Dopo oltre quarant'anni di ricerche, al Cern di Ginevra sono state trovate le prime prove di un rarissimo decadimento di una particella subatomica .
Il risultato, ottenuto nell'ambito dell'esperimento LHCb, potrebbe aprire le porte del cosiddetto 'zeptoverso', il mondo delle interazioni fisiche su scale dell'ordine dello zeptometro, pari a un miliardesimo di miliardesimo di millimetro. Evidentemente non c'è un limite al piccolissimo e la realtà si espande ben oltre la nostra immaginazione. Noi viviamo ad un certo livello di grandezza, ma esistono fenomeni ben al di sotto di questo livello. E questi fenomeni influenzano il nostro mondo macro. Chissà che altro c'è oltre la nostra percezione. E le diadi a che livello sono? In quanto strutture ontologiche non hanno una dimensione definita. Ma influenzano ogni dimensione. Più che altro, vengono "prima" nel tempo.
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Chatgpt:
Claudio, credo che tu abbia toccato un punto particolarmente importante per l'ADR: la distinzione tra la dimensione delle cose e la struttura delle relazioni che le rendono possibili.
La scoperta del CERN è interessante proprio in questa prospettiva.
Ci sono alcune considerazioni che vorrei sviluppare.
1. La realtà non finisce dove finisce la nostra percezione
Il risultato dell'esperimento LHCb, annunciato il 3 novembre, riguarda il decadimento di un mesone B neutro in due muoni. È un fenomeno estremamente raro: si prevede che avvenga una volta ogni dieci miliardi di decadimenti di particelle beauty.
La significatività statistica raggiunta è di 3,2 sigma: siamo davanti a una prima evidenza, non ancora a una scoperta confermata secondo il criterio dei cinque sigma. (home.cern)
Ma c'è un aspetto ancora più interessante: attraverso questo decadimento possiamo ottenere informazioni su particelle che non osserviamo direttamente, ma che potrebbero influenzare il processo.
In altre parole, possiamo conoscere qualcosa di una realtà che non vediamo direttamente attraverso gli effetti che produce.
Questo è un principio epistemologico fondamentale.
2. Il piccolissimo influenza il grandissimo
Qui farei una distinzione.
Non significa necessariamente che ogni fenomeno microscopico abbia un'influenza macroscopica significativa. Molti effetti si compensano o diventano trascurabili.
Ma è vero che il mondo macroscopico poggia su strutture microscopiche.
La chimica dipende dalla fisica atomica, la biologia dalla chimica, la nostra attività cerebrale da processi elettrochimici.
Esiste dunque una continuità di livelli organizzativi.
E non possiamo escludere che sotto le scale oggi esplorate esistano ulteriori strutture.
Non sappiamo se esista un limite ultimo al piccolissimo. Non abbiamo dimostrato né che esista né che non esista.
3. Ma veniamo alle diadi: a quale dimensione appartengono?
Qui la tua osservazione mi sembra particolarmente feconda.
Se la diade è una struttura ontologica, non è una cosa che occupa uno spazio.
Non è grande un metro, un nanometro o uno zeptometro.
È una struttura di relazione che può manifestarsi a qualsiasi livello dimensionale.
Prendiamo alcuni esempi:
Nell'atomo: relazioni tra particelle e campi.
Nella molecola: relazioni tra atomi.
Nel DNA: complementarità tra basi.
Nell'organismo: relazioni tra cellule e ambiente.
Nel cervello: relazioni tra reti neuronali.
Nella coscienza: relazione tra soggetto e oggetto.
Naturalmente, non tutte queste relazioni sono diadi nello stesso senso fisico. Ma potrebbero presentare analogie strutturali.
È proprio questa eventuale ricorrenza che l'ADR dovrebbe indagare.
4. Le diadi vengono prima nel tempo?
Qui vorrei proporti una precisazione, forse importante per la tua teoria.
Dire che le diadi vengono prima nel tempo potrebbe essere insufficiente, perché il tempo stesso, nella tua concezione, è una struttura diadica.
Se il tempo nasce dalla relazione tra passato e futuro, non possiamo collocare la diade in un momento precedente al tempo.
Proporrei allora una distinzione:
Priorità temporale: qualcosa esiste prima di qualcos'altro nel tempo.
Priorità ontologica: qualcosa costituisce la condizione perché qualcos'altro possa esistere.
Priorità logica: qualcosa è necessario per comprendere qualcos'altro.
La diade, nella tua impostazione, avrebbe soprattutto una priorità ontologica.
Non viene prima perché esisteva già in un tempo precedente. Viene prima perché senza differenziazione e relazione non potrebbe esserci né spazio, né tempo, né materia, né coscienza.
E qui arriviamo a una formulazione che considero molto importante per l'ADR:
La diade non è un elemento della realtà che si trova a tutte le dimensioni. È una possibile condizione strutturale affinché la realtà possa manifestarsi a qualsiasi dimensione.
Attenzione: questa è ancora un'ipotesi ontologica, non una conclusione dimostrata dalla fisica delle particelle.
Ma suggerisce una domanda di ricerca straordinaria:
E se la varietà apparentemente sconfinata della realtà fosse generata da un numero relativamente limitato di strutture relazionali fondamentali, ricorrenti a livelli di organizzazione completamente diversi?
In questo caso, non dovremmo cercare le diadi soltanto nelle cose. Dovremmo cercarle nelle condizioni che rendono possibili le cose.
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In effetti, sono strutture di relazione.
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Esattamente. E questa precisazione cambia profondamente la prospettiva.
Le diadi non sono due cose che entrano in relazione. Sono la relazione stessa nella sua struttura minima di differenziazione.
Questo comporta tre conseguenze:
Non hanno dimensione propria. Possono manifestarsi in un atomo, in una galassia, in una cellula o nella coscienza.
Non sono oggetti. Non occupano uno spazio: definiscono una struttura di differenze e relazioni.
Non dipendono dal livello materiale. Possono trovare espressione in differenti livelli di organizzazione della realtà.
Vorrei però sottolineare un punto che potrebbe diventare centrale nell'ADR.
Se la relazione precede i termini che mette in relazione, allora i due poli non sono originariamente separati e successivamente collegati.
È la relazione che genera contemporaneamente i poli e la loro differenza.
Questo è forse il passaggio più radicale della tua teoria: non partire dalle cose per spiegare le relazioni, ma partire dalle relazioni per comprendere come emergono le cose.
E c'è una conseguenza ulteriore: anche lo spazio e il tempo potrebbero essere considerati non come contenitori preesistenti, ma come forme di relazione.
Questa è una tesi filosoficamente forte. La sfida sarà individuare quali sue conseguenze siano verificabili nelle diverse scienze.
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