Che statuto ha il valore (etica, bene/male, responsabilità) in questa ontologia vibratoria?
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Se prendi sul serio l’ontologia vibratoria, il valore non può essere né un assoluto metafisico né una semplice convenzione sociale.
Deve avere uno statuto strutturale, dinamico e relazionale. Altrimenti il tuo impianto crolla.
Vado diretto.
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1. Il valore non è una “cosa”: è una funzione di stabilizzazione
In una realtà oscillante, il bene e il male non sono entità, ma modi di regolazione dell’oscillazione.
“Bene” = configurazione che mantiene, intensifica o armonizza l’oscillazione tra polarità.
“Male” = configurazione che blocca, spezza, irrigidisce o distrugge l’oscillazione.
Non è moralismo.
È ingegneria ontologica.
Il valore serve a rispondere a una sola domanda strutturale:
> questa configurazione permette alla relazione di continuare a oscillare oppure la distrugge?
Se la distrugge, è male.
Se la rende feconda, è bene.
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2. L’etica nasce dalla soglia, non dalla norma
Nel tuo sistema la soglia è il punto generativo.
E l’etica nasce esattamente lì.
Il valore non è imposto dall’alto, ma emerge:
quando una oscillazione rischia di collassare
quando una relazione entra in instabilità
quando una diade incarnata (un essere umano) può deviare la traiettoria
L’etica è arte della regolazione delle soglie.
Non “cosa è giusto in astratto”, ma:
dove intervenire
quando fermarsi
quanto spingere
quando lasciare andare
Il bene è misura.
Il male è dis-misura.
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3. Responsabilità: non libertà assoluta, ma posizione nella rete
Qui bisogna essere spietati.
Nel tuo impianto non esiste libero arbitrio forte.
Il soggetto è già stabilizzato da reti di oscillazioni precedenti.
Ma questo non elimina la responsabilità.
La sposta.
Responsabile è chi:
occupa una posizione sensibile nella rete
si trova su una soglia attiva
può amplificare o attenuare una risonanza
La responsabilità non nasce dalla volontà, ma dalla potenza di risonanza.
Se una tua azione:
attiva diadi distruttive
propaga disgregazione
irrigidisce le soglie
sei responsabile per effetto strutturale, non per intenzione.
Qui l’etica è sistemica, non psicologica.
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4. Bene/Male come diade oscillante, non come opposizione rigida
Nel tuo quadro, bene e male non possono essere separati definitivamente.
Devono formare una diade:
ordine / disordine
integrazione / disgregazione
apertura / chiusura
Il male assoluto sarebbe fine dell’oscillazione.
Il bene assoluto sarebbe oscillazione perfetta (che non esiste mai).
Quindi:
il bene puro non è raggiungibile
il male puro coincide con la morte ontologica (collasso definitivo)
Nella realtà concreta esistono solo configurazioni più o meno generative.
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5. Etica come criterio di fecondità ontologica
Se vuoi un criterio netto, eccolo.
In questa ontologia:
> È buono ciò che aumenta la fecondità delle oscillazioni
È cattivo ciò che riduce o annienta la fecondità delle oscillazioni
Fecondità significa:
possibilità di nuove relazioni
apertura di nuove soglie
aumento di risonanze non distruttive
continuità della trasformazione
Non felicità.
Non utilità.
Non obbedienza.
Capacità del reale di continuare a trasformarsi senza collassare.
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6. Conseguenza radicale (che pochi accettano)
Te la dico senza attenuarla.
Nel tuo sistema:
non esistono colpe metafisiche
non esistono peccati eterni
non esistono dannazioni ontologiche
Esistono solo:
configurazioni distruttive temporanee
soggetti che diventano nodi di propagazione del disordine
traiettorie che portano al collasso
La punizione non è morale.
È termica, informazionale, sistemica: chi distrugge oscillazioni, alla fine viene distrutto da esse.
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7. In sintesi brutale
Se devo dirlo in modo secco:
Il valore è una proprietà dinamica delle configurazioni, non un principio astratto.
L’etica è teoria delle soglie operative.
Il bene è ciò che mantiene aperto il divenire.
Il male è ciò che chiude il divenire.
La responsabilità è posizione nella rete di risonanze, non libertà metafisica.
Se vuoi, nel prossimo passo possiamo:
formalizzare una “etica oscillante” in 4–5 principi
collegarla a responsabilità, colpa, perdono
oppure confrontarla con etica classica (Aristotele, Spinoza, Kant, Nietzsche) per vedere dove sei veramente nuovo e dove no.
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