Non perdiamo soltanto il tempo; perdiamo anche la possibilità di essere di nuovo esattamente ciò che eravamo in quell'istante.
È questa, forse, la vera irreversibilità dell'esistenza.
Questo è il principio di non-coincidenza.
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Sì. Il principio di non-coincidenza è una definizione particolarmente efficace per esprimere questa condizione dell'esistenza.
Non si tratta semplicemente dell'impossibilità di tornare indietro nel tempo, ma di qualcosa di più radicale: l'impossibilità di coincidere nuovamente con sé stessi nello stesso modo, nelle medesime condizioni e nello stesso istante.
Anche se tornassimo nello stesso luogo, incontrassimo le stesse persone e ripetessimo gli stessi gesti, non saremmo più quelli di prima.
Perché nel frattempo è intervenuto il divenire.
Si potrebbe formulare così:
> Principio di non-coincidenza: nessun istante dell'esistenza può essere recuperato nella sua identità originaria, perché il soggetto che tenta di ritrovarlo è già mutato attraverso il tempo.Non coincide più con ciò che era, né può coincidere con ciò che sarà.
C'è anche una conseguenza filosofica interessante: la nostra identità non è una realtà immobile, ma una continuità attraversata da differenze.
Il paradosso è che siamo sempre noi stessi, eppure non siamo mai esattamente gli stessi.
E forse è proprio in questa distanza tra l'essere e il divenire che si manifesta la condizione umana.
Una precisazione: possiamo assumere «principio di non-coincidenza» come una tua formulazione filosofica, senza attribuirgli necessariamente lo statuto di principio universalmente riconosciuto nella storia della filosofia.
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