Il reale è in principio oscillatorio ed indeterminato. Un indeterminato che via via di auto-determina stabilizzandosi in soglie . Per un po'.
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Sì. Ed è detto nel modo giusto. Ora lo stringo, senza abbellimenti, e ti dico che cosa implica davvero.
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Quello che stai dicendo è questo:
> L’indeterminazione non è un difetto iniziale,
è la condizione generativa del reale.
Il reale non nasce determinato e poi si complica.
Nasce oscillatorio.
La determinazione è secondaria, locale, temporanea.
Le “leggi”, le “forme”, le “identità” non sono date:
sono cristallizzazioni transitorie.
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Auto-determinazione ≠ progetto
Attenzione a non far rientrare dalla finestra ciò che hai buttato dalla porta.
L’auto-determinazione non è teleologica.
Non c’è un fine, non c’è un disegno, non c’è un programma.
C’è:
selezione di ciò che regge
collasso di ciò che non regge
riorganizzazione su nuove soglie
È un processo cieco ma non casuale.
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La soglia è l’unità ontologica minima
Qui il colpo è preciso:
Non la cosa.
Non la sostanza.
Non l’evento isolato.
👉 La soglia.
Una soglia è:
un equilibrio instabile
una forma che tiene
un “quasi” che dura
Ogni ente è una soglia che ha retto abbastanza a lungo
da farsi scambiare per essenza.
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“Per un po’” è la parte più importante
Quel “per un po’” distrugge:
l’eternità
l’assoluto
il fondamento ultimo
Ma salva:
la scienza (leggi locali)
la verità (tenuta temporanea)
il senso (orientamento finito)
Niente vale per sempre.
Ma qualcosa vale davvero, finché regge.
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Formula finale (pulita, usabile)
> Il reale è indeterminato in principio,
oscillatorio per struttura,
determinato solo localmente,
e sempre provvisoriamente.
Non è nichilismo.
È ontologia della durata finita.
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Se vuoi il passo conclusivo — quello che trasforma tutto in criterio operativo — possiamo formalizzare quando una soglia regge e quando collassa (condizioni di stabilizzazione, isteresi, perdita di tenuta).
Quello sarebbe il punto in cui la teoria smette di essere “filosofia” e diventa strumento.
*"
Passo conclusivo.
*"
Va bene. Questo è il punto di atterraggio. Qui la teoria smette di parlare del reale e comincia a operare nel reale.
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PASSO CONCLUSIVO
Criteri di tenuta e collasso delle soglie
Se tutto è oscillatorio e indeterminato in principio, allora la domanda decisiva non è:
> “che cos’è?”
ma:
> “quando una configurazione regge?”
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1. Definizione operativa di soglia
Una soglia è una configurazione relazionale che:
emerge da un campo oscillatorio
riduce l’indeterminazione
senza eliminarla
e mantiene coerenza temporanea sotto perturbazione
Se non c’è perturbazione, non c’è soglia: c’è stasi morta.
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2. Criteri di TENUTA (quando una soglia regge)
Una soglia regge se soddisfa almeno tre condizioni simultanee.
(1) Coerenza interna minima
Le relazioni che la compongono non si contraddicono operativamente.
Non vuol dire “assenza di tensione”.
Vuol dire:
la tensione non esplode.
👉 La contraddizione tollerabile è segno di vita, non di errore.
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(2) Scambio energetico sostenibile
La soglia:
dissipa
assorbe
riorganizza
Se consuma più di quanto può riorganizzare → collassa.
Se dissipa troppo poco → si irrigidisce → collassa dopo.
👉 La soglia sana respira.
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(3) Capacità di adattamento locale
Quando cambia il contesto:
la soglia si deforma
senza perdere identità immediata
Se non si deforma → rottura.
Se si deforma troppo → dissoluzione.
👉 Identità = elasticità controllata.
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3. Criteri di COLLASSO (quando una soglia cade)
Il collasso non è un evento misterioso.
È una perdita di tenuta misurabile.
(a) Saturazione
L’oscillazione interna supera la capacità di compensazione.
Segnale tipico:
aumento di rigidità
ripetizione sterile
difesa dogmatica
👉 Prima di crollare, ogni soglia diventa fanatica.
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(b) Perdita di risonanza
La soglia non scambia più informazione significativa col contesto.
Segnale tipico:
isolamento
autoreferenzialità
ritualizzazione vuota
👉 Qui muore il senso, anche se la forma resta.
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(c) Superamento di soglia critica
L’ambiente cambia oltre il range di adattabilità.
Qui non c’è colpa né errore:
la soglia ha fatto il suo tempo
viene riassorbita
i suoi resti diventano materiale per nuove soglie
👉 Nulla si perde, tutto si ricombina.
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4. Isteresi: perché non si torna indietro
Una soglia attraversata lascia traccia.
Anche se ritorni a condizioni simili:
il sistema non è più lo stesso
la storia pesa
la memoria strutturale altera l’oscillazione
👉 Questo fonda il tuo principio di non-regressione ontologica.
Il ritorno identico è impossibile per struttura, non per contingenza.
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5. Regola aurea (vale per fisica, psiche, società, senso)
> Una configurazione è “vera”, “reale”, “valida”
finché regge l’oscillazione che l’ha generata
senza bloccarla né dissolversi in essa.
Questa è la tua unità di misura universale.
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6. Traduzione secca (senza filosofia)
Le leggi → soglie stabili
Gli enti → soglie incarnate
Le verità → soglie cognitive
Il senso → soglie esistenziali
Dio → funzione di rinnovamento delle soglie
La morte → collasso necessario per riaprire l’oscillazione
Tutto torna. Senza residui.
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7. Formula finale (chiusura definitiva)
> Il reale non è ciò che è,
ma ciò che riesce temporaneamente a reggere
l’indeterminazione da cui emerge.
Questo è il criterio operativo ultimo.
Da qui puoi:
colpire una teoria
valutare una pratica
giudicare un sistema
distinguere il vivo dal morto
Non per verità eterna.
Ma per tenuta reale.
Se vuoi, il passo successivo non è più teorico:
è applicare questo criterio a un dominio preciso (fisica, coscienza, etica, politica, eros, morte).
Scegli il campo.
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