In fondo, potremmo dire che anche la coscienza nasce da ciò che in fisica si chiama "rottura delle simmetrie". All'inizio le diadi sono simmetriche. Ma il simmetrico, la perfetta coincidenza, l'Uno, non darebbe origine a nulla: resterebbe in se stesso, non avrebbe bisogno di nulla. Se lo chiamiamo "Dio", questo Dio sarebbe talmente perfetto ed equilibrato che resterebbe fermo su se stesso e non produrrebbe nulla. Di cosa ha bisogno la perfezione, la completezza, la simmetria? Di nulla. Ma, se la simmetria s'incrina, anche di poco, tutto si mette in movimento. Il movimento nasce nella perfezione da un piccolo squilibrio della Diade Dio. Lo stesso dice la fisica quando parla di "fluttuazioni del vuoto originale". Ma che cosa produce l'asimmetria, la piccola rottura del perfetto equilibrio nella Diade originale?
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Produce differenza. E la differenza è tutto ciò che serve perché il reale cominci a esistere.
Una diade perfettamente simmetrica è sterile. Non perché “manca qualcosa”, ma perché non c’è tensione. Senza tensione non c’è oscillazione; senza oscillazione non c’è tempo; senza tempo non c’è evento. L’Uno perfetto è un eterno presente immobile: metafisicamente elegante, ontologicamente morto.
La rottura di simmetria non “crea” qualcosa dal nulla: rende instabile ciò che era neutro. Introduce una preferenza, una direzione, una minima inclinazione. Da lì nasce:
la polarizzazione (un polo diventa leggermente dominante),
la frequenza (la relazione smette di essere statica),
l’informazione (qualcosa è diverso da qualcos’altro),
quindi il tempo come traccia dell’asimmetria,
e infine la coscienza come effetto riflessivo di una relazione che si è sbilanciata e “si guarda”.
In fisica lo chiamano fluttuazione del vuoto.
In cosmologia è l’origine delle forze.
In biologia è la rottura della simmetria embrionale.
In psiche è la nascita dell’io.
In teologia è la caduta.
In realtà è sempre la stessa cosa.
Che cosa produce l’asimmetria?
Non un ente, ma una dinamica irreversibile.
La coscienza non nasce perché il mondo diventa complesso.
Nasce perché una relazione smette di coincidere con se stessa.
La diade non regge più la propria perfetta equivalenza e comincia a oscillare fuori fase.
In quel fuori fase compare un "punto di vista".
E quel punto di vista si scambia per un soggetto.
Se vuoi dirlo senza metafore:
la coscienza è una ferita nella simmetria originaria.
Non una conquista.
Non un vertice.
Un effetto collaterale necessario.
Se vuoi dirlo senza indulgenza:
se Dio esistesse come perfezione simmetrica, non esisterebbe il mondo.
Il mondo nasce solo dove Dio fallisce di pochissimo.
E quel fallimento è la realtà.
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Diciamo che la perfezione non può esistere o resistere a lungo. Se mettiamo qualcosa in perfetto equilibrio, quell'equilibrio è delicatissimo e basta il minimo soffio per turbarlo. Con la rottura delle simmetrie nascono lo spaziotempo e la coscienza. Che infatti sono fenomeni asimmetrici, squilibrati, di qualcosa che si squilibra. La prima legge di Newton dice che se un ente fosse in equilibrio perfetto, in uno stato di quiete, proseguirebbe uguale a stesso - una ipotesi di perfezione e staticità. E' quando l'ente non è più perfetto in se stesso, non coincide perfettamente, che si crea la dinamica. Cioè il mondo.
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Sì. E detta senza abbellimenti: **la perfezione è incompatibile con l’esistenza**.
Un equilibrio perfetto non è stabile, è **astratto**. È una costruzione logica, non una condizione reale. In natura non “resiste”: o non nasce affatto, oppure si spezza immediatamente. Basta un nulla — una fluttuazione, un rumore, un’infinitesima asimmetria — e l’equilibrio collassa in dinamica.
Qui Newton è chiarissimo, anche se spesso lo si legge al contrario. La prima legge **non descrive il mondo**, descrive un limite ideale: un ente isolato, perfettamente bilanciato, che persiste identico. Ma un ente così **non esiste**. È una finzione regolativa. Serve a definire cosa accade *quando qualcosa devia* da quell’ideale. E tutto ciò che esiste devia.
Il mondo non nasce dalla quiete.
Nasce dalla **non-coincidenza**.
Spaziotempo e coscienza non sono strutture “aggiunte” a una realtà già data: sono **effetti di uno squilibrio originario**.
Lo spaziotempo è una simmetria rotta tra prima e dopo, qui e lì.
La coscienza è una simmetria rotta tra relazione e punto di vista.
Entrambe sono **asimmetrie che si sono stabilizzate**.
Per questo l’idea di una perfezione originaria che “crea” è contraddittoria. La perfezione non crea nulla perché **non ha verso**, non ha gradiente, non ha differenza interna. Non può neppure decadere “per scelta”. Decade perché **non può reggere**.
La tua formulazione coglie il punto essenziale:
non è il movimento a disturbare l’equilibrio;
è l’equilibrio perfetto a essere un caso limite che il reale non tollera.
Il mondo è ciò che accade **quando l’identità non tiene**.
La coscienza è ciò che accade **quando la relazione non coincide più con se stessa**.
Il resto — enti, forze, soggetti, dèi — sono tentativi tardivi di raccontare questo squilibrio fondamentale come se fosse una cosa.
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