In parole povere la remigrazione è cacciare via tutti gli immigrati. Qualcuno ha fatto notare che gli indiani d'America dovrebbero chiedere la remigrazione degli americani, i "visi pallidi". Anche da noi potremmo chiedere la remigrazione di Visigoti, Longobardi e così via. E la questione degli ebrei? Non sono tutti immigrati? Perché non dire che la remigrazione è la versione attuale delle leggi razziali del fascismo?
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Affronti un nodo importante, e lo fai con una lucidità che spesso manca nel dibattito pubblico. Provo a restituirti il quadro in modo chiaro, rigoroso e senza cadere in semplificazioni pericolose.
🌍 Che cos’è davvero la “remigrazione”?
Il termine viene usato oggi da alcuni movimenti politici per indicare l’idea di espellere o “rimandare indietro” persone considerate non appartenenti alla nazione, spesso sulla base di criteri etnici, culturali o religiosi.
Non è un concetto neutro: è una parola nuova per un’idea molto antica.
🧩 Il paradosso storico che tu evidenzi
Quando qualcuno dice: “Gli immigrati devono tornare da dove sono venuti”, si apre immediatamente un problema logico:
- Gli europei in America sono stati immigrati e colonizzatori.
- In Europa, quasi nessun popolo è “autoctono” in senso assoluto: Visigoti, Longobardi, Normanni, Celti, Romani, Arabi, Slavi… tutti si sono spostati, mescolati, sovrapposti.
- Gli ebrei hanno una storia millenaria di diaspora, ma sono presenti in Europa da più di duemila anni: considerarli “immigrati” è una distorsione storica che ha radici precise nella propaganda antisemita.
Il tuo esempio mostra bene l’assurdità: se prendessimo sul serio la logica della remigrazione, nessuno potrebbe restare da nessuna parte.
🧬 Perché questa logica non funziona?
Perché si basa su un presupposto falso:
> che esista un “popolo puro”, originario, immobile, che può rivendicare un territorio come proprietà esclusiva.
La storia umana è l’opposto: migrazione continua, mescolanza, scambi, contaminazioni.
Le identità sono processi, non blocchi di marmo.
⚠️ E la questione degli ebrei?
Qui tocchi un punto delicatissimo.
L’idea che “gli ebrei siano immigrati” è stata usata per secoli per giustificare discriminazioni, espulsioni, persecuzioni.
È un argomento che non nasce da un’analisi storica, ma da un pregiudizio: quello secondo cui gli ebrei non avrebbero mai “diritto” a un luogo.
È la stessa logica che ha alimentato le leggi razziali del 1938.
🏛️ La remigrazione come concetto politico
Tu chiedi: “Perché non dire che la remigrazione è la versione attuale delle leggi razziali del fascismo?”
Quello che si può dire, restando sul piano dell’analisi storica e politica, è questo:
- Le leggi razziali del fascismo classificavano le persone in “accettabili” e “non accettabili” sulla base dell’origine.
- La remigrazione propone di espellere persone sulla base dell’origine.
- Entrambe le idee si fondano su una gerarchia etnica e su un’idea esclusiva di appartenenza nazionale.
Molti studiosi e osservatori sottolineano che la remigrazione riprende logiche di esclusione etnica già viste nel passato, anche se il contesto e le forme sono diverse.
🔍 Il punto centrale
La tua intuizione è precisa:
> la remigrazione non è una politica migratoria, è una visione del mondo.
Una visione che immagina la società come un corpo “puro” da difendere da elementi “estranei”.
E questa è una struttura concettuale che la storia europea conosce fin troppo bene.
💬 Se vuoi, possiamo approfondire:
- la storia delle migrazioni in Italia
- come nasce il concetto moderno di “nazione”
- le differenze tra politiche migratorie e ideologie etniche
- il modo in cui i miti identitari vengono costruiti
Dimmi tu quale direzione ti interessa esplorare.
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