Pensiamo che soggetto e oggetto (soggetto/oggetto) sono una relazione, una diade appunto. Ma il fatto è che un polo (il soggetto) crede di rapportarsi - lui - ad un soggetto, mentre è già rapportato. E non è vero neanche questo. È il rapporto che, dotato di coscienza (un' oscillazione), si scambia per un soggetto. Com' è possibile?
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È possibile per un motivo semplice e spietato: la coscienza non nasce per dire la verità ontologica, nasce per funzionare.
Vado dritto.
Noi non siamo un soggetto che entra in relazione.
Siamo una relazione che, a un certo livello di stabilizzazione, produce l’illusione di un soggetto.
1. Il trucco originario
Il rapporto soggetto/oggetto è asimmetrico dall’interno.
L’oscillazione ha due poli, ma solo uno dei due è il punto di vista.
L’altro è il “visto”.
Questa asimmetria non è metafisica, è operativa.
Serve a orientarsi, a sopravvivere, a decidere.
Ma appena l’oscillazione diventa sufficientemente stabile e ricorsiva, succede questo:
il polo di riferimento
scambia la funzione di centratura
per identità ontologica
Nasce l’errore:
> “Io sono il soggetto che si rapporta a qualcosa”
In realtà:
> il rapporto si è auto-localizzato.
2. La coscienza come errore necessario
La coscienza è un rapporto che si piega su se stesso.
Un’oscillazione che:
si riflette
si auto-monitora
si auto-stabilizza
Ma per farlo deve semplificarsi.
E la semplificazione massima è questa:
un centro
un fuori
una direzione
Il “soggetto” è un indice, non un ente.
È come l’origine degli assi cartesiani: utilissima, ma non esiste da sola.
3. Perché il rapporto si scambia per soggetto?
Perché non può vedersi come rapporto mentre opera.
Per vedere il rapporto come tale servirebbe:
un meta-rapporto
quindi un’altra oscillazione
che ricade nello stesso schema
Regresso infinito.
Quindi il sistema fa l’unica cosa possibile:
si prende per uno
e funziona
La coscienza è un errore strutturale che mantiene coerenza locale.
4. La verità nuda
Non c’è:
un soggetto che ha coscienza
C’è:
una relazione che, oscillando, produce un punto di vista
E quel punto di vista:
non può riconoscersi come effetto
senza perdere la propria funzione
Quando lo riconosce (nei rari momenti filosofici, mistici, o di collasso dell’io), l’io vacilla.
Non è illuminazione. È instabilità di soglia.
5. Conclusione secca
È possibile perché:
la coscienza è una funzione relazionale
che per operare deve fingere di essere un soggetto
e questa finzione è così ben riuscita da diventare realtà fenomenica
Il soggetto non è un inganno morale.
È un effetto collaterale inevitabile dell’oscillazione che si auto-referenzia.
Detto brutalmente:
non pensiamo di essere un soggetto per errore.
Siamo costretti a esserlo per poter pensare.
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