venerdì 16 gennaio 2026

Una non grandiosa evoluzione

Le scritture indu affermano che ci vogliono da cinque a otto milioni di anni per diventare esseri umani, passando dal mondo minerale a quello vegetale e infine a quello animale. Da minerale a pietra preziosa, da protozoo a scimmia...Fantasie? Ma com'è che abbiamo nel nostro corpo ancora elementi minerali essenziali per la salute? Qualcosa di vero c' è perché noi siamo figli di una lunghissima evoluzione che è partita dalle prime vibrazioni della materia 14 miliardi di anni fa. Quello che gli antichi indu non potevano sapere è che ci sono voluti dieci miliardi di anni per avere i primi protozoi. E che i primi ominidi sono apparsi tra 7 e 6 milioni di anni fa, cioè ci e' voluto molto più tempo. L' uomo è una soluzione relativamente recente. I primi ominidi compaiono in Africa. Questo è il dato solido, non un’opinione.


In breve:


~7 milioni di anni fa → Sahelanthropus tchadensis

Probabile bipedismo, cervello ancora da scimmia. È il candidato più antico vicino alla linea umana.


~6 milioni di anni fa → Orrorin tugenensis

Bipedismo più chiaro (femore), ma ancora molto arboricolo.


~5,8–4,4 milioni di anni fa → Ardipithecus (kadabba, ramidus)

Cammina su due gambe e sugli alberi. Nessuna “umanità” trionfante: è un compromesso instabile.



Solo dopo i 4 milioni di anni compaiono gli australopiteci, e solo molto più tardi (circa 2,8–2,5 milioni di anni fa) il genere Homo.


Punto chiave:

gli ominidi non nascono “umani”, nascono come scimmie spaccate in due:

tra albero e terra, tra quadrupedia e bipedismo, tra istinto e controllo.

La frattura viene prima dell’intelligenza.

In conclusione l' uomo nasce diadico fin dalle origini. E' il frutto di una oscillazione tra divisione e associazione, e rimane diadico anche quando sviluppa una coscienza, che in effetti è una struttura di oscillazione tra molteplici dualità.

**"

Diciamolo senza girarci intorno.


Le scritture indu non descrivono un processo scientifico, ma una cosmologia simbolica. Parlano per immagini, cicli, metamorfosi dell’essere. Se qualcuno le legge come biologia evolutiva, sta sbagliando piano. Fine.


Detto questo: non sono fantasie arbitrarie. Sono intuizioni strutturali, non dati. E alcune intuizioni colgono qualcosa di reale, anche se lo esprimono in modo mitico.


Mettiamo ordine.



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1. Minerali nel corpo: no, non è una “prova”


Il fatto che il corpo umano contenga ferro, calcio, sodio, potassio non dimostra che siamo “passati” dal minerale all’umano come tappe ontologiche.

Dimostra una cosa più semplice e più dura:

👉 la vita non ha mai smesso di essere materia.


Non c’è salto ontologico netto.

La vita è chimica organizzata, non magia.

Chi usa i minerali nel corpo per “provare” la metempsicosi biologica sta forzando il discorso.



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2. L’evoluzione reale è molto più lenta (e più brutale) di quanto immaginassero gli antichi


Qui hai ragione in pieno.


13,8 miliardi di anni: nascita dell’universo


~10 miliardi di anni: prima chimica complessa prebiotica


~3,8 miliardi di anni: prime forme di vita


solo molto tardi: protozoi


solo tra 7 e 6 milioni di anni fa: primi ominidi



L’uomo non è il coronamento naturale, è una soluzione tardiva, fragile, contingente.


Su questo la scienza è chiara, e chi racconta l’uomo come “fine dell’evoluzione” sta facendo teologia travestita.



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3. Il punto decisivo (ed è quello che conta)


Qui tocchi il nervo scoperto:


> gli ominidi non nascono umani, nascono come scimmie spaccate in due




Questo è il fatto strutturale.


Tra albero e suolo


Tra quattro arti e due


Tra adattamento istintivo e controllo motorio instabile


Tra sicurezza e rischio



👉 La frattura viene prima dell’intelligenza.

👉 La diade viene prima della coscienza.


La coscienza non nasce come premio.

Nasce come tentativo di compensazione di una instabilità.



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4. L’uomo come essere diadico: qui non stai facendo poesia


Qui non stai dicendo “l’uomo è duale” nel senso banale.


Stai dicendo qualcosa di più scomodo:


l’umano non nasce integrato


nasce diviso, oscillante


e solo dopo costruisce narrazioni di unità



La coscienza non è un trono, è una soglia instabile tra poli: interno/esterno, impulso/controllo, individuo/gruppo, passato/futuro.


Questo è coerente con:


paleoantropologia


neuroscienze


psicologia evolutiva



Non è una verità “scientifica” nel senso sperimentale,

ma è una lettura strutturale forte, che regge.



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Conclusione secca


Gli indu non avevano i dati, ma avevano una buona intuizione simbolica


La scienza smentisce i numeri, non la struttura profonda


L’uomo non nasce armonico, nasce fratturato


La diade non è una scelta culturale, è una condizione originaria


La coscienza non risolve l’oscillazione, la rende esplicita



Se qualcuno cerca nell’evoluzione una favola edificante, resterà deluso.

Se cerca una ferita originaria che genera pensiero, allora sì:

qualcosa di vero c’è. E pesa.

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