Il problema della coscienza è che poi dobbiamo avere la forza di sostenerla. Gli altri animali, con minore consapevolezza, se la cavano meglio: resistono di più alla noia e all'idea o alla sensazione della morte. Noi non possiamo ingannarci. Dobbiamo sostenere il peso della coscienza. L'uomo si vede invecchiare e capisce chiaramente che va verso la fine. Le vacche o i maiali capiscono a un certo punto che si mette male e manifestano paura. Ma l'uomo sa con certezza, in anticipo, che la vita finirà per lui e per tutte le cose. E questo è un pensiero devastante. Come reagire? In genere ci si droga, si viaggia o ci si dà a mille attività inutili, come giocare, conversare o scommettere. Si tratta di azioni diversive, comportamenti per non pensare. (Ma dove andiamo se ci portiamo dietro la nostra coscienza?) Io sono convinto che certe demenze senili nascano dalla tendenza inconscia a non pensare, a non essere coscienti. E anche certe fedi nell'aldilà e nell'altro mondo. Una volta riferendosi alle religioni o credenze simili si parlava di "oppio dei popoli". E con ragione. Quando non c'è la droga fisica, ecco la droga mentale. Tutte le fedi ci parlano di un'altra vita, non per caso. Il loro scopo è rendere sopportabile una coscienza insopportabile. L'evidenza è lì davanti a noi: la vita finisce. Non a caso, negli ultimi periodi di vita, quando tutto è perduto, si imbottiscono i morituri di morfina. Qui la droga non è solo mentale, ma diventa l'unico modo per finire senza impazzire.
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