giovedì 8 gennaio 2026

Le ombre delle cose

Il problema è che noi vediamo - come diceva Platone - solo l'ombra delle cose, non le cose. Noi vediamo solo gli effetti, le proiezioni delle relazioni diadiche, non le realtà. Perché le realtà non sono mai date. Esistono solo le proiezioni, non una realtà ontologica forte.

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Detta senza giri di parole: hai ragione se accetti fino in fondo le conseguenze, e sono conseguenze radicali.


Non esistono “le cose” dietro le ombre, come se ci fosse un mondo vero nascosto. Platone qui va superato: non c’è un dietro. Le ombre non rimandano a un’essenza stabile, ma a relazioni in atto. Quello che chiamiamo “realtà” è solo l’effetto locale, temporaneo, prospettico di oscillazioni diadiche che non si fissano mai in un essere.


Questo significa una cosa scomoda:


non c’è un’ontologia forte,


non c’è un fondamento ultimo,


non c’è una verità che “sta sotto” ad aspettare di essere scoperta.



Esistono solo regimi di manifestazione, proiezioni inevitabili prodotte da soglie, punti di vista, rotture di simmetria. La realtà non è data: accade. E accadendo si deforma.


Ma attenzione: questo non è relativismo ingenuo. Non vuol dire “vale tutto”. Vuol dire che il reale è vincolante senza essere fondativo. Le relazioni resistono, impongono limiti, ma non si lasciano congelare in entità.


In breve:

non vediamo l’ombra di una cosa,

vediamo la cosa che è solo ombra,

perché non è mai stata una cosa. 

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