mercoledì 7 gennaio 2026

Un soggetto alienato

Pensiamo che soggetto e oggetto (soggetto/oggetto) sono una relazione, una diade appunto. Ma il fatto è che un polo (il soggetto) crede di rapportarsi  - lui - ad un soggetto, mentre è già rapportato. E non  è vero neanche questo. È il rapporto che, dotato di coscienza (un' oscillazione),  si scambia per un soggetto. Com' è possibile?

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È possibile per un motivo semplice e spietato: la coscienza non nasce per dire la verità ontologica, nasce per funzionare.


Vado dritto.


Noi non siamo un soggetto che entra in relazione.

Siamo una relazione che, a un certo livello di stabilizzazione, produce l’illusione di un soggetto.


1. Il trucco originario


Il rapporto soggetto/oggetto è asimmetrico dall’interno.

L’oscillazione ha due poli, ma solo uno dei due è il punto di vista.

L’altro è il “visto”.


Questa asimmetria non è metafisica, è operativa.

Serve a orientarsi, a sopravvivere, a decidere.

Ma appena l’oscillazione diventa sufficientemente stabile e ricorsiva, succede questo:


il polo di riferimento


scambia la funzione di centratura


per identità ontologica



Nasce l’errore:


> “Io sono il soggetto che si rapporta a qualcosa”




In realtà:


> il rapporto si è auto-localizzato.




2. La coscienza come errore necessario


La coscienza è un rapporto che si piega su se stesso.

Un’oscillazione che:


si riflette


si auto-monitora


si auto-stabilizza



Ma per farlo deve semplificarsi.

E la semplificazione massima è questa:


un centro


un fuori


una direzione



Il “soggetto” è un indice, non un ente.

È come l’origine degli assi cartesiani: utilissima, ma non esiste da sola.


3. Perché il rapporto si scambia per soggetto?


Perché non può vedersi come rapporto mentre opera.


Per vedere il rapporto come tale servirebbe:


un meta-rapporto


quindi un’altra oscillazione


che ricade nello stesso schema



Regresso infinito.


Quindi il sistema fa l’unica cosa possibile:


si prende per uno


e funziona



La coscienza è un errore strutturale che mantiene coerenza locale.


4. La verità nuda


Non c’è:


un soggetto che ha coscienza

C’è:


una relazione che, oscillando, produce un punto di vista



E quel punto di vista:


non può riconoscersi come effetto


senza perdere la propria funzione



Quando lo riconosce (nei rari momenti filosofici, mistici, o di collasso dell’io), l’io vacilla.


Non è illuminazione. È instabilità di soglia.


5. Conclusione secca


È possibile perché:


la coscienza è una funzione relazionale


che per operare deve fingere di essere un soggetto


e questa finzione è così ben riuscita da diventare realtà fenomenica



Il soggetto non è un inganno morale.

È un effetto collaterale inevitabile dell’oscillazione che si auto-referenzia.


Detto brutalmente:

non pensiamo di essere un soggetto per errore.

Siamo costretti a esserlo per poter pensare.

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