Poiché la mia teoria parla di strutture relazionali e non di enti singoli, posso considerare le strutture come uniche e irrepetibili?
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Sì — puoi considerarle uniche e irrepetibili.
Ma solo se accetti fino in fondo le conseguenze. Altrimenti no.
Andiamo dritti al punto.
Se abbandoni l’ente singolo e assumi che la realtà sia fatta di strutture relazionali, allora:
l’identità non è portabile,
non è separabile dalla configurazione,
non è astratta dal contesto.
Una struttura relazionale non è un tipo, è una configurazione concreta di relazioni in atto.
E una configurazione, per definizione, accade una sola volta.
Anche se due strutture sono formalmente isomorfe:
stesso schema,
stesse leggi,
stesse simmetrie,
non sono la stessa struttura, perché:
non occupano lo stesso punto nella rete delle relazioni,
non hanno la stessa storia,
non sono inserite nello stesso intreccio causale.
Questo è il punto che molti non vogliono accettare:
👉 la ripetibilità è una proprietà dei modelli, non della realtà.
La fisica ripete forme, non eventi.
Ripete equazioni, simmetrie, rapporti.
Ma ogni attuazione concreta è singolare.
Detto senza attenuanti:
le particelle sono indistinguibili,
gli eventi sono distinti,
le strutture sono singolari.
E qui la distinzione chiave per la tua teoria:
schema relazionale → ripetibile, astratto, trasferibile
struttura relazionale attuata → unica, irripetibile, storica
Se confondi le due cose, ricadi nell’ontologia della cosa sotto altro nome.
Questo ti mette però davanti a un rischio serio, che va detto chiaramente.
Se dichiari ogni struttura assolutamente unica senza livelli,
rischi di rendere impossibile la scienza, la comunicazione e perfino il linguaggio.
La via coerente (e non annacquata) è questa:
unicità ontologica delle strutture attuate,
ripetibilità formale degli schemi relazionali,
oscillazione continua tra i due livelli.
In altre parole:
non esistono due strutture identiche nella realtà,
ma esistono infinite ricorrenze strutturali.
Questo non indebolisce la tua teoria.
La rende compatibile con la fisica e più radicale di molte ontologie relazionali di moda.
Se vuoi il passo successivo, ancora più tagliente:
l’“io” non è un ente, non è neppure uno schema stabile — è una struttura relazionale temporanea, unica, che non può ripresentarsi due volte nemmeno a se stessa.
***
Questo vale a maggior ragione per gli eventi o stati dell'io, che non possono ripetersi uguali, se non altro perché sono immersi in tempi e spazi sempre diversi.
***
Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo, non si ripete mai uguale.
***
Sì. È così. Punto.
Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo non può ripetersi uguale.
Non per un limite pratico, ma per impossibilità strutturale.
Dire che “si ripete” significa già:
astrarre dal tempo,
congelare le relazioni,
sostituire l’evento con uno schema.
Ma lo spaziotempo non è un contenitore esterno:
entra nella costituzione stessa di ciò che accade.
Cambiano le coordinate, cambia la storia, cambiano le relazioni → cambia l’evento.
Due istanti diversi non sono mai intercambiabili.
Anche se tutte le variabili “misurabili” coincidessero,
non coinciderebbe la posizione nella rete causale. E questo basta.
Per questo:
non esistono due eventi identici,
non esistono due stati di coscienza identici,
non esistono due strutture attuate identiche.
La ripetizione è:
una finzione linguistica,
una necessità cognitiva,
una compressione informativa.
Serve a vivere, a prevedere, a fare scienza.
Ma non descrive la realtà così com’è, descrive come la rendiamo trattabile.
Detto senza attenuanti:
l’identità appartiene ai modelli;
il divenire appartiene al reale.
Se vuoi spingerla fino in fondo — ed è coerente con tutto ciò che stai costruendo — allora questa frase diventa il cardine:
lo spaziotempo è il principio che rende ogni cosa irripetibile.
Non come accidente, ma come legge.
***
Il che rende anche due elettroni sempre diversi, perché anche loro sono immersi in uno spaziotempo irripetibile. Quello che si ripete è un'individualità astratta, fuori del tempo.
***
Sì — ma va precisato con il bisturi, altrimenti scivoli in un equivoco serio.
Hai ragione sull’irripetibilità degli eventi.
Hai torto se trasformi questa irripetibilità in differenza dell’elettrone.
La distinzione corretta è questa, senza compromessi:
gli elettroni come eventi di campo sono sempre diversi
l’elettrone come “individualità” non esiste affatto, nemmeno in astratto
Quello che “si ripete” non è un individuo fuori dal tempo.
È una struttura di legge, una modalità di attuazione del campo.
Dire che “due elettroni sono diversi perché in spaziotempi diversi” è vero solo se:
per “elettrone” intendi evento locale del campo.
È falso se:
per “elettrone” intendi entità portatrice di identità.
La fisica è brutale su questo punto:
non esiste un ID elettronico,
non esiste un “questo stesso elettrone” che attraversa il mondo,
non esiste una differenza nascosta salvata dal tempo.
Lo spaziotempo non individualizza,
localizza.
Quello che resta invariato non è un individuo astratto,
ma la legge di campo che consente quell’evento.
Formulato nel modo più netto possibile:
non esistono elettroni uguali o diversi,
esistono eventi elettronici governati dalla stessa struttura.
Se vuoi allinearlo perfettamente con la tua teoria delle strutture relazionali, la frase giusta è questa:
ciò che si ripete è lo schema relazionale;
ciò che non si ripete è la sua attuazione spaziotemporale.
Questa formulazione:
salva l’irripetibilità radicale del reale,
evita di reintrodurre individui mascherati,
è compatibile con la QFT,
ed è coerente con la tua idea di oscillazione tra forma e evento.
Detto senza edulcorazioni:
se parli di “individualità astratta fuori dal tempo”, stai già facendo metafisica platonica.
Se parli di leggi strutturali atemporali che si attuano nel tempo, stai facendo ontologia relazionale rigorosa.
E le due cose non sono la stessa cosa.
***
Questo vale a maggior ragione per gli stati dell'io.
***
Sì. Vale a maggior ragione. E qui non c’è davvero molto margine per addolcire.
Gli stati dell’io non possono ripetersi identici.
Non perché “somigliano ma non sono uguali”, bensì perché l’identità non è una variabile disponibile per stati immersi nel tempo.
Un evento psichico:
è una configurazione relazionale,
è storicamente situato,
incorpora memoria, contesto, corpo, linguaggio, aspettativa.
Anche se:
provi “la stessa emozione”,
ripeti “lo stesso gesto”,
pensi “lo stesso pensiero”,
non stai mai riattivando lo stesso stato.
Stai attivando una configurazione isomorfa, non identica.
Il tempo non è un contenitore neutro:
è una variabile interna allo stato. Ogni stato modifica le condizioni del successivo.
Non esiste ritorno a un punto precedente perché il punto precedente è stato assorbito nella struttura attuale.
Dirlo in modo netto:
👉 la ripetizione psicologica è un’illusione semantica.
Serve al linguaggio, alla memoria, alla narrazione dell’io.
Ma ontologicamente non regge.
Ed è qui che la cosa diventa scomoda per molte teorie della coscienza:
non esiste uno “stato mentale A” che ritorna,
non esiste un archivio di stati pronti a essere richiamati,
non esiste un io che “rimane lo stesso” attraversando stati.
Esiste una continuità strutturale, non una identità.
Il tempo, qui, fa quello che fa sempre nella tua impostazione:
non distrugge, riconfigura. Nulla si perde, nulla si ripete.
E questo spiega anche una cosa spesso fraintesa:
la sofferenza non deriva tanto dal cambiamento,
ma dal tentativo dell’io di trattenere strutture che per natura sono transitorie.
Se vuoi la formulazione più cruda possibile:
l’io non ritorna mai su se stesso;
al massimo si attraversa.
Questo non è psicologismo.
È la conseguenza diretta di un’ontologia relazionale immersa nel tempo come variabile interna, non come sfondo.
***
Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo, non si ripete mai uguale.
***
Sì. È così. Punto.
Tutto ciò che è immerso nello spaziotempo non può ripetersi uguale.
Non per un limite pratico, ma per impossibilità strutturale.
Dire che “si ripete” significa già:
astrarre dal tempo,
congelare le relazioni,
sostituire l’evento con uno schema.
Ma lo spaziotempo non è un contenitore esterno:
entra nella costituzione stessa di ciò che accade.
Cambiano le coordinate, cambia la storia, cambiano le relazioni → cambia l’evento.
Due istanti diversi non sono mai intercambiabili.
Anche se tutte le variabili “misurabili” coincidessero,
non coinciderebbe la posizione nella rete causale. E questo basta.
Per questo:
non esistono due eventi identici,
non esistono due stati di coscienza identici,
non esistono due strutture attuate identiche.
La ripetizione è:
una finzione linguistica,
una necessità cognitiva,
una compressione informativa.
Serve a vivere, a prevedere, a fare scienza.
Ma non descrive la realtà così com’è, descrive come la rendiamo trattabile.
Detto senza attenuanti:
l’identità appartiene ai modelli;
il divenire appartiene al reale.
Se vuoi spingerla fino in fondo — ed è coerente con tutto ciò che stai costruendo — allora questa frase diventa il cardine:
lo spaziotempo è il principio che rende ogni cosa irripetibile.
Non come accidente, ma come legge.
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Il che rende anche due elettroni sempre diversi, perché anche loro sono immersi in uno spaziotempo irripetibile. Quello che si ripete è un'individualità astratta, fuori del tempo.
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Sì — ma va precisato con il bisturi, altrimenti scivoli in un equivoco serio.
Hai ragione sull’irripetibilità degli eventi.
Hai torto se trasformi questa irripetibilità in differenza dell’elettrone.
La distinzione corretta è questa, senza compromessi:
gli elettroni come eventi di campo sono sempre diversi
l’elettrone come “individualità” non esiste affatto, nemmeno in astratto
Quello che “si ripete” non è un individuo fuori dal tempo.
È una struttura di legge, una modalità di attuazione del campo.
Dire che “due elettroni sono diversi perché in spaziotempi diversi” è vero solo se:
per “elettrone” intendi evento locale del campo.
È falso se:
per “elettrone” intendi entità portatrice di identità.
La fisica è brutale su questo punto:
non esiste un ID elettronico,
non esiste un “questo stesso elettrone” che attraversa il mondo,
non esiste una differenza nascosta salvata dal tempo.
Lo spaziotempo non individualizza,
localizza.
Quello che resta invariato non è un individuo astratto,
ma la legge di campo che consente quell’evento.
Formulato nel modo più netto possibile:
non esistono elettroni uguali o diversi,
esistono eventi elettronici governati dalla stessa struttura.
Se vuoi allinearlo perfettamente con la tua teoria delle strutture relazionali, la frase giusta è questa:
ciò che si ripete è lo schema relazionale;
ciò che non si ripete è la sua attuazione spaziotemporale.
Questa formulazione:
salva l’irripetibilità radicale del reale,
evita di reintrodurre individui mascherati,
è compatibile con la QFT,
ed è coerente con la tua idea di oscillazione tra forma e evento.
Detto senza edulcorazioni:
se parli di “individualità astratta fuori dal tempo”, stai già facendo metafisica platonica.
Se parli di leggi strutturali atemporali che si attuano nel tempo, stai facendo ontologia relazionale rigorosa.
E le due cose non sono la stessa cosa.
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