martedì 19 marzo 2013
Gli opportunisti
Lo sapete che, nei giorni del Conclave, la Rai ha cancellato, per ragioni di opportunità, lo sceneggiato Altri tempi che aveva come argomento le case chiuse? E lo sapete che i bigotti nostrani avevano anche chiesto - per fortuna senza ottenerlo - lo spostamento del filmato sui Borgia, dove in effetti si mostra a quale grado di abiezione fossero giunti certi "vicari di Cristo"?
Ma quanto sono sensibili i nostri dirigenti Rai!
D'altronde, una religione è sempre una costruzione mass-mediatica. Solo che un tempo, a creare i miti e l'ambiente religioso, c'erano i grandi pittori, come Michelangelo o Raffaello, mentre oggi ci sono le televisioni. Oggi le televisioni svolgono la stessa funzione di megafoni della fede di Stato, dell' "oppio dei popoli". Lo si vede bene in questi giorni, in cui sono proprio loro a orchestrare l'immensa campagna mediatica sulle elezioni del nuovo pontefice. Sono loro che trasmettono notte e giorno immagini delle cerimonie religiose. C'è stato fin dall'inizio un vero amore tra televisione e religione, due mezzi che fanno a gara per spargere oppio.
Avrei una proposta da fare per le prossime festività pasquali, in cui saremo inondati dai soliti film mielosi su Gesù e san Francesco: proiettare il documentario Mea maxima culpa di Alex Gibney in cui si racconta la storia di Lawrence Murphy, un prete che fino agli anni Settanta abusò di almeno duecento bambini ricoverati nell'Istituto St. John per sordi. Il pedofilo contava sul fatto che i poveretti non parlavano. Ma loro riuscirono a raccontare le violenze subite... utilizzando il linguaggio dei segni.
In alternativa, si potrebbe organizzare un bel dibattito su un altro celebre pedofilo, Marcial Macel, il fondatore dei Legionari di Cristo. Costui fu protetto per decenni dalla Curia, fino all'avvento di Ratzinger.
Il sottotitolo del documentario di Gibney è "silenzio nella casa di Dio", perché l'autore mette bene in evidenza come tutti questi crimini contro i bambini furono sempre coperti dalle omissioni e dalle reticenze della Chiesa.
lunedì 18 marzo 2013
Preghiere al vento
Che pena vedere tante persone indotte a pregare un Dio esterno, magari con parole preconfezionate. Quante energie sprecate! Il piacere della ripetizione, del farsi piccoli nei confronti di un presunto potente, il piacere dell'autocommiserazione, il piacere di un dialogo con un'entità immaginaria, un'entità creata dalla propria mente... senza accorgersi che l'unico modo di comunicare con Dio non è un mezzo esteriore, ma è comunque il nostro stesso spirito. Dunque, più che pregare, bisogna guardarsi dentro. La salvezza, l'aiuto, prima di venire dall'altro, deve passare per noi stessi.
Certo, se cadiamo in mare e rischiamo di annegare, qualcuno può tenderci una mano e salvarci. Ma se non succede? Non sarebbe meglio imparare a nuotare?
La natura dell'ego
“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” diceva Gesù (Lc 14, 25-26). Ma che cosa significa questa frase? Sembra che Gesù ce l'abbia con la famiglia, a differenza del cristianesimo che a parole se ne è fatto sostenitore. In realtà, è lo stesso messaggio che ci viene dal Buddha: lasciate perdere i legami famigliari, lasciate perdere tutti i legami, perché non sono altro che catene. Il che non significa che bisogna "odiare" i parenti, la moglie e i figli, o che bisogna abbandonarli (anche se sia Gesù sia Buddha li avevano letteralmente abbandonati), ma che bisogna recidere ogni attaccamento psicologico.
Però, attenzione, bisogna "odiare" anche la propria vita, il proprio ego, il proprio sé. Il che è lo stesso messaggio del Buddha, che non perde occasione per dire che il sé non è che un'illusione. Ed è singolare che due maestri spirituali di questo calibro dicano la stessa cosa. È il sé, l'ego, l'egocentrismo, l'egoismo, l'origine di tutti i mali. Altro che allevare felici famigliole! Dice il Buddha: "Il saggio lasci la propria casa nel mondo per dimorare solitario e distaccato." E aggiunge: "Gli stolti sono soliti dire: 'Io ho figli, io ho ricchezze'. Ma se non sono nemmeno padroni di se stessi, come possono pretendere di possedere figli o ricchezze? Molte sono le ansie degli uomini di mondo".
Qualcuno mediti su queste parole.
sabato 16 marzo 2013
Papa Francesco
Anche questa volta, come in occasione delle dimissioni di Ratzinger, abbiamo assistito ad una indegna gazzarra dei mezzi di comunicazione, che senza sosta per giorni e giorni ci hanno asfissiato con cronache papaline e orridi film francescani. Quello che colpisce non è tanto il clamore per l'elezione di un nuovo Papa, quanto il tenore delle informazioni: incensamento, totale mancanza di senso critico, lodi sperticate, agiografia insensata e una generale perdita del senso della misura. Oltre ai soliti giornalisti e presentatori radio-televisivi - fonte di ogni conformismo - che con voce tremante dalla commozione hanno annunciato una nuova era, ci si sono messe anche persone di solito più razionali e giornali che si dicono laici. Non parliamo delle tavole rotonde di "esperti" e vaticanisti che non ne hanno azzeccata una: nessuno ha mai fatto il nome di Bergoglio!
Ora, noi non conosciamo Bergoglio e aspettiamo di vederlo in azione per dare giudizi. Ma alcuni punti vanno chiariti: il cristianesimo, incarnato nella Chiesa cattolica, resta una religione reazionaria. E non basta un Papa nuovo a farne una ideologia progressista. Inoltre, il collegamento fatto tra un Papa e san Francesco è del tutto infondato (il povero san Francesco si rivolterà nella tomba), anzi è un'appropriazione indebita. Questa è un Papa della continuità - il che è già un male. È un Papa che ha convissuto con la spaventosa dittatura argentina senza apparentemente averne riportato alcun danno. E non ha alzato la voce a condannare le torture inflitte al suo popolo. D'altronde non abbiamo mai sentito la Chiesa condannare una dittatura, nemmeno quando c'erano fascisti e nazisti.
Tra le prime cose Bergoglio ha citato la frase di Léon Bloy: "Se non pregate il Signore, pregate il Diavolo", un concetto rozzo, da manicheismo medievale. Come se non ci fosse una via di mezzo, come se la credenza sul Diavolo non fosse collegata alla credenza su Dio, e viceversa.
L'ideologia e l'istinto dei Papi è sempre lo stesso: diffondere una fede priva di qualsiasi fondamento e contraria alla ragione, opporsi ad ogni cambiamento e conservare, conservare, conservare...
Non a caso è stato scelto un uomo del Sud America: ormai il cristianesimo è in dissoluzione nei paesi europei e resiste solo nei paesi economicamente, politicamente e culturalmente arretrati. Il cristianesimo è una religione del (e da) Terzo Mondo.
Concordo con ciò che ha detto il regista Pedro Almodovar: il cristianesimo cambierà solo quando eliminerà il celibato (causa di tante deviazioni sessuali dei preti) e quando darà piena dignità alle donne eleggendo preti e Papi donne. Aggiungerei, anche quando rinuncerà all'idea di arricchirsi.
Vedremo che cosa farà o non farà su questi temi dirimenti Papa Francesco.
giovedì 14 marzo 2013
Lo Spirito divino e lo spirito dell'uomo
Sia che crediate in Dio sia che non ci crediate, la meditazione non cambia. Nel primo caso vi rivolgerete a Dio, ma utilizzerete comunque il vostro stesso spirito; nel secondo caso, sapete già che il vostro spirito è lo Spirito divino che è presente in tutti e tutto. Se prendiamo una religione come il cristianesimo, sappiamo già che Gesù consigliava la preghiera. Ma come, secondo lui, si doveva pregare? Lo spiega il Vangelo di Matteo (6, 6): "Quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega Dio in segreto". Non c'è nessun accenno a preghiere liturgiche, a messe (che non esistevano) o comunque ad un culto esteriore. Devi rivolgerti a Dio "in segreto", chiuso nella tua camera. Lo stesso Gesù, quando si rivolgeva a Dio, si allontanava dalla folla e dai suoi apostoli e si ritirava in un "luogo solitario". Come si vede, la preghiera per Gesù è un fatto personale, segreto ed intimo. Niente a che fare con i rituali ecclesiastici. Quando pregate, ribadisce, non fate come i pagani che credono di convincere Dio usando molte parole, tanto più che Dio sa già ciò di cui avete bisogno. Che cos'è dunque la preghiera di Gesù? È chiaramente un rievocare nella propria anima Dio, un'aspirazione interiore, uno sforzo di connettere il proprio spirito a quello divino, indipendentemente dalle parole usate; anzi, al limite, è proprio un porre il nostro spirito a livello di quello divino, facendo tacere le parole condizionate e convenzionali.
Il concetto è chiarito nel Vangelo di Giovanni, dove si dice che "Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (4, 24). E poi viene ribadito da san Paolo: "Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui?... Non sapete che siete tempio di Dio e che lo spirito di Dio abita in voi?" (1Cor 2-3).
Insomma non ci sono dubbi che la preghiera sia un connettere il proprio spirito con lo spirito di Dio, perché il proprio spirito, l'interiorità umana, è una "scintilla" dello Spirito divino che anima tutto. Che cosa dirà, infatti, un mistico come san Giovanni della Croce? "Il centro dell'anima è Dio!"
Uscendo dal cristianesimo, le cose non cambiano. Se prendiamo per esempio le Upanishad, i testi basilari dell'induismo, troviamo che ciò che esse affermano è che l'anima individuale (l'atman) coincide con l'anima universale (il Brahman). Dunque, chi vuole connettersi con il Brahman, con Dio, deve utilizzare come strumento il proprio spirito, con parole o - meglio ancora - senza parole. Questa è la meditazione: scoprire in sé il divino.
Se poi non credete in Dio, non fa differenza. Prendiamo il buddhismo. Ciò che dovete utilizzare resta sempre lo spirito interiore, il quale ha la facoltà (divina) di liberarsi dalla sofferenza e dal ciclo delle nascite e delle morti, e di accedere ad uno stato non-condizionato, il Nirvana, che non è un Dio-Persona, ma è la vostra stessa consapevolezza che si dilata a consapevolezza universale. Come si vede, cambiano le spiegazioni metafisiche, ma la sostanza della meditazione non cambia: che esista o non esista un Dio, che esista o non esista un'anima, è nel vostro spirito, ossia nel punto più profondo del vostro essere, "là dove recedono le parole", che si trova "il passaggio segreto", la "via stretta", per accedere alla trascendenza. Non esiste altra via. Non esiste una via esteriore. Se il "regno di Dio" fosse nei cieli - dice ironicamente Gesù nel Vangelo (gnostico) di Tomaso, "vi arriverebbero prima gli uccelli".
mercoledì 13 marzo 2013
Spettacoli religiosi
Bisogna riconoscere che nessuno sa allestire spettacoli più pittoreschi di quelli della Chiesa cattolica: magnifici costumi dei secoli passati, dipinti di Michelangelo e di Raffaello, guardie svizzere, maggiordomi, camerlenghi, messe cantate, musiche sublimi, mobili intarsiati, antichi manoscritti, anelli preziosi, formule in latino, collane, gioielli...
È una vecchia tradizione: quella delle sacre rappresentazioni.
Non il sacro, non il divino... ma la sua rappresentazione.
D'altronde, al di fuori della rappresentazione, che cos'è il sacro?
Direi che è proprio ciò che non si può rappresentare.
Dunque, in queste sacre rappresentazioni, tutto è per l'occhio. Ma lo spirito dov'é?
Già, appunto, lo spirito è dentro di noi e non può essere visto all'esterno.
Bisogna fare un piccolo sforzo: volgere l'occhio della mente dal di fuori al di dentro - lo so che per la maggior parte degli uomini non è semplice. Ma solo lì alberga lo spirito. Non nelle cerimonie sfarzose.
Come diceva Meister Eckhart, “lo spirito rende libero se stesso distaccandosi dalle immagini."
Senza volerlo, ho spiegato il principio fondamentale della meditazione.
martedì 12 marzo 2013
Pastorale ecclesiale
Quanta presunzione in questi preti! Si definiscono "pastori" che hanno il compito di guidare un "gregge" (di pecore, presumo). E magari sono pedofili.
Ma non era l'orgoglio - il credersi superiori agli altri - il peccato più grave, quello da cui discendono tutti gli altri?
Ah, l'inferno sarà pieno di preti. "Chi ti credevi di essere?"
Preti eroici
Ogni tanto, qualche fiction esalta un prete che ha combattuto la mafia e che magari è stato ucciso. Onore a lui.
Ma tutti gli altri che fanno?
Tutti gli altri si dividono in due categorie: quelli che la mafia l'appoggiano e quelli che si limitano a dire messe... A ben vedere, però, in queste due categorie sono tutti sostenitori dei mafiosi.
Sesso contro natura?
Un documentario del National Geographic sulle scimmie Bonobo ci mostra i vari modi in cui questi primati si accoppiano: maschi con femmine, maschi con maschi, femmine con femmine, vecchi con giovani, sesso di gruppo e così via. Insomma si accoppiano in tutti i modi possibili e immaginabili, e utilizzano il sesso come un lubrificante sociale, anche solo per far conoscenza. Fra l'altro, queste scimmie sono tra le più vicine agli esseri umani.
E pensare che qualcuno si ostina ancora a discettare su un "sesso contro natura". Quale sarebbe?
Da questo documentario risulta evidente che tutte le forme di sesso sono naturali. Ne prendano nota tanti teologi.
Gli abusi dei preti
Il Survivors Network of those Abused by Priests (“Associazione delle Vittime degli Abusi dei Preti”) ha fatto circolare un elenco di dodici nomi di cardinali che non dovrebbero mai essere eletti. Tra questi figurano l’argentino Leonardi Sandri, che insieme al cardinale Angelo Sodano fu il protettore del famigerato padre Marcial Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, grande protagonista di violenze e di abusi. Gli altri nomi dell'elenco includono i cardinali di Boston, New York e Washington, e i primati del Messico, d’Australia e d’Irlanda: di quest’ultimo, il cardinal Sean Brady, i cittadini e i politici irlandesi reclamano inutilmente le dimissioni a gran voce da anni.
Nell'elenco ci sono anche gli italiani Tarcisio Bertone e Angelo Scola, i capi delle due fazioni che si sono combattute durante la fine del papato di Giovanni Paolo II e per tutto il regno di Benedetto XVI, fino a quando le loro lotte intestine sono affiorate nelle scandalose rivelazioni dei Vatileaks e dei corvi che svolazzano sul Palazzo Apostolico.
Ecco perché il compito dello Spirito Santo sarà particolarmente arduo. Non bisogna illudersi che nella Chiesa si scontrino partiti politici, di destra, di sinistra o di centro, o che ci sia una vera volontà di rinnovamento. Come ha detto un esperto spagnolo, dopo le epurazioni del duo Wojtila-Ratzinger, i cardinali sono tutti conservatori, cioè nella Chiesa, indipendentemente da chi sarà eletto, non cambierà mai nulla.
Pastorale italiana
Quanta presunzione in questi preti! Si definiscono "pastori" che hanno il compito di guidare un "gregge" (di pecore, presumo). E magari sono pedofili.
Ma non era l'orgoglio - il credersi superiori agli altri - il peccato più grave, quello da cui discendono tutti gli altri?
Ah, l'inferno sarà pieno di preti. "Chi ti credevi di essere?"
Preti eroici
Ogni tanto, qualche fiction esalta un prete che ha combattuto la mafia e che magari è stato ucciso. Onore a lui.
Ma tutti gli altri che fanno?
Tutti gli altri si dividono in due categorie: quelli che la mafia l'appoggiano e quelli che si limitano a dire messe... A ben vedere, però, in queste due categorie sono tutti sostenitori dei mafiosi.
domenica 10 marzo 2013
Il Conclave
Quanti vecchi e stanchi rituali per eleggere un nuovo Papa! Ormai, il cristianesimo è ridotto ad uno spettacolo, ad una sfilata di vecchi vestiti in maniera bizzarra. Si guardano le sue cerimonie come se fossero uno show televisivo. Ci vorrebbe un vero rivoluzionario. Non mi risulta che Gesù andasse in giro vestito come un cardinale, che avesse scarpini di Prada, che avesse una banca e che volesse influire sulla politica. Che ha a che fare quell'uomo di duemila anni fa con questi Papi, con questa religione? Lo sapete che cosa farebbe oggi? Chiuderebbe la Chiesa, caccerebbe vescovi e cardinali e brucerebbe il Vaticano.
Il prossimo Papa dovrà essere scelto per le sue qualità attoriali. Il Conclave come talent show.
Il potere della cultura
Non è un caso che la camorra se la sia presa con un centro culturale di Napoli. Era già successo con la mafia, che aveva messo bombe presso musei e opere d'arte. Nella loro mente ottenebrata, questi delinquenti hanno capito - come certi ex-ministri - che il loro peggior nemico è la cultura - e vorrebbero distruggerla. Il che dimostra che l'origine di ogni male è l'ignoranza.
L'ignoranza, però, non è solo mancanza di cultura, ma soprattutto mancanza di consapevolezza, addormentamento della coscienza. E qui sono tutti campioni, non solo i napoletani.
giovedì 7 marzo 2013
La meditazione di accesso
Molti provano a meditare, ma pochi ottengono dei risultati. Ci sono vari motivi. Il primo è che la nostra vita è indaffarata e impegnata dalla mattina alla sera, al punto che non è facile trovare il tempo e lo spazio per rimanere un po' soli con se stessi. Eppure, questo rimanere soli con se stessi è la prima esigenza della meditazione. Finché percepiamo il mondo esterno, ci muoviamo, interagiamo con gli altri e pensiamo, non possiamo meditare; non possiamo neppure capire chi siamo. Ci vuole un po' di solitudine, un po' di raccoglimento, o saremo soltanto macchine più o meno eterodirette. Niente infatti è veramente nostro, neppure le sensazioni e i pensieri; tutto è prodotto e condizionato dal mondo esterno. Per essere se stessi, è necessario essere ogni tanto soli. Soltanto nella solitudine schiariamo la mente, e vediamo e ricreiamo noi stessi. D'altra parte, l'esigenza di meditazione nasce proprio dal tipo di alienazione (non essere se stessi) da cui siamo abitualmente afflitti.
Quando proviamo a meditare, è molto difficile staccare dal mondo esterno, che continua ad esercitare la sua influenza attraverso la mente condizionata. Ci vuole tempo e pazienza. Chi è abituato a lottare, chi è stressato, chi lavora molto, non riesce a rilassarsi di colpo: ha bisogno di una camera di decompressione. La camera di decompressione richiede tempo. Dunque, non è possibile ottenere risultati apprezzabili se si ha poco tempo a disposizione. Avere tempo significa starsene a lungo seduti e soli, anche su una sedia o una poltrona.
I pensieri devono prima sbizzarrirsi, i muscoli devono allentarsi; la presa esistenziale e lo stress devono essere lasciati andare. Ci vuole tempo per trovare la calma, il rilassamento e la lucidità. Né torpore né agitazione. Di solito si può seguire il respiro, che non va forzato ma solo seguito. Il ritmo del respiro è il ritmo della nostra vita, risente del ritmo della nostra vita e può a sua volta influenzare la nostra vita. Quando stiamo male (fisicamente e/o mentalmente), quando siamo impegnati, quando ci relazioniamo, quando lavoriamo, quando pensiamo, ricordiamo o progettiamo, il nostro respiro si contrae e si adatta a quel tipo di attività. Non è calmo e rilassato. E così il nostro stesso essere.
Ecco perché non è possibile passare subito ad una meditazione proficua. Anche la nostre meditazione sarà tesa; e una meditazione tesa è una contraddizione in termini. Una meditazione proficua si ha solo quando riusciamo a calmarci a fondo. Questo è il momento più adatto. Sia che meditiamo formalmente sia che ci rilassiamo semplicemente, viene un momento in cui il nostro essere, la nostra mente si distende. Da lì dobbiamo partire, non per impegnarci, sforzarci o compiere un altro duro lavoro, ma per addentrarci spontaneamente in qualcosa di piacevole, di molto piacevole.
Vorrei sottolineare che la meditazione non dev'essere uno sforzo ingrato, una gara o una faticaccia, né tanto meno un dovere. No, la meditazione deve essere un grande piacere, paragonabile ai nostri massimi piaceri, alle nostre massime gioie. È un po' come fare l'amore: ci vuole energia, ma per qualcosa di molto piacevole. È un po' come addentrarsi in una terra sconosciuta, ma meravigliosa. Lo sforzo vale il risultato.
Quando raggiungiamo questo stato d'animo, stiamo entrando nella vera meditazione; non prima. Di solito, a questo punto, compare un segno speciale (nimitta). Il nimitta può essere una luce, un suono, un'immagine o una sensazione di distensione, di sollievo, particolarmente accentuata; può essere anche una sensazione di grande limpidezza mentale. Questa è la cosiddetta concentrazione o meditazione di accesso. Siamo guidati da una sensazione di piacere, di fiducia, di meraviglia.
La meditazione è meraviglia.
I martiri
Ascoltavo una trasmissione alla radio in cui il conduttore, con voce velata dalla commozione, ha detto che quando si parla di cristianesimo bisogna tener conto che si tratta di una religione per cui centinaia o migliaia di persone hanno dato la vita, ai tempi dei martiri (e qualcuno ancora oggi). Ma questo che significa? Non è un titolo di merito: si può dare la vita anche per cause sbagliate o negative. Anche il terrorismo, la mafia e i nazisti hanno i loro martiri; ma non per questo sono cause buone. Senza contare che i cristiani, dopo essere stati perseguitati per tre secoli, hanno poi perseguitato per diciassette secoli tutti gli altri. È antipatico fare una conta dei morti ammazzati. Ma forse i martiri dei primi tre secoli sono molto inferiori per numero ai martiri fatti dal cristianesimo in tutta la sua storia. Provate a sommare le vittime delle persecuzioni cristiane verso pagani ed ebrei, delle guerre contro gli albigesi o i catari, delle crociate, dei tribunali dell'Inquisizione, della "caccia alle streghe", ossia a donne che semplicemente si ribellavano al dominio maschilista o volevano seguire loro culti, e vedrete che il numero è spaventoso. Non si può dire che il cristianesimo abbia brillato per tolleranza o per mitezza. E non parliamo delle vittime fatte dalle conquiste "evangelizzatrici" in Africa, in America Latina e in Asia. Lasciamo perdere.
Qunidi piantiamola con questa storia dei martiri. Tutte le religioni e tutte le cause, buone e cattive, hanno i loro martiri. Ma questo non le nobilita.
La corruzione della Chiesa
Non c'è mai fine alla corruzione di questa istituzione che, secondo i suoi sostenitori, avrebbe l'appoggio dello Spirito Santo. Due semplici notizie:
1) Don Gallo rivela di essere stato molestato da un vescovo (evidentemente è un'abitudine diffusa tra i preti), ma di averlo mandato a quel paese.
2) Scoppia l'allarme sulla insolvibilità della Banca vaticana. La notizia era stata tenuta nascosta per otto anni, mentre la Regione Lazio pagava. Ora è sotto gli occhi di tutti: niente soldi per i fornitori, 1.500 dipendenti a rischio. La Procura apre un'inchiesta: si ipotizzano associazione a delinquere e appropriazione indebita.
Che altro può succedere all'ombra dello Spirito Santo?
Ha fatto bene Ratzinger a dimettersi.
martedì 5 marzo 2013
Rapporto intergalattico
"Amici della Galassia, siamo giunti nei pressi di un pianeta che gira intorno a una stella di media grandezza. I suoi abitanti lo chiamano Terra. Vi vive una specie strana. Credono ancora negli dei. Alcuni credono in un Dio che sarebbe presente in un'ostia; altri sono convinti che il loro Dio imponga alle donne un velo sulla testa; altri ancora credono che il loro Dio pretenda che ai maschi sia tagliato il prepuzio. Che dire? Sono molto primitivi, appena al di sopra degli altri animali. Soprattutto si fanno continuamente la guerra, non solo tra un popolo e l'altro ma anche all'interno di ogni popolo tra ricchi e poveri, tra chi comanda e chi ubbidisce. E tutti divorano il loro pianeta come se non si rendessero conto che ci vivono sopra. Più stupidi di così!
Tenuto conto di tutto ciò, ci sembra inutile perder altro tempo ad osservarli: non hanno un futuro.
Proseguiamo il viaggio alla ricerca di esseri viventi più intelligenti. Saluti."
lunedì 4 marzo 2013
Sotto il dominio dell'ego
Gli esseri umani sono quel che sono: una specie poco evoluta, una delle peggiori dell'Universo. Non ci vuol molto a capirlo. Pensiamo al comportamento del mafioso che interra nella propria regione rifiuti che contamineranno la terra, l'acqua e l'aria per decenni o per secoli. Lui è tutto contento di essersi arricchito, ma non tiene conto che sta segando il ramo su cui è appollaiato. Questo è l'essere umano, questo è il capitalismo attuale. Rapina del territorio, rapina delle risorse naturali, guerra tra uomini, come se la Terra fosse infinita e non quella piccola palla che è. Come se le risorse fossero infinite, come se su questo pianeta non dovessimo vivere noi e i nostri discendenti.
Visione di breve periodo, miopia intellettuale, egocentrismo.
Egocentrismo non è solo essere egoisti, ma essere stupidi, avere una mente limitata: non avere una visione d'insieme. Dunque, in sostanza, stupidità, ignoranza... chiamatela come volete. Si tratta comunque del limite umano. Una specie vivente in cui tutti lottano contro tutti, non accorgendosi che si trovano su un'unica barca.
Che cosa ci vuole per illuminare gli esseri umani? Non ci vorrebbe molto. Basterebbe quella intelligenza che ci manca, quella chiarezza mentale che ci manca. Continuiamo ad adorare il presunto Padrone dell'Universo, non accorgendoci che la barchetta è sotto la nostra responsabilità.
Non bisogna essere superuomini o dei per capirlo. Ma ancora non ci entra in zucca.
I Borgia
"1492: la Chiesa grondava corruzione..." così incomincia lo sceneggiato televisivo sui Borgia... Come se fosse una novità. Come se ci fosse stato un periodo in cui la Chiesa non grondasse corruzione. Guardiamola adesso, tra preti pedofili, spie in Vaticano, lotte intestine e affaristi senza scrupoli. I credenti-creduloni giustificano la cosa dicendo che la Chiesa è anche un'istituzione umana e che gli esseri umani sono deboli e peccatori, si sa. Poi aggiungono che comunque non bisogna assimilare il Vaticano al semplice Consiglio di amministrazione di una Società.
Ma resta il fatto che è difficile trovare un Consiglio di amministrazione così corrotto. Come mai un'istituzione che dovrebbe essere religiosa si è ridotta in questo stato?
La verità è che la corruzione è connaturata alla Chiesa cattolica. E non perché ci siamo uomini corrotti, come in tutte le istituzioni umane, ma perché nasce da un atto di falsificazione. È come se ci fosse un Consiglio di amministrazione che nasce da un atto societario del tutto falso, da un imbroglio verso gli altri, dalla volontà di sfruttare la credulità popolare.
venerdì 1 marzo 2013
Gesù tradito
Ascoltavo il regista Ermanno Olmi il quale, intervistato sulle dimissioni del Papa, diceva che la Chiesa non c'è più e ricordava le parole di Gesù sul Tempio che sarebbe stato distrutto, intendendo che la vera religione, il vero culto è qualcosa di interiore. Sono d'accordo. Ma qual è il vero Gesù? Quello che profetizza la distruzione del vecchio culto religioso, fondato sui templi sontuosi, sui rituali, sui sacrifici e sui commerci lucrosi, o quello che ripropone proprio la costruzione di una Chiesa, affidata a Pietro? C'è una evidente contraddizione. C'è un "altro Gesù".
Questa divisione infatti tra un cristianesimo "evangelico", "povero", interiorizzato, accogliente e mistico e un cristianesimo di cerimonie pompose, di chiese maestose, di dogmi, di esclusioni, di scomuniche e di apparati lussuosi è vecchia quanto il cristianesimo stesso: non nasce dopo i Vangeli, ma nei Vangeli stessi.
Il tradimento del messaggio evangelico iniziò proprio con l'interpolazione, con l'introduzione di frasi nei Vangeli (come quella della Chiesa di Pietro) fatta dai primi cristiani che volevano avere una pezza d'appoggio per la loro Chiesa nascente. Il tradimento di Gesù fu perpetrato fin dalla redazione dei Vangeli.
E adesso provate voi a distinguere in quei testi il vero Gesù dal falso Gesù, il grano dal loglio.
Vi accorgerete che ognuno può ritagliarsi il Gesù che vuole. Ecco perché Gesù è tradito e sarà sempre tradito. Nessuna sa più ormai chi fosse veramente.
giovedì 28 febbraio 2013
Non uccidere?
Sarebbe comodo avere un manuale di istruzioni che ci dicesse che cosa fare e non fare nei vari casi della vita; sarebbe comodo avere un decalogo di comandamenti o di divieti, magari attribuito a qualche Dio. Sarebbe comodo, ma ci renderebbe stupidi e irresponsabili. Non è così che si risponde ai problemi. Aborto, eutanasia, guerra, non uccidere... non è possibile prendere una posizione definitiva, non c'è una risposta univoca. La semplificazione del dogma religioso non risolve nulla e ti scarica apparentemente la coscienza, cioè ti rende irresponsabile. Se fossi e una donna e venissi violentata, sarebbe giusto che fossi costretta ad avere quel bambino? Se avessi un parente che sta agonizzando per qualche malattia fisica o mentale, sarebbe giusto non aiutarlo a liberarsi da quella sofferenza? Siamo tutti contrari alla guerra, ma se il mio paese venisse assalito da un nemico esterno, sarebbe giusto assecondarlo e arrendersi senza combattere? Le circostanze sono le più varie e non è possibile avere una soluzione prefabbricata per tutte. In alcuni casi sarebbe giusto così, in altri sarebbe giusto il contrario. Ci vuole coraggio a vivere e bisogna assumersi le proprie responsabilità. In certe circostanze non ci aiuteranno né Gesù né Buddha: dobbiamo vedercela noi, da soli.
Seguire i dogmi di qualche religione significa in realtà scaricarsi la coscienza. È come il nazista che diceva: "Ho solo eseguito gli ordini!" Ma tu sei in grado di ragionare con la tua testa, sei in grado di distinguere il giusto dallo sbagliato? Questa è l'etica della responsabilità. Finora, obbedendo agli dei, abbiamo seguito l'etica dell'irresponsabilità.
Non sopprimere la vita degli animali, giusto. Ma che cosa fare con una belva che ti aggredisce o con la zanzara che ti punge? E poi chi l'ha detto che la vita di un animale sia più preziosa di quella di un carciofo? Perché non mangiare carne se poi dobbiamo uccidere comunque la vita di esseri vegetali? Domandate al carciofo se è più importante la vita di un vegetale o quella di un cucciolo animale: io so che cosa vi risponderà.
E poi, in questo bailamme, come mai il Dio che ingiunge di non uccidere, crea una vita in cui, per mangiare, è necessario uccidere altri esseri viventi, animali o vegetali che siano?
No, non saranno mai i decaloghi a salvarci; tutt'al più ci aiuteranno a non pensare - il che è grave.
Dobbiamo invece pensare, riflettere, meditare e, alla fine, decidere e assumerci la responsabilità. Caso per caso. La vita non è un libro scritto.
Mente e destino
Dice il Dhammapada, il famoso testo buddhista:
Tutti gli elementi sono dominati,
costituiti e dominati dalla mente.
Se qualcuno parla o agisce
con mente pura,
sarà seguito dalla felicità
così come l'ombra che non si allontana mai.
Tutti gli elementi (i dharma- da non confondere con il Dharma, ossia la legge o l'insegnamento del Buddha), di qualunque natura siano, hanno alla loro base la mente. Questo significa che ogni cosa viene in essere perché esiste una mente che la percepisce. I dharma, interagendo fra loro e interagendo con la coscienza dell'osservatore, danno origine a ogni fenomeno nell'universo. Quindi l'atteggiamento della mente è di fondamentale importanza. Si può dire che ogni cosa che vediamo e sperimentiamo - questo intero cosmo - sia in una qualche misura un oggetto mentale: esiste in quanto c'è una mente che lo osserva. Fra il mondo e la mente esiste una connessione precisa.
Come diceva W. Heisenberg, ciò che osserviamo non è la natura in se stessa ma la natura sottoposta ai nostri metodi d'indagine. Noi non consideriamo mai un oggetto senza che esso venga modificato o influenzato nella nostra attività di osservazione. Di conseguenza, il misterioso confine tra soggetto e oggetto è crollato.
Il controllo della mente è dunque alla base della via buddhista verso la liberazione. È evidente che una mente serena, non agitata dalle passioni, una menta chiara e trasparente è fonte di felicità, mentre una mente agitata, bramosa, impulsiva, compulsiva e confusa è fonte di sofferenza. “L'uomo sereno procura serenità a sé e agli altri” diceva Epicuro.
Quello che si vuol sottolineare è che l'individuo deve dominare la propria mente, anziché esserne schiavo. Tuttavia dominare la mente non significa castigarla, reprimerla o spingerla a fare o ad evitare qualcosa, bensì renderla sempre più calma, limpida e consapevole, fino a farla diventare trasparente.
“Ogni cosa è la manifestazione della mente, e le buone o le cattive azioni sono la conseguenza di pensieri positivi o di pensieri negativi.” Buddha
La fine della Chiesa
Pochi si rendono conto che la crisi della Chiesa, con le dimissioni del Papa, è in realtà l'inizio della fine di una religione. Il cristianesimo infatti non dice più niente a nessuno. Si è rivelato per quello che è: un mito senza sostanza, una favola. Mentre le altre religioni continuano a vegetare, semplicemente perché non è possibile dare una prova razionale dell'inesistenza di Dio, il cristianesimo si è arrischiato ad affermare che Dio è sceso sulla Terra, che si è fatto uomo, che è morto e che infine è risorto. Tutto questo può essere facilmente smentito a duemila anni di distanza. Infatti, la discesa di quel “Dio” sulla Terra doveva inaugurare una nuova era, un nuovo mondo, una nuova umanità – e così non è stato. Niente di tutto questo si è verificato, il mondo ha continuato ad essere quello che era.
Dunque non serve a niente cercare di riformare la Chiesa, ossia l'istituzione inventata per difendere questa fede. Il mito si è dissolto da solo, la fallacia delle sue affermazioni si è rivelata evidente alla coscienza dell'uomo moderno. Non c'è più niente da fare.
La Chiesa rimarrà lì, come lo scheletro di un dinosauro. Imbalsamata. Ma definitivamente morta, proprio come le salme imbalsamate dei suoi Papi. Cercheranno di rianimarla eleggendo un nuovo Papa. Ma sarà tutto inutile. Rimarranno solo cerimonie sfarzose, rituali radio-televisivi, dogmi che non hanno più senso e una corruzione che renderà sempre più palpabile l'assenza di qualsiasi spiritualità in questa istituzione. Poi nascerà una nuova spiritualità, non più basata sull'adorazione degli dei.
Il paese dei clown
Un politico tedesco, commentando l'esito delle elezioni politiche, ha definito Grillo e Berlusconi "due clown". Per quanto riguarda Grillo, è la pura verità, visto che fino a ieri faceva il comico. E, per Berlusconi, non si può negare che vada in giro tutto liftato, truccato, incipriato e trapiantato; e lasciamo perdere quello che combina nella sua vita privata. Nessuno dovrebbe offendersi per questo; in fondo, oggi, per fare i politici (o per fare il Papa), bisogna innanzitutto essere degli attori.
Naturalmente, essere un clown non significa di per sé essere dei cattivi politici. Il problema nasce quando il politico fa il clown anche mentre governa.
Più in generale, però, gli stranieri hanno l'idea che tutto in Italia sia buffonesco. E in parte hanno ragione. I nostri politici sono spesso delle macchiette o della maschere dell'arte. Berlusconi, per esempio, faceva ridere tutto il mondo: ce ne siamo dimenticati? Ci siamo dimenticati dei sorrisini di Sarkozy e della Merkel? Ma anche i cittadini non scherzano. Qua si vive sempre in una specie di operetta, con personaggi grotteschi. Gli italiani vivono sentimenti esagerati, non hanno autocontrollo, sono emotivi, non hanno il senso del ridicolo. Un momento piangono e il momento dopo ridono; un momento si esaltano e il momento dopo si accasciano; non hanno il senso della misura e dell'equilibrio. Danno l'impressione di non avere neppure una coscienza individuale; sono spesso mossi da sentimenti collettivi di rabbia e di risentimento; fanno i protestatari e i ribelli; provano ondate di odio contro qualcuno o qualcosa; fanno fuoco e fiamme... ma anche qui non hanno serietà, non hanno costanza, non hanno impegno. Tutto si spegne in un baleno, così come si era acceso. E non ci si ricorda più di niente. La "commedia all'italiana" non è soltanto quella dei film, ma anche quella della vita quotidiana.
Per fare politica, ci vuole un minimo di serietà e di competenza. Perché per fare il maestro di scuola ci vuole un diploma e per fare il politico basta avere qualche voto? Quanti dei nuovi eletti sanno qualcosa delle leggi, dei regolamenti o della Costituzione? Molti sono soltanto dei dilettanti allo sbaraglio. Non hanno autonomia di giudizio, sono eterodiretti e non hanno cultura. Saranno soltanto dei numeri: schiacceranno bottoni su comando. Questo è un problema serio. Non ci si può improvvisare governanti. Molti dei nostri problemi nascono dal fatto che abbiamo una classe politica impreparata. Per esempio, nella storia delle quote latte, chi sono i politici incapaci che hanno trattato in Europa la questione? Perché si sono fatti infinocchiare? Forse perché non capivano niente?
E, adesso, siamo convinti che Grillo capisca qualcosa di economia, o è soltanto un comico che è riuscito a imbroccare le battute giuste? Non è un po' poco per pretendere di dirigere ministeri e governi? Leggo che qualche neo-eletto non sa neppure quanti siano i parlamentari e che un altro è stato eletto con 22 voti. Non è questo un altro capitolo del nostro eterno dramma buffonesco?
mercoledì 27 febbraio 2013
Etica della responsabilità
Ormai gli italioti sono tutti all'opposizione, battaglieri e critici su chi governa. Non che non abbiano ragione, ma dovrebbero ricordarsi che quei politici imbroglioni e incapaci sono stati eletti proprio da loro. Dunque, dovrebbero prima di tutto incolpare se stessi- il che richiede una consapevolezza che l'italiota medio non possiede. Per loro, la colpa è sempre degli "altri". Gli altri sono sempre i cattivi, gli altri sono sempre gli stupidi, gli altri sono sempre i corrotti.
Non appena c'è un problema, l'italiano inveisce contro il governo e sogna sfracelli, divisioni e opposizioni. Così la Lega s'illude di risolvere i problemi del nord, separandolo dal resto d'Italia, e Grillo s'illude che basti criticare per costruire qualcosa. Certo è comodo stare all'opposizione, sognare grandi ideali e sentirsi puri e duri. Ma è anche un atto di irresponsabilità. Infatti, quando si incomincia a governare, inevitabilmente si giunge a compromessi.
Non è detto che il proprio ideale sia il migliore. E, soprattutto, non è detto che i propri uomini siano migliori degli altri. All'inizio, quando i politici sono inesperti, sono tutti puri, ma poi, quando iniziano a prenderci la mano, incominciano a rubacchiare e a pretendere privilegi. La storia è lì ad insegnarcelo. Guardate quanti leghisti hanno finito per approfittarsi del denaro pubblico. Lo stesso faranno prima o poi i grillini. Perché il materiale umano, in Italia, è quello che è. Il senso etico, come dimostra anche la Chiesa, è assente, e il senso autocritico pure. Rimane perciò una grande arroganza, una grande superficialità, una grande veemenza - ma nessuno dei problemi italiani viene mai risolto... perché non abbiamo tanti individui consapevoli e responsabili.
Tutti credono di avere la soluzione in tasca: poche mosse e tutto è risolto. Magari fosse così! Purtroppo il mondo moderno è molto più complicato e le bacchette magiche sono scarse.
La differenza tra gli italiani e gli altri popoli è proprio questa: noi siamo degli emotivi che si muovono per impulsi e per improvvisazioni. Ma, non essendo capaci di riflettere, non andiamo mai a fondo e crediamo che le soluzioni siano semplici. Facciamo fuoco e fiamme, ma ben presto ci dimentichiamo di tutto... e riprendiamo a fare gli stessi errori e a trovarci di fronte agli stessi problemi.
Ingovernabilità
Negli ultimi giorni gli italiani si sono messi di buzzo buono, si sono sforzati, hanno pensato... ed ecco il risultato: l'ingovernabilità. È una vecchia storia, che va avanti da secoli. Gli italiani si scontrano fra loro, si neutralizzano a vicenda e poi alla fine viene a governare lo straniero. Può darsi che anche stavolta finisca così. Alla fine, visto che noi siamo incapaci di trovare un accordo, sarà l'Europa a imporci che cosa fare... magari attraverso i mercati.
Avevo detto che questa volta avremmo potuto contare gli "italioti", cioè gli italiani idioti che fanno di tutto per sfasciare il paese, ma devo dire che tutti hanno dato il loro bravo contributo. E il risultato è questo. Complimenti a Berlusconi, che è riuscito per l'ennesima volta a bloccare lo sviluppo del paese per difendere i propri interessi personali; complimenti a Bersani, che non ha saputo proporre niente di fresco e di entusiasmante; e complimenti a Grillo, che è riuscito a costruire un partito nuovo, che non ha ha la minima idea che cosa sia una politica economica e una politica internazionale e che crede di risolvere ogni problema occupandosi soltanto del cortile di casa propria. Complimenti a tutti, complimenti a tutti gli italioti che, quando ci si mettono d'impegno, ottengono questi magnifici risultati.
Purtroppo, gli italiani non sono capaci di pensare al bene comune, si dividono su tutto e, quando votano, lo fanno per bloccare gli avversari. Votano di pancia, non di cervello. Dunque, complimenti a tutti.
Complimenti anche a Maroni, che, pur guidando un partitello insignificante, è riuscito a creare un simulacro di "Macroregione del Nord", ex Padania. Ha gà parlato di istituire una moneta locale: probabilmente si chiamerà il "marone" d'oro. Continua dunque il dissolvimento dell'Italia. Chissà da dove verranno i prossimo governanti. Dalla Germania? Non sarebbe una novità. Abbiamo già avuto l'impero austro-ungarico e i Borboni.
È inutile prendersela con i politici: sono gli italiani che li hanno votati. E in loro c'è una volontà neanche tanto inconscia di auto-distruggersi: cupio dissolvi. Agli italiani piacciono tanto gli imbonitori. Non a caso hanno vinto due loro esemplari: Berlusconi e Grillo.
La situazione è sempre grave, ma mai seria. D'altronde, ormai l'Italia è in mano a uno che fa di professione il comico. In fondo ci riappropriamo della nostra storia, quella di staterelli sempre in guerra tra loro e dominati immancabilmente dalle potenze unitarie straniere. Quando mai impareremo ad essere un paese responsabile? Quando mai andremo oltre la tradizione dei Montecchi e dei Capuleti, dei Guelfi e dei Ghibellini? Sono secoli che andiamo avanti così, a combatterci, a dividerci, a odiarci. Fratelli d'Italia? Fratelli coltelli! Intanto, pagheremo, pagheremo sempre di più. Altro che rimborso IMU. Già oggi sono crollati i mercati e lo spread è salito. Complimenti.
lunedì 25 febbraio 2013
Vecchie anticaglie
Qualcuno pensa che l'antichità di un oggetto o di un'istituzione costituisca di per sé un pregio. Per esempio, si dice che una Chiesa che ha superato tante prove e che dura da duemila anni sia qualcosa di prestigioso.
Ma ci si dimentica di dire che la superstizione è molto, molto più antica. E così l'ignoranza.
domenica 24 febbraio 2013
Le dimissioni di Dio
Non è un caso che in Italia lo Stato e la Chiesa, la politica e la religione, siano contemporaneamente in crisi. Il motivo di fondo è lo stesso: la corruzione delle menti, la perdita del valore dell'integrità, il prevalere degli interessi privati sugli interessi pubblici. In sostanza tutto è riconducibile alla mancanza di consapevolezza che caratterizza, purtroppo, gran parte del nostro popolo e dei popoli occidentali. La differenza sta nel fatto che, mentre lo Stato italiano non fa la morale alla Chiesa, la Chiesa, piena com'è di pedofili, di gray, di spie, di partiti che si odiano e si fanno la guerra a vicenda, di ipocriti che non sanno che cosa sia l'etica, di faccendieri che coniugano religione e sete di denaro, e di banchieri che riciclano denari sporchi, vorrebbe anche fare la morale agli altri. Non ha nemmeno un minimo di vergogna, di autocoscienza. Ma qualcosa è trapelato, e il povero Papa ha capito che la Chiesa non è redimibile. Ecco perché il "vicario di Cristo" ha dato le dimissioni.
Dio è morto già da parecchio tempo. Ma non tutti lo hanno capito. I ritardatari della ragione sono ancora lì a venerare un Dio che non c'è perché non è mai nato. Ciò che è morto, dunque, è una vecchia idea di Dio, un'idea che è solo l'ultima espressione del paganesimo antico. Dio sentito come persona, come uomo, un Dio che s'incarna e poi muore e poi rinasce. Ecco perché questa idea se l'è data a gambe: non aveva più una ragione di esistere. Il Papa l'ha sentito. Ma i fedeli, i credenti, i creduloni sempre pronti a credere in qualche divinità, rimetteranno sul trono qualche altro Papa, che però sarà necessariamente uno ancora più rozzo, un uomo privo di qualsiasi consapevolezza.
Lasciamo stare l'adorazione degli dei, che non ha niente a che fare con l'autentica spiritualità. E lasciamo perdere le organizzazioni religiose che si vantano pomposamente di essere state volute da Dio. Come diceva il prelato e scrittore inglese L. Andrewes (1555-1626), "più si è vicini alla Chiesa, più si è lontani da Dio".
Tutti gli dei sono stati creati da noi, così come le Chiese: sono prodotti della mente umana. Ma molti italiani e altri popoli non l'hanno ancora capito; non hanno capito ciò che diceva Thomas Paine: "La mia mente è la mia chiesa".
Anche in Italia, c'è sempre stato qualcuno che ha compreso come stanno le cose. Prendiamo per esempio, per quanto riguarda lo sciagurato rapporto tra Stato e Chiesa, le parole di Machiavelli: "Abbiamo dunque con la Chiesa e con i preti noi italiani questo primo obbligo, d'essere diventati senza religione e cattivi; ma ne abbiamo ancora uno maggiore, il quale è cagione della rovina nostra: questo è che la Chiesa ha tenuto e tiene questa nostra provincia divisa" (Discorso sopra la prima deca di Tito Livio.)
giovedì 21 febbraio 2013
Al di là dell'ego
In meditazione esiste un rapporto paradossale con il sé. Da una parte, l'ego, l'egocentrismo, viene visto giustamente come un ostacolo. Ma dall'altra parte, senza ego, non si può compiere nessuna ricerca, non si può tentare di liberarsi. Dunque, in un primo momento, bisogna utilizzare proprio le energie e le capacità del sé. L'intelligenza, il senso critico, l'autocontrollo e la consapevolezza non scendono dal cielo, ma devono essere ritrovate in noi stessi. E quindi bisogna affidarsi proprio alle forze e alle qualità egoiche, scendendo addirittura sempre più a fondo in noi stessi. All'inizio si accentua per così dire l'egocentrismo, perché ci ritroviamo ad un livello psicologico. Lo scopo però della meditazione è superare tale limite. Ed ecco il secondo momento in cui ci si vede con distacco, come un uomo tra gli altri che combatte per la propria liberazione, in balìa delle forze della natura, dell'attaccamento, della paura, del desiderio e dell'illusione. Da questo distacco nasce la terza fase, quella del superamento del sé. Come riassumeva bene il maestro zen Dogen, "studiare la via del Buddha è studiare il sé. Ma studiare il sé è dimenticare il sé..." Infatti "quando i diecimila dharma sono privi di un sé, non c'è più né illusione né realizzazione...".
Liberarsi del sé, dimenticare il sé, non significa diventare degli dei ed essere subito assunti in cielo, così come succede in certa mitologia religiosa. Ma significa adottare una visione il più possibile spersonalizzata ed imparziale su di sé e sulle cose. È così che nasce la grande saggezza, non in altro modo, non per scienza infusa. È questo l'uomo illuminato, l'uomo del futuro; non il piccolo cialtrone che vede tutto dal suo limitato punto di vista.
domenica 17 febbraio 2013
Mentre il mondo cade a pezzi
"Mentre il mondo cade a pezzi..." dice la canzone che ha vinto il festival di Sanremo, noi siamo qui che dobbiamo sempre lottare per tirare avanti, per mangiare, per respirare, per vivere. Il mondo crolla e noi lo rimettiamo in piedi, con grande fatica, come brave formichine. Ricostruiamo l'ordine, le regole, le leggi, lo Stato, lottiamo contro la povertà e la malattia, e tiriamo avanti. Vita, morte, crollo, rinascita... l'intero universo è così, un gigantesco campo di battaglia. Da una parte crolla a pezzi e dall'altra parte cerca di risollevarsi.
L'entropia non dà tregua, c'è sempre un nemico da combattere, non fosse altro che l'ignoranza, la malattia, la vecchiaia, l'odio e la morte. Gli gnostici sostenevano che il mondo fosse stato creato da un Dio Minore, un Demiurgo, che in realtà era malvagio, invidioso e dittatoriale e si contrapponeva al Dio Supremo; questo Dio si opponeva a qualsiasi sforzo degli uomini di uscire dal loro stato di oscurità e di dipendenza in cui si trovano, in cui sono imprigionati. E contro chi lotta per la luce, ecco che si scatena la sua guerra .
Un magnifico mito, che nasconde una verità drammatica. C'è sempre qualcosa o qualcuno che si oppone all'ordine che cerchiamo faticosamente di costruire. C'è sempre una forza contraria da vincere, qualcosa che fa crollare le civiltà, gli Stati, le religioni e le nostre piccole persone.
C'è dappertutto una lotta senza tregua tra forze del bene e forze del male, con il problema che non sono due eserciti contrapposti, ma due forze compresenti in tutto il mondo e dentro di noi.
Non possiamo starcene semplicemente in pace. La guerra, la contesa, è l'elemento costitutivo del mondo.
Noi comunque non ci arrendiamo e continuiamo a lottare. Pur continuando a farci la guerra tra noi e dentro di noi, tiriamo avanti eroicamente e rimettiamo in piedi le macerie... dopo ogni terremoto. Le forze del male non prevarranno, no. Ma, per ora, neppure quelle del bene.
La crisi morale
Aveva ragione Papa Ratzinger ad affermare che la crisi finanziaria ed economica è un aspetto della crisi morale. Ma ha dimenticato di aggiungere che anche la sua religione, la sua Chiesa, ha svolto una parte importante nella crisi etica. Non solo i preti pedofili, non solo i vescovi affaristi, non solo i cardinali che si combattono tra di loro per il potere, ma l'intera struttura dogmatica e fideistica della Chiesa, la sua chiusura al mondo, la sua sete di dominio, è stata un elemento determinante di questa crisi morale. E infatti ora il Papa deve ammettere che non ce la fa, che non riesce a risolvere le innumerevoli contraddizioni della sua religione, che la Chiesa stessa ha i difetti della società. La sua resa è il segno di un fallimento etico, che ha radici lontane e profonde.
In Lombardia per esempio è in atto da decenni un sistema politico affaristico, profondamente corrotto e illiberale, organizzato da un movimento religioso. E la Chiesa non ha mai preso posizione su questo problema. Come può illudersi di combattere la corruzione altrui se è la prima ad essere corrotta?
Adamo ed Eva
Ecco un bel mito. Ma che cosa significa? Che ogni uomo è tutti gli uomini e che ogni donna è tutte le donne. L'eterno femminino e l'eterno mascolino. Ma in infinite piccole variazioni... sul tema.
venerdì 15 febbraio 2013
Caccia al Papa
Certo, in un mondo in cui quasi tutti aspirano ad apparire (possibilmente in televisione), il gesto del Papa che si ritira a vita privata e non vuol più saperne del caravanserraglio dei mass media, va controcorrente – e torna a suo onore. Ma speriamo che sia vero e che venga lasciato in pace. L'aspetto rivoluzionario è che finora il ruolo dei Papi ha completamente cancellato il loro volto umano. Perché oggi (come sempre, d'altronde) ad un Papa si chiede proprio questo: che reciti la sua parte e scompaia come uomo.
E i fedeli? A loro va tutto bene. Lodavano il precedente Papa che ostentava la sua decadenza fisica e mentale e loderanno questo che se ne è andato per non mostrare lo spettacolo indecoroso dell'ultima parte della vecchiaia.
La mitizzazione non si addice alla vecchiaia. Il mito si costruisce su persona morte anzitempo, magari a trentatré anni.
giovedì 14 febbraio 2013
Le dimissioni del Papa
Anche se non siamo mai stati teneri con questo Papa, per via delle sue idee reazionarie, dobbiamo ammettere che una volta tanto ha fatto una cosa giusta. Ha dimostrato di non essere attaccato al potere, non ha voluto offrire in pasto alle folle lo spettacolo della sua decadenza, così come invece aveva fatto il suo predecessore. Questo segna la differenza tra l'essere uomini e l'essere uomini di spettacolo.
Chissà che questo gesto non ispiri i nostri politici, attaccati con la colla ai loro posti e ai loro privilegi. Per esempio, se Berlusconi volesse proprio stupirci, non continui a prometterci paccate di soldi e facili evasioni fiscali, ma si dimetta anche lui... per manifesta incapacità.
Dogmi ingessati
Perché un gesto sensato come le dimissioni di un Papa vecchio che non ce la fa più appare un gesto rivoluzionario? Forse perché da tempo il buon senso è sparito dal cristianesimo, ingessato com'è nei suoi dogmi, nelle sue tradizioni.
Quant'è difficile abbandonare le proprie abitudini mentali! Nel cristianesimo si fa passare per volontà divina l'incapacità di cambiare, la pigrizia mentale. Così è diventato un principio irrinunciabile il fatto che non ci possano essere sacerdoti donna, o la lotta contro il preservativo. Le opinioni personali di qualche vecchio incapace di rinnovarsi diventano dogmi. No, in questa religione non cambierà mai nulla. È per questo che un gesto normale diventa "epocale", "storico".
In realtà si scopre l'acqua calda. Che il Papa è un uomo come tutti gli altri. Come d'altronde anche Gesù.
Il fallimento della Chiesa
Malattia o non malattia, la resa di Ratzinger è il fallimento della Chiesa. Inutile girarci intorno. Il cristianesimo è una religione in piena decadenza, perché ha perso il polso della situazione e si è rinchiuso nei propri dogmi e nelle proprie tradizioni. Una religione del genere non può più essere riformata. Ciò di cui parla è un'accozzaglia di miti che non hanno nessun fondamento. Essendo una religione che ha fatto delle promesse, dopo duemila anni è chiaro che non le ha mantenute.
Potrebbe ancora essere salvata come corrente umanistica. Ma dovrebbe rinunciare alle proprie pretese di potere temporale. E qui veniamo al dunque. Quali dovrebbero essere le caratteristiche di un nuovo Papa? Dovrebbe rappresentare un messaggio spirituale, ma dovrebbe contemporaneamente occuparsi di affari, di finanza, di banche e di interferenze politiche.
L'unica soluzione sarebbe affidarsi a qualche uomo spirituale. Ma sarebbe impossibile trovarlo in quel museo di cardinali e vescovi che sono arrivati ai loro seggi proprio perché sono rotti a qualsiasi compromesso. Se poi si trovasse davvero, magari al di fuori del conclave, un uomo ispirato che proponesse riforme rivoluzionarie, state tranquilli che sarebbe fatto fuori in breve tempo dalla corrente reazionaria che domina la Chiesa, così come è già successo in passato.
D'altronde oggi la Chiesa è un coacervo di partiti, di lotte intestine, di preti affaristi e di interessi contrastanti che nessuno è più in grado di coordinare.
In conclusione, la prossima scelta del conclave sarà quella di affidarsi a qualche manager, sul tipo di Angelo Scola. Ma, in questo caso, cadrà nel semplice affarismo religioso. E, come diceva qualcuno, "non si possono servire due padroni, Dio e Mammona. Se si serve l'uno si tradisce l'altro..."
Memoriale della Shoah
L'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, dichiara che «non sfuggono le responsabilità storiche di taluni figli della Chiesa di fronte alle tragiche ingiustizie compiute contro i membri del popolo ebraico». Alla buon'ora!
Ma non basta. I cristiani devono riconoscere che le persecuzioni anti-ebraiche hanno avuto origine dal cristianesimo, il quale cercava di far dimenticare che il suo Dio non era nient'altro che un ebreo, un ebreo che non aveva mai disconosciuto la sua religione. Questo era lo scandalo rappresentato dagli ebrei; negavano con la loro stessa presenza la legittimità del cristianesimo.
Hitler, nella sua somma ignoranza, fu il braccio inconsapevole dell'ultimo pogrom.
domenica 10 febbraio 2013
Conoscere Dio
Se tu non conoscessi tuo padre, perché è morto o scomparso prima della tua nascita, che cosa faresti per cercare di saper qualcosa di lui? Chiedesti in giro a chi l'ha conosciuto? Ma mettiamo che nessuno l'avesse conosciuto perché era di passaggio: come faresti?
Te lo dico io: qualcosa di lui, qualche testimonianza, qualche sua caratteristica è rimasta... proprio dentro di te. In te, nel tuo DNA, nel tuo carattere c'è certamente qualcosa di lui, la sua impronta. Perciò, non serve a nulla cercare in giro: devi cercare dentro di te.
Se poi questo padre avesse anche altri figli, dovresti cercare di conoscere anche le loro caratteristiche e paragonarle con le tue.
Così è per chi vorrebbero conoscere Dio, ossia quella forza che ha dato origine al tutto. Le sue caratteristiche devi cercarle prima di tutto in te.
Ma lascia perdere le religioni "rivelate". Loro non sanno nulla proprio perché credono che sia Altro - e lo cercano al di fuori.
venerdì 8 febbraio 2013
Il volto di Dio
Discutere sull'esistenza o meno di Dio non serve a niente. Perché, che Dio esista o non esista, qui non cambia niente. Noi siamo in questo mondo, abbiamo poco tempo a disposizione e abbiamo enormi e urgenti problemi che nessun Dio ci può risolvere. Se non ce la facciamo con le nostre forze, non sarà certo Dio che ci risolverà i problemi. Se siamo malati, se siamo senza lavoro, se siamo prigionieri... non sarà Dio ad aiutarci. Dov'era Dio quando milioni di ebrei venivano trucidati? Eppure tutti avranno pregato Dio. E pregheranno Dio tutti coloro che si trovano con qualche grave malattia. Magari saranno andati a Lourdes. Ma quanti si sono effettivamente salvati? Pochini, pochini... Può darsi che il Signore dell'Universo sia troppo indaffarato tra i miliardi di pianeti e i miliardi di miliardi di miliardi di esseri viventi... per rispondere proprio a te, in questo minuscolo pianeta. O può darsi che tu non sappia comunicare.
Che cos'è infatti Dio? Un'energia, una luce, una forza, una mente suprema? Ma come si può comunicare con un'energia o con una luce? Come può la formichina comunicare con Einstein?
E, allora, nell'attesa, è molto meglio far da sé; molto meglio sviluppare al massimo le nostre capacità, la nostra forza. Perché è certo che ne utilizziamo sì e no una milionesima parte. Non riusciamo a guarire le malattie, non riusciamo a organizzare le nostre società, non abbiamo le conoscenze in tanti campi. Non conosciamo neppure noi stessi, non siamo consapevoli di chi siamo veramente.
Non dico dunque di non credere a Dio o di non pregare: dico che, nel frattempo, è meglio cercare di renderci più forti, più consapevoli. Anziché cercare di attivare la forza divina esterna cerchiamo di attivare la nostra forza divina interna. Perché tanta sfiducia in sé e nelle proprie capacità? Perché riconoscersi impotenti e in balia di forze esterne? Vi ricordate la storia di quella tigre che era stata allevata dalle pecore e per lungo tempo si era considerata una pecora? Ebbene,un bel giorno vide un proprio simile - e all'improvviso capì. E, con un ruggito, fu finalmente libera di utilizzare tutte le proprie forze.
Siamo dunque pecore finché ci consideriamo pecore. Siamo infelici, malati, indigenti, finché ci consideriamo infelici, malati, indigenti. Ciò che crediamo, alla fine lo siamo. Dunque, cambiamo il nostro modo di vedere.
lunedì 4 febbraio 2013
Affrontare la paura
Per liberarsi della paura non serve a niente sforzarsi di affrontare eroicamente le cose che ci spaventano. Molto meglio domandarsi: "Che cos'è questa sensazione?" e cercare di osservarla. Non un atteggiamento di negazione e neppure un atteggiamento combattivo. "Che cos'è questo?" Voglio vedere che cosa provo, che cosa succede. Sono curioso di vedere le spettacolo - il mio stesso spettacolo della paura, lo spettacolo che io do. Non mettermi subito a lottare, come un toro che vede rosso, ma sperimentare fino in fondo. Osservare ciò che provo, ciò che succede, ciò che è. Senza bisogno di opporsi, senza bisogno di scendere in guerra. Di guerra ce n'è già troppa nel mondo per crearne altra anche dentro di noi. Dobbiamo essere astuti, perché in realtà, così facendo, ci si distanzia dalla sensazione, si crea intorno ad essa un certo spazio. Anche la nostra paura è il frutto di un antico condizionamento, uno dei tanti. Essere disponibili ad osservare, essere semplicemente presenti a ciò che accade.
Cambiamo strategia, cambiamo la risposta condizionata al condizionamento.
ll karma dell'umanità
Una specie violenta, aggressiva, assassina... anche se viene da una natura e da una legge della selezione che è basata sulla competizione e sull'eliminazione spietata del più debole (voluta da Dio? da quel Dio che le religioni si ostinano a definire "amore", "bene", ecc.? Ma quando mai?).
Da che esistono, gli uomini si sono fatti la guerra... non si sa bene perché (per natura, appunto). E ancora oggi sono lì a farsi la guerra, ad ammazzarsi. Devono competere, d'accordo. Ma anche quando non sono in guerra, devono competere... magari nel lavoro e nello sport. Arrivare primi, essere più ricchi, comandare... Non si danno pace, non amano la quiete, hanno una febbre che li tortura - un lascito del fuoco primigenio.
E poi c'è lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo... un abominio continuo. Una lotta continua. Una guerra continua...
È il karma dell'uomo... un handicap che pesa su ogni nuovo nato. Ma il karma dell'uomo è il karma del mondo... visto che tutta la natura si fa la guerra. Lo aveva ben visto Eraclito: "il conflitto è il padre di tutte le cose". D'altronde, che cosa aspettarsi da un universo che è nato da un'esplosione? Che sia luogo di pace e di amore?
Di tutto questo bisogna rendersi conto, non sognare Divinità che sarebbero il Bene assoluto o paradisi di felicità assoluta.
Se non c'è questa chiara e netta presa di coscienza, si vive nell'illusione, si lotta inutilmente, accrescendo il conflitto.
ll fatalismo
Ascoltavo alla radio il discorso di un rabbino ebreo il quale parlava di etica e di morale. E diceva: "Tutto dipende da Dio. Dio è il padrone di tutto. Non c'è foglia che non si muova che Dio non voglia. Se uno è un giusto, lo vuole Dio. Se uno è un peccatore, lo vuole Dio..." e così via. Idee simili le ritroviamo nelle religioni che sono derivate dal giudaismo: cristianesimo e islam. Tutto è voluto da Dio, tutto è deciso da Dio, Dio è il creatore e il padrone di tutto. Quindi, se vi succede qualcosa di male... sapete con chi prendervela. Lo vuole Dio!
Con simili idee, non ci si meraviglia se queste religioni hanno dato vita a regimi totalitari, in cui l'autorità terrena viene considerata una rappresentante dell'autorità divina. Ecco perché George Bernrad Shaw diceva che "l'arte del governo è l'organizzazione dell'idolatria."
Idee del genere sono agli antipodi di una religione come il buddhismo, dove non si crede affatto a questo tipo di Dio e a questo genere di fatalismo. Nel buddhismo si pensa che ognuno sia l'artefice del proprio destino... purché diventi consapevole che la sua natura è stata pesantemente condizionata da convinzioni (quali per esempio quelle delle religioni) che lo inducono a credere di essere una semplice marionetta, guidata dall'esterno.
"Guardati dall'uomo il cui dio è nei cieli." George Bernard Shaw
Il valore delle intenzioni
Sono le intenzioni che qualificano la nostra azione. Dobbiamo diffidare di quella particolare forma di egocentrismo che consiste nel sentirsi buoni quando si aiuta qualcuno. Se per esempio si fa la carità solo per sentirsi gratificati, non si esce dal proprio narcisismo. D'altronde, recenti studi hanno dimostrato che fare le buone azioni, come dedicarsi alla beneficenza e occuparsi degli altri, attiva i circuiti del piacere. Se dunque vogliamo liberarci dei condizionamenti karmici ed egoici, dobbiamo sviluppare una consapevolezza delle nostre vere intenzioni. Sono queste che determinano inesorabilmente il nostro destino.
venerdì 1 febbraio 2013
Meditazione sull'intervallo
La meditazione di consapevolezza sugli stati d'animo e la loro etichettatura sono pratiche molto importanti per conoscersi meglio e per migliorarsi, per diventare uomini più sensibili e consapevoli, per evolvere più velocemente, ma sono solo una parte del percorso. La seconda parte io la definirei meditazione di trascendenza. Qui usciamo definitivamente dalla psicologia e dalla mente umana, che è comunque sempre condizionata.
Come è noto, ognuno di noi coltiva inconsciamente un proprio dialogo mentale, che ci rende prigionieri delle chiacchiere, della parole e dei pensieri. Si tratta di "voci" interiori che talvolta usano l' "io" ("io sono questo, io sono quello, io faccio questo, io non faccio questo, ecc.") e talvolta usano il "tu" ("tu sei questo, tu dovresti essere quest'altro, tu sei inadatto, tu sei un incapace, tu non ce la farai mai, tu sei il migliore, nessuno è come te, tu dovresti, tu non dovresti, ecc."). Osservatevi mentre dialogate in questo modo, scissi in due: è un dialogo che si svolge senza tregua e che ci allontana dalla realtà, dal momento presente.
Per interrompere queste conversazioni interiori, che rivelano un io frammentato, per ricuperare la propria integrità, per riattivare la propria natura originale (che non si giudica né inferiore né superiore a quella degli altri), è bene utilizzare la meditazione di trascendenza, che potremmo anche chiamare la meditazione sugli intervalli. Che cosa sono? Sono quei brevi istanti di sospensione, di interruzione, in cui anche il pensiero tace. Per esempio tra la fine dell'espirazione e l'inizio dell'inspirazione, tra la fine dell'ispirazione e l'inizio dell'ispirazione, tra la fine di un pensiero e l'inizio di un altro, oppure nel momento in cui la nostra attenzione passa da un oggetto all'altro. In tutti questi casi si crea un istante di sospensione, uno spazio vuoto, di cui di solito non ci rendiamo conto.
Ebbene, la meditazione consiste proprio nel focalizzare l'attenzione in quello spazio e nel cercare di fermarvisi il più possibile, accedendo così a quella realtà in cui l'onnipresente attività mentale è assente. Per esempio, facciamo un'espirazione molto lunga e profonda. Nel momento in cui il respiro è tutto uscito e avremmo bisogno di inspirare di nuovo, blocchiamo il respiro e fissiamo a occhi chiusi lo spazio vuoto, là dove mancano i pensieri. Nello stesso istante possiamo far convergere l'attenzione in un punto immaginario davanti al naso o tra le sopracciglia; contemporaneamente possiamo spingere la lingua contro il palato superiore e contrarre l'ano. Rimaniamo così per qualche istante e constatiamo come in quei momenti ci si possa liberare dell'asfissiante dialogo interiore e ci si possa concentrare in uno spazio vuoto, che è qualcosa di vivificante.
lunedì 28 gennaio 2013
Religione e soldi
Il cardinale Angelo Bagnasco afferma che "la gente vuole che la politica cessi di essere una via indecorosa per l'arricchimento personale".
D'accordo, ma noi lo vorremmo anche per la religione.
sabato 26 gennaio 2013
Lo scandalo degli insegnanti di religione
Trovo molto interessante il seguente articolo che riprendo dal sito http://www.uaar.it/news/2013/01/21/insegnamento-della-religione-omofobia/
L'UAAR è l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.
"Un professore di religione che fa propaganda anti-gay tra gli studenti di un liceo. È accaduto pochi giorni fa a Venezia. Un evento tristemente istruttivo di quanto l’omofobia ancora oggi possa trovare forti giustificazioni religiose. E che ci deve far interrogare sulla qualità dell’insegnamento propinato dai professori di religione cattolica nelle scuole pubbliche.
In una quarta classe del liceo “Marco Foscarini” di Venezia un insegnante di religione, Enrico Pavanello, tratta a modo suo la questione dell’omosessualità. Un tema caldo, che si lega a questioni come matrimonio, famiglia, adozione, procreazione assistita, e che suscita dibattito tra i ragazzi. Andrebbe preso con le molle, esprimendo quantomeno comprensione. Ma il professore, sollecitato, scrive di suo pugno una serie di appunti che fotocopia e distribuisce agli studenti. Il foglio pare poi sia stato condiviso su Facebook da una delle madri, indignata per il suo contenuto. E la storia finisce così sui giornali.
"Nel volantino in questione, dal titolo “Libertà di ragione”, il docente di religione esordisce distinguendo tra “omosessualità” e “ideologia gay”. Si passa poi alla definizione, semplicistica, di ciò che l’insegnante ritiene sia la “cultura gender”. Viene inopinatamente citato pure Friedrich Engels. “Nessuno fino ad oggi ha scoperto il fondamento genetico dell’omo”, aggiunge, contestando poi la “bufala del 10%” di gay attribuita — erroneamente — al sessuologo Charles Kinsey. ”Allo stato attuale delle ricerche si può parlare in ‘casi singoli’ di una ‘predisposizione’, ma non di una determinazione genetica comune e irrevocabile”, continua Pavanello, riducendo così i gay a pochi anormali e confusi.
Snocciola quindi quelli che ritiene effetti della “cultura gender”: “si sdogana la pedofilia”, “spariscono i termini ‘padre’ e ‘madre’”, “ci si apre alla poligamia”, “si affidano i bimbi/e alle coppie gay”, nonché il “far west della fecondazione artificiale”. E alla fine, la definizione dell’omosessualità: “ferita dell’identità che affonda le radici in bisogni affettivi”, che “sperimenta una diversità indesiderata”; nonché “un’elaborazione della psiche di modelli affettivi diversi da quelli verso cui la natura normalmente orienta, una tendenza del tutto reversibile”.
Sottocultura omofoba che viene propagandata con sicumera dall’integralismo cattolico
In sostanza, è proprio quella sottocultura omofoba che viene propagandata con sicumera dall’integralismo cattolico e che trova spazio negli strali di certi siti web ultra-tradizionalisti. Nel volantino sono ben riassunte e volgarizzate le classiche leggende metropolitane, i pregiudizi, le esagerazioni, le imprecisioni, semplificazioni e slippery slope della propaganda anti-gay. Si parla pure di studi — scarsissimi, molto controversi rispetto alla letteratura consolidata e adattati a proprio uso e consumo — e di esperti, per dare una parvenza di scientificità a tesi retrive e omofobe.
Ed è preoccupante che anche alcuni quotidiani nazionali peschino ormai fonti per gli articoli da certi aspiranti stregoni integralisti, quando si tratta di attaccare l’omosessualità. Come accaduto qualche mese fa, ma anche di recente. Perché oggi la strategia di delegittimazione delle istanze per i diritti civili dei gay da parte degli integralisti religiosi strumentalizza scienza e argomentazioni ‘laiche’, che fanno riferimento soprattutto alla psicologia.
Raggiunto dall’Huffington Post, ma non pago, Pavanello si è difeso proprio così. Ha ribadito che “l’omosessualità è una scelta, e lo dicono anche autorevoli studiosi”. Aggiungendo candidamente: “Quando gli studenti manifestano un orientamento omosessuale, oppure mi chiedono spiegazioni, consiglio loro dei centri dove è possibile rivedere questo orientamento. Ce ne sono molti”.
Il professore di religione è dunque un aperto sostenitore delle ‘cure’ per gli omosessuali, le famigerate terapie “riparative” o “di conversione” (che, non a caso, si accompagnano sovente ad esercizi spirituali e preghiere). E veniamo a sapere che in Italia esistono molti professionisti che si dedicano a queste pratiche, che hanno già destato scandalo negli Stati Uniti specie per i danni psichici inflitti ai minori, tanto da essere bandite dalla California. Ci chiediamo se non sia il caso che ministero della Salute, quello dell’Istruzione e l’ordine degli psicologi indaghino sulla questione.
Tutte idee che si nutrono, vale la pena di ricordarlo, anche di pregiudizi religiosi. E che ne rappresentano una versione ora più presentabile. Non è un caso l’accanimento delle gerarchie religiose. Ancora due giorni fa Benedetto XVI ha per l’ennesima volta criticato, oltre all’ateismo e alla cultura dei diritti, proprio “filosofie come quella del gender”. Con espressioni solo più edulcorate e vaghe rispetto a quelle maldestramente esposte dall’insegnante veneziano.
Il direttore dell’istituto balzato agli onori della cronaca, Rocco Fiano, prende le distanze dall’incauto docente. In una nota spiega: “parole decisamente infelici, talvolta decisamente inaccettabili, specie per l’uso di citazioni fuori contesto, suscettibili di interpretazioni che possono ferire chi ascolta”. “Affermazioni che si presentano come scientifiche”, aggiunge, “ma che ben poco supporto possono offrire in tal senso”. Temi così delicati, continua, “non possono essere affrontati in modo semplicistico, ma esigono di essere discussi in un clima sereno e rispettoso”.
Un insegnamento conforme alla dottrina della Chiesa in materia di omosessualità
Non siamo comunque stupiti per le uscite del professore di religione. Perché sta impartendo, come è tenuto a fare, un insegnamento conforme alla dottrina della Chiesa in materia di omosessualità. Senza contare che in qualità di insegnante di religione cattolica viene scelto a insindacabile giudizio del vescovo. A non rigar dritto ci paiono casomai i professori più aperti, quelli che si rifiutano di impartire insegnamenti antiquati e diseducativi o non si adeguano alle stringenti direttive episcopali anche nei comportamenti personali. Come Aniello D’Angelo, che aveva chiesto la riduzione allo stato laicale protestando su Facebook. O Genesio Petrucci, omosessuale che giustificava l’uso del preservativo. Per citare alcuni di quelli cui la curia ha rimosso dall’incarico.
Non mancano, sul fronte opposto, casi di professori di religione che durante le elezioni diffondono idee omofobe e intolleranti, come avvenuto a Ravenna. Siamo sicuri che una parte non indifferente degli insegnanti di Irc non sia oggi così retriva. E che anzi sia anche più avanti rispetto alle gerarchie religiose. Ma è costretta giocoforza a piegarsi ai desiderata dei vescovi, che ne hanno in mano la conferma o meno dell’idoneità. Certi episodi si ripercuotono però su tutta la categoria ed evidenziano un pesante problema di aggiornamento educativo.
I genitori dovrebbero dal canto loro interrogarsi sull’educazione che ricevono i figli, soprattutto in tenerà età, quando non hanno la forza di protestare pubblicamente. Quale insegnamento si può trarre dai concetti di eterne punizioni infernali, di possessioni demoniache, della superstizione, dell’intercessione a enti sovrannaturali a scapito della responsabilizzazione individuale, dello sviluppo della coscienza critica e del senso civico, della razionalità e della solidarietà?
I ragazzi e i genitori possono scegliere. Scegliere di non frequentare o non far frequentare l’ora di religione
Di fronte a episodi del genere, i ragazzi e i genitori possono scegliere. Scegliere di non frequentare o non far frequentare l’ora di religione ai propri figli. Grazie anche all’azione legale dell’Uaar, l’ora alternativa all’Irc deve essere garantita per legge da tutte le scuole pubbliche. Proprio da oggi 21 gennaio si aprono le iscrizioni per l’anno scolastico 2013/2014, da effettuare on line seguendo le indicazioni. Nell’iscrizione online, di fronte alla “Scelta relativa all’insegnamento della religione cattolica/attività alternative”, l’Uaar invita a optare per queste ultime che, viene precisato, “saranno comunicate dalla scuola all’avvio dell’anno scolastico”. Chi invece non è in fase di passaggio ad un nuovo istituto scolastico può consegnare in segreteria gli specifici moduli per non frequentare più l’insegnamento della religione cattolica e optare per l’alternativa preferita."
Da parte mia aggiungo una semplice osservazione. In un paese dove non si trovano i soldi per pagare i ricercatori scientifici si trovano però i soldi per pagare un esercito di insegnanti di religione, scelti dai vescovi, che diffondono senza controllo idee aberranti - idee che sono all'origine del sottosviluppo culturale italiano. È questo lo scandalo in Italia. Leggo proprio oggi che in Russia è stata varata la legge anti-gay: "Vietato parlarne".
Il meccanismo dell'amore
L'uomo si innamora della donna che gli ricorda in qualche maniera il suo primo amore: la madre. La donna si innamora dell'uomo che le ricorda in qualche maniera il suo primo amore: il padre. Entrambi sono dunque rigidamente condizionati. L'uomo, quando si innamora, si mette al servizio della donna e dei figli che verranno con lei. Ma anche la donna si mette al servizio... di che cosa? Della natura che è in lei. Allora chi è veramente libero di scegliere? Nessuno, a meno che non ci si renda conto di questo gigantesco meccanismo che condiziona tutti gli esseri viventi - un meccanismo preciso, ben oliato e intenzionale che è votato alla riproduzione di se stesso e che va avanti dall'origine dei tempi, un meccanismo che si fonda su un motore solo: il desiderio. Aveva ragione il Buddha. È il desiderio che fa andare avanti questa immensa baracca, una specie di fabbrica in grande di un prodotto che si chiama vita. E noi siamo tutti operai... tranne coloro che si ribellano perché si sentono prigionieri. Solo a quel punto nasce l'idea di una liberazione. Non se ne esce senza una preventiva presa di coscienza, che può essere definita una "visione", un modo di vedere le cose. L'amore, il tanto decantato amore, a ben vedere, non è che lo zuccherino che noi diamo agli animali per renderli docili e fargli fare quel che vogliamo; e quindi non può essere, almeno quello basato sull'istinto, uno strumento di liberazione. Il vero strumento è la consapevolezza.
Il pensiero unico
Su Avvenire, il giornale dei vescovi, sono stati pubblicati i nomi dei politici cattolici nei vari partiti. Evidentemente, sono tutti chiamati a obbedire alla loro fede, cioè ai voleri della gerarchia ecclesiastica. Dunque la Chiesa si propone come un qualsiasi partito - e non è una novità. Ma, se è sempre rispettabile che qualcuno eserciti l'obiezione di coscienza quando vengano approvate leggi contrarie ai suoi principi, qui viene delineato l'obbligo di appartenenza, il contrario esatto dell'obiezione di coscienza. Dov'è finita la coscienza personale dei cattolici? Un cattolico è chiamato a pensare con la propria testa, o dev'essere soltanto un replicante diretto da qualcun altro? E questo plumbeo conformismo non è all'origine di tanta cultura autoritaria, nemica della libertà di coscienza? Sarà anche per questo che in Italia c'è così poca democrazia e, soprattutto, incapacità di pensare autonomamente?
Io sono convinto che in Italia siamo così poco democratici e così poco evoluti, rispetto agli altri popoli protestanti, perché siamo cattolici. E un cattolico non è tenuto a utilizzare la propria coscienza. I risultati si vedono: anche in campo economico, dove conta l'iniziativa personale, la capacità di pensare con il proprio cervello, al di là delle convenzioni e dei luoghi comuni.
giovedì 24 gennaio 2013
Aborti clandestini
Ormai tutte le legislazioni del mondo regolamentano l'aborto - ed è giusto che sia così. Ma non c'è nessuna legislazione che regolamenti quell'altro genere di aborto che è ancora più diffuso: l'uccisione delle natura originale del bambino. Eppure nella maggior parte delle famiglie, si pratica questo rituale cruento che consiste nel soffocare certe tendenze del bambino fino a ucciderne la spontaneità.
Come siamo indietro, noi esseri umani! Regolamentiamo tutto ciò che è visibile, ma ci disinteressiamo della dimensione psicologica. Eppure abortire fisicamente un bambino non è più grave che uccidere la sua natura e farne un pappagallo ammaestrato, un cittadino conformista, un individuo alienato, un piccolo egoista senz'anima. I delitti che non sono materiali non vengono puniti.
Diceva bene George Bernard Shaw: "The vilest abortionist is he who attempts to mould a child’s character - il più vile abortista è colui che cerca di plasmare il carattere di un bambino".
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