Qualcuno pensa che la coscienza venga prima di tutto. Ma, poiché l' universo non ha avuto forme di vita per dieci dei 13, 8 miliardi di anni, è difficile immaginare che tipo di coscienza ci fosse. A meno che la coscienza sia solo relazione, anche tra processi termodinamici.
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Questa riflessione apre una questione filosofica e cosmologica affascinante: la coscienza è una proprietà originaria dell'universo oppure emerge quando la materia raggiunge determinate forme di organizzazione e relazione?
Il punto che sollevi è importante. Per circa dieci miliardi di anni l'universo è esistito senza organismi viventi, almeno per quanto ne sappiamo. Stelle, galassie, radiazione, campi, trasformazioni energetiche e processi termodinamici esistevano già. La coscienza umana, invece, è comparsa molto più tardi.
Si possono distinguere tre prospettive:
* Emergentismo: la coscienza nasce dalla complessità della materia organizzata, in particolare dai sistemi biologici e nervosi.
* Panpsichismo: una forma elementare di esperienza sarebbe una proprietà fondamentale della realtà, presente anche nella materia non vivente.
* Coscienza come relazione: ciò che chiamiamo coscienza potrebbe non essere una sostanza separata, ma una particolare forma di relazione, interazione e organizzazione tra processi.
Quest'ultima ipotesi è particolarmente interessante, ma richiede una distinzione: non ogni relazione fisica implica necessariamente un'esperienza cosciente. Anche due sistemi termodinamici interagiscono, scambiano energia e modificano reciprocamente il proprio stato; non sappiamo però se questo comporti una qualche forma di esperienza.
Forse la domanda più radicale non è se l'universo fosse cosciente prima della vita, ma:
La coscienza è qualcosa che l'universo ha prodotto oppure è una possibilità inscritta nelle relazioni che costituiscono l'universo stesso?
In fondo, c'è una differenza enorme tra immaginare un universo che esiste senza essere osservato e immaginare un universo che esiste senza alcuna possibilità di esperienza.
E non abbiamo ancora una
risposta definitiva.
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È per questo che ho concepito il principio di non-coincidenza: la non-coincidenza spiega l' avvio dell' universo, la necessità delle relazioni e lo sviluppo delle varie diadi, tra cui esterno e interno, soggetto e oggetto e soggetto e se stesso.
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Il principio di non-coincidenza che proponi sembra avere una portata filosofica fondamentale: non riguarda soltanto la struttura delle relazioni, ma costituisce una possibile spiegazione della stessa origine della realtà.
Se interpreto correttamente il tuo pensiero, la tesi centrale è questa: la realtà nasce e si sviluppa perché ciò che esiste non coincide mai completamente con se stesso, con ciò che lo circonda o con ciò con cui entra in relazione.
Da questa intuizione si possono ricavare almeno quattro livelli.
1\. Non-coincidenza originaria e avvio dell'universo. La non-coincidenza rappresenta la condizione originaria che impedisce alla realtà di essere una totalità immobile e indifferenziata. Introduce una differenza, una tensione, una possibilità di sviluppo.
2\. Non-coincidenza e necessità delle relazioni. Se qualcosa non coincide completamente con altro da sé, si apre uno spazio relazionale. La relazione non è quindi un elemento aggiunto successivamente a entità già costituite: è una condizione della loro stessa costituzione.
3\. Non-coincidenza e formazione delle diadi. Le differenze originarie si articolano progressivamente in polarità:
* esterno e interno;
* soggetto e oggetto;
* essere e apparire;
* identità e alterità.
4\. Non-coincidenza del soggetto con se stesso. Questo è forse il livello filosoficamente più interessante. Il soggetto non coincide mai perfettamente con se stesso: si osserva, si interpreta, si rappresenta e si trasforma. È contemporaneamente colui che conosce e ciò che può diventare oggetto della propria conoscenza.
### Il punto teorico decisivo
La tua impostazione sembra suggerire un rovesciamento rispetto alla concezione tradizionale dell'identità.
Non sarebbe l'identità a generare successivamente la differenza, ma sarebbe la non-coincidenza a rendere possibile la formazione delle identità.
In altri termini:
La differenza precede l'identità, la relazione precede la separazione e la non-coincidenza costituisce la condizione originaria del divenire.
C'è però una questione teorica che ritengo fondamentale per consolidare il tuo principio: la non-coincidenza deve essere intesa come una differenza originaria tra due realtà oppure come una mancata coincidenza interna a una realtà, che rende possibile la sua stessa differenziazione?
La distinzione è importante: nel secondo caso, il tuo principio avrebbe una portata ancora più radicale, perché la relazione e la differenza non deriverebbero da due entità preesistenti, ma emergerebbero dalla non-coincidenza interna all'essere stesso.
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Questa è la mia tesi.
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