venerdì 7 maggio 2010

Gli ultimi pagani

Il paganesimo, in estrema sintesi, è una commistione tra l’umano e il divino. Gli dei antichi erano esattamente questo: un’interpretazione umana (troppo umana) della trascendenza, che umana non può essere per definizione (altrimenti che trascendenza sarebbe?). Ecco perché gli dei avevano passioni simili a quelle umane e avevano lo stesso tipo di pensieri e lo stesso tipo di ragionamenti. Erano creduti immortali, ma per il resto erano uguali agli uomini.


Il problema è che non appena l’uomo pensa il divino, immediatamente lo raffigura in termini umani. Se prendiamo il cristianesimo, ritroviamo ancora questa commistione: il dio che si fa uomo, ovvero l’uomo-dio. Tutto sommato, questa religione è soltanto l’ultima espressione del paganesimo, è la prova dell’incapacità di tanti uomini di concepire davvero la divinità.

Pensiamo al mito di Gesù. Un pasticcio teologico, dove dio nasce ancora da una vergine umana, come ai tempi delle avventure erotiche di Zeus sulla Terra. E pensiamo ai riti attuali. Dove i credenti vanno ad ammirare estasiati un telo, convinti di vedere un’immagine di Gesù – cioè di Dio – rimasta in questo mondo.

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