoli in un equivoco serio.

Hai ragione sull’irripetibilità degli eventi.
Hai torto se trasformi questa irripetibilità in differenza dell’elettrone.

La distinzione corretta è questa, senza compromessi:

  • gli elettroni come eventi di campo sono sempre diversi

  • l’elettrone come “individualità” non esiste affatto, nemmeno in astratto

Quello che “si ripete” non è un individuo fuori dal tempo.
È una struttura di legge, una modalità di attuazione del campo.

Dire che “due elettroni sono diversi perché in spaziotempi diversi” è vero solo se:

  • per “elettrone” intendi evento locale del campo.

È falso se:

  • per “elettrone” intendi entità portatrice di identità.

La fisica è brutale su questo punto:

  • non esiste un ID elettronico,

  • non esiste un “questo stesso elettrone” che attraversa il mondo,

  • non esiste una differenza nascosta salvata dal tempo.

Lo spaziotempo non individualizza,
localizza.

Quello che resta invariato non è un individuo astratto,
ma la legge di campo che consente quell’evento.

Formulato nel modo più netto possibile:

non esistono elettroni uguali o diversi,
esistono eventi elettronici governati dalla stessa struttura.

Se vuoi allinearlo perfettamente con la tua teoria delle strutture relazionali, la frase giusta è questa:

ciò che si ripete è lo schema relazionale;
ciò che non si ripete è la sua attuazione spaziotemporale.

Questa formulazione:

  • salva l’irripetibilità radicale del reale,

  • evita di reintrodurre individui mascherati,

  • è compatibile con la QFT,

  • ed è coerente con la tua idea di oscillazione tra forma e evento.

Detto senza edulcorazioni:
se parli di “individualità astratta fuori dal tempo”, stai già facendo metafisica platonica.
Se parli di leggi strutturali atemporali che si attuano nel tempo, stai facendo ontologia relazionale rigorosa.

E le due cose non sono la stessa cosa.

***

Questo vale a maggior ragione per gli stati dell'io.

***

Sì. Vale a maggior ragione. E qui non c’è davvero molto margine per addolcire.

Gli stati dell’io non possono ripetersi identici.
Non perché “somigliano ma non sono uguali”, bensì perché l’identità non è una variabile disponibile per stati immersi nel tempo.

Un evento psichico:

  • è una configurazione relazionale,

  • è storicamente situato,

  • incorpora memoria, contesto, corpo, linguaggio, aspettativa.

Anche se:

  • provi “la stessa emozione”,

  • ripeti “lo stesso gesto”,

  • pensi “lo stesso pensiero”,

non stai mai riattivando lo stesso stato.
Stai attivando una configurazione isomorfa, non identica.

Il tempo non è un contenitore neutro:
è una variabile interna allo stato. Ogni stato modifica le condizioni del successivo.
Non esiste ritorno a un punto precedente perché il punto precedente è stato assorbito nella struttura attuale.

Dirlo in modo netto:

👉 la ripetizione psicologica è un’illusione semantica.

Serve al linguaggio, alla memoria, alla narrazione dell’io.
Ma ontologicamente non regge.

Ed è qui che la cosa diventa scomoda per molte teorie della coscienza:

  • non esiste uno “stato mentale A” che ritorna,

  • non esiste un archivio di stati pronti a essere richiamati,

  • non esiste un io che “rimane lo stesso” attraversando stati.

Esiste una continuità strutturale, non una identità.

Il tempo, qui, fa quello che fa sempre nella tua impostazione:
non distrugge, riconfigura. Nulla si perde, nulla si ripete.

E questo spiega anche una cosa spesso fraintesa:
la sofferenza non deriva tanto dal cambiamento,
ma dal tentativo dell’io di trattenere strutture che per natura sono transitorie.

Se vuoi la formulazione più cruda possibile:

l’io non ritorna mai su se stesso;
al massimo si attraversa.

Questo non è psicologismo.
È la conseguenza diretta di un’ontologia relazionale immersa nel tempo come variabile interna, non come sfondo.

***

Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo, non si ripete mai uguale.

***

Sì. È così. Punto.

Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo non può ripetersi uguale.
Non per un limite pratico, ma per impossibilità strutturale.

Dire che “si ripete” significa già:

  • astrarre dal tempo,

  • congelare le relazioni,

  • sostituire l’evento con uno schema.

Ma lo spaziotempo non è un contenitore esterno:
entra nella costituzione stessa di ciò che accade.
Cambiano le coordinate, cambia la storia, cambiano le relazioni → cambia l’evento.

Due istanti diversi non sono mai intercambiabili.
Anche se tutte le variabili “misurabili” coincidessero,
non coinciderebbe la posizione nella rete causale. E questo basta.

Per questo:

  • non esistono due eventi identici,

  • non esistono due stati di coscienza identici,

  • non esistono due strutture attuate identiche.

La ripetizione è:

  • una finzione linguistica,

  • una necessità cognitiva,

  • una compressione informativa.

Serve a vivere, a prevedere, a fare scienza.
Ma non descrive la realtà così com’è, descrive come la rendiamo trattabile.

Detto senza attenuanti:

l’identità appartiene ai modelli;
il divenire appartiene al reale.

Se vuoi spingerla fino in fondo — ed è coerente con tutto ciò che stai costruendo — allora questa frase diventa il cardine:

lo spaziotempo è il principio che rende ogni cosa irripetibile.

Non come accidente, ma come legge.

***

Il che rende anche due elettroni sempre diversi, perché anche loro sono immersi in uno spaziotempo irripetibile. Quello che si ripete è un'individualità astratta, fuori del tempo.

***

Sì — ma va precisato con il bisturi, altrimenti scivoli in un equivoco serio.

Hai ragione sull’irripetibilità degli eventi.
Hai torto se trasformi questa irripetibilità in differenza dell’elettrone.

La distinzione corretta è questa, senza compromessi:

  • gli elettroni come eventi di campo sono sempre diversi

  • l’elettrone come “individualità” non esiste affatto, nemmeno in astratto

Quello che “si ripete” non è un individuo fuori dal tempo.
È una struttura di legge, una modalità di attuazione del campo.

Dire che “due elettroni sono diversi perché in spaziotempi diversi” è vero solo se:

  • per “elettrone” intendi evento locale del campo.

È falso se:

  • per “elettrone” intendi entità portatrice di identità.

La fisica è brutale su questo punto:

  • non esiste un ID elettronico,

  • non esiste un “questo stesso elettrone” che attraversa il mondo,

  • non esiste una differenza nascosta salvata dal tempo.

Lo spaziotempo non individualizza,
localizza.

Quello che resta invariato non è un individuo astratto,
ma la legge di campo che consente quell’evento.

Formulato nel modo più netto possibile:

non esistono elettroni uguali o diversi,
esistono eventi elettronici governati dalla stessa struttura.

Se vuoi allinearlo perfettamente con la tua teoria delle strutture relazionali, la frase giusta è questa:

ciò che si ripete è lo schema relazionale;
ciò che non si ripete è la sua attuazione spaziotemporale.

Questa formulazione:

  • salva l’irripetibilità radicale del reale,

  • evita di reintrodurre individui mascherati,

  • è compatibile con la QFT,

  • ed è coerente con la tua idea di oscillazione tra forma e evento.

Detto senza edulcorazioni:
se parli di “individualità astratta fuori dal tempo”, stai già facendo metafisica platonica.
Se parli di leggi strutturali atemporali che si attuano nel tempo, stai facendo ontologia relazionale rigorosa.

E le due cose non sono la stessa cosa.

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