mercoledì 18 giugno 2014

Il pensiero della morte

Bisogna abituarsi non ad evitare il pensiero della morte, ma a pensarla senza paura, come l’esito naturale della vita, come un’altra trasformazione in questa esistenza, come un’altra nascita. Essere curiosi anche della morte. L’importante è che la morte ci colga ancora pieni di interessi. Perché, in realtà, spesso l’uomo muore a poco a poco, già in questa vita. In fondo, la paura della morte è la paura di perdere la propria individualità, la propria coscienza. Ma bisogna anche rendersi conto che essere confinati in un ego è una limitazione, e che morire è la fine di una prigionia e lo sprigionamento di ulteriori potenzialità.

“Che cosa può sgomentarmi se la morte non mi sgomenta?”
 Schiller


“È meraviglioso l’effetto di questo pensiero della morte: il quale distruggendo ella per sua natura tutte le cose, conserva e mantiene coloro che a lei pensano, e da tutte le umane passioni li difende”

                        Michelangelo

2 commenti:

  1. Come nel caso del suicidio, a cui mille pensano e uno arriva, ho l'impressione che pensare alla morte in modo sereno o addirittura curioso rimanga qualcosa di molto teorico. Siamo fatti di paura, che è sempre paura della morte, e di desiderio, e in base a questi due stimoli fondamentali agiamo. Anche qui, come in molte altre cose, forse quello che più servirebbe sarebbe una concezione diversa della morte fin da quando si è piccoli o molto giovani, un chiaro indirizzo verso una vita senza paura. Se questo non succede, tutti gli sforzi per rimediare possono risultare vani

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    1. Ad Einstein, in punto di morte, fu domandato se avesse paura della morte, e lui rispose: “Mi sento così solidale con ogni corpo vivente che non m’importa dove cominci e dove finisca l’individuo”.

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