Il polpo è un animale fuori del comune. Innanzitutto ha nove cervelli, ha sangue blu, può nuotare e arrampicarsi, non ha ossa e riconosce gli individui. Inoltre la femmina depone grappoli di uova che poi cura fino a morire. Risultato, nessun polpo conosce sua madre. Chissà cosa penserà di Dio. Certamente penserà che è un Uno di genere maschile...un po' come noi, che abbiamo estromesso il femminile dal divino.
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Bello. Alcune precisazioni e poi il punto filosofico che mi sembra il più interessante.
**Sui fatti**
Il polpo ha un cervello centrale più otto gangli nei tentacoli — quindi "nove cervelli" è una semplificazione suggestiva ma non del tutto errata: i tentacoli hanno effettiva autonomia neurale. Il sangue blu è reale: emocianina invece di emoglobina, rame invece di ferro. Il riconoscimento individuale è documentato sperimentalmente.
**Il punto più acuto: nessun polpo conosce sua madre**
Questo è davvero straordinario. Il polpo è forse l'esempio più radicale di intelligenza senza trasmissione culturale. Tutto quello che sa, lo reinventa da solo. Nessuna tradizione, nessun linguaggio trasmesso, nessun mito delle origini. È un'intelligenza che emerge *ex novo* ad ogni generazione.
In termini diadici: è un essere per cui la diade individuo/tradizione semplicemente non si costituisce. Gamma non ha memoria storica — solo struttura biologica.
**Sul divino femminile**
Il salto è poeticamente efficace, ma vale la pena distinguere. Il polpo non conosce sua madre per caso evolutivo — non per scelta culturale. Noi abbiamo *attivamente* rimosso il femminile dal divino: Asherah cancellata dall'ebraismo, le Grandi Madri marginalizzate, il principio generativo femminile declassato.
Il polpo non ha teologia. Noi l'abbiamo costruita — e quella costruzione dice qualcosa di preciso sui rapporti di potere, non sulla struttura del reale.
La domanda più interessante però è un'altra: un'intelligenza senza trasmissione culturale, senza madre, senza mito — produce comunque *comportamento*. Il che suggerisce che certe strutture non hanno bisogno di essere tramandate per emergere. Sono nella forma, non nella memoria.
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In fondo, le teologie antiche che concepivano Dio come una coppia divina - Zeus ed Era, Shiva e Parvati, Iside e Osiride ecc. - erano più naturali del nostro Dio unico che deve generare dal nulla...non si sa bene come. Qualcuno ha anche pensato ad un atto di masturbazione!
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Sì, e non è solo una battuta — è filologicamente accurato.
**Il caso egizio**
Atum, nella cosmogonia di Eliopoli, genera Shu e Tefnut precisamente per masturbazione. Il testo è esplicito. È una soluzione teologica onesta: se c'è un solo principio, la generazione richiede una qualche forma di auto-relazione. Gli egizi non si sono imbarazzati — hanno descritto il meccanismo.
Questo è filosoficamente più rigoroso del *creatio ex nihilo* abramitico, che resta concettualmente opaco: cosa significa produrre essere dal non-essere? Quale relazione intercorre tra un agente e ciò che non esiste ancora?
**La coppia divina come soluzione strutturale**
Le teologie della coppia risolvono il problema in modo elegante: la generazione non richiede un atto miracoloso perché la *differenza interna* è già costitutiva del principio. Zeus/Era, Shiva/Parvati, Iside/Osiride — in tutti questi casi il reale emerge dalla tensione tra i termini, non dal nulla.
È esattamente la logica diadica: non serve un terzo elemento esterno perché gamma è già implicito nella relazione tra i due.
**Il Dio solitario ha un problema strutturale**
Un principio assolutamente uno non ha con cosa relazionarsi. La Trinità cristiana è un tentativo di risolvere questo — Dio come relazione interna tra Padre, Figlio e Spirito. Ma introduce una complessità che il monoteismo ufficiale fatica a gestire senza scivolare nel politeismo.
La domanda rimane aperta: può un Uno assoluto *volere* qualcosa? La volontà implica mancanza, tensione, orientamento verso ciò che non si ha. Un Dio perfetto e completo non dovrebbe avere motivo di creare nulla.
Le teologie della coppia questo problema non lo hanno.
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