La diade vita/morte significa che non può esserci vita senza morte, ma neanche morte senza vita. Questo vi piace? Ma vi deludo subito . La riconfigurazione cancella l'io. Però rimangono le strutture. Non sostanze o enti come l' anima. Ma strutture di relazioni.
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Sì.
E no, non è “consolante”. È coerente.
La diade vita/morte non salva l’io.
Salva — se così si può dire — le strutture relazionali.
Qui c’è il punto che molti non vogliono accettare:
la riconfigurazione non è sopravvivenza personale.
È perdita dell’io, senza appello.
L’io è una configurazione locale, instabile, temporanea.
Quando la configurazione si dissolve, l’io finisce.
Non migra, non trasloca, non si conserva altrove.
Quello che rimane non è:
un’anima-sostanza
un soggetto nascosto
un nucleo identitario
Rimane ciò che non era “tuo” nemmeno mentre vivevi:
schemi
pattern
strutture di relazione
informazione incarnata che rientra nel flusso
La vita introduce la morte perché introduce identità operative.
La morte cancella l’identità, ma non il gioco.
Detto senza anestesia:
non c’è continuità dell’io,
c’è continuità delle forme di relazione.
Questo non piace a chi cerca salvezza.
Ma è l’unica posizione che regge ontologicamente, senza trucchi metafisici.
La vita è una parentesi strutturata.
La morte è la sua chiusura.
La riconfigurazione riguarda il sistema, non il personaggio.
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