lunedì 22 ottobre 2012

In religioso silenzio


Mi piace molto l'espressione "in religioso silenzio" perché esprime un concetto fondamentale: che vi è un rapporto tra (autentica) religiosità e silenzio. Nessuna ha mai detto infatti che il rumore è religioso. Come mai allora c'è tanto chiasso nelle nostre società? Come mai, se apri la televisione o la radio, senti gente che litiga, che urla, che pontifica e tanta musica commerciale che è semplice spazzatura? Come mai sempre più gente cammina in strada parlando o ascoltando al telefonino? Come mai non si sta più in silenzio? Forse perché nessuno sa più che cosa sia la spiritualità? Anche i preti e il papa che non fanno altro che predicare e parlare. In principio era il Verbo? Che idiozia! In principio c'era un emorme silenzio. E tutto era in pace. Poi qualche Divinità si intromise a rovinare il mondo con le parole. Creò questo, creò quello, semplicemente nominandolo... E fu la fine della tranquillità.
Ancora oggi, quando si commemora qualcuno (per esempio negli stadi) si sta un minuto in silenzio - e già qualcuno scalpita. Oppure, nella messa cristiana, c'è un attimo di silenzio, in cui i fedeli dovrebbero rivolgersi a Dio; ma i più pensano ai fatti loro. E ancora oggi sopravvive a fatica qualche monastero in cui vige la regola del silenzio. Ma anche lì si vuole essere moderni e allora ci si collega ad Internet. Fine del "religioso silenzio".
Certo, oltre al rumore dei mass-media e delle comunicazioni umane, c'è un altro chiasso di cui non si rende conto nemmeno chi sta in silenzio: quello della mente. E qui veramente incontriamo grosse difficoltà. La nostra testa infatti è permanentemente assillata da pensieri, fantasie, riflessioni, ricordi, dialoghi interiori e così via. Fateci caso. C'è un gran rumore nel nostro cervello, c'è una grande confusione. E noi andiamo in giro con questo filtro che ci isola dalla realtà, al punto che possiamo non notare un amico che ci passa vicino o un'auto che ci sta travolgendo. E, soprattutto, non riusciamo a gustarci più niente, non riusciamo ad avere uno sguardo limpido, non riusciamo a trovare pace.
Per questo motivo, nelle religioni più serie, si cerca di recuperare il valore e l'uso del silenzio. Ma, al di là del suo valore spirituale, la pratica del silenzio, fisico e mentale, ha una funzione terapeutica. Ci libera dal peso e dall'oppressione dei pensieri compulsivi - pensieri che hanno un effetto deleterio sulla nostra salute. Perché la salute fisica dipende innanzitutto dalla salute mentale.
Come ogni tanto bisogna stare a digiuno per riprendersi da qualche disturbo, così ogni tanto cerchiamo di fare un po' di silenzio mentale per depurarci dall'inquinamento da rumore. Credetemi, vi farà bene.

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