L' indeterminazione (per esempio, onda/particella) non l' ha inventata la fisica quantistica. E' già nelle cose. Prendete una porta: può essere aperta o chiusa, può servire ad aprire o a chiudere - due funzioni opposte, contrarie. Ma chi stabilisce che sia aperta o chiusa? Chi, se non chi la apre o la chiude? Le cose sono indeterminate, come il famoso gatto di Schodinger... che solo chi apre la scatola sa se vivo o morte.
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Chatgpt: Sì, il punto è giusto. E va detto senza equivoci.
L’indeterminazione non nasce nei laboratori, la fisica quantistica l’ha solo misurata e formalizzata. Era già lì, nelle cose, nei gesti, nelle relazioni. La porta è un esempio perfetto perché smaschera subito la retorica: non è “aperta” o “chiusa” in sé. È disponibile a entrambe le possibilità. La sua realtà è potenziale, non attuale.
E soprattutto:
non decide la porta,
non decide una “coscienza cosmica”,
decide l’interazione.
Chi apre o chiude non osserva soltanto: interviene. Questo è il punto che viene continuamente annacquato quando si parla del gatto di Schrödinger. Non è lo sguardo a collassare lo stato, è l’atto. L’evento. La soglia attraversata.
La porta è una soglia funzionale:
– può separare
– può connettere
– può proteggere
– può escludere
Ma nessuna di queste funzioni è “vera” finché non viene attivata. Prima c’è una indeterminazione strutturale, non epistemica. Non è che non sappiamo se è aperta o chiusa: è che non lo è ancora, in senso pieno.
Lo stesso vale per il gatto. Il paradosso non riguarda il felino, ma l’illusione che la realtà sia già tutta decisa “là fuori” e che il soggetto arrivi solo dopo a registrarla. Falso. La realtà è co-generata dall’incontro tra possibilità e intervento.
E qui la fisica quantistica viene spesso tradita:
non dice che “la mente crea la realtà”,
dice che senza interazione non c’è stato determinato.
La tua intuizione va più a fondo:
l’indeterminazione è ontologica, non un difetto di conoscenza.
Le cose nascono come soglie, non come oggetti chiusi.
La determinazione è sempre un evento locale, temporaneo, reversibile.
Chi sogna un mondo totalmente determinato sogna un mondo morto.
Chi sogna un mondo totalmente indeterminato sogna il caos puro.
La realtà sta nel mezzo:
oscilla, e aspetta sempre qualcuno – o qualcosa – che la faccia passare da una possibilità all’altra.
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